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Sono il signor Helpouts, risolvo problemi

Helpouts

E’ online Helpouts, pensata da Google come punto di incontro tra utenti che necessitano di aiuto o informazioni ed esperti in grado di dare loro una risposta. Otto le categorie oggi disponibili e che, verosimilmente, aumenteranno in futuro: arte e musica, computer & elettronica, cucina, formazione scolastica e professionale, moda e bellezza, fitness e alimentazione, salute, fai da te (casa e giardinaggio).

Accessibile a chi ha un account Google+, il servizio è a pagamento. L’utente – prima di usufruire di una consulenza – può esaminare le recensioni di altri e sfruttare l’opzione soddisfatto o rimborsato, entro tre giorni dall’utilizzo del servizio.

Secondo il Wall Street Journal si tratta di un’estensione di Google che consente di ottenere risposte che un motore di ricerca non può dare in modo esaustivo.

Personalmente sono scettico sulle prospettive di successo di questo progetto, ma non mi dispiacerà essere smentito in caso contrario. L’unico pregiudizio che ho in proposito riguarda il fatto che – come per le attività di ricerca svolte con Google, e di navigazione con il browser Chrome – Helpouts possa rappresentare un ennesimo raccoglitore di informazioni sugli utenti, da utilizzare a scopo di profilazione, pubblicità comportamentale e via discorrendo.

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2013 in news

 

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MafiaLeaks è online

MafiaLeaksLogo

Il suo ambizioso obiettivo dichiarato è “raccogliere informazioni riguardanti le attività mafiose direttamente dall’interno delle stesse” e il suo nome è MafiaLeaks. Online da poche ore, questa nuova risorsa di whistleblowing (che significa, per rendere l’idea, “denunciare dall’interno”) è una sorta di WikiLeaks di settore, vista la specificità della tematica trattata, essendo stata aperta per dare spazio alle segnalazioni di vittime o persone a conoscenza di informazioni su attività di stampo mafioso. Un’arma contro l’omertà che è stata realizzata con GlobaLeaks, piattaforma software open source e gratuita che agevola la raccolta e l’invio di informazioni riservate a destinatari selezionati.

Il sito web MafiaLeaks è solo un’interfaccia di presentazione del progetto, con le istruzioni per prendervi parte. L’anonimato delle informazioni raccolte è tutelato dall’impiego di Tor e caldamente consigliato:

Non vi chiediamo di  fidarvi di MafiaLeaks, anzi, vi preghiamo di non fidarvi di MafiaLeaks! Inviate le vostre infromazioni in maniera anonima, non fate il vostro nome, non lasciate niente all’interno dei dati che possa essere riconducibile alla vostra persona.

L’iniziativa appare molto interessante e credo valga la pena seguirne gli sviluppi.

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2013 in Internet

 

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Google+ offre l’URL personalizzato gratis, per ora

GooglePlusURLpersonalizzato

Siete utenti di Google Plus? Avete ricevuto l’entusiasmante notizia sulla possibilità di avere l’URL personalizzato per il vostro account? Avete letto i termini di utilizzo di questa novità? Soprattutto sulla sua insindacabile precarietà e sul fatto che oggi è a costo zero, ma un giorno potrebbe diventare a pagamento?

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2013 in social network

 

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Chiavetta di lettura al G20

ChiavettaG20

ChiavettaG20b

E’ un po’ strana la notizia sui gadget spia (chiavette USB e caricabatterie per cellulari) che sarebbero stati distribuiti al G20 che ha avuto luogo in settembre a San Pietroburgo, in Russia: gli unici a diffonderla sono stati La Stampa e il Corriere della Sera. Le altre testate, anche straniere, citano esplicitamente i due giornali italiani, informati da non precisate fonti diplomatiche UE.

Il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy – unico nome citato – rientrato a Bruxelles dal summit, avrebbe consegnato i dispositivi ai servizi di sicurezza per verificarli. I servizi di intelligence tedeschi avrebbero poi accertato l’idoneità di chiavette USB e alimentatori a catturare clandestinamente dati da computer e telefoni cellulari (pare attraverso due trojan-horse).

