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Informiamoci per disintossicarci dai pregiudizi

Ma quando un paziente moriva dopo essersi sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale, o successivamente ad un altro trattamento, dov’erano tutti coloro che oggi puntano il dito accusatorio contro AstraZeneca (ma tranquilli, già spuntano anche quelli contro Pfizer)?

Beninteso: è sempre necessario fare luce sulle cause di morte di un paziente, sia che si presumesse fosse sano, sia che avesse problemi di salute conosciuti. L’obiettivo è la salvaguardia della salute di tutti e solo con studio e ricerca è possibile migliorare, fatto salvo un principio granitico: la sicurezza assoluta non esiste e l’opportunità di una terapia deriva dall’analisi del rapporto tra i possibili benefici ed effetti dannosi conseguenti.

Certo – penseranno alcuni – al giorno d’oggi è possibile avere una mole di informazioni tempestive che un tempo non era così agevolmente accessibile. “Un tempo certe cose nemmeno si sapevano”, mentre oggi riceviamo frequentissime informazioni sui progressi della situazione sanitaria (tamponi, contagi, ricoveri, indici, rapporti, decessi, talvolta anche guarigioni), sulle evoluzioni dei vaccini (risultati dei ricercatori, nomi di aziende produttrici, percentuali di efficacia, numero di dosi disponibili), per non parlare delle parole di medici, esperti, addetti ai lavori e opinionisti che vengono interpellati da giornali, telegiornali, trasmissioni televisive e chiamati – anche tutti insieme – ad esprimersi su dati oggettivi e opinioni, non raramente in contrasto tra loro.

Questa è quella che io chiamo iperinformazione non gestita, ne’ da chi la genera, ne’ da chi la riceve: il risultato è un’eccessiva e scoordinata diffusione di informazioni, che genera confusione e disorientamento tra i cittadini che, di conseguenza, maturano una propria posizione sulla base di quei dati ricevuti in quantità altrettanto eccessiva e in modo altrettanto scoordinato. Colpa di Internet? Ancora una volta: no. Colpa della mancanza di obiettività e di senso critico: io sono ignorante in materia medica (posto che sia giusto esprimere così la mia mancanza di conoscenza al riguardo), ma non per questo devo maturare fiducia o diffidenza solamente sulla base di “notizie” e informazioni non argomentate che ricevo da qualunque fonte.

Se è vero che Internet agevola la diffusione di informazioni, dando voce a chiunque abbia la possibilità di esprimersi sull’argomento, è altrettanto vero che permette a chiunque verificare dati e informazioni. Ma se siamo ignoranti in materia – ossia se non abbiamo gli strumenti culturali a comprenderne tutti gli aspetti – non possiamo esprimere giudizi e spacciare certezze che non abbiamo. “Io non mi vaccino perché non so cosa c’è dentro” è una considerazione di una superficialità assurda (non volevo scrivere cazzata, ops), se espressa da una persona che non ha competenze e da chi, ad esempio, non si pone alcun problema a a cibarsi di schifezze o a fumare.

Visto che Internet offre la possibilità di informarsi, rimaniamo su una questione semplice, ampiamente argomentata e alla portata di tutti: il fumo da sigaretta (causa di 70/80mila vittime ogni anno nel nostro Paese). Con gli strumenti che ho a disposizione – gli stessi che chiunque può utilizzare per commentare sui social a ragione o a vanvera, per capirci – posso cercare informazioni e qualche dato riesco a trovarlo. E scopro che:

  • In una sigaretta ci sono tabacco, nitriti, nitrati, ammoniaca, acetaldeide
  • La combustione di una sigaretta sprigiona nicotina, monossido di carbonio, acido cianidrico, toluene, acetone, catrame, acroleina, acrilonitrile, cianuro di idrogeno, metilammina, formaldeide, benzene, cumene, arsenico, cadmio, cromo, berillio, nichel, ossido di etilene, cloruro di vinile e polonio-210.
  • Cinque sigarette inquinano quanto una locomotiva a vapore. 

