Chi fosse interessato a news e aggiornamenti su ciò che accade in queste ore in Libia dovrebbe prendere in considerazione anche i tweet di alcuni giornalisti reclusi nell’Hotel Rixos di Tripoli, come
Matthew Chance o Matthew Price.
Tweet dal fronte
Il PC ha gli anni contati
HP cambia strada, si dichiara pronta ad abbandonare il mondo dell’hardware e a passare a nuovi business. Da leader mondiale nella produzione di personal computer, è stata protagonista del mercato movimentandone l’ultimo decennio: nel 2002 si è fusa con Compaq (che quattro anni prima aveva acquisito Digital), nel 2008 ha acquistato Electronic Data Systems, nel 2010 3Com e Palm. Nel 2011 la svolta, con l’annuncio di voler cancellare smartphone e tablet con WebOS (il sistema operativo lanciato da Palm), un progetto di scorporo delle attività legate ai PC e una nuova acquisizione: Autonomy Corporation, azienda specializzata nello sviluppo di infrastrutture software e di analisi dei dati.
La strada sembra la medesima percorsa da un altro leader, IBM, che prima ha affidato la produzione dei PC ad un’altra azienda (Lenovo) ma mantenendo il proprio brand e poi ha completamente lasciato quel settore per concentrare altrove le proprie risorse (infrastrutture corporate, microprocessori, software e altro) e – insieme alla crescente espansione del mondo di smartphone e tablet – conferma ancora una volta l’inizio del processo di estinzione dei PC, che qualcuno chiama “era post-PC” per non chiamarla “era wireless computer” (che altrimenti verrebbe abbreviata come era WC).
Google mette le mani su Motorola Mobility
E’ stato ufficializzato oggi l’accordo per l’acquisizione, da parte di Google, di Motorola Mobility, la business unit del gruppo americano che si occupa di telefonia mobile. La cifra messa sul piatto dal colosso di Mountain View ammonta a 12,5 miliardi di dollari. L’ingresso effettivo di Motorola Mobility nel gruppo Google è previsto per fine 2011/inizio 2012, dopo il buon fine dell’iter autorizzativo che prevede l’approvazione delle Authority competenti in materia di antitrust.
L’obiettivo di Google in questa operazione è, ovviamente, conquistare sempre maggiori quote di mercato nel settore mobile (smartphone + tablet), dove il consumo di Internet si sta spostando sempre di più. E’ verosimile prevedere che i Google-fonini e i tablet che saranno lanciati sul mercato dal prossimo anno dalla Motorola di Google possano avere qualche marcia in più rispetto ai Motorola attuali (io ho provato un paio di smartphone e ne sono rimasto piuttosto deluso) e agli smartphone sviluppati dai partner attuali (Samsung, HTC, LG, eccetera). Ma nella produzione di Motorola Mobility non bisogna dimenticare anche il settore dei set-top-box, (decoder televisivi, per dirla in parole miserrime), a cui Google potrebbe essere interessata per la propria Internet TV…
Sbagliare è umano
Nella sede di Google è in corso da tempo la sperimentazione di un progetto che riguarda auto senza conducente, cioè che si guidano da sole. Sebastian Thrun, l’esperto in intelligenze artificiali che è a capo del progetto, ha sempre dichiarato che queste auto sono “un meccanismo perfetto” e sono già state riconosciute (e quindi possono circolarvi lecitamente) dallo stato del Nevada. Qualche giorno fa, nei pressi di Mountain View, queste Google Car sono rimaste coinvolte in un incidente.
Tuttavia non si può dare torto a Sebastian Thrun: alla guida della Prius di Google che ha causato il tamponamento – che ha riguardato in tutto cinque veicoli – in realtà non c’era una persona, ma un conducente in carne ed ossa.
Starbucks stacca la spina, ma non al WiFi
Chi conosce Starbucks probabilmente si ricorderà, oltre ai Frappuccino, ai Vivanno e altre originalità del menu, anche i clienti al lavolo con notebook, laptop, tablet e altri disposibivi, per via della possibilità di accedere ad internet in WiFi, senza limitazioni. Qualcosa però sta cambiando: a New York, alcune caffetterie appartenenti alla celeberrima catena hanno deciso di mettere in atto una politica restrittiva ed eliminato la possibilità di usare le prese di corrente (cortesia non certo obbligatoria). Ora, chi le sfruttava per stazionarvi ore o intere giornate per navigare in Internet con il proprio laptop dovrà cambiare abitudini (accontentandosi dell’autonomia delle batterie o recandosi altrove).
Il motivo è banalmente comprensibile: i clienti che si stanziano ai tavoli per ore – o per tutta la giornata – impediscono che altri avventori possano sedere ai medesimi tavoli per nuove consumazioni.
L’accesso WiFi nelle caffetterie Starbucks rimane disponibile, contrariamente a quanto riportato da molte testate italiane, ma evidentemente sarà possibile sfruttarlo solo finché la batteria del dispositivo utilizzato (smartphone, tablet, laptop).
Explorer e QI, il rapporto non esiste
HOAX
Nei giorni scorsi ha fatto letteralmente il giro del mondo la notizia di uno studio che la società AptiQuant ha dichiarato di aver condotto su 100mila internauti. Secondo tale studio, il quoziente intellettivo di chi utilizza Internet Explorer sarebbe inferiore a quello degli utenti che navigano con altri browser.
