La sorella di Mark Zuckerberg, Randi, che fino a qualche giorno fa si era fatta portavoce di una battaglia contro l’anonimato online (ritenuto reo di istigazione a bullismo e delinquenza), lascia il suo posto di direttore marketing di Facebook per lanciarsi in una nuova avventura social (che potrebbe concretizzarsi in una realtà chiamata RtoZ Media).
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Ma Google News legge i titoli?
Google News è diviso in sezioni, in cui le notizie confluiscono per argomento. Non c’è alcuna redazione a selezionarle e la classificazione viene svolta da algoritmi che le classificano in base ai contenuti. Un errore, può sempre capitare, anche se il servizio non è più in beta da due anni, perché la rilevanza di certi termini potrebbe depistare la classificazione e far finire le news in una sezione errata.
Probabilmente, la tecnologia alla base degli algoritmi di Google prevede che a certi vocaboli sia anche assegnato un ranking variabile in funzione del loro utilizzo abbinato con altri, o della ripetitività all’interno dello stesso articolo. Resta il fatto che buona parte di noi comprende subito, già dal titolo e a colpo d’occhio, che il contenuto delle tre notizie sopra riportate (click per ingrandire la figura) le dovrebbe far appartenere ad altre sezioni di Google News.
Pur comprendendo le possibilità di errore, ritengo sia tecnologicamente possibile evitare che notizie di cronaca – che dovrebbero finire in Italia o Prima pagina – finiscano in Scienza e tecnologia solo perché contengono termini come Dna, Università, scientifico, genetica, Facebook e altre parole fuorvianti. Tra l’altro, nell’analoga sezione di Yahoo!Notizie trovo meno intrusi.
Aurasma punta a marketing e pubblicità
Prendere lo smartphone, fotografare un oggetto e creare animazioni, oppure inquadrare la locandina di un film per vederne immediatamente sul display il trailer o il sito web promozionale. Sono solo due delle innumerevoli possibilità offerte da Aurasma, una app dedicata all’augmented reality basata su una tecnologia che sta aprendo le porte su nuovi modelli di business per marketing e pubblicità.
[continua a leggere su The New Blog Times]
Da Facebook ai TG in due giorni
Licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta.
Sulla base di questa presentazione/motivazione, nello scorso week-end un utente ha aperto una pagina Facebook (a cui ha aggiunto un blog e un account Twitter – in cui si firma SpiderTruman – per cautelarsi da eventuali provvedimenti di cancellazione o oscuramento) in cui, periodicamente, pubblica informazioni relative agli sprechi di denaro pubblico derivanti dai privilegi di cui godono i deputati italiani.
Il titolo della pagina (e del blog) I segreti della casta di Montecitorio è perfetto, sembra preso da quello di un libro o di un film e colpisce nel segno. Ma anche gli argomenti sono quelli giusti, che fanno presa sui cittadini, particolarmente contrariati dall’ultima manovra, ricca di provvedimenti che impongono sacrifici ai contribuenti, ma che non porta alcun taglio concreto ai costi sostenuti dalla classe politica: SpiderTruman racconta viaggi gratuiti in aereo, auto blu e scorte armate utilizzate dai famigliari di un onorevole, irregolarità nelle votazioni alla Camera, barbieri lautamente pagati, denunce di furti inesistenti, sconti sull’acquisto di auto nuove, tariffe telefoniche privilegiate.
Si tratta di notizie che – leggendo i giornali, libri come Lo Spreco o La Casta o seguendo alcune trasmissioni giornalistiche di approfondimento – nel corso degli anni sono uscite dai palazzi ed entrate a far parte dell’immaginario collettivo.
Al di là di alcuni dettagli, dunque, niente di realmente nuovo, purtroppo. Ma SpiderTruman, con le sue rivelazioni, fa notizia innanzitutto per un motivo: in meno di due giorni la sua pagina Facebook ha raccolto un gradimento record (ora si sta avvicinando a 200mila like) e si è guadagnata l’attenzione di giornali e telegiornali nazionali, perché ha scelto di pubblicare le sue informazioni attraverso il social network più grande del mondo, seguitissimo anche in Italia, anche da chi non segue la politica, non legge giornali o libri dedicati.
