Google è pronta a infilare qualche pezzo di se’ in tutti i dispositivi dotati di sistema Apple iOS 4.3 e superiori (iPhone, iPad, iPod Touch): in particolare, il browser Chrome (installabile ma non configurabile come browser predefinito) e il servizio cloud storage di Google Drive.
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Nexus Tablet: sarà la novità del Google I/O?
C’è voluto Gizmodo Australia per avere qualche anticipazione sul nuovo Google Nexus Tablet, la nuova tavoletta da lanciare nel mare in cui sguazzano iPad e altri tablet, e in cui Microsoft vorrebbe far fare qualche bracciata al suo Surface.
Se le fonti bene informate citate da Gizmodo Australia sono attendibili, la prima versione del tablet (probabilmente prodotto da ASUS) avrà display da 7 pollici, processore Tegra 3 quad-core, un GB di Ram, un’unica fotocamera – frontale – da 1,2 Megapixel. E’ possibile che a bordo si trovi posto per Google Wallet, supportato da un chip NFC. La gamma si articolerà in due modelli, differenti tra loro per la memoria, da 8 o 16GB, che guiderà il prezzo di vendita (199 dollari per il primo, 249 dollari per il secondo). Il sistema operativo potrebbe essere Android 4.1 (la versione “Jelly Bean” che succederà ad “Ice Cream Sandwich”).
Windows Phone 7.8, per chi vorrebbe ma non può
Ben Rudolph di Microsoft ha pubblicato sul Windows Phone Blog un breve video per tentare di far crescere l’interesse attorno a Windows Phone 7.8, versione finale per gli smartphone oggi abilitati a lavorare con la 7.5.
Il filmato che presenta il new Start Screen è un magro contentino per gli attuali utenti di Windows Phone, che la scorsa settimana hanno scoperto di avere un device su cui non potranno mai fare l’upgrade a Windows Phone 8. In effetti credo porranno maggior attenzione al Panerai al polso di Rudolph.
Farmaci online, scattano i blocchi dell’Antitrust
In seguito ad una segnalazione congiunta, inoltrata da NAS e AIFA, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta con un provvedimento per inibire l’accesso a due siti web che vendono illegalmente farmaci senza ricetta medica.
La segnalazione – si legge in una nota diffusa dall’Antitrust – denunciava il sito internet in lingua italiana http://www.viagra-cialis-levitra.it che offre farmaci contro l’impotenza maschile e indirizza i consumatori, in modo automatico, verso il sito internet www.bestgenericdrugs.net per l’effettuazione e il pagamento dell’ordine: su questo secondo sito venivano peraltro offerti medicinali di ogni tipo, dagli antidepressivi ai medicinali contro l’obesità. Titolare del sito in italiano è un soggetto residente in Olanda che risulta anche intestatario del sito internet www.bestgenericdrugs.net. Nei due siti è offerta la possibilità di acquistare farmaci soggetti a prescrizione senza la necessaria ricetta medica lasciando intendere, contrariamente al vero, non solo che la vendita on line di farmaci sia lecita in Italia, ma anche che il controllo medico non sia necessario, mettendo così a rischio la salute dei consumatori. In realtà, in Italia la vendita on line di qualsiasi tipologia di farmaci è vietata, visto che la legge impone sempre la presenza fisica del farmacista e, nel caso di farmaci etici, anche una specifica prescrizione medica.
Visto il presupposto, mi premurerò immediatamente di segnalare alla stessa Authority (e ad altre autorità competenti) anche un altro sito web che, fatta la legge, ha trovato l’inganno. Per il momento non dettaglierò alcun particolare, ma mi limiterò a dire che nella homepage di questo sito campeggia una delucidazione sulla presunta liceità della vendita online di farmaci con obbligo di prescrizione. La motivazione risiederebbe nel fatto che la società in questione fornisce una ricetta medica per ogni ordine eseguito (!), inoltre vende solo farmaci originali e prodotti nell’Unione Europea! Ah be’, allora…
Vi terrò informati sul seguito di questa segnalazione 😉
Facebook, pronta alla pubblicità geolocalizzata
Profilazione degli utenti, controllo della loro attività su Facebook, marketing e advertising mirato: è a tutto questo che punta Facebook con il nuovo servizio di pubblicità geolocalizzata che sta facendo testare da un paio di mesi ad un gruppo di utenti selezionati. Carolyn Everson, vice-presidente per le soluzioni di global marketing, lo ha spiegato a Bloomberg in un’intervista:
“Phones can be location-specific so you can start to imagine what the product evolution might look like over time, particularly for retailers. We’ve had offers being tested over the last couple of months.”
