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Google cercherà anche nelle immagini

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Google ha messo a punto un nuovo algoritmo che consentirà di identificare oggetti e persone in foto e video.

Automatic large scale video object recognition (questo il nome della tecnologia, già coperta da brevetto) sarà probabilmente introdotta in primis su YouTube, per consentire l’inserimento di tag in corrispondenza di immagini specifiche all’interno di filmati.

Chi ha familiarità con i tag utilizzabili nei social network su testi e foto, può già immaginare le potenzialità di questa tecnologia, incluse quelle di marketing e di pubblicità. Che, si sa, con la privacy non vanno molto d’accordo.

 
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Pubblicato da su 4 settembre 2012 in business, Internet, news

 

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Bruce Willis medita una causa contro Apple? Pare di no

Leggo che Bruce Willis starebbe valutando di aprire – anche lui – un’azione legale contro Apple: oggetto del contendere, la titolarità dei brani musicali scaricati da iTunes, che l’attore (e cantante) vorrebbe trasferire in eredità alle proprie figlie (alla stessa stregua di una collezione di dischi in vinile o CD). Le condizioni di iTunes glielo impediscono: come Willis ha infatti scoperto, la musica che ha scaricato sull’iPod non è sua, perché l’utente dello store di Apple ne usufruisce attraverso una licenza non trasferibile ad altre persone.

Questa certamente non è una novità e l’argomento rientra nell’ambito dell’ampia tematica della proprietà intellettuale e dei diritti d’autore. La questione sollevata da Bruce Willis – se vera – è sostanzialmente di principio, perché in questa fattispecie si potrebbe spostare il focus del problema dai brani MP3 all’account, il cui utilizzo da parte di un altro utente è permesso con l’esplicito permesso e consenso del legittimo proprietario.

La moglie di Bruce Willis dice che questa storia non è vera. Avranno risolto rivelando alle figlie la password?

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2012 in business

 

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Apple e Google, trattativa sui brevetti

Scrivendo della vittoria legale ottenuta da Apple negli USA in materia dei brevetti che Samsung avrebbe violato, avevo aggiunto che la vicenda interessa anche Android e accennato alla possibilità che il prossimo bersaglio potesse essere Google.

Le due aziende, attraverso i rispettivi CEO, si sono incontrate, e probabilmente si troveranno nuovamente, proprio per discutere la situazione, con il probabile obiettivo di valutare le opportunità di giungere ad un accordo, eventualità non inverosimile, dato che sul mercato tedesco le due aziende hanno già stretto un’intesa relativa all’utilizzo di alcune tecnologie relative alla telefonia mobile.

Nel frattempo, in Giappone e sempre in materia di brevetti rivendicati da Apple, Samsung incassa una piccola vittoria.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2012 in business, cellulari & smartphone, Internet, news

 

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Monetine? No, grazie!

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Lo scorso lunedì il sito messicano El Deforma ha pubblicato la notizia che Samsung, in seguito alla sentenza che la obbliga a pagare ad Apple un risarcimento di oltre un miliardo di dollari per violazione dei brevetti, avrebbe iniziato a “onorare il proprio debito” in modo beffardo, inviando a Cupertino – come acconto – una trentina di autocarri pieni di monete da cinque cent.

El Deforma scrive notizie dichiaratamente di fantasia e quella dell’originale pagamento di Samsung non è che una burla, come tante altre, rilanciata in lingua inglese il giorno dopo da un post del blog JMSL (autore: Jesús M. Sánchez L.), a sua volta amplificata dall’aggregatore Paperblog (che l’ha inserita nella categoria “Satira”) e, a cascata, da 9gag (questi ultimi due siti hanno solo fatto da cassa di risonanza, non sono quindi gli autori, come invece qualcuno ha scritto).

