Nell’intervista a Ville Heijari (Rovio) c’è la chiave di interpretazione di un giochino che sta spopolando in tutto il mondo. Per chi non l’avesse compresa, la riporto qui:
Ma si può dire che i maiali siano una società gerarchica e sottomessa e che gli uccellini siano invece democratici? Sì. Gli uccellini non hanno un vero capo, c’è quello rosso che ne è l’icona, il più rappresentativo, un leader, ma non c’è un capo riconosciuto. I maiali invece hanno un re per il quale devono rubare le uova, poi nella piramide ci sono maiali autoritari più vicini al re, quelli coi baffoni arancioni ad esempio, e ancora più sotto i molti sudditi.
E io che pensavo fosse solo questione di superare livelli sempre più difficili 😉
Giunto alla veneranda età di 145 anni, il quotidiano La Stampaannuncia la creazione di tre nuovi ruoli:
il Digital Editor (Marco Bardazzi), che coordinerà tutta l’attività digitale della redazione
il Web Editor (Dario Corradino) cui farà capo il sito lastampa.it
il Social Media Editor (Anna Masera), punto di riferimento sui social media (Facebook, Twitter, eccetera) per la divulgazione dei contenuti della testata e lo scambio con la comunità dei lettori
La novità di spicco è forse proprio quest’ultima funzione, che rappresenta un passo importante nell’evoluzione del giornale. In bocca al lupo ai nuovi Editor.
Mentre l’Italia è stata costretta a varare una norma per la semplificazione e la crescita, che punta al digitale passando per l’istituzione di una cabina di regia per lo sviluppo del broad band, per l’ingresso dell’open data, l’utilizzo del cloud e gli incentivi alle smart communities (va tutto bene, ma è tutta roba ancora là da venire), oltreoceano il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha organizzato un collegamento in live streaming su YouTube attraverso Hangouts, la funzionalità di Videoritrovi di Google+.
Ok, c’è la campagna elettorale e a Obama conviene mostrarsi forte anche sul fronte della tecnologia e di Internet, per riscuotere consensi e fondi. Però, al netto di questo, per tutti i nostri limiti (non solo tecnologici) e l’arretratezza che caratterizza una cospicua parte del Paese, una cosa del genere qui da noi sarebbe impensabile.
Sherlock Holmes aveva sviluppato la sua eccezionale memoria – soprattutto fotografica – educandola a scartare i particolari non significativi e quindi a liberare spazio per più importanti ricordi futuri. Se avesse avuto a propria disposizione un secondo cervello, il limite della capacità mnemonica non sarebbe esistito. Prima che vi (e mi) chiediate di cosa sto parlando, vi chiarisco che questa citazione mi serve soltanto a segnalare questa interessante intervista a Phil Libin, CEO di Evernote, applicazione di note-taking nata nel 2007, pensata in primis per i dispositivi mobili, che si propone non solo come memoria esterna permanente, ma come una sorta di “secondo cervello” dell’utente, che potrà usare la piattaforma per memorizzare e gestire ogni tipo di ricordo.
A me fa ovviamente piacere se un governo si dota di un provvedimento mirato alla semplificazione e allo sviluppo del Paese. Però, prima di saltare di gioia e cantare Alleluja davanti a titoli come “Meno burocrazia, più Internet” (che comunque si riferiscono all’obiettivo – finalmente dichiarato – di puntare sul digitale), aspetterò di vedere i fatti, cioè la traduzione concreta di questi intenti dichiarati. Per il momento, incasso con soddisfazione l’eliminazione degli obblighi relativi al DPS per tutti i soggetti interessati.
Il 27 gennaio 1945, un reparto della LX Armata del Primo Fronte Ucraino giunse nella città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo un campo di concentramento con circa 7mila prigionieri, che liberarono dopo l’abbattimento dei cancelli. Questa data è stata scelta per ricordare la persecuzione e lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la deportazione, la prigionia e la morte di persone innocenti, “nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Questa giornata deve essere un monito a non dimenticare, in tutta la nostra vita, la persecuzione e lo sterminio di milioni di persone innocenti.
Secondo quanto riferisceGizmodo, il numero di iPhone venduti in un giorno da Apple (377.900) supera il numero di bambini nati nel mondo (371.000). Con numeri così importanti forse sarebbe il momento giusto per ridurre un po’ il listino prezzi, no?