Tornando alla vexata quaestio di partenza, sempre potendoci documentare grazie a Internet, scopriamo che:

  • in Gran Bretagna tra 11 milioni di persone “vaccinate Astrazeneca” sono stati riscontrati 45 casi di trombosi. Su 11 milioni di “vaccinati Pfizer” i casi rilevati sono stati 48; è un’incidenza dello 0,00045% (allineata a quella riscontrabile al di fuori della campagna vaccinale);
  • in Italia, ogni trimestre, su 100mila pazienti che assumono anticoagulanti orali muoiono 2mila persone per emorragia, spesso cerebrale; è un’incidenza del 2%, ma non per questo ne viene bloccata la prescrizione;
  • a Napoli il 13 gennaio una persona è stata colta da malore (e purtroppo è poi deceduta) pochi minuti prima di accedere alla sede vaccinale; fosse accaduto pochi minuti dopo la vaccinazione, la correlazione causa-effetto sarebbe rimasta infondata, ma l’avremmo pensata tutti;
  • ogni giorno muoiono 800 persone anziane che si sono vaccinate contro l’influenza, senza che esista alcun legame tra vaccino e decessi.

Non cerchiamo conforto nelle notizie che assecondano un pregiudizio che non ha basi oggettive. Non fermiamoci ad informazioni che non hanno fondatezza adeguatamente supportata. E’ vero, è accaduto in moltissime occasioni di leggere o sentire opinioni e informazioni contrastanti da medici e persone professionalmente competenti, e questo è dovuto a quella iperinformazione non gestita che sarebbe meglio non esistesse, non in quella forma scoordinata e raffazzonata. Ma che possiamo tentare di gestire con più senso critico, come quando vogliamo riconoscere bufale e fake news,  non diversamente da quello che dovremmo applicare di solito, non solo in questo periodo di emergenza, ma sempre.

NB: non si tratta di una difesa verso questo o quel vaccino, ma di una considerazione nei confronti delle motivazioni contrarie viste finora. E l’ultima cosa da fare è interrompere il percorso che può portare ad una soluzione favorevole.

 
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Pubblicato da su 17 marzo 2021 in news

 

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Kit digitalizzazione: cui prodest?

In un emendamento alla Manovra 2021 troviamo un pacchetto chiamato Kit digitalizzazione, che qualcuno – con pragmatismo poeticamente ammiccante – ha ribattezzato bonus telefono e giga:

Al fine di ridurre il fenomeno del divario digitale, in via sperimentale ai soggetti appartenenti a nuclei familiari con un reddito ISEE non superiore a 20.000 euro annui, non titolari di un contratto di connessione internet e di un contratto di telefonia mobile, che si dotino del sistema pubblico di identità digitale (SPID), per il tramite di Poste Italiane o di altri identity provider abilitati, è concesso in comodato gratuito per un anno un telefono mobile dotato di connettività. Il telefono mobile è dotato dell’applicazione «io» e di abbonamento che consenta la consultazione on-line di due organi di stampa.

Chiariamo subito le idee: prestare per un anno (alle famiglie con i requisiti indicati) uno smartphone con connessione Internet, dotato di app IO e abbonamento a due giornali, non ridurrà il digital divide, che è per il nostro Paese un annoso problema socio-culturale, ancor prima che tecnologico. Inoltre è innegabile constatare che tra le righe, cioè proprio quelle che descrivono il provvedimento, si annidano concetti che sembrano portare in tutt’altra direzione rispetto all’obiettivo dichiarato. Tanto per focalizzarsi sul primo elemento che colpisce: l’abbonamento online per un anno a due organi di stampa ha il retrogusto di un finanziamento pubblico a beneficio degli editori.

