Secondo quanto riferisce Gizmodo, il numero di iPhone venduti in un giorno da Apple (377.900) supera il numero di bambini nati nel mondo (371.000). Con numeri così importanti forse sarebbe il momento giusto per ridurre un po’ il listino prezzi, no?
Urge un’alfabetizzazione digitale
Ieri sera non ho avuto la possibilità di seguire Ballarò e mi sono perso l’episodio segnalato dall’amico Dario Denni (e apparentemente sfuggito a Termometro Politico) in cui il conduttore Giovanni Floris ha confuso il concetto di banda larga, scambiandolo per la questione delle frequenze televisive:
Il sottosegretario all’economia ha parlato di acqua, energia, trasporti e… Banda Larga come esempi in cui è meglio per la concorrenza e per i consumatori se chi gestisce la rete (ferrovie, acquedotti, reti elettriche e di telecomunicazioni) sia un soggetto diverso e separato da chi ci fa passare sopra i servizi (vagoni, acqua, elettricità, servizi TLC).
A questo punto Giovanni Floris, che conduce da anni la trasmissione, ha chiesto: ?”La banda larga è quella regalata a Mediaset e Rai?”. Dimostrando in questo modo di non sapere cosa è la banda larga.
Il sottosegretario all’economia ha quindi ribattuto: “No Floris, la banda larga è il problema legato a Telecom Italia e la rete ottica di nuova generazione”.
Floris, completamente disinteressato al problema della fibra ottica, ha chiesto se ci rientrava comunque il problema delle frequenze regalate a Mediaset.
Per completezza, ecco il video che ho trovato. Il “momento” è intorno al minuto 3.30:
In rete si scatenano polemiche e sfottò. Eppure non è la prima volta che se ne parla, nella trasmissione: la necessità di investire nel digitale e nella banda larga è stata sottolineata in varie occasioni e da molte persone intervenute. Per questo non voglio credere che Floris ignori il concetto, temo però (è solo la mia opinione e spero di essere contraddetto) che ne sottovaluti l’importanza per come ha smorzato l’argomento, e il motivo non è certo che parlandone si sarebbe andati fuori tema, perché non è vero: l’episodio di ieri è solo una piccola conferma del fatto che in Italia non esista una cultura digitale e non si pensi alla tecnologia come volano di sviluppo. Queste lacune portano – a torto – a dare poca importanza ad argomenti come banda larga e reti di nuova generazione, ma implicano una sempre più urgente necessità di dare al Paese una strategia digitale che, oltre alle aziende, deve essere promossa dalle istituzioni e da chi fa informazione.
Forse tutto questo avrà un risvolto positivo: sulla scia delle reazioni all’episodio di ieri sera, nel prossimo appuntamento di Ballarò si potrebbe finalmente parlare di banda larga. Speriamo che non si sprechi un’occasione.
Microsoft pronta a mangiarsi Nokia
Fonti bene informate riferiscono che Microsoft sarebbe pronta ad acquisire Nokia, o almeno la sua business unit che si occupa di smartphone.
Considerando che Google lo ha fatto con Motorola, non si può certo dire che il mercato non sia mobile…
Italia-programmi, multa per 1,5 milioni di euro

Ieri, quando ho scritto di Italia-programmi.net e delle sue pratiche commerciali scorrette, davvero non sapevo (ma confesso di aver sperato) che l’azienda che gestisce quel sito sarebbe stata colpita da una multa di 1.500.000 euro.
Non so quanto questa società con sede alle Seychelles si sentirà obbligata a far fronte al pagamento della sanzione che le è stata comminata da un’Authority italiana, non so nemmeno se la “sorella” Euro Content (società che gestiva Easy download, sito analogo che le era valso una multa di quasi un milione) abbia a sua volta saldato il proprio debito. Credo però che ci sia uno scarso margine di manovra e chi ha incautamente pagato per iscriversi a questi siti avrebbe comunque diritto ad essere risarcito, dal momento che le condizioni generali di vendita di Italia -programmi.net stabiliscono quanto segue:
I contratti conclusi con il Fornitore accedendo al Sito sono disciplinati dal diritto italiano e, in particolare, dal Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n° 206 (Codice del Consumo) e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n° 70 (Attuazione della Direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’Informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico.
Inoltre:
- Le condizioni di accesso al Sito sono rette dalle norme di diritto italiano e devono essere interpretate in conformità con le leggi italiane.
- Nel caso in cui il rapporto economico tra Fornitore e Cliente sia disciplinato dalla normativa a tutela dei consumatori, per qualsiasi controversia sarà competente il foro del luogo di residenza o di domicilio del Cliente, se ubicati nel territorio dello Stato italiano.
Soddisfatti o demolitori
E’ più assurdo acquistare un violino antico via Internet pagandolo 2500 dollari su PayPal, oppure essere costretti dalla stessa PayPal a distruggere il violino ricevuto e rivelatosi falso, per ottenere il rimborso della somma spesa?
