Oggi è il 6 agosto 2012. Per molte persone – soprattutto italiane, ma non solo – è il primo giorno di ferie. Tra tutti coloro che hanno affrontato una lunga trasferta per arrivare all’agognata destinazione c’è Curiosity che, dopo un viaggio di 567 milioni di chilometri, è sbarcata su Marte e ha iniziato da subito a spedire cartoline!
39 anni fa, David Bowie cantava Life on Mars? Chissà quali risposte riuscirà a dare Curiosity 😉
Pare che Windows 8 – giunto nelle scorse ore alla versione RTM – sia già in circolazione in modo non ufficiale. Quella sfuggita sarebbe una versione enterprise di tipo N (senza Windows Media Player). Chi non volesse aspettare la distribuzione calendarizzata da Microsoft, lo farà ovviamente a proprio rischio e pericolo.
L’infelice titolo di una notizia pubblicata sulle pagine di Prato dell’edizione cartacea odierna de La Nazione (foto tratta dalla pagina Facebook La Giornata Tipo):
Titolo della stessa notizia, rivisto e corretto sull’edizione web della medesima testata
Ergo: nell’era del Web, il detto verba volant, scripta manent sarebbe da aggiornare…
Londra 2012, gara di ciclismo su strada. Gli spettatori impegnati a scrivere messaggi su Twitter sono “accusati” di aver disturbato le comunicazioni
Pare che il CIO, agli appassionati presenti a Londra per seguire le Olimpiadi, abbia chiesto di non twittare messaggi superflui per evitare problemi nelle comunicazioni e nelle cronache: sabato scorso, durante la gara di ciclismo su strada, i commentatori hanno lamentato problemi nel dare informazioni sui ciclisti in fuga perché non erano in grado di ricevere i dati GPS sulla loro posizione. Le centinaia di migliaia di tweet inviati dagli spettatori presenti lungo il circuito avrebbero mandato in tilt le trasmissioni di quei dati:
An International Olympic Committee spokesman said the network problem had been caused by the messages sent by the hundreds of thousands of fans who lined the streets to cheer on the British team.
“Of course, if you want to send something, we are not going to say ‘Don’t, you can’t do it’, and we would certainly never prevent people,” he said. “It’s just – if it’s not an urgent, urgent one, please kind of take it easy.”
Other events due to take place on London’s roads include the men’s and women’s marathon and triathlon.
Delle due, l’una: o l’utenza di Twitter presente a Londra per le Olimpiadi è davvero spropositata, o il sistema di reti mobili predisposto da BT e O2 è scarso.
Per Foursquare è giunta l’ora della revenue generation: arrivano i promoted updates, annunci aziendali con offerte e promozioni destinate agli utenti di Foursquare. Al momento saranno utilizzabili da una ventina di aziende che partecipano al programma pilota di questo nuovo servizio (fra cui grandi nomi come Gap, Best Buy, Hilton).
Il revenue di Foursquare sarà calcolato sul modello cost per action, quindi non sulla base dei click o degli accessi alla pagina degli inserzionisti, bensì per ogni azione posta in essere dagli utenti, dove per azione si intende una forma più concreta di adesione all’inserzione, come la compilazione di un form, l’iscrizione ad un’iniziativa o un acquisto.
Un paradossale provvedimento del giudice inglese Colin Birss ha ordinato ad Apple di fare pubblicità a Samsung, per sanare la diffamazione che l’azienda di Cupertino avrebbe condotto sul produttore coreano sul design dei Galaxy Tab, che secondo il magistrato non sarebbe “as cool”, ossia non sarebbe figo quanto l’iPad: Apple, per sei mesi, attraverso il proprio sito web UK, dovrà dichiarare che Samsung non ha violato i suoi brevetti di design. Le stesse dichiarazioni dovranno essere pubblicate su spazi pubblicitari su Financial Times, Daily Mail, Guardian Mobile magazine e T3.
Bloombergaggiunge che il giudice avrebbe bloccato un’istanza con cui Samsung aveva chiesto di vietare ad Apple di dichiarare pubblicamente che i suoi brevetti di design erano stati violati, perché “They are entitled to their opinion” (“hanno diritto alla loro opinione”).