Da qui in poi la notizia ha fatto il giro del mondo e ieri, nonostante in tutte le fonti sopra citate esistesse un’indicazione che palesava la beffa, molte testate italiane sono andate dritte per la loro strada e hanno pubblicato la “geniale trovata” di Samsung, salvo poi aggiornare la news nelle ore successive, con una smentita fornita dall’azienda coreana (decisamente non necessaria a chi avesse letto la news con un briciolo di buon senso e a coloro che avessero aperto gli occhi fin da principio sulla natura della fonte originale, o sulla frase di JMSL, che in calce alle versioni in inglese diceva “Non credete che sia reale, vero? Però vi è piaciuta”).

Nelle news, però, gli update successivi e tardivi si possono riconoscere abbastanza facilmente, e – a chi ha tempo e voglia di scorrere i vari articoli – permettono di capire chi c’è cascato mani e piedi, nonostante goffi tentativi di salvare la faccia con frasi tipo “era chiaramente uno scherzo”…

Sarebbe materiale per la serie Notizie che non lo erano di Luca Sofri.

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2012 in curiosità, media, news, News da Internet

 

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Windows 8 fa la spia con Microsoft?

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Lo SmartScreen di Windows 8 trasmette a Microsoft le informazioni su tutti i programmi installati? È quanto segnalato dall’esperto di security Nadim Kobeissi, che dichiara di aver scoperto la raccolta di tutte le attività svolte in Modern UI, l’interfaccia grafica del nuovo sistema operativo, analizzando la versione RTM disponibile da alcune settimane.

Quando ad esempio si procede ad un’installazione o al download di un software, SmartScreen trasmetterebbe a Microsoft alcune informazioni sul file scaricato ed eventualmente installato, insieme all’indirizzo IP dell’utente. In tal modo, Microsoft può sapere tutto sulle installazioni effettuate dagli utenti di Windows 8.

Microsoft, in una dichiarazione rilasciata a VentureBeat, nega ogni intento spione e spiega: si tratta di un’opzione attiva per default, disattivabile, presente in Internet Explorer 10 come misura di sicurezza contro il phishing (fenomeno in cui gli utenti possono essere portati con l’inganno a visitare siti fasulli con finalità fraudolente), aggiungendo che le informazioni vengono poi cancellate.

Non c’è, tuttavia, alcuna smentita sulla raccolta di quei dati, ne’ viene spiegato quando (dopo quanto tempo) avvenga la dichiarata cancellazione. A questo punto, per evitare effetti collaterali indesiderati, la disattivazione di Smartscreen appare una buona precauzione da adottare.

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2012 in Buono a sapersi, computer, news, News da Internet

 

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La TV fa male

Mai lasciarsi distrarre dalla TV sembra la morale di questo video, che mostra un “incidente sul lavoro” – ripreso da tre diverse telecamere – accaduto in un bar d’oltreoceano.

La botola che si vede è quella di un montacarichi: lui non si accorge che è spalancata finché non ci casca, distratto dalla TV.

Per sua fortuna, il malcapitato non si è rotto nulla.

 
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Pubblicato da su 28 agosto 2012 in curiosità

 

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Cinefili del web

La realtà di oggi vista in un film di 51 anni fa 😉

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2012 in curiosità, Internet

 

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Apple & Samsung, concorrenti e partner

La vicenda che contrappone Apple e Samsung per questioni di design e brevetti è complessa, per vari aspetti, e ciò che sta emergendo in questi giorni potrebbe avere importanza storica per il mondo degli smartphone.

Mentre in Corea del Sud le due aziende sono entrambe state ritenute colpevoli di violazione reciproca di brevetti e condannate ad un risarcimento, anch’esso reciproco (con un lieve vantaggio di Samsung su Apple), la conclusione del primo round della battaglia legale che le ha viste l’una contro l’altra armate negli USA è una vittoria per Apple, che è stata riconosciuta vittima della consapevole violazione di sei brevetti da parte di Samsung, colpita da una sanzione di 1.049.343.540 dollari.

I brevetti oggetto del contendere riguardano il design di alcuni modelli e alcune interfacce e tecnologie utilizzate sui display touchscreen di vari smartphone e tablet del produttore coreano, fra cui le feature tap to zoom e pitch to zoom, semplici gesti delle dita sul display per ingrandire ciò che si sta osservando, da un sito web ad una foto, o una mappa.