Compensi ai parlamentari italiani, ecco il confronto UE
Dalla relazione Attività e risultati della Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa, che contiene dati parziali – ossia non esaustivi – al 31 dicembre 2011, emerge il non sorprendente risultato che i parlamentari italiani percepiscono i compensi più alti a livello europeo. Nulla di nuovo (molti lo sapevano, ma tutti lo immaginavano, anche prima di un risultato formale e ufficiale), tuttavia possiamo consolarci con la precisazione che “la partecipazione alla Commissione è a titolo gratuito e pertanto i componenti della medesima non ricevono alcun compenso per il lavoro svolto”.
Al netto di ulteriori ritenute (fiscali, previdenziali e assistenziali, i mille euro per l’assegno vitalizio, i 200 euro per chi svolge altre attività e le addizionali regionali e comunali) il deputato si ritrova in tasca circa 5mila euro netti, come dice la Camera contestando il primato dei parlamentari italiani. Ma non bisogna dimenticare la diaria (prevista per le spese sostenute per vivere nella Capitale), i rimborsi spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, il rimborso trimestrale forfettario per recarsi a Roma (da casa all’aeroporto e da Fiumicino a Roma, ma autostrade, treni, traghetti e aerei per viaggi in Italia sono gratis), il plafond di circa 3mila euro per telefonare. Si arriva a 13mila euro.
Italia-programmi, se lo conosci lo eviti
Ha senso pagare denaro per ottenere qualcosa che già è disponibile gratuitamente? Ovviamente no. Quindi, se navigando in Internet vi siete imbattuti nel sito Italia-programmi e siete stati anche lievemente tentati di iscrivervi, ignoratelo e andate oltre senza indugi.
Si tratta di un portale che propone ai propri iscritti il download di software gratuiti. Unica condizione, appunto, l’iscrizione, che comporta la sottoscrizione di un abbonamento della durata di due anni al costo di 8 euro al mese, con pagamento anticipato della quota annuale (96 euro). Italia-programmi sta mietendo numerose vittime facendo leva sulla genuina, innocente e legittima ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza) di coloro che non hanno molta confidenza con alcune dinamiche elementari di Internet e non conoscono, ad esempio, concetti come shareware, freeware o open source, oppure – cosa più frequente di quanto non si pensi – non comprendono la differenza tra la barra degli indirizzi di un browser e la casella di ricerca di un motore di ricerca.
Italia-programmi sembra voler raccogliere l’eredità del suo predecessore Easy Download, gestito dalla società Euro Content Ltd che – avendo operato con modalità pressoché identiche – nel 2010 fu colpita da una sanzione di 960mila euro per pratiche commerciali scorrette. Molti utenti di Italia-programmi (a cui l’Antitrust ha già intimato la sospensione dell’attività) nei mesi scorsi si sono iscritti nella convinzione di non dover pagare nulla (in effetti il sito riporta chiaramente le condizioni di iscrizioni solo dal mese di settembre) e hanno ricevuto una richiesta di pagamento dal gestore Estesa Ltd (con sede a Mahe, Repubblica delle Seychelles). Che fare? Semplice: non pagare nulla. E se avete ricevuto una lettera di sollecito che minaccia azioni legali nei vostri confronti non fatevi intimorire, non vi accadrà nulla: la Polizia di Stato sa già che si tratta di richieste indebite, come ha segnalato nel sito Commissariato di P.S. online, precisando che “è comunque in atto un’azione coordinata tra Postale, Procura e Antitrust per tutelare, nel rispettivo ambito di competenza, gli interessi di coloro che sono stati coinvolti nella vicenda”.
Chi avesse già pagato la propria quota, come vittima di una pratica commerciale scorretta ha tutto il diritto di pretendere la rescissione del contratto, scrivendo a Italia-Programmi.net a cui sarà opportuno allegare la comunicazione dell’Authority del 25 Agosto 2011. In mancanza di riscontri, volendo comunque tutelare i propri interessi, dovrà presentare alla Polizia una denuncia nei confronti della società che gestisce il sito.
AGGIORNAMENTO: La società è stata multata dall’Antitrust per 1,5 milioni di euro
Anche gli iPhone nel loro piccolo si incazzano
Secondo un articolo del Sun, un iPhone 4S dotato dell’assistente vocale Siri avrebbe insultato un ragazzino che gli aveva chiesto quante persone esistono al mondo:
A LAD of 12 who tried out the new iPhone 4S in Tesco was stunned when it told him: “Shut the f*** up, you ugly t***.”
The phone’s Siri system, which answers spoken questions, came back with the foul-mouthed insult when Charlie Le Quesne asked: “How many people are there in the world?”
Da una verifica sarebbe però emerso che non si è trattato della scoperta di un easter egg di cattivo gusto, ma solo dello scherzo di un buontempone che aveva memorizzato quella frase al posto dello username che SIRI pronuncia nel rispondere all’utente.
Istigazione a sbattersene
Roberto Saviano, dopo il clamore suscitato da un errore grammaticale di un suo tweet, ha deciso di emulare Pirandello e Landolfi. Speriamo che se la cava.









