Legalizzare i casinò online e il poker cash e, nel contempo, cominciare a puntare il dito su Internet e social network (paragonandoli a droga e gioco d’azzardo) è un controsenso. Quanto alla dipendenza da Internet, ignoravo che nel nostro Paese esistessero già misurazioni specifiche di questo fenomeno tali da motivare un intervento straordinario per contrastarlo nel piano per il nuovo anno sanitario 2011/2013, con relativi oneri da sostenere con denaro pubblico. Evidentemente ci sono più italiani intossicati dal web di quanti ne immaginiamo. A proposito, qualcuno sa dire quanti sono?
Explorer e QI, il rapporto non esiste
HOAX
Nei giorni scorsi ha fatto letteralmente il giro del mondo la notizia di uno studio che la società AptiQuant ha dichiarato di aver condotto su 100mila internauti. Secondo tale studio, il quoziente intellettivo di chi utilizza Internet Explorer sarebbe inferiore a quello degli utenti che navigano con altri browser.
Dopo aver trovato ospitalità su innumerevoli testate, anche prestigiose, si è scoperto che si trattava di una bufala: lo studio non esiste e il sito web è stato costruito velocemente nelle scorse settimane con contenuti scopiazzati senza troppi scrupoli dal sito della francese Central Test (che era ignara di tutto e, quando ne ha avuto notizia, non l’ha presa proprio benissimo).
AptiQuant – come si legge nella homepage – è il nome di un’azienda inventata (da AtCheap.com) per lanciare una campagna, basata proprio sulla bufala, con l’obiettivo – tanto nobile quanto universalmente condiviso – di far conoscere al pubblico “le incompatibilità di IE6 e quanto stia rallentando l’innovazione” (dicono esattamente così).
Per cui ora potete smettere di utilizzare Flock o Camino, se ve li siete installati per elevarvi.
Google Voice, “pronto” anche in italiano

E’ stato presentato all’inizio del 2009, è stato aperto al pubblico USA un anno fa e – dopo qualche test – eccolo pronto a parlare in 38 lingue diverse, tra cui l’italiano: Google Voice, il servizio VoIP made in Mountain View, ora fa le cose sul serio e si mette in concorrenza con Skype, proponendosi sul mercato della telefonia su Internet con un numero telefonico convergente – che permetterà all’utente di ricevere le telefonate sia su rete fissa che su rete mobile – e con un servizio che consentirà ovviamente di chiamare verso le medesime direttrici (fissa e mobile).
In Italia – come in altri Paesi – il servizio partirà in forma limitata, senza numero convergente e per il momento sarà accessibile da Gmail, nella sezione Chat. Se non lo trovate, non abbiate paura: Google dice We’re rolling out this feature over the next few days, per cui arriverà a breve. Una volta disponibile, l’utente dovrà ovviamente acquistare il suo credito (è possibile farlo in Euro, Sterline, Dollari USA e canadesi) e si vedrà applicare le tariffe Google che – IVA inclusa – permettono di chiamare un telefono fisso a 2,2 centesimi di euro al minuto e un cellulare a 13,2 centesimi al minuto (telefonare verso 3 Italia, però, costa 16,8 centesimi).
UPDATE: Punto Informatico – che ringrazio per la citazione – in un articolo pubblicato oggi e aggiornato nel pomeriggio, precisa che si tratta del servizio Phone Call, una funzionalità analoga ma non identica al servizio offerto da Google unicamente negli USA. In realtà, alla base c’è sempre Google Voice: il sito a cui Google rimanda per maggiori dettagli è gmail.com/call che rinvia alle condizioni di servizio (nonché alle tariffe già citate sopra) di Google Voice. Inoltre, nell’Official Google Blog, si legge che If you’re a Google Apps user, your domain administrator must have Google Voice and Google Checkout enabled in the administrator control panel in order to be able to use this feature.
Il business di clonare i business
Nella città cinese di Kumming, non paghi del taroccamento degli Apple Store, hanno pensato bene di clonare anche l’IKEA. Se andate nel punto vendita 11 Forniture e vi presentate ad un addetto per chiedere lumi sull’imbarazzante somiglianza con l’azienda svedese, la risposta – anch’essa poco originale, a ben vedere – è “non è un problema mio”:
“Customers have told me we look like Ikea. But for me that’s not my problem”.
Ma Google News legge i titoli?
Google News è diviso in sezioni, in cui le notizie confluiscono per argomento. Non c’è alcuna redazione a selezionarle e la classificazione viene svolta da algoritmi che le classificano in base ai contenuti. Un errore, può sempre capitare, anche se il servizio non è più in beta da due anni, perché la rilevanza di certi termini potrebbe depistare la classificazione e far finire le news in una sezione errata.
Probabilmente, la tecnologia alla base degli algoritmi di Google prevede che a certi vocaboli sia anche assegnato un ranking variabile in funzione del loro utilizzo abbinato con altri, o della ripetitività all’interno dello stesso articolo. Resta il fatto che buona parte di noi comprende subito, già dal titolo e a colpo d’occhio, che il contenuto delle tre notizie sopra riportate (click per ingrandire la figura) le dovrebbe far appartenere ad altre sezioni di Google News.
Pur comprendendo le possibilità di errore, ritengo sia tecnologicamente possibile evitare che notizie di cronaca – che dovrebbero finire in Italia o Prima pagina – finiscano in Scienza e tecnologia solo perché contengono termini come Dna, Università, scientifico, genetica, Facebook e altre parole fuorvianti. Tra l’altro, nell’analoga sezione di Yahoo!Notizie trovo meno intrusi.
