Pare che al Computex di Taiwan stia per essere presentata la nuova gamma di smartphone e tablet Asus 
che potrebbe distinguersi per questa intrigante caratteristica:
UPDATE: ecco la presentazione ufficiale
Ha chiuso i battenti il primo eG8 forum, che secondo il presidente francese Sarkozy è stato il primo G8 di Internet.
Vi hanno preso parte i protagonisti politico-economici della Rete, ma non vi hanno partecipato le associazioni degli utenti, ne’ gruppi come il Civil Society Internet Governance Caucus (IGC), che hanno lamentato la prevalenza di interlocutori “di parte”, ad eccezione forse di Lawrence Lessig (il suo intervento è nel video inserito a fine post).
Alla fine non mi è parso che siano state tratte conclusioni concrete: i difensori del copyright non si scollano da un modello di business che ormai ha segnato il passo; le aziende di telecomunicazioni continuano a pretendere dai grandi nomi di Internet (Google, Facebook, eccetera) di accollarsi gli investimenti in infrastrutture (che senza i servizi diffusi anche da quei big, però, non avrebbero ragione di esistere) e regolano, secondo i propri interessi, un mercato in cui nessuna istituzione è in grado di proporre una vera governance.
Nel seguito, l’intervento di Lawrence Lessig:
Da questo keynote emerge una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni, che condivido soprattutto per i precedenti tentativi di regolamentazione attuati anche nel nostro Paese. Però personalmente, non escluderei a priori che un governo realmente competente (o ben supportato) in materia di Rete possa dare un contributo più collaborativo che distruttivo. Parlando del futuro, ovviamente.
…l’importante è che sia quella giusta!
Da La Padania di giovedì 19 maggio 2011, pagina 16:

Si parla dei vertici di Al Qaeda e delle conseguenze della scomparsa di Bin Laden: nella prima foto c’è Saif al-Adel, nella seconda c’è un superficiale fotomontaggio preso da Internet con una foto di Al Zawahiri in cui è stato inserito il volto di Umberto Eco. Se non l’hanno fatto apposta (anche se il 1° aprile è passato da un pezzo), significa che sono messi peggio che al bollettino parrocchiale di Montegalda…
[via Wittgenstein]
Pare che Sky preveda di bandire Current dalla propria piattaforma. Chi volesse contribuire a bloccare questa rimodulazione, può seguire queste indicazioni:
P.S.: io sono convinto che Current rimarrà comunque su Sky, a prescindere. Se le cose andassero diversamente, le alternative non mancano, dal digitale terrestre alle piattaforme su Internet
Una settimana dopo il “click day”, dopo i numeri e le valutazioni del Ministero che intende procedere fiducioso, ecco i numeri e le motivazioni delle imprese che chiedono di fermare il countdown:
La preoccupazione è fortissima e il malumore generalizzato. Dal prossimo primo giugno, 360.000 aziende non potranno infatti produrre, trasportare e smaltire i rifiuti se non utilizzando le nuove procedure informatiche, pena gravi e onerose sanzioni. Da diversi mesi le imprese testavano le nuove procedure, riferendone innumerevoli inconvenienti e malfunzionamenti. Per questo abbiamo verificato direttamente, in una giornata di test che si è svolta l’11 maggio, la situazione effettiva. Il 90% delle imprese ha denunciato disfunzioni di ogni genere: inutilizzabilità dei dispositivi informatici forniti dal Ministero, ore e ore di impossibilità di accedere al sistema, interruzioni nei collegamenti, procedure lunghissime. Nell’insieme, la nostra valutazione è che il test ha dato un esito che difficilmente avrebbe potuto essere peggiore.
Visto le precedenti iniziative – non esattamente andate a buon fine – varate da Cina e Germania in sistemi di tracciabilità dei rifiuti, esprimo cauto pessimismo sul destino del SISTRI. Comunque il 1° giugno partirà senza ulteriori proroghe, il che (considerando il ponte del 2 giugno, festa nazionale della Repubblica) significherà che nessuno ci lavorerà fino a lunedì 6. Verosimilmente, dunque, nei primi cinque giorni di operatività è possibile che non vengano rilevati problemi. Dalla settimana successiva vedremo quanto realmente resisterà.