Niente di nuovo o rivoluzionario: è solo uno dei tanti aspetti che deriva dalle esigenze di monetizzazione dell’attività svolta dai propri utenti e rappresenta l’evoluzione naturale dell’advertising già oggi proposto agli iscritti che, nelle proprie informazioni personali, hanno inserito lo ZIP code (che equivale al nostro CAP, Codice di Avviamento Postale).
Il servizio – alla stessa stregua di ciò che già fanno altre realtà del web (come Google) – prevede che chi utilizza Facebook con uno smartphone localizzabile (tramite GPS, reperibilità data dal WiFi o cella) possa vedersi proporre dal social network offerte e promozioni di attività commerciali situate nel luogo in cui si trova in quel momento: imboccando ad esempio Viale Italia
Sicuramente, l’utente dovrà essere messo in grado di impostare il proprio account in modo tale da fornire informazioni sulla propria posizione solamente in modo consapevole.
Regno Unito, Orange blocca l’accesso ai blog
Cose dell’altro mondo segnalate da GigaOM ci ricordano che, in alcuni casi, c’è chi sta peggio degli italiani. In questo caso si tratta degli utenti di telefonia mobile del Regno Unito, almeno quelli di Orange, a cui l’operatore impedisce l’accesso ai blog.
Tutto sembra nascere da un’arbitraria applicazione dei child protection filter da parte delle compagnie di telefonia mobile, che pochi utenti rimuovono. Sul loro utilizzo c’è molta libertà, spiega GigaOM, nel senso che non esiste una vera e propria regolamentazione. Ciò implica che i gestori telefonici possono in pratica decidere – nell’ambito di tali filtri – a quali siti web è possibile accedere, applicando a propria discrezione una vera e propria forma censura. Orange, in particolare, applicando Safeguard, impedisce agli utenti la lettura di qualunque pagina web abbia le sembianze di un blog e ha spiegato a GigaOM la propria posizione con queste parole:
“GigaOM was blocked by our third party monitoring system as it was categorised incorrectly as a blog, (and at the moment Safeguard blocks blogs, but it will not block them all when the new Child Safety Safeguard goes live later in the year with a new Light setting) and not a professional tech news site, due to the usage of the word ‘blog’ on the site. This has now been rectified. We would like to sincerely apologise again for any inconvenience caused.”
Per Safeguard – e per Orange, quindi – i blog sono da inibire a prescindere, almeno fino al prossimo aggiornamento. Comunque esiste il modo per risolvere il problema, come la stessa Orange indica nelle FAQ relative a Safeguard. Buono a sapersi.
Google acquisisce Meebo!
Non si calma il fermento nel mercato del web: in questo unico post sul proprio blog, Meebo comunica ufficialmente di essere stata acquisita da Google, confermando una notizia che era nell’aria – anzi in Rete – da qualche settimana. Applicazione web multichat, Meebo vanta 190 milioni di iscritti, che potrebbero essere utili ad allargare il bacino di utenza di Google+.
Groupon nel mercato dei pagamenti elettronici
Da Assodigitale (via VentureBeat +Engadget)
Grande passo in avanti di Groupon dopo la recente debacle dei suoi conti commerciali.Probabilmente ora Groupon cerca di correre velocemente ai ripari entrando nell’arena dei pagamenti mobili e confrontandosi in campo aperto con colossi quali Square PAYPAL e VISA.Il suo asso nella manica, saranno o almeno così sembra, le provvigioni sulle transazioni molto più basse, quasi la metá dei concorrenti.Sarà una battaglia molto interessante da osservare.