Il digital divide è il divario che rileviamo tra utenti avanzati (pochi) e non-utenti (troppi), ossia persone che non sono in grado di utilizzare la tecnologia, per motivi di preparazione, ma anche di dotazione tecnologica (fra cui possiamo sicuramente annoverare le limitate risorse per la diffusione della cultura digitale fin dalle scuole e la scarsa disponibilità di connettività a banda larga). Si tratta di un fenomeno che deve essere contrastato con un’adeguata alfabetizzazione digitale, che dovrebbe coinvolgere tutti, cittadini e istituzioni, e che andrebbe introdotto fra le basi dell’educazione scolastica e affrontato con metodologie di apprendimento intergenerazionale, con attività coordinate tra mondo della scuola, giovani (più preparati), centri di aggregazione per la terza età e mondo della disabilità.

Soprattutto andrebbe compresa la necessità di sostenere l’abbattimento del digital divide con investimenti importanti. La misura di destinare 20 milioni di euro al modesto “kit di digitalizzazione” descritto nella manovra appare abbastanza inutile, considerando il numero di utenze di rete mobile già presenti e attive in Italia (la fonte dei dati che seguono è l’Osservatorio sulle Comunicazioni n.3/2020 dell’Agcom):

Posto quindi che il kit digitalizzazione appare una misura inadeguata a perseguire l’obiettivo dichiarato, la sua attuazione sarà tutta da capire, soprattutto per quanto riguarda le modalità con cui saranno coinvolti i soggetti che parteciperanno al “pacchetto”, dagli editori (quali giornali?) alle compagnie telefoniche (quanti giga?), fino ai fornitori di smartphone (quali modelli?). Non sembra infatti percorribile l’idea che si tratti di un bonus spendibile a discrezione dei beneficiari (la formula del comodato d’uso implica che la proprietà sia altrui e che le condizioni debbano essere uniformi per tutti gli utenti individuati). Si vedrà nel 2021, con tempistiche – anche quelle – tutte da definire.

 
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Pubblicato da su 21 dicembre 2020 in news

 

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Titoli tragicomici

Titoli che – per esigenza di sintesi – dicono tutt’altro rispetto alla notizia che annunciano. Qui, per esempio, sembra quasi che il Governo voglia porre fine alle nozze tra sconosciuti, oltre che alle feste in genere.

Che sia una minaccia per alcuni Reality-TV? Se così fosse, “Matrimonio a prima vista” sarebbe in grave pericolo (ma anche “Il Castello delle Cerimonie” non dormirebbe sonni tranquilli)…

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2020 in news

 

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Agenzie di stampa che impazziscono

Adkronos-LePerle

Cosa sono le agenzie di stampa? Sono “imprese giornalistiche che raccolgono e forniscono – con varie forme di pagamento – notizie per mezzo di bollettini o fotografie di attualità a giornali, a servizi radio-televisivi e in genere a chiunque ne abbia interesse. Le a.di s., anche dette agenzie di informazione, possono essere private, statali o finanziate dallo Stato” (fonte: la prima definizione che ho trovato, tratta dall’Enciclopedia Treccani).

Gli esempi qui riportati, tutto sommato, mi sembrano conformi a questa definizione generale: in questi casi specifici, non forniscono notizie, ma diffondono fotografie di attualità (ma anche video, non dimentichiamolo) per raggiungere chiunque ne abbia interesse. In verità, di notizie non ne vedo.L’essenza di ogni esempio non è la foto in se’, ma le reazioni alla pubblicazione di immagini che scatenano ovazioni dei fan o, più frequentemente, fanno impazzire il web.

La notizia, quindi, sarebbe nel fatto che il web impazzisce per delle boiate incredibili. E stando a quanto pubblicano agenzie e giornali, questo accadrebbe molto spesso.