E’ giunta l’ora dei Chromebook, ossia dei netbook quasi-notebook dotati di Chrome OS, il sistema operativo sviluppato da Google per lavorare completamente in cloud che andrà ad equipaggiare i Samsung Serie 5.
Prima riflessione: i prezzi non sono proprio popolari. 399 euro per la versione solo WiFi e 449 euro per la versione WiFi+3G. Ci sono netbook con scheda WiFi e con lo stesso display che hanno più RAM, hard disk più che dignitosi e la possibilità di lavorare anche offline.
Seconda riflessione: prima Android (per smartphone, tablet e netbook), poi Chrome (per i cloud netbook). A quando un sistema operativo per server, da usare anche su macchine da adibire a centralino?
Sul SISTRI click day di ieri si registrano opinioni contrastanti, come nelle manifestazioni di protesta in piazza. Cambiano solo alcuni protagonisti: i numeri ufficiali della partecipazione non li fornisce la Questura, ma il Ministero dell’Ambiente, che dichiara il “pieno successo” dell’operazione.
Peccato che quei numeri richiedano una lettura meno superficiale: accesso e utilizzo esprimono concetti differenti.

Dal momento che ho a cuore la sorte dei miei amici che stanno a Roma e che per oggi è previsto il terremoto che la colpirà, seguirò con trepidazione il liveblogging di Query (la rivista del CICAP).
UPDATE: le previsioni avevano sbagliato mira
Oggi è il SISTRI click day, giornata che le aziende tenute all’utilizzo del nuovo Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti potranno dedicare alla prova generale del sistema per capire se dal 1° giugno – data definitiva di entrata in vigore del SISTRI – andrà tutto bene.
Il timore – molto diffuso e giustificato – è che questo innovativo sistema di informatizzazione e tracciabilità, introdotto dal Ministero dell’Ambiente nel 2009, non sia affatto pronto. Se dal test di oggi dovessero emergere feedback positivi, significherà che il sistema è stato messo a punto e dal 1° giugno si potrà partire regolarmente. Ma se il risultato del click day dovesse concretizzarsi in un gigantesco Denial of Service, sarà l’ennesimo esempio di malainnovazione (innovazione mal gestita) introdotta dalle istituzioni.
Brunetta: wi-fi in ogni scuola entro 2012
Il piano toccherà 10mila istituti in un annoL’annucio del ministro alla 22esima edizione del Forum P. A.
Lodevole iniziativa, come sempre quando si tende a portare innovazione, benché condividere un accesso WiFi possa dare prestazioni inferiori alla disponibilità di un collegamento individuale via cavo. Al netto di questa considerazione, però, c’è un altro problema – anzi un insieme di problemi – parzialmente descritto nei commenti al medesimo articolo, che evidenzia la necessità di un riequilibrio delle risorse disponibili:
In ogni caso, mi risulta (e chi ne sa più di me è pregato di correggermi in caso di errore) che chi sovvenziona un istituto scolastico possa poi operare la relativa detrazione dalla propria dichiarazione dei redditi, purché il versamento sia effettuato in banca o in posta (in applicazione della Legge 40/2007, art. 13, comma 3). Quindi non acquistare direttamente la carta, ma finanziarne l’acquisto, consentirebbe anche un vantaggio fiscale: non sarà una cifra considerevole, ma – come si dice da queste parti – meglio di due dita negli occhi…
E’ leggero, flessibile e sottile come un foglio di carta, ma è dotato di caratteristiche che lo rendono uno stretto parente degli smartphone. Sviluppato da alcuni ricercatori della canadese Queen’s University, sarà presentato domani – martedì 10 maggio – a Vancouver e promette di rivoluzionare il mercato. Il suo nome è Paperphone.
