Claudio Cecchetto non sta mai fermo e in questi giorni ha lanciato pubblicamente il suo social network Faceskin, concretizzando un’idea che si basa sulla possibilità di conservare, nel profilo personale dell’utente, i percorsi di ricerca e i siti relativi a particolari tematiche, condivisibili con altri utenti.
La possibilità di conservare e condividere una weblist è interessante e quindi, a mio avviso, l’idea di partenza è buona, ma mi piacerebbe che fosse un punto di partenza per altri sviluppi. Ho un’opinione opposta sulla scelta del nome e della veste grafica: è molto spinto ed evidente il richiamo a Facebook (nome che ammicca e logo pressoché identico, anche nei colori), genera una somiglianza che io eliminerei al più presto, perché credo che il più affollato social network del mondo non abbia bisogno di imitatori, ne’ emulatori che lo pubblicizzino di rimbalzo. Volendo mantenere un legame che faccia traino in modo più efficace, piuttosto, renderei possibile l’iscrizione attraverso il collegamento ad un profilo-utente già esistente in altri servizi.
Le agenzie che rivendono i servizi delle compagnie telefoniche formulano sempre proposte commerciali mirate ad un determinato settore. Adesso però esagerano! A quando un’offerta per me che possiedo un flauto?
Oggi mi trovavo dentroFacebook e, istigato dal sodale cugino Luca che aveva scoperto un “quantomeno bizzarro” conteggio degli amici in comune con il sottoscritto, ho dato un’occhiata al suo diario (l’odiata e a tutt’oggi irreversibile timeline). Tra gli amici di Luca ho trovato anche me stesso. Niente di insolito, chiaramente, tranne due cose: il numero di amici in comune e l’invito sottostante.
Lasciando perdere la stupefacente rivelazione di quanti amici ho in comune con me stesso (!), ho selezionato Aggiungi agli amici per vedere fino a che punto l’ebbrezza primaverile avesse afflitto Facebook. Al fatidico click, ecco il fulmineo ritorno di lucidità:
In realtà si tratta solo di uno dei tanti bug del diario-timeline (alcun noti, altri no). Nella cara, vecchia bacheca (che gli utenti ancora privi di diario avranno la fortuna di mantenere fino al 30 marzo), tutto questo non accade: il pulsante “Aggiungi agli amici” compare solo sugli utenti con cui non si ha alcun collegamento, gli amici vengono contrassegnati come tali e l’utente che ritrova il proprio nome nel novero degli amici dell’amico non ha alcun pulsante per auto-aggiungersi.
In conclusione, non si può che confermare quanto già scritto su Quora dal buon Evan Priestley, che dentro Facebook ha lavorato da ingegnere:
Facebook è il più bacato tra i software che utilizzo regolarmente, con un ampio margine [sugli altri software, ndD]. Producono un software che ha tutti questi problemi e hanno anche un successo enorme. E’ per questo motivo che dico che non hanno bisogno di produrre software di qualità superiore.
In altre parole (considerazione priva di deontologia professionale): è un software pieno di bug, ma… visto il successo mondiale che riscuote, chi glielo fa fare, di migliorare la qualità del software?
Google non vuole più i set-top-box di Motorola. L’acquisizione di Motorola Mobility aveva fatto ipotizzare un certo interesse, da parte del gruppo di Mountain View, a quel settore che poteva diventare strategico nel business della TV su Internet. Un articolo del New York Postspiega invece che Google intende liberarsi di quell’attività. Questo significa che Google si servirà di altre tecnologie per arrivare al business della TV su Internet (e forse la notizia, tra le righe, è che queste tecnologie le ha già trovate) e che Motorola le serve per i suoi numerosissimi brevetti nel campo della telefonia mobile.
Sul fronte della privacy si è aperta una nuova problematica per quanto riguarda gli utenti di Facebook: secondo quanto riportato dal Sunday Times, lo staff del social network avrebbe recentemente attivato un sistema per leggere gli SMS inviati o ricevuti attraverso gli smartphone Android degli utenti che utilizzano Facebook in mobilità. L’azienda che fa capo a Mark Zuckerberg nega e spiega:
“Non avviene alcuna lettura degli SMS. Sull’Android App Store l’applicazione Facebook comprende la richiesta di autorizzazione a leggere e scrivere SMS”, spiegano dal social network.