I’m Watch, presentato oggi a Milano in una conferenza stampa (al Ristorante Orti di Leonardo nel Palazzo delle Stelline), non mi entusiasma affatto, ma a mio avviso le icone che compaiono sul display sono davvero molto belle. Però queste finezze estetiche non mi sembra compensino alcuni aspetti non trascurabili, tra cui:
è un orologio che – nel suo modello base – costa 300 euro (no, ok, ne costa 299), che si propone come companion di uno smartphone che ne può costare almeno altrettanti;
con uno smartphone con il touchscreen, è possibile fare molte operazioni con una mano sola, tra l’altro utilizzando un semplice auricolare con microfono da pochi euro (Bluetooth e non) è possibile condurre una conversazione con le mani libere, mentre l’utilizzo di I’m Watch non è altrettanto pratico;
acquistarlo sul sito web comporta spese di spedizione aggiuntive di 10 euro, anche per il modello top che costa 15mila euro (no, ok, sono solo 14.999); tanto per fare un esempio di aziende che vendono online, Amazon non le fa nemmeno pagare per acquisti di valore superiore ai 19 euro;
non è una novità assoluta, aziende della Corea del Sud e Giappone hanno a catalogo prodotti analoghi già da tempo, forse il più famoso è lo smartwatch Sony (evoluzione di un modello di epoca pre-androidiana di cinque anni fa).
Concludo, per il momento, considerando che I’m Watch è – come qualunque oggetto di lusso – qualcosa di cui posso serenamente fare a meno.
Un esempio di come una notizia si meriti poi il marchio di bufala, ma soprattutto di come alcuni giornalisti stiano minando la fiducia che la gente ripone nel loro mestiere:
per dimostrare che l’erba del vicino è sempre più verde (o più verde di quanto sia realmente), un giornalista – il signor M – riporta nel proprio blog notizie su questioni relative al vicino, senza però citare la fonte da cui ha tratto tali informazioni
un giornalista di un quotidiano nazionale – il signor C – parla di queste informazioni nel proprio blog, confermandole
i social network amplificano queste informazioni, che arrivano alla stampa nazionale, che le riporta paro paro senza citare la fonte (ne’ il blog del signor M, ne’ tantomeno quella originale, giacché ignota)
alcuni giornalisti approfondiscono la questione, scoprono che la fonte primaria di queste informazioni sembra essere proprio il blog del signor M, e pubblicano vari articoli che le bollano come bufale
il signor C modifica il testo dell’articolo nel proprio blog (senza rettifiche palesi) e si accoda a chi si compiace di aver smascherato la bufala, dopo aver contribuito alla sua diffusione, ma tanto c’è sempre qualcuno che conserva la versione originale e gli fa fare una figura da cioccolato
E’ bionda, di bella presenza, è al sesto mese di gravidanza e oggi ha iniziato a lavorare nell’azienda che l’ha appena assunta. Fantascienza? In Italia probabilmente, ma non oltreoceano, non nella Silicon Valley, dove Marissa Mayer – classe 1975, laureata in Scienze a Stanford (con un master in Informatica) – lascia la poltrona di Vice President of Search Products and User Experience di Google per andare a circa 3 miglia di distanza e sedersi su quella di President and Chief Executive Officer di Yahoo!
Alcuni giorni fa aveva fatto clamore l’annuncio di Apple di ritirarsi dall’EPEAT, il registro che certifica i requisiti di sostenibilità ambientale dei prodotti elettronici.
Oggi fa clamore la retromarcia di Apple con tanto di pubblica ammenda: “Si è trattato di un errore”.
La diffusione di cellulari e smartphone ha segnato il destino delle cabine telefoniche: ce ne siamo accorti da qualche tempo, con il passare degli anni sono sempre meno utilizzate ed è ormai in corso uno smantellamento progressivo. Ciò che accade in Italia si verifica ovunque si sia allargato il mercato della telefonia mobile, ma non tutti vogliono eliminarle. A New York, ad esempio, è partito un progetto di riconversione per trasformarle in HotSpot WiFi.
