L’azienda giapponese Funai ha annunciato che il 30 luglio cesserà la produzione di videoregistratori, settore di cui è rimasta ormai l’unica rappresentante e in cui – questa a mio avviso è la vera notizia – nel 2015 è stato raggiunto un volume di vendita di 750mila unità. Lo stop alla produzione sarebbe dovuto alle crescenti difficoltà nel reperire la componentistica.
Su Facebook vengono visualizzati un miliardo di video ogni giorno, in buona parte (ben oltre la metà) da dispositivi mobili, soprattutto smartphone e tablet. E forse – come sottolineato sul New Blog Times – è il caso di tenere presente alcuni aspetti:
sul social network è attiva per default la riproduzione automatica dei video;
visualizzare un video comporta il download di una determinata quantità di dati;
i dispositivi mobili, al di fuori della copertura di una rete wireless, si connettono a Internet utilizzando un piano tariffario che prevede un monte in gigabyte.
Quando su Facebook si scorre la propria home, oppure una qualunque altra pagina (anche quella di un amico, di un gruppo, eccetera) è molto facile imbattersi in un filmato. Quando questo compare per intero sul display la riproduzione viene avviata a volume azzerato. Con una connessione che prevede dati illimitati (ad esempio WiFi/ADSL) questo non comporta problemi, ma da rete mobile la riproduzione automatica del video si traduce nell’istantaneo consumo di dati, addebitato in funzione del piano tariffario utilizzato.
Se negli ultimi tempi avete riscontrato l’esaurimento prematuro del vostro plafond di dati, il consumo inconsapevole di dati dovuto alla riproduzione automatica di video potrebbe essere una delle motivazioni plausibili (non l’unica rilevabile, ma una delle possibilità verosimili). Naturalmente – se il motivo è l’avvio automatico dei filmati – l’emorragia di byte si può tamponare e prevenire (con benefici anche sull’autonomia della batteria). Facebook indica come fare:
Puoi modificare le impostazioni di riproduzione automatica dell’applicazione Facebook scegliendo Sì, Solo Wi-Fi o No.
Android
Per regolare questa impostazione:
Apri l’applicazione Facebook.
Tocca il pulsante menu del telefono.
Tocca Impostazioni.
Scorri verso il basso e tocca Riproduzione automatica dei video.
Scegli un’opzione.
iPhone e iPad
Per regolare questa impostazione:
Accedi alle impostazioni del tuo telefono o tablet.
Google ha messo a punto un nuovo algoritmo che consentirà di identificare oggetti e persone in foto e video.
Automatic large scale video object recognition (questo il nome della tecnologia, già coperta da brevetto) sarà probabilmente introdotta in primis su YouTube, per consentire l’inserimento di tag in corrispondenza di immagini specifiche all’interno di filmati.
Chi ha familiarità con i tag utilizzabili nei social network su testi e foto, può già immaginare le potenzialità di questa tecnologia, incluse quelle di marketing e di pubblicità. Che, si sa, con la privacy non vanno molto d’accordo.
Mai lasciarsi distrarre dalla TV sembra la morale di questo video, che mostra un “incidente sul lavoro” – ripreso da tre diverse telecamere – accaduto in un bar d’oltreoceano.
La botola che si vede è quella di un montacarichi: lui non si accorge che è spalancata finché non ci casca, distratto dalla TV.
Per sua fortuna, il malcapitato non si è rotto nulla.
Il primo satellite Landsat è stato lanciato in orbita dalla NASA il 23 luglio 1972. Google celebra questo anniversario a modo suo, pubblicando le immagini raccolte in questi anni dai satelliti del Programma Landsat in una galleria di video formato time-lapse che mostrano, in particolare dal 1999 al 2011, le evoluzioni di alcune aree della Terra. La realizzazione, visibile su Google Earth Engine, è stata possibile con la collaborazione dei tecnici USGS e della Carnegie Mellon University.
Fra gli obiettivi principali del Programma Landsat c’era la possibilità di avere un’ampia disponibilità di informazioni sulla Terra, per documentarne i mutamenti nel corso del tempo: l’evoluzione dello sfruttamento agricolo, dell’urbanizzazione, della deforestazione di alcune aree, i fenomeni naturali e dei cambiamenti climatici. In molti casi, si è rivelato utile perché ha offerto all’uomo molti esempi di come la Terra sia sempre in grado – con i suoi tempi e le sue risorse – di riprendersi dai propri traumi.
Il Project Glass, conosciuto a livello mondiale come Google Glassesè una realtà: la dimostrazione dell’esistenza degli occhiali made by Google che permettono di scattare foto e registrare video ha avuto luogo ieri al Google I/O 2012 in occasione della presentazione del Google+ Events.
Definirei realfantascientifico l’effetto dato dalle riprese – trasmesse live sullo schermo presente al Moscone Center di San Francisco – effettuate dai paracadutisti e dai ciclisti che, dotati di questi occhiali, hanno mostrato al pubblico presente tutto ciò che vedevano in tempo reale. Niente male anche il prezzo di 1.500 dollari, che comunque include tutte le specifiche e il software developer kit per sviluppatori.
P.S: se poi si scoprisse che è vera anche la storia raccontata da Sara Tommasi sul chip impiantatole nel cervello dagli alieni, direi che siamo molto vicini ad un possibile remake di Final Cut.
P.S. 2: sì, al Google I/O – già che c’erano – hanno effettivamente presentato anche il Nexus Tablet. Ma visto che si è trattato sostanzialmente di una conferma dell’anticipazione precedente, di novità rilevanti sull’argomento non se ne sono viste.
Blockbuster Italiachiude definitivamente i battenti, dopo aver patito anni di pesantissima crisi. Anni in cui il mondo è cambiato e in cui anche il mercato è cambiato, ma Blockbuster è rimasta sostanzialmente uguale a se stessa e si è accorta troppo tardi delle possibilità di innovazione che avrebbe potuto cogliere.
I punti vendita superstiti stanno per lasciare il posto ad una catena di parafarmacie.