Ha ragione Alessandro Longo nel constatare che questa sentenza condizionerà l’industria della telefonia mobile, perché gli sviluppatori che lavorano ad Android (che vedo come prossimo obiettivo legale di Apple) e i produttori di smartphone ora dovranno fare attenzione e sviluppare design, interfacce e tecnologie originali. In altre parole, dovranno investire di più nella progettazione, per distinguersi. Nel frattempo, i prodotti già diversi – ad esempio quelli dotati di Windows Mobile – potrebbero guadagnare mercato, e tra questi ci sono nomi importanti come Nokia e HTC, ma anche la stessa Samsung.

Altro fattore da considerare: Samsung non è un semplice concorrente di Apple, perché riveste anche un ruolo di partner, essendo uno dei produttori di alcuni componenti di iPhone e iPad, e tra l’altro si tratta di elementi importanti, come il display retina e il processore A5 (che Samsung produce in Texas, in uno stabilimento di nuovissima costruzione).

Apple non ha mai sospeso o interrotto la partnership con il terzista coreano per via della contesa sopra descritta, anzi ha preferito appaltare la produzione di quei componenti a Samsung anziché a Sharp e LG, che non garantivano gli stessi standard qualitativi.

Se nel proseguimento dell’azione legale la posizione vincente di Apple dovessere confermata, con l’esborso di un risarcimento a suo beneficio da parte di Samsung, l’azienda di Cupertino potrebbe quindi considerare tale risarcimento come uno sconto del fornitore Samsung nei suoi confronti…

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in business, cellulari & smartphone, Internet, news

 

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Anche la meteorologia ha i suoi influencer

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Anche la meteorologia ha i suoi influencer. Il capostipite è stato Edmondo Bernacca (chiamato da tutti “colonnello” anche da generale), volto noto – soprattutto con la trasmissione Rai Che tempo fa? – per essere stato il primo “meteorologo televisivo” italiano, ineguagliato per stile e semplicità di divulgazione.

Tra i suoi “successori”, in tempi più recenti, ha riscosso molta simpatia anche il colonnello Mario Giuliacci, motore – tra le varie attività legate alla meteorologia – del Centro Epson Meteo e padre di Andrea, anch’egli fisico e meteorologo. Entrambi sono volti noti ai telespettatori come collaboratori dell’informazione meteo delle reti Mediaset.

Nonostante in tv si siano avvicendati nel tempo molti altri personaggi, su varie emittenti, in altre trasmissioni dedicate alle previsioni meteo, credo di non sbagliare più di tanto ad individuare in Bernacca e Giuliacci i nomi più ricorrenti nella memoria comune in questo settore.

Ma l’informazione ha molti canali e, da tempo, a giornali, radio e TV si è aggiunto il web. Il colonnello Bernacca, purtroppo, ci ha lasciati 19 anni fa e non ha quindi potuto evolvere la sua attività divulgativa con Internet. La famiglia Giuliacci invece sì e, oltre al sito web meteo.it (legato al Centro Epson Meteo attivato dal colonnello e nel quale oggi lavora anche il figlio), tratta l’argomento attraverso i siti meteogiuliacci.it e andrea.giuliacci.it (sito non proprio aggiornatissimo, anzi sospetto sia anche un po’ trascurato).

In Internet notoriamente c’è posto per tutti, nell’informazione meteorologica idem (non c’è monopolio). I siti web di meteorologia sono tanti, ma negli ultimi tempi sta conquistando una certa notorietà ilmeteo.it, guidato da Antonio Sanò.

Se qualcuno ancora non sapesse di chi si tratta, basti pensare che è a lui che si devono i nomi con cui sono stati battezzati i recenti fenomeni atmosferici (cicloni e/o anticicloni) Lucifero, Caronte, Scipione, Minosse, Hannibal, Lucy.

Una novità per l’Italia, che segue una prassi che negli USA esiste da molto tempo: oltreoceano i nomi hanno un carattere di ufficialità e chi fa informazione si attiene a queste denominazioni, stabilite da alcuni enti riconosciuti.