Più verosimilmente, a chi pubblica questo materiale interessa attirare l’attenzione dei lettori, e poco importa se non si tratta di notizie. L’importante è attirare i lettori, stuzzicarne la curiosità e indurli a cliccare, perché il business di queste imprese si fonda sulla visibilità di ciò che pubblicano e sulle dinamiche che legano audience e ricavi pubblicitari. La verità, in definitiva, è leggermente diversa: sono queste testate (e i loro editor) ad impazzire, appena vedono foto come queste sul web, perché sanno bene quanto può rendere pubblicarle, visto quanto è nutrito e affollato il parco buoi sempre pronto a cliccarle.

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2016 in Buono a sapersi, business

 

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Edicola Italiana, per molti ma non per tutti

edicolaitaliana

Definita chiosco della stampa digitale (ma anche chiosco digitale della stampa non sarebbe male), Edicola Italiana apre i battenti e si presenta come un servizio online dove è possibile acquistare quotidiani e riviste (e anche con abbonamento) attraverso smartphone, tablet e PC. Un’edicola digitale nata dalla collaborazione di vari editori – riuniti sotto il cappello del Consorzio Edicola Italiana – con l’azienda Premium Store.

Le testate disponibili (tra quotidiani e periodici) sono oltre 60. L’utente può provare il servizio per una settimana, leggendo il proprio quotidiano gratuitamente, e accedendo a mensili e settimanali attraverso abbonamenti All you can eat.

Non ho la possibilità di fare un test completo, ma – stando a quanto descritto – trovo molto interessante poter disporre dell’edizione digitale integrale di un giornale. Dalla lettura delle Faq, tuttavia, mi pare di capire che – nel Paese che vanta più smartphone che cittadini – la fruibilità sia un po’ limitata:

Su quali dispositivi è possibile leggere i contenuti di Edicola Italiana? 

I contenuti sono disponibili tramite pc, tablet Android e IPad.

 

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2015 in news

 

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Amazon Post

WashingtonPostBezos

“Il dovere del giornale resterà quello di rispettare i suoi lettori, e non gli interessi privati ​​dei suoi proprietari. Noi continueremo a seguire la verità ovunque porti, e lavoreremo sodo per non commettere errori. Quando accadrà, ce ne assumeremo totalmente la responsabilità”

E’ quanto scrive Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, in una lettera ai collaboratori del Washington Post, il prestigioso quotidiano che ha appena acquistato per 250 milioni di dollari. L’operazione si aggiunge all’acquisizione di Business Insider dello scorso aprile ed è stata condotta da Bezos a titolo personale, ossia non attraverso Amazon. Nella sua inedita veste di editore, il nuovo proprietario ha manifestato l’intenzione di mantenere vertici e organico attuali, ma questo non preclude evoluzioni importanti, che riguarderanno il Washington Post come il mondo dell’editoria:

“Internet sta trasformando praticamente ogni settore nel business dell’informazione, abbreviandone i tempi, erodendone fonti di reddito a lungo affidabili, e consentendo nuove forme di concorrenza, alcune delle quali riducono o abbattono i costi di raccolta delle informazioni. Non c’è una mappa con le strade da seguire, e tracciare un nuovo percorso non sarà facile. Avremo bisogno di inventare, che significa che avremo bisogno di sperimentare”.

Che, a sua volta, significa grandi novità all’orizzonte.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2013 in comunicazione, Internet, media

 

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Crisi e confusione

MagdiCristianoAllam_lascia_la_Chiesa

Magdi Allam considera chiuso il suo cammino di conversione al cattolicesimo e al Giornale non capiscono più nulla (a meno che quel titolo sottintenda un inaspettato rimpasto deliberato dal Vaticano).

P.S.: Poi in mattinata hanno sistemato (quasi) tutto

MagdiCristianoAllam_lascia_la_Chiesa2

 
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Pubblicato da su 25 marzo 2013 in Mondo, news

 

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Monetine? No, grazie!