“La ragione – continua Facebook – consiste nell’aver svolto alcuni test (non con il pubblico) di prodotti che richiedono la funzionalità SMS degli smartphone per parlare con l’applicazione Facebook. A questo si riferisce la richiesta di accesso a tale funzione sia in lettura che scrittura, ossia la linea di comunicazione richiesta per integrare le due cose”.
“Molte comunicazioni impiegano queste richieste di permesso. Occorre pensare che esse possono agire come sostituti dei servizi di SMS incorporati negli smartphone. Ciò non è necessariamente l’oggetto del nostro lavoro attuale. Gli SMS possono essere impiegati per pagare tramite il proprio operatore cellulare (laddove l’utente acconsenta a pagare, in pratica, sulla propria bolletta) per esempio per l’acquisto di un’applicazione. Il Sunday Times ha invece concluso che si trattasse proprio di una caratteristica ben precisa”.
“In ogni caso – conclude Facebook – nessuna di queste funzioni è disponbile per il pubblico (dunque il Sunday Times sbaglia del tutto nell’affermare che Facebook stia leggendo gli SMS della gente. Sbaglia nei termini e sbaglia nell’effetto suggestivo che crea). Tuttavia, Facebook sta implementando questa funzionalità tramite i permessi delle App di Android in quanto le App hanno tecnicamente la possibilità di integrarsi con il sistema di gestione SMS degli smartphone, anche se, per ora, si tratta di sole prove”.
Utilizzare un hard disk da 3,5 o 2,5 pollici pollici come drive esterno consente il reimpiego di una risorsa spesso già disponibile evitando l’acquisto di un nuovo drive. Normalmente, la trasformazione implica l’acquisto di un apposito case per favorire la portabilità del dispositivo. Nel novero di queste soluzioni oggi è disponibile anche BytePac.
Presentato da Convar come una custodia per hard disk, in realtà è un vero e proprio case, realizzato però in cartone. Altro elemento positivo è dato dalla confezione, che – oltre a connettori e cavetteria – contiene tre custodie (dotate di fori per l’aerazione e la dissipazione del calore) e permette quindi di utilizzare altrettanti hard disk come drive esterni che, quando non vengono utilizzati, possono essere riposti nella confezione che funge anche da raccoglitore.
Sulle custodie, come su un raccoglitore per documenti, è possibile scrivere informazioni sui dati memorizzati. Riposti nel raccoglitore e opportunamente etichettati, gli hard disk potranno dunque essere classificati e consentiranno all’utente di mantenere i propri dati in ordine.
Costruita con cartone riciclabile che può essere etichettata come un raccoglitore, ci si può scrivere sopra o apporre delle etichette, BytePac è completamente funzionale, equipaggiato di un sistema di aerazione passivo che può essere collegato direttamente al PC mediante un sistema di collegamento flessibile. La praticità del dispositivo consiste quindi nella possibilità di essere archiviato senza i cavi di collegamento, che nonostante un’apparente complessità, sono di semplice utilizzo anche per un utente che ha poca dimistichezza con la tecnologia.
Per la connessione non manca nulla: la confezione contiene un alimentatore esterno a risparmio energetico, un power box, un cavo di
collegamento SATA, un modulo interfaccia USB2. Il video che segue illustra efficacemente il funzionamento del dispositivo:
I due punti di forza di BytePac sono la praticità di archiviazione e il fatto di essere realizzato in cartone, che conferisce al prodotto un’intrinseca riciclabilità. E’ opportuno però avere una certa attenzione per quanto riguarda la portabilità del dispositivo: mentre un case in materiale plastico antiurto può essere riposto senza particolari accorgimenti in una valigetta, in uno zainetto o in una borsa con altri oggetti, il box in cartone può subire qualche piccola ammaccatura e pertanto è opportuno riservargli un posto in un’apposita tasca portaoggetti.