In Europa, l’Istituto di meteorologia dell’Università di Berlino, accreditato dall’Organizzazione Mondiale Meteorologica, è l’unico ente ufficiale che assegna un nome ai fenomeni atmosferici di rilievo. Questa ufficialità – con la conseguente autorevolezza – sembra però in discussione da quando l’istituto ha varato l’iniziativa Adopt-a-vortex, con cui chiunque può proporre un nome da assegnare ad un fenomeno, corrispondendo una donazione (dai 199 ai 299 euro).

A quanto pare, non esiste una legge riconosciuta a livello internazionale che attribuisca all’Istituto di Berlino l’esclusiva sui nomi dei fenomeni atmosferici. Io quindi potrei dire che per me Lucifero si chiama invece Caldobagno, ma dovrei anche avere la possibilità di influenzare i media nell’utilizzo di questo nome affinché acquisisca risonanza.

Antonio Sanò, attraverso il proprio sito e i comunicati trasmessi a testate e agenzie di stampa, ha così avviato l’usanza di attribuire – a tali fenomeni – nomi di un certo appeal, che poi sono stati appunto ripresi dagli organi di informazione mainstream perché di facile memorizzazione e funzionanti sotto l’aspetto mediatico.

Per l’Istituto di Berlino i nomi sono diversi: l’anticiclone a noi noto come Caronte, ad esempio, per l’ente tedesco si chiamava Stefan, mentre quello che noi abbiamo conosciuto come Hannibal o Annibale, a Berlino era stato chiamato Ignaz. L’orecchiabilità dei nomi scelti e divulgati da Sanò, tuttavia, li ha resi famigliari a stampa e pubblico.

Il colonnello Giuliacci si attiene con scrupolo alle denominazioni “ufficiali” – quando vengono rese pubbliche – e il figlio Andrea non si è mai allontanato da questa regola. Finora.

Qualcosa, però, sta cambiando: quando la “concorrenza” ha cominciato a parlare di “Beatrice”, che porterà temporali e temperature più fresche, Andrea Giuliacci ha risposto indicando lo stesso fenomeno come la “Burrasca di fine agosto”, lasciandosi quindi andare – anche lui – all’attribuzione di una denominazione non ortodossa, seppur senza l’utilizzo di un nome proprio e più generica di quell’Anticiclone delle Azzorre che fino a poco tempo fa era l’unica identificazione a noi conosciuta.

Anche se il tempo non è condizionabile, a noi utenti dovrebbe importare più che altro di ricevere informazioni e previsioni attendibili: a chi importa se il ciclone in arrivo si chiama “Pinco” o “Pallino”? Ditemi se devo uscire con l’ombrello, se sto per essere bombardato dalla grandine, o se un twister mi porterà via le piante dal giardino o la casetta sull’albero!

C’è da scommettere che la rincorsa proseguirà, perché – al di là della bontà delle previsioni – chi avrà la capacità di imporsi sui media con le proprie notizie (e i “propri” nomi) si sarà fatto migliore pubblicità e avrà una visibilità superiore, che potrebbe essere foriera di nuove collaborazioni (i servizi di previsioni meteo vengono venduti a varie testate giornalistiche) e, quindi, di business.

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in Internet, media, Mondo, news, Tv & WebTV

 

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Social campus

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Il titolo crolla, gli investitori se ne vanno, un social network cinese lo accusa di plagio. Al quartier generale di Facebook sembra esserci molta carne al fuoco, che potrebbe essere abbastanza alto da farla bruciare, e Mark Zuckerberg di cosa si preoccupa? Del progetto per la realizzazione del nuovo campus, affidato al primo che gli è venuto in mente (incidentalmente, uno dei più celebrati architetti contemporanei).

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in curiosità, Mondo, news, social network

 

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Mai più senza: la tastiera lavabile

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Un’ottima idea, questa tastiera lavabile di Logitech: la Washable Keybord K310. Resistente a sporco e liquidi, può essere immersa in acqua fino a 30 cm di profondità per un lavaggio accurato (ma il cavo USB va tenuto all’asciutto).