E’ l’ennesima dimostrazione che le piattaforme social stanno sempre più assumendo un ruolo di canale informativo trasversale, che in casi come questo – per l’attualità dell’argomento e per la sua capacità di calamitare l’attenzione – viene accettato a prescindere dall’attendibilità delle notizie che fornisce.
Con questo non intendo dire che le informazioni pubblicate finora da SpiderTruman siano bufale, ma solo mettere in evidenza quanto può essere facile oggi, toccando le corde giuste, utilizzare il web per dare notorietà ad un fatto, a una persona o ad una notizia.
Quanto a SpiderTruman, per dare un senso al suo ruolo di gola profonda di Montecitorio, credo che ora sia giunto il momento di documentare novità e abusi inediti, se è a conoscenza di qualche episodio diverso da quelli – ad esempio – dei viaggi in aereo per visite ufficiali all’autodromo di Monza o allo stadio di San Siro, di cui la cronaca ha già parlato.
Altrimenti cominceranno ad avere un senso i commenti di chi sospetta che si tratti di una semplice operazione di marketing (e intanto nel blog sono spuntati gli annunci pubblicitari di Google AdSense…)
Dallas, il ritorno
In mancanza delle repliche della vecchia serie (non c’è neanche su FoxRetro), è in arrivo una nuova serie del telefilm Dallas. Peccato che non abbiano scelto di far risuscitare anche Pamela (il jolly se l’erano già giocati con Bobby, che morì nella settima stagione della serie per risorgere in quella successiva).
AGCOM incassa l’appoggio della SIAE del 1882 e va avanti
Il livello della fossilizzazione della SIAE, la sua mancanza di apertura alle opportunità offerte dalla Rete e l’incongruenza delle argomentazioni con cui latra contro “le società di telecomunicazioni, i provider, i produttori di tecnologie digitali, le cosidette Over the Top” e “pseudo imprenditori senza scrupoli che operano nel mondo digitale” sono egregiamente sintetizzate in questo appello pubblicato oggi in difesa della delibera AGCOM per il diritto d’autore che, sottolineo, affida ad un’Authority delle Comunicazioni ampi poteri, tra cui quello di chiudere un sito web – in parte o integralmente – in base a segnalazione o presunzione di violazione del diritto d’autore, eliminando la necessità di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Il richiamo storico alla ratio che, nel 1882, mosse illustri personaggi del mondo della cultura dell’epoca a promuoverne la nascita (per dare una risposta alle esigenze di tutela allora necessarie) ci mostra una dimensione parallela in cui sembra vivere oggi la SIAE: nessuno, tra coloro che hanno criticato il provvedimento AGCOM, contesta il principio di tutela del diritto d’autore e l’importanza che un’opera dell’ingegno sia remunerata. Le soluzioni di diffusione e distribuzione oggi messe a disposizione dalla tecnologia sono completamente diverse e implicano solo l’esigenza di una maggiore flessibilità, offerta ad esempio dalle licenze Creative Commons e da possibilità di registrazione alternative, meglio applicabili in un’epoca di user-generated content.
Mi permetto inoltre di esprimere un dubbio sul fatto che tutti i firmatari dell’appello SIAE (un cospicuo numero di artisti) abbiano l’effettiva consapevolezza di ciò che hanno sottoscritto: fra essi riconosco alcuni membri dei consigli direttivi della FEM (Federazione Autori Musicali), della ANEM (Associazione Nazionale Editori Musicali) e della FA (Federazione Autori), che il 14 gennaio 2011 hanno a loro volta firmato un documento in cui non si mostravano propriamente allineati alla gestione attuata in SIAE. Eccone un significativo estratto:
…La verità e’ che una grande parte degli autori e degli editori professionisti, italiani e non, piccoli o grandi che siano, non possono più permettere che i loro diritti siano calpestati quotidianamente da chi ha fatto della SIAE un proprio territorio di caccia fatto di clientele, da chi ha fatto dell’associazionismo una professione, da chi ha occupato per anni le sedie dei vari comitati di partecipazione in SIAE senza fare nulla per migliorare la società, ma inseguendo solo il gettone di presenza, i rimborsi spese e i propri tornaconti personali, da chi ha molto poco a che fare con la cultura di questo paese e che ha utilizzato la SIAE per inseguire posizioni di potere personale e non per tutelare le proprie opere e i propri diritti….ne’ tantomeno per sostenere la Società degli Autori e Editori.