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Lo scorso lunedì il sito messicano El Deforma ha pubblicato la notizia che Samsung, in seguito alla sentenza che la obbliga a pagare ad Apple un risarcimento di oltre un miliardo di dollari per violazione dei brevetti, avrebbe iniziato a “onorare il proprio debito” in modo beffardo, inviando a Cupertino – come acconto – una trentina di autocarri pieni di monete da cinque cent.

El Deforma scrive notizie dichiaratamente di fantasia e quella dell’originale pagamento di Samsung non è che una burla, come tante altre, rilanciata in lingua inglese il giorno dopo da un post del blog JMSL (autore: Jesús M. Sánchez L.), a sua volta amplificata dall’aggregatore Paperblog (che l’ha inserita nella categoria “Satira”) e, a cascata, da 9gag (questi ultimi due siti hanno solo fatto da cassa di risonanza, non sono quindi gli autori, come invece qualcuno ha scritto).

Da qui in poi la notizia ha fatto il giro del mondo e ieri, nonostante in tutte le fonti sopra citate esistesse un’indicazione che palesava la beffa, molte testate italiane sono andate dritte per la loro strada e hanno pubblicato la “geniale trovata” di Samsung, salvo poi aggiornare la news nelle ore successive, con una smentita fornita dall’azienda coreana (decisamente non necessaria a chi avesse letto la news con un briciolo di buon senso e a coloro che avessero aperto gli occhi fin da principio sulla natura della fonte originale, o sulla frase di JMSL, che in calce alle versioni in inglese diceva “Non credete che sia reale, vero? Però vi è piaciuta”).

Nelle news, però, gli update successivi e tardivi si possono riconoscere abbastanza facilmente, e – a chi ha tempo e voglia di scorrere i vari articoli – permettono di capire chi c’è cascato mani e piedi, nonostante goffi tentativi di salvare la faccia con frasi tipo “era chiaramente uno scherzo”…

Sarebbe materiale per la serie Notizie che non lo erano di Luca Sofri.

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2012 in curiosità, media, news, News da Internet

 

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Spuntini di riflessione

Il mandato di Corrado Calabrò, presidente AGCOM, giunge a conclusione senza aver dato alla luce la discussa delibera sul diritto d’autore online. Se c’è qualcuno da ringraziare, però, non è il presidente uscente, ma la campagna promossa dal bravo Luca Nicotra.

A proposito del mandato scaduto di Calabrò, dalla Rete è nata un’altra campagna che propone Stefano Quintarelli come suo successore. Se questa iniziativa dovesse andare in porto si tratterebbe, dopo decenni di nomine politiche, della prima nomina tecnica per i vertici dell’Authority delle Comunicazioni e potrebbe rappresentare l’inizio di una ventata di novità.

L’8 maggio in Olanda è stata approvata una norma che accoglie il principio della neutralità della rete. E’ il primo Paese europeo a riconoscerla per legge. Ci sarà un seguito?

La Corte di Cassazione ha assolto Carlo Ruta stabilendo che il suo blog, chiuso dalla magistratura nel 2006 perché equiparato ad una testata giornalistica, in realtà è un sito web in cui il titolare esprimeva liberamente il proprio pensiero. Meno male.

 
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Pubblicato da su 14 maggio 2012 in news

 

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La pensione è un’opinione

Alcuni giornali oggi invitano i propri lettori a scoprire quando andranno in pensione, offrendo loro tabelle e simulatori per ottenere un risultato evidentemente indicativo, ma che più di una persona riterrà attendibile (perché l’Italia è eterogenea). Dal momento che non è affatto detto che i criteri di oggi possano essere applicati anche nel medio-lungo termine, ho dato per curiosità un’occhiata sconsolata e ho scoperto che ognuno applica un criterio di calcolo differente: Repubblica crede che io ci possa andare a 63 anni con la pensione di anzianità, il Corriere esclude che ci possa andare prima dei 66.

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Internet, news, News da Internet

 

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