Utile a chi ha l’abitudine di bere e mangiare quando si trova davanti al computer, costa 39 dollari. Arriverà in Europa in autunno.

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2012 in news

 

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Facebook ha bisogno di aria nuova?

In alcuni articoli su Computerworld e Mashable si ipotizza per Facebook uno scenario che vede Mark Zuckerberg lasciare la poltrona di CEO, per via di alcuni recenti accadimenti non proprio esaltanti.

In primis, i risultati negativi registrati dopo la quotazione in borsa dell’azienda, il cui titolo azionario è giunto oggi ad un valore pari alla metà di quello del collocamento.

Va tutto bene al quartier generale di Menlo Park? Due recenti notizie stanno scuotendo Facebook in questi giorni, e potrebbero appesantire ulteriormente l’atmosfera.

La prima ha come protagonisti due personaggi di spicco del mondo di Facebook, Peter Thiel – probabilmente il più importante investitore e socio di Zuckerberg – e il co-fondatore Dustin Moskovitz, che in questi giorni stanno mollando cedendo buona parte delle loro quote azionarie: il primo ha venduto 20 milioni di azioni (valore attuale, 400 milioni di dollari), il secondo ne ha cedute 450mila (circa 9 milioni di dollari). Vendere azioni quando sono in calo – e ad un valore pari alla metà di quello del collocamento – può significare scarsa fiducia nella ripresa del titolo e la volontà di realizzare qualcosa prima di soffrire ulteriori perdite.

La seconda è la denuncia della società cinese Cubic Network, che ha creato il social network L99 (a noi sconosciuto, ma noto essenzialmente nel Paese più popoloso al mondo), e che rivendica la paternità della Timeline, il “diario” che in Facebook è stato introdotto nel 2011. Xiong Wanli, numero uno dell’azienda cinese, nel video di una conferenza organizzata alcuni anni fa presso l’Università di Stanford, sottolinea nel pubblico la presenza di un interessatissimo Mark Zuckerberg proprio durante la presentazione della Timeline di L99.

Sulla base degli aspetti finanziari (già al momento dell’IPO il titolo era apparso decisamente sopravvalutato a molti osservatori e addetti ai lavori), alcuni giornali d’oltreoceano si chiedono quanto sia salda in questo momento la posizione di Zuckerberg, che mantiene comunque una quota di controllo (57%) delle azioni dell’azienda che ha fondato e fatto crescere.

Facebook, secondo Mashable, trarrebbe grandi vantaggi dall’ingresso di un nuovo CEO, e cita illustri precedenti di aziende (Apple, Google, Microsoft) in cui l’avvento di un amministratore delegato che non identificabile con il fondatore fu foriero di svolte benefiche.

Ma proprio il CEO di Mashable, Pete Cashmore, ieri su Facebook ha scritto che i discorsi su Zuckerberg che cede la poltrona di amministratore delegato sono delle stupidaggini, perché l’azienda non ha mai smesso di innovare, è leader nel proprio settore e la vendita di azioni da parte di “investitori a breve termine” non deve destare preoccupazioni.

Certo, molti tra coloro che in questo periodo stanno vendendo le azioni di Facebook sono investitori a breve termine, trader e gente che gioca in borsa. Ma persone come Thiel e Moskovitz no: sono persone che hanno una visione concreta e reale dell’azienda, sono soci di un certo peso (quelli veri) e hanno indubbiamente informazioni più complete di altri trader e investitori occasionali.

Facebook è effettivamente leader nel proprio settore. Ma è ancora capace di innovare? Sicuramente ha saputo apportare innovazioni significative nella comunicazione, nel marketing e nella pubblicità, essendo una piattaforma potentissima e straordinariamente convergente: in essa confluiscono i contenuti condivisi dagli utenti, l’attività di profilazione degli stessi utenti iscritti e le inserzioni pubblicitarie mirate sulla base proprio di questa profilazione. Le recenti novità introdotte, però, sono migliorie apportate a caratteristiche di base già consolidate. In questo senso appare forse più innovativo Google+, con la sua integrazione spinta con le varie Google Apps e con lo stesso motore di ricerca (i risultati di una ricerca effettuata su Google da un utente di Google+ possono contenere materiali condivisi da altri utenti del social network).