Nel frattempo, ecco giungere la conferma della feral notizia da Fulvio Sarzana:
L’AGCOM approva oggi 6 luglio lo schema di regolamento sul diritto d’autore con i voti di tutti i Commissari tranne quelli del Commissario Nicola D’Angelo e l’astensione del Commissario Michele Lauria.
Il Commissario Gianluigi Magri, contrariamente a quanto era circolato nei giorni scorsi, riprende il ruolo di relatore e firmerà il provvedimento.
All’interno del Provvedimento tutti i meccanismi di rimozione selettiva già annunciati e l’inibizione in casi di siti esteri all’accesso dei cittadini italiani che verranno segnalati ai provider italiani.
Nel caso dei siti esteri non si tratterebbe di un’ordine impartito ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche per i provider ma di un “warning”.
Dopo alcuni warning l’Autorità si rivolgerà alla Magistratura.
Il testo viene ora messo in consultazione per un periodo di 60 giorni.
Il periodo di contraddittorio è esteso a 15 giorni.
L’Autorità inoltre invierà una segnalazione al Governo al fine di far predisporre una norma relativa all’ estensione di potere al fine di esercitare direttamente poteri inibitori.
Aiutiamo gli arruffapopolo a fermare gli ammazzarete
E’ prevista per domani, mercoledì 6 luglio, l’entrata in vigore della delibera dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) con cui si prevede la cancellazione – sommaria e d’autorità (ma senza alcun controllo giudiziario) – dei contenuti pubblicati su Internet ritenuti non rispettosi del copyright, un provvedimento che potrà essere applicato “a tutti i siti, i portali, i blog, gli strumenti di condivisione di file in rete, le banche dati, i siti privati che siano sospettati di contenere anche un solo file in grado di violare il diritto d’autore”.
Personalmente mi trovo perfettamente d’accordo con quanto scritto al riguardo da Massimo Mantellini, che nella sua saggia considerazione sottolinea come la nuova norma porti all’Authority un potere che la pone – per il tema della tutela del copyright – addirittura al di sopra della magistratura. Soprattutto, però, evidenzia la scarsa autorevolezza di quella stessa Authority, rappresentata da un presidente come Corrado Calabrò (secondo il quale i diritti degli autori sono diritti di proprietà) e da commissari come Antonio Martusciello e Stefano Mannoni. I due commissari hanno difeso la posizione di una norma sostanzialmente ammazzarete e parlato degli autori e promotori di quell’ottimo lavoro intitolato Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet definendoli, con un manierismo manzoniano alquanto raffazzonato, degli arruffapopolo che indulgono in tirate di propaganda e disinformazione.
Io mi auguro realmente che vada come prevede Massimo (che a questo punto meriterebbe d’ufficio di essere annoverato tra gli “arruffapopolo”):
Ovviamente non funzionerà, come non funziona la disciplina dei tre colpi in Francia e come è stata infine bocciata una ipotesi simile in Spagna, ma questo è un altro discorso. Il discorso di oggi è assai più elementare: Corrado Calabrò e i suoi commissari della Authority senza autorevolezza non rappresentano gli interessi dei cittadini italiani. Non ne hanno titolo, lo hanno dimostrato più e più volte. Qualsiasi loro decisione per nostro conto, semplicemente, non vale niente.
Però, come osserva Marco Pierani, anche a me piacerebbe sapere perché non sono mai state pubblicate dall’AGCOM le risposte e le osservazioni ricevute dai vari stakeholders sulla consultazione pubblica sul provvedimento. Tutto lascia supporre che l’Authority non ritenesse importante rendere noti i motivi per cui è stato deciso di arrivare di corsa, come scrive Marco, “in piena estate mettendo all’ordine del giorno del Consiglio del 6 luglio l’approvazione di un articolato che, peraltro, il Presidente Calabrò nell’incontro di venerdì 24 giugno con la delegazione di Altroconsumo, Adiconsum, Assoprovider, Agorà Digitale, aveva riferito a Fulvio Sarzana, Luca Nicotra, Marco Scialdone , Giovanbattista Frontera e al sottoscritto sarebbe stato definitivo, senza alcuna ulteriore consultazione”.