Anche se il suo nome – almeno a chi non ha presente il significato anglosassone del prefisso paper – potrebbe evocare una fantasiosa invenzione di Archimede Pitagorico, questo dispositivo è realtà. Non si tratta di un concept, ne’ di un mock-up (termine con cui si indica generalmente un modello non funzionante che materializza un’idea o un progetto in fase di realizzazione): il Paperphone è funzionante e può racchiudere in se’ le feature che contraddistinguono i supercellulari di oggi. Con il plusdi un display sottile e flessibile che stravolge il concetto di interfaccia touchscreen in quanto consente di gestire determinate funzioni non semplicemente perché viene toccato, ma in quanto opportunamente piegato o sfogliato.
Quali funzioni? Tutte quelle ormai consolidate sugli smartphone: da quelle telefoniche (conversazioni, messaggi) a quelle multimediali (riprodurre contenuti musicali o video), dalla memorizzazione di dati all’accesso a Internet, fino alla riproduzione di e-book.
Tecnicamente si tratta di un display digitale da 9,5 pollici con tecnologia e-ink (quella utilizzata appunto negli e-reader come il Kindle, che ha il vantaggio di riprodurre l’effetto della carta stampata e non comporta affaticamento visivo), integrato da un circuito stampato elastico e flessibile con cinque sensori in grado di ricevere comandi (dati dall’utente appunto piegando o sfogliando il display) e trasformarli in istruzioni da seguire grazie ad un software in grado di tradurre posizione e direzione.
“Questo è il futuro. Ogni dispositivo mobile sarà simile a questo entro cinque anni” ha dichiarato con convinzione Roel Vertegaal, direttore del Queen’s University Human Media Lab e responsabile del team che ha sviluppato la nuova tecnica, definita bend gestures. Su Androidcommunity.com, in base ai menu visualizzati nel video riprodotto nel seguito, si suppone che alla base di questa tecnologia ci sia il sistema operativo Android.
Maggiori dettagli tecnici e altre informazioni saranno probabilmente rese note domani, in occasione della presentazione che avrà luogo durante la conferenza dell’Association for Computing Machinery’s Computer Human Interaction a Vancouver, in Canada. Sarà particolarmente interessante coglierne il seguito, per capire quale futuro potrebbe avere l’applicazione di questa tecnologia nel mondo dei dispositivi mobili.
Per il momento si tratta di un’intrigante novità, ma è prematuro parlare ora di che impatto potrebbe avere sul mercato degli smartphone: il primo passo da compiere è catturare l’interesse di almeno un produttore. Il resto si vedrà.
[pubblicato oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]
Sul raid condotto in Pakistan, la Casa Bianca sta ancora valutando il materiale (foto, video) da rendere ufficiale. Di conseguenza, al momento, i vari tweet, le pagine su Facebook e altre fonti reperibili via web che annunciano scoop al riguardo sono falsi (anche questa è un falso).
Non chiedetevi perché lo fanno: per raccattare lettori, ultimamente pare sia sufficiente pubblicare una notizia presunta senza verificarla.
Dimenticavo la cosa forse più importante da segnalare: non lasciatevi incuriosire dalle presunte condivisioni di video su Facebook, sono foriere di virus. La notizia della morte del nemico pubblico numero uno ha scatenato la fantasia di qualche smanettone che ha pensato bene di diffondere un malware che prende di mira Facebook e la sua chat. Gli utenti del social network colpiti dal malware non si renderanno conto di nulla, mentre la loro rubrica di contatti verrà passata al setaccio e utilizzata per distribuire mail che segnalano il video. Contemporaneamente, sulla bacheca Facebook compariranno status update che linkano allo stesso video.
Ergo, non cliccate sui link a quel video (che non esiste( che potrebbero comparirvi nella bacheca Facebook o via mail, anche se provenienti da mittenti conosciuti. Cancellate e passate oltre.