C’è chi pensa ad un iPhone 4 light
Dal Vietnam trapelano rumors sulla possibilità che Apple in autunno lanci una versione low-cost dell’iPhone 4, in cui il cristallo – utilizzato per le parti anteriore e posteriore dell’involucro – dovrebbe essere sostituito dalla più economica plastica, più leggera e meno frangibile (ma auspicabilmente non troppo rigabile).
Pochi secondi di Paint
Grazie ad una “segnalazione a catena” (via Manteblog – Draft), constato l’imbarazzante somiglianza tra il nuovo logo appena adottato dal Ministero dell’Interno (in seguito ad un regolare concorso vinto da Inarea strategic S.r.l.) e quello realizzato nel 2008 dal designer Inglese Roy Smith per la French Property Exhibition.
L’elaborazione di un logo è spesso frutto di uno studio attento all’immagine che si vuole trasmettere, uno studio che può richiedere tempo e risorse. In questo caso, però, pare sia stato scelto un approccio più snello.
Aurasma punta a marketing e pubblicità
Prendere lo smartphone, fotografare un oggetto e creare animazioni, oppure inquadrare la locandina di un film per vederne immediatamente sul display il trailer o il sito web promozionale. Sono solo due delle innumerevoli possibilità offerte da Aurasma, una app dedicata all’augmented reality basata su una tecnologia che sta aprendo le porte su nuovi modelli di business per marketing e pubblicità.
[continua a leggere su The New Blog Times]
Da Facebook ai TG in due giorni
Licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta.
Sulla base di questa presentazione/motivazione, nello scorso week-end un utente ha aperto una pagina Facebook (a cui ha aggiunto un blog e un account Twitter – in cui si firma SpiderTruman – per cautelarsi da eventuali provvedimenti di cancellazione o oscuramento) in cui, periodicamente, pubblica informazioni relative agli sprechi di denaro pubblico derivanti dai privilegi di cui godono i deputati italiani.
Il titolo della pagina (e del blog) I segreti della casta di Montecitorio è perfetto, sembra preso da quello di un libro o di un film e colpisce nel segno. Ma anche gli argomenti sono quelli giusti, che fanno presa sui cittadini, particolarmente contrariati dall’ultima manovra, ricca di provvedimenti che impongono sacrifici ai contribuenti, ma che non porta alcun taglio concreto ai costi sostenuti dalla classe politica: SpiderTruman racconta viaggi gratuiti in aereo, auto blu e scorte armate utilizzate dai famigliari di un onorevole, irregolarità nelle votazioni alla Camera, barbieri lautamente pagati, denunce di furti inesistenti, sconti sull’acquisto di auto nuove, tariffe telefoniche privilegiate.
Si tratta di notizie che – leggendo i giornali, libri come Lo Spreco o La Casta o seguendo alcune trasmissioni giornalistiche di approfondimento – nel corso degli anni sono uscite dai palazzi ed entrate a far parte dell’immaginario collettivo.
Al di là di alcuni dettagli, dunque, niente di realmente nuovo, purtroppo. Ma SpiderTruman, con le sue rivelazioni, fa notizia innanzitutto per un motivo: in meno di due giorni la sua pagina Facebook ha raccolto un gradimento record (ora si sta avvicinando a 200mila like) e si è guadagnata l’attenzione di giornali e telegiornali nazionali, perché ha scelto di pubblicare le sue informazioni attraverso il social network più grande del mondo, seguitissimo anche in Italia, anche da chi non segue la politica, non legge giornali o libri dedicati.
E’ l’ennesima dimostrazione che le piattaforme social stanno sempre più assumendo un ruolo di canale informativo trasversale, che in casi come questo – per l’attualità dell’argomento e per la sua capacità di calamitare l’attenzione – viene accettato a prescindere dall’attendibilità delle notizie che fornisce.
Con questo non intendo dire che le informazioni pubblicate finora da SpiderTruman siano bufale, ma solo mettere in evidenza quanto può essere facile oggi, toccando le corde giuste, utilizzare il web per dare notorietà ad un fatto, a una persona o ad una notizia.
Quanto a SpiderTruman, per dare un senso al suo ruolo di gola profonda di Montecitorio, credo che ora sia giunto il momento di documentare novità e abusi inediti, se è a conoscenza di qualche episodio diverso da quelli – ad esempio – dei viaggi in aereo per visite ufficiali all’autodromo di Monza o allo stadio di San Siro, di cui la cronaca ha già parlato.
Altrimenti cominceranno ad avere un senso i commenti di chi sospetta che si tratti di una semplice operazione di marketing (e intanto nel blog sono spuntati gli annunci pubblicitari di Google AdSense…)
Poste wireless
Poste Italiane ieri ha cominciato ad attivare aree WiFi in 22 uffici postali, nell’ambito di un progetto che sarà gradualmente esteso al territorio nazionale. L’accesso sarà libero e gratuito, e permetterà agli utenti di navigare in Internet da un PC messo a disposizione dall’ufficio postale o dal loro dispositivo mobile (netbook, tablet, smartphone…).
In caso di coda interminabile allo sportello, potrebbe essere un’opportunità per ammazzare il tempo, ma ho – come dire? – un forte dubbio: per usufruire del servizio è necessario compilare un modulo cartaceo (indicando, con i propri dati, il numero di cellulare su cui ricevere un SMS con la password d’accesso). State immaginando anche voi che per consegnarlo si dovrà fare la fila?