La Russia smentisce, ma la notizia viene data in pasto all’opinione pubblica, che la assimila perché verosimile, almeno in senso astratto: è difficile immaginare che operazioni di spionaggio e monitoraggio su larga scala vengano attuate solo da USA, Regno Unito e pochi altri. Anzi, dopo questa che coinvolge la Russia, ora mi aspetto la diffusione di notizie che facciano entrare in scena altri protagonisti: al momento girano rumors su altri Paesi occidentali (gli USA già dicono che molte informazioni riservate in possesso della NSA provengono da servizi di intelligence europei), ma non mi stupirei se, a breve, l’attenzione si dovesse spostare su nazioni medio-orientali e orientali. La bilancia del sospetto ritroverebbe un proprio equilibrio.

La notizia rimane di dubbia attendibilità, per essere più verosimile sarebbe opportuno approfondire qualche aspetto, ad esempio:

  • di questa notizia parlano solo due giornali italiani, ma il bubbone sembra sia scoppiato in seguito ai sospetti del presidente del consiglio europeo, perché nessun’altra testata europea è stata in grado di ottenere notizie di prima mano al riguardo?
  • quanti tipi di chiavette USB (e caricabatterie, non dimentichiamoceli!) hanno distribuito al G20? che caratteristiche hanno (cosa c’è dentro)?
  • è possibile capire se i dati catturati da questi dispositivi siano stati trasmessi (e a quali destinatari)?
 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2013 in Inchieste, news, News da Internet

 

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Che ora è?

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Chissà perché qualche automatismo s’impigrisce e bisogna sempre fare tutto a mano… bah!

 

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2013 in Mondo

 

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iNews

iPadAirPesa meno di mezzo kg ed è più sottile (ma anche più potente) della versione standard, il nuovo iPad Air presentato oggi da Apple, insieme all’iPad mini con display retina, nuovi MacBook Pro Retina e nuovi Mac Pro.

La novità più rilevante, però, è nel mondo software: Mavericks disponibile gratuitamente, così come iLife e iWork, sia per iOS che per OS X. È la fine dei sistemi operativi a pagamento? L’immagine di Craig “Hair Force One” Federighi che ne illustra il pricing è l’emblema di questa novità: da ora Apple non li considera più fonte di profitto. Non una fonte diretta, almeno… ma tutto ha una spiegazione e un obiettivo potrebbe essere quello di motivare i possessori di vecchi Mac a passare a macchine più moderne (già me li vedo, a scaricarsi Mavericks, e a rendersi conto di avere un computer obsoleto)…

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Ometterò volontariamente di parlare di un’altra azienda del settore e dei prodotti che ha presentato oggi, quasi volesse farsi trainare dalla campagna Apple (cioè facendo in modo tale da essere citata negli articoli che parlavano di iPad, OS X & C.). Scrocconi!

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2013 in news

 

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Datagate e ricadute dalle nuvole

A metà luglio, in merito al Datagate, scrivevo del coinvolgimento di tutti i nomi di grandi aziende nel programma di sorveglianza attuato dai servizi di intelligence americani, concludendo:

nessuno cada dalle nuvole se si dovesse scoprire che la NSA, allo stesso scopo, ha sfruttato e sfrutta anche la collaborazione delle altre aziende come GoogleFacebook  e Yahoo, visto che si tratta di aziende che offrono mail, VoIP, piattaforme cloud per applicazioni e storage, social network con chat e servizi per condividere di tutto. Ah, ricordo che di questo gruppo di aziende fa parte anche Apple. E che tutte queste aziende hanno utenti anche tra i cittadini italiani (ma all’orizzonte non si vedono istituzioni nostrane in allarme).