Superata questa unica “criticità”, BytePac si dimostra indubbiamente pratico ed eco-compatibile. Inoltre, agli utenti a cui piace l’idea, ma vorrebbero realizzarla per proprio conto, BytePac non solo suggerisce il fai-da-te, ma – con un approccio decisamente open – offre loro anche gli strumenti per creare i case, con tanto di download del formato da utilizzare.
La cosiddetta “notizia” che parla di ostie allucinogene distribuite dal parroco don Achille alla Comunione durante una messa celebrata nella “Chiesa del Santo Spirito” di Campobasso ha tutti gli elementi di una discreta bufala. Uno su tutti: che quel parroco e quella chiesa non esistono.
Secondo quanto ha rivelatoScience, ‘‘una cattiva connessione tra l’unità Gps usata e un computer” avrebbe falsato le rilevazioni sulla velocità dei neutrini sparati dal CERN verso il Gran Sasso. La notizia salva sia Einstein che il primato di Superman, mentre qualcuno confessa di aver avuto qualche sospetto, ma solo di aver espresso eccessivo entusiasmo.
E’ in due comunicati stampa diffusi nelle scorse ore che la RAI spiega la propria posizione in merito alla recente querelle sul canone da far pagare anche per strumenti diversi dagli apparecchi televisivi.
Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga – fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici) – uno o più’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive.
Cio’ in attesa di una più’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio.
Precisazione resa opportuna probabilmente da un maldestro passaparola precedente (dicono), giacché anche gli spot televisivi (comunque fuorvianti, per aver mostrato i moderni dispositivi mobili tra i presupposti del pagamento del canone) facevano riferimento al canone speciale.
La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone.
La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Cio’ quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone.
Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.
Sul sito della RAI, nella sezione dedicata al canone speciale, si legge:
Cos’è e chi deve pagare
Devono pagare il canone di abbonamento speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto. R.D.L.21/02/1938 n.246 e D.L.Lt.21/12/1944 n.458
Quindi per quanto riguarda il canone ordinario, quello pagato dai nuclei familiari, è tutto chiaro: si paga solo per il possesso del televisore domestico. Il canone speciale deve essere pagato solo dalle aziende che hanno una TV o utilizzano dispositivi differenti allo stesso scopo (un esempio di digital signage: monitor, display o video wall che diffondono segnali televisivi – ricevuti anche via web – presenti nelle reception, nelle sale mensa o in altre aree di un’azienda).
Tutto tranquillo, dunque? E’ da vedere, e vedremo se la risposta ad alcune interrogazioni parlamentari in materia sarà esaustiva. Nel frattempo, nelle FAQ del sito RAI in cui si parla di canone, si dice tutt’altro…
Anche se la kermesse più opinabilmente seguita dal pubblico italiano si concluderà domani sera, so già perfettamente quali momenti mi resteranno più impressi 😉
Il primo: Brian May che, con la sua Red Special (leggendaria quanto lui), rende indimenticabile l’esibizione di Kerry Ellis & Irene Fornaciari e una citazione della versione “musical” di We will rock you (si noti la partecipazione del pubblico)
Il secondo: Patti Smith con i Marlene Kuntz in Impressioni di settembre e Because the night
Leggendo il post di Max che ha evidenziato l’indolente traduzione in inglese che si può tuttora trovare sul sito del MIUR – sezione bandi – ho capito che, per le nostre istituzioni, l’agenda digitale è una misura necessaria, ma non può prescindere dal buon senso.
Una persona “poco smaliziata” potrebbe leggere quella traduzione come “Dalla pecora allo stile canino” e chiedersi che c’azzecca il cane con la pecora, il pecorino e la tracciabilità. Il fatto che Doggie style – che potremmo tradurre con “alla maniera dei cani” – è la locuzione inglese che corrisponde al nostro concetto di pecorina, fa emergere una traduzione letterale alquanto maldestra (tra l’altro anche Google Translate fa di meglio, con l’intera frase, mentre cade in errore utilizzandolo per tradurre i singoli vocaboli) e la dice lunga sulla necessità di dover partire dall’ABC.
Però non sarebbe una cattiva idea dare una controllatina ogni tanto a ciò che si pubblica sul sito web di un ministero… e magari – visto che ci arriva a cascata, senza filtri – anche su quello della Commissione Europea…