Iniziativa interessante che potrebbe essere replicata anche nel nostro Paese… Gli obiettivi sono molteplici: il primo ovviamente consiste nel fornire – in questo caso gratuitamente – accesso ad Internet nel raggio d’azione delle antenne installate (circa un centinaio di metri). Inoltre, c’è da considerare lo stato di degrado in cui versano attualmente i telefoni pubblici della Grande Mela: su oltre 13mila telefoni pubblici, metà sono fuori servizio e in molti casi sono già stati “riconvertiti”, ma si tratta di hot spot di altro genere, perché divenuti “punti di ritrovo per attività criminali, compreso lo spaccio di sostanze stupefacenti, il consumo di alcool, attività sessuali e persino come orinatoi pubblici” (sigh).
La Guardia di Finanza di Agropoli (SA) ha arrestato Tex Willer, nickname del 49enne P.G. a capo di cinque siti web del network Italianshare, dando esecuzione ad un ordine di custodia cautelare emesso dal GIP.
Nel mirino delle fiamme gialle per l’attività di pirateria (nella rete erano disponibili, tra l’altro, anche contenuti musicali e videogames non ancora pubblicati), il gestore è stato accusato di violazione delle disposizioni previste a tutela della privacy dei 300mila utenti iscritti al network, dei quali il cowboy avrebbe venduto i dati personali di registrazione (inclusi indirizzi e-mail e IP) a sei operatori pubblicitari per 37mila euro.
Inoltre, il sig. P.G. aveva utilizzato dati anagrafici e documenti di persone assolutamente estranee al network per realizzare falsi documenti di identità per attivare di carte di credito e prepagate, su cui convergevano poi il fatturato delle attività svolte da Italianshare tra il 2007 e il 2011, quantificato in 580mila euro (e un’evasione 83mila euro di IVA).
Tutto questo è al netto delle violazioni a legge sul diritto d’autore, ancora da verificare e stimate con molta approssimazione (da un minimo di i 3,2 milioni ad un massimo di 32 milioni di euro).
Adottata la prima risoluzione per la tutela delle libertà fondamentali su Internet. Che dovranno essere protette come accade nel mondo offline. Parere contrario da parte dei governi di India, Russia e Cina
Roma – “È la prima risoluzione adottata dalle Nazioni Unite per confermare che i diritti umani nell’ambito di Internet devono essere tutelati con lo stesso impegno che c’è nel mondo fisico”. Parola dell’ambasciatrice statunitense Eileen Chamberlain Donahoe, recentemente intervenuta a Ginevra per illustrare alla stampa i principali dettagli della prima risoluzione sulle libertà digitali.
Una chiamata urgente per tutti gli stati membri, che dovranno proteggere i nuovi diritti legati all’ecosistema Internet, con il medesimo sforzo che viene profuso per la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini nel mondo offline. Con il benestare di 85 organizzazioni internazionali, di cui 30 in rappresentanza dell’intero Consiglio per i Diritti Umani all’interno delle Nazioni Unite.
“Il libero flusso dell’informazione è continuamente minacciato da molti paesi del mondo – ha spiegato a caldo il Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton – Assistiamo ad una crescita allarmante nel numero di episodi legati alla censura governativa o alla persecuzione di cittadini per quello che fanno sul web. A volte per un semplice messaggio o cinguettio su Twitter”.
Soddisfatto l’ambasciatore tunisino Moncef Baati, che ha ricordato il ruolo fondamentale ricoperto dai social network nella rivolta popolare contro il leader Zine El Abidine Ben Ali. Tra gli altri paesi favorevoli alla risoluzione, Stati Uniti, Turchia e Brasile. Voto contrario da parte dei governi di Cina, Russia e India.
Nei giorni scorsi ero talmente “preoccupato” per i possibili problemi legati a DNS Changer che me ne sono andato in montagna, dedicando scarsa attenzione a ciò che accadeva su Internet. Mi sono quindi perso l’apocalittico articolo pubblicato su Repubblica.it (a cui, proprio per la sua granitica attendibilità, è stato cambiato titolo almeno due volte).
Fortunatamente, un tempestivo Stefano Zanero ha pensato bene di scrivere alla redazione un commento puntuale in una lettera di protesta per l’approssimazione e l’allarmismo dell’articolo (usuale quando si scrive su argomenti non conosciuti), indicando anche come evitare l’improbabile Armageddon virtuale:
Quindi, senza panico e terrore, semplicemente quei computer non ancora rimessi a posto avranno delle difficolta’ a navigare e dovranno rimettere l’impostazione del server DNS corretto, quello del loro provider. Tempo di una telefonata di 15 secondi a un tecnico.