La Notte della Rete partirà oggi dalle 17,30, anche in diretta videostreaming. Partecipate e firmate la petizione da presentare all’Agcom all’indirizzo www.sitononraggiungibile.it e mandate un messaggio ai membri dell’Agcom qui: http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio.
Per aggiornamenti, approfondimenti e ulteriori notizie, visitate http://www.agoradigitale.org/nocensura.
Aiutiamo gli arruffapopolo a fermate gli ammazzarete.
The million e-book man
Mentre in Italia il mercato degli E-book deve ancora capire che strada prendere e oggi rappresenta una quota di mercato pari allo 0,1% delle vendite totali, oltreoceano è già una realtà di rilievo e si sta già consolidando al punto da raggiungere volumi considerevoli, anche sul fronte degli autori indipendenti. Il loro simbolo è John Locke (omonimo del filosofo, di un personaggio di Lost e di molti altri illustri John Locke), un 60enne ex assicuratore che due anni fa ha iniziato a scrivere romanzi e a distribuirli attraverso Kindle Direct Publishing, la piattaforma di self-publishing di Amazon, superando il traguardo di un milione di E-book venduti.
Le chiavi di questo successo, probabilmente, sono nella forma di distribuzione e nella scelta di prezzi di vendita estremamente accessibili: il modello di business della piattaforma consente all’autore di trattenere il 35% del ricavo e quindi, considerando il numero di libri venduti nella Kindle Edition (anche solo quelli con il prezzo di 99 centesimi di dollaro), il suo guadagno oggi ammonta a non meno di 346.500 dollari.
Confesso di non aver letto nemmeno uno dei suoi libri: essendomi limitato alle copertine, non posso però escludere che alcune di queste possano aver attirato lettori…
Dominio generico, per molti ma non per tutti
Il board dell’ICANN ha approvato il piano per l’introduzione del dominio generico: in pratica, dal prossimo anno, agli odierni top level domain – oltre a quelli nazionali (.it, .fr, .uk, eccetera) ne esistono 22 di tipo categorico (.com, .net, .org, eccetera) – si potranno aggiungere suffissi personalizzati. Aziende come Microsoft, IBM, Apple potrebbero quindi avere il loro dominio di primo livello (.microsoft, .ibm, .apple):
“ICANN ha aperto sistema di denominazione di Internet per far scatenare l’immaginazione umana. La decisione presa oggi rispetta i diritti delle organizzazioni di creare nuovi domini di primo livello in qualsiasi linguaggio. Speriamo che questo dia al DNS la possibilità di servire al meglio tutta l’umanità” (Rod Beckstrom, Presidente e CEO di ICANN)
Con un prezzo di acquisto fissato a 185mila dollari, l’eventualità che si apra un mercato e che questa novità venga sfruttata dagli speculatori dovrebbe essere abbastanza remota. Ma sarà poco accessibile anche per le piccole aziende: una simile cifra renderà impossibile avere un dominio .ilparadisodellabrugola
Poste: via le nuvole, si riparte

Mentre gli sportelli di Poste Italiane sembrano aver ritrovato la loro naturale regolarità – testimoniata dai numeri diffusi nella giornata di ieri in cui “è stato registrato, in assoluto, il più alto numero di operazioni, sfiorando i dieci milioni” – vedo con piacere che i commenti al mio articolo di due giorni fa hanno formato una discussione interessante sulla vicenda, da cui emergono alcuni dettagli tecnici che aiutano a comprendere meglio ciò che gira in sistemi complessi con migliaia di utenti.
Come ho scritto là, contrariamente a quanto riferito in alcune interpretazioni fuorvianti, le moderne soluzioni di cloud computing di cui tanto si parla oggi non c’entrano affatto: quello delle Poste è in pratica un enorme mainframe con moltissimi utenti (nei 14mila uffici sono operative 60mila postazioni), dislocati in tutta Italia, che lavorano in un ambito infrastrutturale ben definito che appartiene alla medesima azienda. Tra gli utenti e il sistema centrale c’è il network di Poste Italiane. Le soluzioni di cloud computing sono costituite da tecnologie volte a utilizzare, da remoto, le risorse distribuite (hardware o software) messe a disposizione da un fornitore di servizi nell’ambito della sua nuvola, un insieme di risorse eterogenee e non necessariamente definite. In quest’ottica, tra l’utente (consumer o business) e il fornitore c’è Internet.