Da qualche ora (oggi è il 22 ottobre) pare che qualcuno si sia allarmato:

I servizi segreti americani spiavano anche l’Italia. Dopo le rivelazioni di Le Monde sulle intercettazioni telefoniche in Francia, si fa sempre piu’ probabile l’ipotesi che nel mirino delle spie americane ci fossero anche le utenze private e corrispondenze di posta elettronica italiane. Ieri, Claudio Fava, deputato di Sel e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi (Copasir), ha riferito il contenuto di una serie di incontri che dal 29 settembre al 4 ottobre scorsi, una delegazione del Copasir ha avuto a Washington con i direttori delle agenzie di intelligence americane e con i componenti delle commissioni di controllo sui Servizi di Congresso e Senato Usa. ”Dai nostri qualificatissimi interlocutori – ha detto Fava – abbiamo avuto la conferma che telefonate, sms, e-mail tra Italia e Stati Uniti, in entrata e in uscita, sono oggetto di un programma di sorveglianza elettronica del Governo Usa regolato esclusivamente dalle leggi federali, che, per quanto i nostri interlocutori ci hanno ribadito, sono dunque la sola bussola che governa questo tipo di attivita’ di spionaggio”.  

Il Copasir è il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. La stessa istituzione che, alla notizia che Telecom Italia sarebbe passata in mani spagnole, ha lanciato un allarme di sicurezza nazionale, senza ricordare che da anni le Pubbliche Amministrazioni italiane fruiscono di servizi di telecomunicazioni di compagnie di proprietà non italiane, che quindi per anni hanno veicolato dati personali e sensibili di tutti i cittadini italiani, senza generare alcuna necessità di allarme.

Ora, questa stessa istituzione su cui noi tutti dovremmo poter contare, quattro mesi dopo la diffusione delle notizie sul Datagate, ci svela con solennità che anche l’Italia è stata coinvolta nel programma di sorveglianza elettronica.

Verrebbe da dire che il Copasir sta alla sicurezza nazionale come i curiosi stanno agli incidenti stradali.

A margine di queste considerazioni, una nota ANSA per sorridere un po’:

“L’Italia non ha mai concesso agli Usa di intercettare cittadini italiani”. Così l’ex presidente del Copasir Massimo D’Alema, parlando ad una manifestazione elettorale a Trento. D’Alema sottolinea la necessità di un chiarimento sul ‘Datagate’: “Siamo un Paese sovrano e da noi per esempio non possono essere effettuate intercettazioni dei cittadini italiani senza l’autorizzazione della magistratura”.

Certo, per dare corso ad un’operazione di spionaggio sarebbe lecito attendersi la richiesta di permesso:

Salve, siamo agenti segreti americani. Vorremmo intercettare telefonate e corrispondenza elettronica di cittadini italiani, possiamo?

No.

Ok, scusateci per la richiesta. Non lo faremo. Arrivederci

D’altro canto,  “da noi per esempio non possono essere effettuate intercettazioni dei cittadini italiani senza l’autorizzazione della magistratura”. Esattamente come non è possibile evadere il fisco, rubare o uccidere, perché sono azioni che vanno contro la legge, e nessuno le compie (!)

 
 

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Trappole da ignorare nei social network

ChiHaGuardaato

Ma quando siete su Facebook e venite indotti (su invito di amici, ma soprattutto per curiosità) ad utilizzare un’applicazione che si chiama “Chi ha visionato il tuo profilo?”, dopo aver letto una simile serie di richieste di consenso (incluso quello alla ricezione di spam), per quale irrazionale motivo dovreste cliccare su consenti?

Per quale brama di audience varrebbe la pena cedere all’illusione di scoprire  chi ha dato un’occhiata al vostro profilo?

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2013 in social network

 

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Promemoria sui biscottini dagli sconosciuti

Quando navigate in Internet, avete idea di come potete essere tenuti sotto controllo, per essere profilati a scopo di marketing e, conseguentemente, ricevere pubblicità su misura, oppure fare inconsapevolmente parte di un campione statistico?

