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Brexit, conseguenze su economia digitale e innovazione

Su AgendaDigitale c’è l’interessante riflessione “Brexit: le conseguenze sull’economia digitale e l’innovazione” che illustra le ricadute “digitali” del risultato referendario sulla Gran Bretagna e i possibili cambiamenti di scenari e protagonisti nel settore.

E’ tutta da leggere, io evidenzio solo quanto mi ha colpito maggiormente:

  1. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, invece che mezzo vuoto, si può pensare che si aprono nuove prospettive per altre zone che volessero candidarsi a diventare la nuova Silicon Valley europea. Secondo Sacco, le piazza alternative a Londra sono Francoforte, Parigi, Milano. La capitale francese ha il problema dello scetticismo americano, determinato anche dal fatto che non si parla inglese. Francoforte, continua Sacco «è una città molto piccola, non è l’ideale per l’innovazione». Milano, paradossalmente, potrebbe avere una carta da giocare. «Lo dico a malincuore, ma potrebbe essere una valida opportunità». Perché a malincuore? Perché la Brexit è un colpo molto difficile «per tutto il continente, per il progetto europeo, per quello che voleva dire. Non sarà una periodo facile da affrontare».
  2. Carnevale Maffè, invece, ritiene che le due alternative migliori siano Dublino e Francoforte. Milano, e l’Italia, scontano un contesto normativo non certo ideale per il fare impresa, Parigi è penalizzata dal fattore linguistico. Perché Dublino? Perché «l’Irlanda ha una tassazione favorevole sulle attività economiche, parla inglese, uno status giuridico sostanzialmente simile a quello britannico, ad esempio sul fronte della protezione della proprietà intellettuale, già oggi è sede di istituzioni finanziarie e di asset management europee. E’ uno dei candidati più semplici», conclude il docente, che come seconda opzione cita invece Francoforte, che rispetto a Dublino vanta migliori comunicazioni (ad esempio, l’aeroporto).

Da problema a opportunità?

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2016 in news

 

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Le carte di Panama

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Panama Papers è il nuovo esempio di giornalismo investigativo che raggiunge risultati che superano l’attività di forze di polizia e servizi segreti di tutto il mondo.

La novità, ovviamente, non è nella scoperta delle opportunità offerte da Panama in quanto paradiso fiscale, ma nella colossale fuga di informazioni relative agli interessi finanziari dei protagonisti, che si sono avvalsi dell’attività di collaborazione e consulenza di banche e società specializzate come Mossack Fonseca. Con il tempo si capirà se questa vicenda è un nuovo Watergate oppure uno scandalo a orologeria fatto esplodere in conseguenza di altri avvenimenti (il sospetto è forte, dato il rango politico/finanziario degli interessati). O entrambe le cose.

Il primo destinatario delle informazioni è stato il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, che dichiara di averle ricevute da un dipendente della Mossack Fonseca. Di certo, da parte di quest’ultima, è piuttosto semplicistico giustificare la fuga di notizie con “un’intrusione non autorizzata nei server di posta elettronica”, considerando che il periodo inquadrato parte dal 1977…

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Comunque, chi tra voi è onesto non deve demoralizzarsi: continuate a pretendere lo scontrino a ogni spesa!

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2016 in news

 

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Facebook, Wall Street non apprezza

Al tiepido esordio di Facebook a Wall Street sta facendo seguito un percorso in discesa: dall’avvio delle contrattazioni, avvenuto venerdì con un prezzo di collocamento fissato in 38 dollari, il titolo è arrivato ai 30,98 dollari di ieri sera, che in termini di capitalizzazione significa che dal valore iniziale di 104 miliardi di dollari è piombata in pochi giorni a quota 90 miliardi di dollari.

Questo fa accendere i riflettori sulla banca d’affari americana Morgan Stanley (sottoscrittrice insieme a JP Morgan e Goldman Sachs) responsabile dell’elevato prezzo di collocamento e dell’altrettanto alto ammontare delle azioni offerte, nonostante le stesse banche – riferisce un report di Reuters – su input di alcuni top manager di Facebook avessero rimensionato l’outlook, cioè le stime sui ricavi del social network, nelle stesse ore del debutto in borsa.

Dubbi sulla supervalutazione del prezzo iniziale erano stati sollevati fin da subito da più parti, con alcuni operatori che ritenevano che il debutto “piatto” del primo giorno fosse da imputare a una serie di concause, tra cui problemi tecnici patiti all’apertura del Nasdaq di venerdì scorso (ritardata di mezz’ora) e la notizia del ritiro, da parte di General Motors, di tutte le inserzioni pubblicitarie pubblicate su Facebook, ritenute non efficaci forse anche sulla scorta delle non confortanti stime sui ricavi, basate sul presupposto che l’utenza di Facebook sta migrando verso il mondo della connettività mobile, attualmente meno remunerativa in termini di traffico e pubblicità.

Chissà cosa ne pensa Alisher Usmanov, il finanziere russo che possiede una quota azionaria di Facebook pari a circa il 5,5% tramite Digital Sky e del 2,3% attraverso Mail.ru., e che in seguito a questo trend negativo avrebbe perso finora circa 300 milioni di dollari.

 
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Pubblicato da su 23 Mag 2012 in mumble mumble (pensieri), news, News da Internet

 

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Tanto per essere chiari

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in News da Internet

 

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