Nuove regole in arrivo per l’utilizzo dei servizi Google: entro il prossimo mese, infatti, il gruppo di Mountain View apporterà alcune modifiche di rilievo nelle policy applicate in materia di privacy e nelle condizioni di servizio.
La novità più significativa sembra riguardare la prima sfera: Google dichiara che, per tutti i servizi offerti ai propri utenti, oggi sono in vigore 70 differenti documenti con altrettante privacy policies, che la gestione di questa tematica è troppo complessa e quindi lanceranno una main privacy policy per coprire la maggior parte dei prodotti (almeno una sessantina) e spiegare quali informazioni saranno raccolte e come saranno utilizzate, “in modo molto più leggibile”.
In questo video, una breve spiegazione delle novità:
I servizi non coperti da queste regole manterranno una propria Informativa sulla privacy. Il consolidamento delle regole implica che, per ogni utente che accede ad un servizio, sia possibile combinare le informazioni che lo stesso utente ha fornito o condiviso su altre soluzioni, trattandolo come un singolo utente attraverso tutti i prodotti Google.
L’obiettivo dichiarato è la semplificazione, che piace a tutti. Il risultato effettivo si tradurrà, per Google, nella possibilità di offrire ai propri inserzionisti pubblicitari informazioni più preziose sugli utenti, favorendo un’attività di advertising sempre più mirato. Che piace alle aziende, e che per questo – scommetteteci quanto volete – saranno sicuramente molto riconoscenti verso Google.
E’ bene ricordare che, attraverso i cookies, i titolari di un Google account vengono profilati e catalogati. Chi ha un account può gestire questo tipo di informazioni (procedendo ad aggiunte, modifiche o cancellazioni) attraverso il servizio Preferenze annunci.
Gli aspetti su cui dovremmo riflettere – e che è bene sottolineare, per maggiore consapevolezza di tutti – non sono pochi. Il primo è che si tratta di una modifica unilaterale delle condizioni di servizio: l’utente non ha margine di scelta, se vuole continuare ad utilizzare i servizi di Google, si deve far piacere questa minestra (o saltare dalla finestra). Il secondo è che l’utente si deve far piacere (ma questa non è una novità) il fatto che Google, come altri servizi che implicano l’utilizzo di geolocalizzazione, è libero di tracciarlo e rintracciarlo, monitorarne gli spostamenti, tenerlo sotto controllo insomma (mentre se l’attività di controllo viene svolta dalla Polizia su mandato dell’autorità giudiziaria qualcuno si… infastidisce).
La nuova main policy fa capire questo e altro, mentre non dice nulla sulla loro conservazione: le informazioni vengono memorizzate, archiviate, catalogate, ma non si sa per quanto tempo, mentre si sa che le conservano anche in caso di cancellazione. Quindi, cosa accade se un utente cancella il proprio account?
Ieri sera non ho avuto la possibilità di seguire Ballarò e mi sono perso l’episodio segnalato dall’amico Dario Denni (e apparentemente sfuggito a Termometro Politico) in cui il conduttore Giovanni Floris ha confuso il concetto di banda larga, scambiandolo per la questione delle frequenze televisive:
Il sottosegretario all’economia ha parlato di acqua, energia, trasporti e… Banda Larga come esempi in cui è meglio per la concorrenza e per i consumatori se chi gestisce la rete (ferrovie, acquedotti, reti elettriche e di telecomunicazioni) sia un soggetto diverso e separato da chi ci fa passare sopra i servizi (vagoni, acqua, elettricità, servizi TLC).
A questo punto Giovanni Floris, che conduce da anni la trasmissione, ha chiesto: ?”La banda larga è quella regalata a Mediaset e Rai?”. Dimostrando in questo modo di non sapere cosa è la banda larga.
Il sottosegretario all’economia ha quindi ribattuto: “No Floris, la banda larga è il problema legato a Telecom Italia e la rete ottica di nuova generazione”.
Floris, completamente disinteressato al problema della fibra ottica, ha chiesto se ci rientrava comunque il problema delle frequenze regalate a Mediaset.