Con l’ausilio di un’estensione denominata DoNotTrackMe (disponibile per vari browser) potreste scoprire verità forse impensabili. Quello che segue è un esempio di quanto accade quando fate innocentemente visita al sito web di alcune fra le più popolari testate giornalistiche (doppio click per ingrandire l’immagine).

DoNotTrackMeGiornali

Nei dettagli, in queste analisi ricorrono con frequenza i nomi di Google +, Twitter e Facebook (che sono lì per consentirvi di condividere sui social network un determinato articolo, pubblicizzandolo presso i vostri amici/follower), a cui su aggiungono Real Media, Visual Revenue, Google Analytics, Omniture, Netratings Site Census, New Relic. Un gruppo che ha occhi ben aperti sulla nostra navigazione, pronti a contare i nostri click, vedere dove navighiamo, ed elaborare tutte queste informazioni a beneficio proprio, degli inserzionisti pubblicitari e dei clienti, partendo da innocenti cookies (biscottini).

Le informazioni ricavate in questo modo, seppur asettico, prese nel loro complesso sono molto più attendibili di quelle che potrebbero essere ottenute attraverso un’intervista o indagine di mercato (in cui si può rispondere ciò che si vuole). Il problema è che si tratta di informazioni che riguardano noi e – forse – preferiremmo di gran lunga esserne noi i primi destinatari, anziché consegnarle inconsapevolmente a qualcun altro, allo scopo di alimentare il suo business.

Secondo l’articolo 122 del Decreto Legislativo 196/2003 (il Codice della Privacy), il consenso dell’utente all’utilizzo dei cookies non è necessario quando essi hanno una finalità tecnica (ad esempio per identificazione degli utenti, nell’ambito di una sessione, per agevolare transazioni), mentre è necessario negli altri casi (in cui rientrano quelli utilizzati a scopo di marketing e profilazione). Quindi, come sempre, l’importante è sapere che ci sono, per poter scegliere se accettarli o rifiutarli.

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2013 in Internet

 

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Essere o non essere (online)

CorrierePubblicità

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera, prima di capire cosa significhi “essere online”, nell’ottobre 2013 ha scritto questa lettera al proprio direttore:

Caro direttore, abbiamo visto con stupore che il nostro sito online ospita addirittura un link a un altro sito. Ci sembra una iniziativa incomprensibile, specie in un momento in cui stiamo discutendo, con tutte le difficoltà che conosci, su come rendere più redditizio il nostro di sito. Ti chiediamo, dunque, di interrompere quest’operazione che ha disorientato la redazione e che per altro è stata assunta senza neanche informare il Cdr, come invece è previsto dal Contratto.  In caso contrario non riusciamo proprio a capire di che cosa dovremmo continuare a discutere. Un caro saluto

Personalmente, rimango dell’opinione che una testata giornalistica – soprattutto nell’edizione web – non possa esimersi dal pubblicare i link non solo ad inserzionisti pubblicitari, ma anche alle fonti da cui la notizia è stata tratta, o ai siti a cui una notizia fa riferimento, e ben venga il fatto che il collegamento porti al sito di un’altra testata (in questo caso si parla di un box che portava al sito Linkiesta, finito sulla homepage di Corriere.it per motivazioni non ancora chiarite, ma non per questo ingiustificate o illegittime). Sono convinto sia più redditizio nei confronti dei propri lettori, che torneranno su quelle pagine proprio perché sapranno di trovare in esse un valore aggiunto rispetto all’edizione cartacea. Nonostante quel cornicione pubblicitario che circonda il Corriere (e altre testate) affinché sia più redditizio, ma che per utenti come me è addirittura controproducente, perché crea un inquinamento visivo che mi fa desistere dal visitare il sito.

Comunque – finché non verrà completamente eliminata – sul sito c’è ancora qualche traccia del presunto misfatto.

