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E poi bisogna fidarsi del cloud

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«Se avete fotografie alle quali tenete realmente, crearne un’istanza fisica è probabilmente una buona idea. Stampatele, letteralmente»

Parola di Vint Cerf, uno dei padri dell’Internet che conosciamo. Parola che, per non spaventare, va compresa e messa in relazione con il tempo in cui viviamo e l’evoluzione tecnologica che lo caratterizza.

Quello delle fotografie è un ottimo esempio, che si può estendere a tutto ciò che viene definito “documento”. La sua efficacia è nella possibilità di visualizzarlo (vederlo, leggerlo) e il presupposto per farlo è che sia disponibile. Salvato su supporto digitale, può essere diffuso e riprodotto. Ma è necessario considerare l’evoluzione di software e hardware, per far sì che i dati che memorizziamo con gli strumenti di oggi possano essere disponibili anche domani.

Non è banale pensando che oggi, in un’epoca in cui gran parte delle informazioni può essere digitalizzato – è quantomeno difficile recuperare ciò che qualche anno fa è stato memorizzato su un floppy disk, mentre nel mondo esistono dati scritti che risalgono a migliaia di anni fa.

Scrive bene Marco Valerio Principato quando parla di amore della conoscenza e dei meccanismi che è necessario imparare e fare propri. Meccanismi che non sono altro che la declinazione digitale del tramandare la conoscenza, non solo ai posteri, ma ancor prima a se stessi, vista la velocità dell’evoluzione tecnologica e la concreta possibilità di perdere quella conoscenza, se abbandonata o trascurata.

Non è un concetto irraggiungibile: per dirla in termini semplici, ci è arrivato chi ha riversato i film dalle videocassette VHS ai DVD, e da questi nei più evoluti formati digitali. Lo stesso ragionamento va applicato a qualsiasi cosa a cui si tenga veramente, affinché possa rimanere disponibile, ancor prima che recuperabile.

I floppy non erano eterni. Non lo sono nemmeno hard disk, CD e DVD. Per non parlare delle chiavette e delle schede di memoria utilizzate in smartphone, tablet e fotocamere. Il succo è: salvare, copiare, travasare periodicamente tutto ciò a cui si tiene. Senza aver fatto almeno una stampa, il rischio di perdere qualcosa di caro, o di necessario, potrebbe essere molto concreto.

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2015 in cloud

 

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In diretta dallo spazio

Live from ISS

La scorsa settimana, sulla ISS – Stazione Spaziale Internazionale – è stato attivato HDEV (High Definition Earth Viewing), un sistema di videotrasmissione basato sull’utilizzo di quattro telecamere HD (720p) collocate nel modulo ESA Columbus della ISS. Il sistema permette la visione di immagini stupende del nostro pianeta, nell’ambito di un progetto condotto con la collaborazione del network scolastico HUNCH, formato da scuole che partecipano ad alcuni progetti dell’ente spaziale americano.

Live streaming video by Ustream

In ogni esperimento degno di questo nome si possono avere inconvenienti: in questo caso alcuni giorni fa si è verificato un imprevisto spegnimento delle telecamere, riattivate non senza fatica dalla NASA. Il problema è stato risolto e ora è tutto ok, per questo motivo non condivido quanto scritto da Il Sole 24 Ore che – parlandone – usa il termine flop (iniziale) in relazione ad un progetto che, al contrario, sta proseguendo con successo offrendo immagini spettacolari a chiunque possa collegarsi via Internet. 
La trasmissione viene effettuata in modo continuativo, ma via Internet non sempre è possibile vedere immagini del nostro pianeta: la stazione compie un’orbita ogni 90 minuti, quindi è possibile visualizzare immagini della Terra al buio, in cui potrebbero spiccare le luci di qualche città. Non è inoltre escluso che si possano verificare momenti di perdita del segnale (schermata blu). 

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2014 in news, tecnologia

 

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Google cercherà anche nelle immagini

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Google ha messo a punto un nuovo algoritmo che consentirà di identificare oggetti e persone in foto e video.

Automatic large scale video object recognition (questo il nome della tecnologia, già coperta da brevetto) sarà probabilmente introdotta in primis su YouTube, per consentire l’inserimento di tag in corrispondenza di immagini specifiche all’interno di filmati.

Chi ha familiarità con i tag utilizzabili nei social network su testi e foto, può già immaginare le potenzialità di questa tecnologia, incluse quelle di marketing e di pubblicità. Che, si sa, con la privacy non vanno molto d’accordo.

 
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Pubblicato da su 4 settembre 2012 in business, Internet, news

 

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Con Google Earth Engine, i cambiamenti della Terra visti dai satelliti

Il primo satellite Landsat è stato lanciato in orbita dalla NASA  il 23 luglio 1972. Google celebra questo anniversario a modo suo, pubblicando le immagini raccolte in questi anni dai satelliti del Programma Landsat in una galleria di video formato time-lapse che mostrano, in particolare dal 1999 al 2011, le evoluzioni di alcune aree della Terra. La realizzazione, visibile su Google Earth Engine, è stata possibile con la collaborazione dei tecnici USGS e della Carnegie Mellon University.

Fra gli obiettivi principali del Programma Landsat c’era la possibilità di avere un’ampia disponibilità di informazioni sulla Terra, per documentarne i mutamenti nel corso del tempo: l’evoluzione dello sfruttamento agricolo, dell’urbanizzazione, della deforestazione di alcune aree, i fenomeni naturali e dei cambiamenti climatici. In molti casi, si è rivelato utile perché ha offerto all’uomo molti esempi di come la Terra sia sempre in grado – con i suoi tempi e le sue risorse – di riprendersi dai propri traumi.

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2012 in Internet, Mondo, news, tecnologia

 

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Project Glass: la vera star del Google I/O

Il Project Glass, conosciuto a livello mondiale come Google Glasses è una realtà: la dimostrazione dell’esistenza degli occhiali made by Google che permettono di scattare foto e registrare video ha avuto luogo ieri al Google I/O 2012 in occasione della presentazione del Google+ Events.

Definirei realfantascientifico l’effetto dato dalle riprese – trasmesse live sullo schermo presente al Moscone Center di San Francisco – effettuate dai paracadutisti e dai ciclisti che, dotati di questi occhiali, hanno mostrato al pubblico presente tutto ciò che vedevano in tempo reale. Niente male anche il prezzo di 1.500 dollari, che comunque include tutte le specifiche e il software developer kit per sviluppatori.

P.S: se poi si scoprisse che è vera anche la storia raccontata da Sara Tommasi sul chip impiantatole nel cervello dagli alieni, direi che siamo molto vicini ad un possibile remake di Final Cut.

P.S. 2: sì, al Google I/O – già che c’erano – hanno effettivamente presentato anche il Nexus Tablet. Ma visto che si è trattato sostanzialmente di una conferma dell’anticipazione precedente, di novità rilevanti sull’argomento non se ne sono viste.

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2012 in Mondo, tecnologia

 

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