Non so se la possibilità che Zuckerberg lasci la poltrona di comando sia davvero una stupidaggine, come pensa Pete Cashmore, ma è una possibilità da non sottovalutare. D’altra parte, Google ha avuto per circa dieci anni un CEO come Eric Schmidt (proveniente da Sun), prima che quel posto fosse “finalmente” occupato da Larry Page (co-fondatore xon Sergey Brin), dimostrando che un fondatore e maggior azionista di un’azienda può comunque delegarne l’amministrazione a chi ne sa più di lui…

 
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Pubblicato da su 22 agosto 2012 in Internet, news, News da Internet, social network

 

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Dopo lunga attesa

Finalmente oggi Google mi ha invitato a fare una ricerca scrivendo a mano libera

 
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Pubblicato da su 16 agosto 2012 in curiosità, Internet, News da Internet, tablet

 

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Il nuovo social fa selezione all’ingresso

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Si chiama App.net, è un nuovo servizio social che non ha nulla a che fare con il business della pubblicità e si propone quindi come un’innovazione nel mondo dei social network, per il suo deciso orientamento verso gli utenti (a cui viene garantita la titolarità e la libera gestione dei propri dati personali) e gli sviluppatori.

Il funzionamento di App.net fa pensare ad una via di mezzo tra FriendFeed e Twitter: l’utente condivide ciò che vuole (testi, link a contenuti multimediali) concentrandolo in una lunghezza massima di 256 caratteri (un tweet non va oltre i 140 caratteri), dall’interno del proprio profilo, non molto diversamente da Facebook o Google+ (o dallo stesso Twitter).

In totale assenza di raccolta pubblicitaria, come sostentamento, il suo fondatore Dalton Caldwell (qualcuno ricorderà il suo Imeem) ha pensato innanzitutto a finanziare la propria attraverso il crowdfunding di Kickstarter, grazie al quale ha raccolto quasi 750mila dollari (andando abbondantemente oltre i 500mila previsti come base minima).

Per quanto riguarda gli utenti, l’iscrizione sarà a pagamento:

– con una quota minima di 50 dollari si diventa utenti della release alpha del servizio;

– chi versa una quota di 100 dollari beneficia di un account da developer;

– versando almeno mille dollari si ottiene addirittura il supporto telefonico e un colloquio con il signor Caldwell in persona.

Con le centinaia di milioni di iscritti ai vari social network disponibili in forma gratuita (in quanto foraggiati da inserzionisti che sfruttano la profilazione degli utenti per sottoporre loro pubblicità mirata e condizionarne le preferenze di acquisto), quanti sono disposti a pagare per accedere ad una nuova piattaforma che permette di fare più o meno le stesse cose, anche se probabilmente con una maggiore attenzione alla privacy?

I finanziamenti raccolti finora sono iscrizioni a tutti gli effetti, distribuite nelle tre tipologie previste. L’inizio dunque è incoraggiante e potrebbe essere il preludio di un proseguimento in grado di dare soddisfazione. Ma c’è una moltitudine di utenti che probabilmente non sarà interessata: sono persone ormai abituate alla gratuità di questo genere di soluzioni e sempre pronte a mettersi in vetrina, ma soprattutto a cedere almeno un click qua e là verso quelle proposte pubblicitarie che – guarda caso – sembrano pensate apposta per loro.

La vera innovazione – in campo social, ma non solo – dovrebbe consistere nel motivare tutti quegli utenti a riscoprire quanto vale la privacy di ognuno, trasmettendo loro un messaggio in grado di farne comprendere l’importanza. Chissà se App.net è un passo compiuto in questa direzione…

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2012 in Internet, news, social network

 

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