CorriereLinkiesta

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2013 in Internet, news, News da Internet

 

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Windows 8.1, è giunta la tua ora

Windows81download

Se siete utenti di Windows 8 e volete il ritorno della barra di avvio con il pulsante Start, un’interfaccia Start più flessibile, Internet Explorer 11, l’integrazione cloud di SkyDrive, un cestino di app gratuite (le nuove versioni di Fotografie e Fresh Paint, il nuovo Movie Moments per il montaggio di filmati), allora è venuto il momento di scaricare Windows 8.1.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2013 in computer

 

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La nuova libertà di stampa di Glenn Greenwald

GlennGreenwald

Glenn Greenwald lascia il proprio incarico al Guardian per inseguire una “opportunità giornalistica da sogno”. Greenwald è l’avvocato-blogger-giornalista che ha raccolto le testimonianze di Edward Snowden e dato il via alle inchieste su NSA, PRISM e Datagate e il Guardian è il quotidiano britannico per cui ha lavorato finora.

Greenwald ha fatto questa scelta perché – spiega – gli è stata proposta “un’opportunità giornalistica da sogno, che capita solo una volta nella carriera e che nessun giornalista potrebbe rifiutare”. Si tratta di una nuova testata giornalistica “senza censure istituzionali predefinite”, che lo vedrà impegnato con un incarico di primissimo piano (direttore?) e che sarà sostenuta finanziariamente da Pierre Omidyar, filantropo, imprenditore, fondatore e presidente di eBay, fondatore di Democracy Fund, ed editore di Honolulu Civil Beat, una testata con sede alle Hawaii. Con la benedizione di WikiLeaks.

 
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Pubblicato da su 16 ottobre 2013 in comunicazione, Inchieste, news

 

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E l’iPhone 6 come sarà? (Uffa)

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I nuovi modelli iPhone saranno venduti in Italia da venerdì 25 ottobre, ma c’è già chi lancia pronostici sul prossimo modello (sì, quello che uscirà tra un anno), che qualcuno prevede dotato di un display più ampio, come quello di alcuni modelli di smartphone di Samsung, Nokia, LG, Sony eccetera.

Per la prossime settimane si attendono indiscrezioni centellinate su altre caratteristiche: risoluzione del display e/o della fotocamera e/o del proiettore integrato, spessore, altezza, durata della batteria, impermeabilità e proprietà ignifughe della scocca, tasto rosso “help” per utenti non autosufficienti, capacità del serbatoio dell’acqua per la mini-macchinetta del caffé con slot per minicialde, eccetera.

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2013 in cellulari & smartphone, facezie

 

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Google dixit

Ora che Eric Schmidt – presidente del consiglio di amministrazione di Google – ha detto «Google investirà in Italia per sostenere le eccellenze del Paese, ma il Governo dovrà garantire la banda larga veloce ovunque, nulla può accadere senza questo», mi aspetto che il digital divide che colpisce le nostre infrastrutture di telecomunicazioni sia estinto entro il prossimo Natale. Almeno, a suon di dichiarazioni provenienti da ogni direzione, sia economica che politica.

Due considerazioni su questa dichiarazione:

  1. all’Italia serve l’esortazione di Google per trovare motivazioni per promuovere la banda larga? Non ci basta la consapevolezza che una rete veloce e capillarmente disponibile offre un contributo irrinunciabile alla ripresa e alla crescita?
  2. solo io vi leggo la localizzazione italiana di un promo per l’iniziativa A4AI, che ha il nobile obiettivo dichiarato di abbattere il digital divide nel mondo?
 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2013 in news

 

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Orange vende elettronica online in Italia

OrangeLogo

Arriva in Italia Orange, la compagnia di telecomunicazioni francese. Il primo passo nel Belpaese consiste nell’apertura di un negozio on-line con articoli di elettronica e prodotti tecnologici che vanno dai telefoni agli accessori, con il plus di un diritto di recesso entro 30 giorni e della consegna a domicilio a costo zero per spese superiori ai 100 euro.

Un concorrente in più per i vari negozi online già esistenti, magari in attesa di comparire tra i competitor delle compagnie telefoniche attive sul “libero” mercato italiano.

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2013 in business, cellulari & smartphone, Internet

 

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