Dopo aver trovato ospitalità su innumerevoli testate, anche prestigiose, si è scoperto che si trattava di una bufala: lo studio non esiste e il sito web è stato costruito velocemente nelle scorse settimane con contenuti scopiazzati senza troppi scrupoli dal sito della francese Central Test (che era ignara di tutto e, quando ne ha avuto notizia, non l’ha presa proprio benissimo).
AptiQuant – come si legge nella homepage – è il nome di un’azienda inventata (da AtCheap.com) per lanciare una campagna, basata proprio sulla bufala, con l’obiettivo – tanto nobile quanto universalmente condiviso – di far conoscere al pubblico “le incompatibilità di IE6 e quanto stia rallentando l’innovazione” (dicono esattamente così).
Per cui ora potete smettere di utilizzare Flock o Camino, se ve li siete installati per elevarvi.
Google Voice, “pronto” anche in italiano

E’ stato presentato all’inizio del 2009, è stato aperto al pubblico USA un anno fa e – dopo qualche test – eccolo pronto a parlare in 38 lingue diverse, tra cui l’italiano: Google Voice, il servizio VoIP made in Mountain View, ora fa le cose sul serio e si mette in concorrenza con Skype, proponendosi sul mercato della telefonia su Internet con un numero telefonico convergente – che permetterà all’utente di ricevere le telefonate sia su rete fissa che su rete mobile – e con un servizio che consentirà ovviamente di chiamare verso le medesime direttrici (fissa e mobile).
In Italia – come in altri Paesi – il servizio partirà in forma limitata, senza numero convergente e per il momento sarà accessibile da Gmail, nella sezione Chat. Se non lo trovate, non abbiate paura: Google dice We’re rolling out this feature over the next few days, per cui arriverà a breve. Una volta disponibile, l’utente dovrà ovviamente acquistare il suo credito (è possibile farlo in Euro, Sterline, Dollari USA e canadesi) e si vedrà applicare le tariffe Google che – IVA inclusa – permettono di chiamare un telefono fisso a 2,2 centesimi di euro al minuto e un cellulare a 13,2 centesimi al minuto (telefonare verso 3 Italia, però, costa 16,8 centesimi).
UPDATE: Punto Informatico – che ringrazio per la citazione – in un articolo pubblicato oggi e aggiornato nel pomeriggio, precisa che si tratta del servizio Phone Call, una funzionalità analoga ma non identica al servizio offerto da Google unicamente negli USA. In realtà, alla base c’è sempre Google Voice: il sito a cui Google rimanda per maggiori dettagli è gmail.com/call che rinvia alle condizioni di servizio (nonché alle tariffe già citate sopra) di Google Voice. Inoltre, nell’Official Google Blog, si legge che If you’re a Google Apps user, your domain administrator must have Google Voice and Google Checkout enabled in the administrator control panel in order to be able to use this feature.
Il business di clonare i business
Nella città cinese di Kumming, non paghi del taroccamento degli Apple Store, hanno pensato bene di clonare anche l’IKEA. Se andate nel punto vendita 11 Forniture e vi presentate ad un addetto per chiedere lumi sull’imbarazzante somiglianza con l’azienda svedese, la risposta – anch’essa poco originale, a ben vedere – è “non è un problema mio”:
“Customers have told me we look like Ikea. But for me that’s not my problem”.
Ma Google News legge i titoli?
Google News è diviso in sezioni, in cui le notizie confluiscono per argomento. Non c’è alcuna redazione a selezionarle e la classificazione viene svolta da algoritmi che le classificano in base ai contenuti. Un errore, può sempre capitare, anche se il servizio non è più in beta da due anni, perché la rilevanza di certi termini potrebbe depistare la classificazione e far finire le news in una sezione errata.
Probabilmente, la tecnologia alla base degli algoritmi di Google prevede che a certi vocaboli sia anche assegnato un ranking variabile in funzione del loro utilizzo abbinato con altri, o della ripetitività all’interno dello stesso articolo. Resta il fatto che buona parte di noi comprende subito, già dal titolo e a colpo d’occhio, che il contenuto delle tre notizie sopra riportate (click per ingrandire la figura) le dovrebbe far appartenere ad altre sezioni di Google News.
Pur comprendendo le possibilità di errore, ritengo sia tecnologicamente possibile evitare che notizie di cronaca – che dovrebbero finire in Italia o Prima pagina – finiscano in Scienza e tecnologia solo perché contengono termini come Dna, Università, scientifico, genetica, Facebook e altre parole fuorvianti. Tra l’altro, nell’analoga sezione di Yahoo!Notizie trovo meno intrusi.
C’è chi pensa ad un iPhone 4 light
Dal Vietnam trapelano rumors sulla possibilità che Apple in autunno lanci una versione low-cost dell’iPhone 4, in cui il cristallo – utilizzato per le parti anteriore e posteriore dell’involucro – dovrebbe essere sostituito dalla più economica plastica, più leggera e meno frangibile (ma auspicabilmente non troppo rigabile).