Una guida sulla pubblicità comportamentale online
IAB ha prodotto una guida molto utile per sapere tutto sulla gestione della propria privacy online e sulla pubblicità comportamentale. E’ interessante e da leggere con attenzione perché, come dico spesso, la consapevolezza aiuta a fare scelte migliori.
Facebook, Wall Street non apprezza
Al tiepido esordio di Facebook a Wall Street sta facendo seguito un percorso in discesa: dall’avvio delle contrattazioni, avvenuto venerdì con un prezzo di collocamento fissato in 38 dollari, il titolo è arrivato ai 30,98 dollari di ieri sera, che in termini di capitalizzazione significa che dal valore iniziale di 104 miliardi di dollari è piombata in pochi giorni a quota 90 miliardi di dollari.
Questo fa accendere i riflettori sulla banca d’affari americana Morgan Stanley (sottoscrittrice insieme a JP Morgan e Goldman Sachs) responsabile dell’elevato prezzo di collocamento e dell’altrettanto alto ammontare delle azioni offerte, nonostante le stesse banche – riferisce un report di Reuters – su input di alcuni top manager di Facebook avessero rimensionato l’outlook, cioè le stime sui ricavi del social network, nelle stesse ore del debutto in borsa.
Dubbi sulla supervalutazione del prezzo iniziale erano stati sollevati fin da subito da più parti, con alcuni operatori che ritenevano che il debutto “piatto” del primo giorno fosse da imputare a una serie di concause, tra cui problemi tecnici patiti all’apertura del Nasdaq di venerdì scorso (ritardata di mezz’ora) e la notizia del ritiro, da parte di General Motors, di tutte le inserzioni pubblicitarie pubblicate su Facebook, ritenute non efficaci forse anche sulla scorta delle non confortanti stime sui ricavi, basate sul presupposto che l’utenza di Facebook sta migrando verso il mondo della connettività mobile, attualmente meno remunerativa in termini di traffico e pubblicità.
Chissà cosa ne pensa Alisher Usmanov, il finanziere russo che possiede una quota azionaria di Facebook pari a circa il 5,5% tramite Digital Sky e del 2,3% attraverso Mail.ru., e che in seguito a questo trend negativo avrebbe perso finora circa 300 milioni di dollari.
Googlerola
Incassata anche l’approvazione delle autorità cinesi, Google ha finalmente ufficializzato l’acquisizione di Motorola Mobility che era stata avviata lo scorso agosto.
L’operazione avrà conseguenze in termini di occupazione, dato che la SEC ha ricevuto un documento relativo ad una ristrutturazione aziendale. Nell’annuncio di Larry Page c’è già il saluto al primo che se ne andrà: si tratta dell’amministratore delegato Sanjay Jha, che lascerà il posto a Dennis Woodside (definito un googler di lunga data).
Informazione, web e TV
Le vicende di questo week-end sono state oggetto di discussione e informazione, su Internet in generale e su Twitter in particolare. Sono state moltissime, infatti, le testimonianze dirette di coloro che hanno trasmesso contenuti a vari siti web (tra cui YouReporter.it, sempre più presente e utilizzato anche nei TG nazionali, sia per l’attentato di Brindisi che per il terremoto in Emilia)
In entrambi i casi la Rete è stata rapido veicolo di informazione e ha svolto un servizio pubblico sicuramente migliore di chi ne avrebbe titolo a livello istituzionale. A parte alcuni inutili tentativi di catturare visibilità (da parte di chi ha dichiarato che “la bomba era nell’aria” prima ancora di qualunque approfondimento e da chi ha fatto notare fantomatiche previsioni del sisma da parte dei Maya), credo però che il peggior episodio (a me pare un esempio di sensazionalismo applicato al giornalismo) si possa riscontrare nel servizio di Luca Ponzi del TG2, ostinatamente rimasto di fronte al municipio di Sant’Agostino per attenderne il crollo con le telecamere accese, quando l’area era stata evacuata da tempo per motivi di sicurezza