Per completezza, ecco il video che ho trovato. Il “momento” è intorno al minuto 3.30:
In rete si scatenano polemiche e sfottò. Eppure non è la prima volta che se ne parla, nella trasmissione: la necessità di investire nel digitale e nella banda larga è stata sottolineata in varie occasioni e da molte persone intervenute. Per questo non voglio credere che Floris ignori il concetto, temo però (è solo la mia opinione e spero di essere contraddetto) che ne sottovaluti l’importanza per come ha smorzato l’argomento, e il motivo non è certo che parlandone si sarebbe andati fuori tema, perché non è vero: l’episodio di ieri è solo una piccola conferma del fatto che in Italia non esista una cultura digitale e non si pensi alla tecnologia come volano di sviluppo. Queste lacune portano – a torto – a dare poca importanza ad argomenti come banda larga e reti di nuova generazione, ma implicano una sempre più urgente necessità di dare al Paese una strategia digitale che, oltre alle aziende, deve essere promossa dalle istituzioni e da chi fa informazione.
Forse tutto questo avrà un risvolto positivo: sulla scia delle reazioni all’episodio di ieri sera, nel prossimo appuntamento di Ballarò si potrebbe finalmente parlare di banda larga. Speriamo che non si sprechi un’occasione.
Ieri, quando ho scritto di Italia-programmi.net e delle sue pratiche commerciali scorrette, davvero non sapevo (ma confesso di aver sperato) che l’azienda che gestisce quel sito sarebbe stata colpita da una multa di 1.500.000 euro.
Non so quanto questa società con sede alle Seychelles si sentirà obbligata a far fronte al pagamento della sanzione che le è stata comminata da un’Authority italiana, non so nemmeno se la “sorella” Euro Content (società che gestiva Easy download, sito analogo che le era valso una multa di quasi un milione) abbia a sua volta saldato il proprio debito. Credo però che ci sia uno scarso margine di manovra e chi ha incautamente pagato per iscriversi a questi siti avrebbe comunque diritto ad essere risarcito, dal momento che le condizioni generali di vendita di Italia -programmi.net stabiliscono quanto segue:
I contratti conclusi con il Fornitore accedendo al Sito sono disciplinati dal diritto italiano e, in particolare, dal Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n° 206 (Codice del Consumo) e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n° 70 (Attuazione della Direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’Informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico.
Inoltre:
Le condizioni di accesso al Sito sono rette dalle norme di diritto italiano e devono essere interpretate in conformità con le leggi italiane.
Nel caso in cui il rapporto economico tra Fornitore e Cliente sia disciplinato dalla normativa a tutela dei consumatori, per qualsiasi controversia sarà competente il foro del luogo di residenza o di domicilio del Cliente, se ubicati nel territorio dello Stato italiano.
E’ più assurdo acquistare un violino antico via Internet pagandolo 2500 dollari su PayPal, oppure essere costretti dalla stessa PayPal a distruggere il violino ricevuto e rivelatosi falso, per ottenere il rimborso della somma spesa?
In questo caso, invece, non è colpa dei giornalisti, ma dell’Associazione Matrimonialisti, che scambia “causa” e “mezzo”: perché scaricare sul social network la responsabilità dell’insoddisfazione o dell’inadeguatezza umana?
“Nel nostro Paese almeno il 20% delle crisi coniugali che arrivano in Tribunale – fa i conti il presidente dell’Ami – sono causate da Facebook (80% del totale) e da Twitter (20%). Si tratta di un fenomeno denunciato l’anno scorso dall’associazione dei matrimonialisti degli Usa e confermato dall’Ami. Le infedeltà riguardano coppie di tutte le età, anche quelle sposate da trent’anni e più. Facebook è virtuale solo all’inizio del rapporto, ma è poi occasione di incontri veri e propri (secondo il Centro Studi dell’Ami, il 70% si trasformano in scappatelle, il 30% diventano storie durature e parallele)”
Perché scaricare sul social network la responsabilità dell’insoddisfazione o dell’inadeguatezza umana? Se una persona – già impegnata con un partner – cerca e trova un altro partner, ovunque la cerchi, significa che qualcosa non va nel suo rapporto e la colpa è sua, oppure del partner.
Se la conosce al bar è colpa del bar? E se succede in metropolitana? O ad un matrimonio (stile L’ultimo bacio)?