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Verba volant, chat manent

Tutto ciò che scriverete potrà essere usato contro di voi (ma anche a vostro favore), anche in chat, non importa quanto pubbliche o private possano essere. Così ha stabilito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, ben descritta da Fulvio Sarzana su Nova, in cui si riconosce la possibilità di acquisire agli atti il testo di una chat, senza che sia necessario “il sequestro di dati informatici presso fornitori di servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni, potendo invece quei dati essere liberamente acquisibili, anche quando gli stessi siano residenti su server esteri, e ciò senza il bisogno nemmeno del ricorso allo strumento della rogatoria internazionale”.

Si parla di dati acquisiti dal server di chi ha fornito il servizio di comunicazione, quindi senza la necessità di intercettare in tempo reale o di requisire l’apparecchio telefonico (inutile quindi anche l’eventuale cancellazione dallo smartphone dei messaggi scambiati in chat). Da notare inoltre che “è valida l’acquisizione dei contenuti effettuata attraverso la tecnica del “copia e incolla” delle chat,  in quanto “Trattandosi di un flusso di messaggi telematici, materialmente composti da una serie di valori numerici binari (i c.d. “bit” raggruppati in “bytes”) registrati su supporti magnetici (facilmente riproducibili mediante operazioni di copia e incolla effettuate utilizzando l’apposito software fornito dal sistema operativo)”, ne diviene semplice l’acquisizione, senza particolari accorgimenti tecnici atti a garantire la genuinità ed inalterabilità dei dati”.

 

 
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Pubblicato da su 6 luglio 2017 in diritto

 

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WhatSim, la SIM dedicata a WhatsApp (e nient’altro). Per me è NO!

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La notizia del lancio di WhatSim, SIM espressamente dedicata ai servizi WhatsApp, stuzzica sicuramente la curiosità di molti utenti più della recente apparizione della versione web di WhatsApp, che funziona solo con il browser Chrome.

In breve, e al netto di ogni altra opportuna considerazione già espressa in merito alla piattaforma WhatsApp: si tratta di una vera e propria utenza di telefonia mobile senza vincoli di utilizzo per quanto riguarda le reti delle compagnie telefoniche, ne’ in Italia, ne’ all’estero. Introducendo questa SIM in uno smartphone o tablet, l’utente potrà sfruttare WhatsApp senza essere vincolato alla copertura offerta dalla rete del proprio gestore o da una rete WiFi. Ovunque si trovi, l’apparecchio aggancerà in roaming la propria connessione dati alla rete mobile che troverà disponibile. Esattamente come avviene con le SIM del gestore Zeromobile, di cui WhatSim è figlio, dato che il servizio viene erogato sempre dalla Zeromobile srl. La SIM avrà un proprio numero telefonico europeo, non utilizzabile per altri servizi telefonici.

Questo plus, che potrebbe essere molto gradito a chi utilizza WhatsApp, a mio parere non compensa comunque i limiti di questo servizio, pur presentato come un abbattimento di vincoli. Alcuni sono evidenti, altri un po’ meno, altri ancora potrebbero essere probabilmente indicati come caratteristiche peculiari. Ma si tratta comunque di aspetti importanti, che un utente deve (ri)conoscere per capire se il servizio risponde davvero alle sue esigenze.

Partirò dalla presentazione web del servizio, da una frase che dice tutto e niente, ma che soprattutto è ingannevole:

È la prima Sim al mondo che ti fa chattare gratis e senza limiti con WhatsApp. In ogni angolo del pianeta.

Gratis significa senza sostenere costi di alcun tipo. Senza limiti significa tante cose, ma in questo caso un utente potrebbe pensare di poter sfruttare WhatsApp quanto e come vuole.

WhatSimNemmeno WhatsApp può essere definito un servizio gratuito, nonostante sia irrisorio un canone annuo di 0,89 euro. Naturalmente non lo è nemmeno WhatSim, dal momento che richiede la ricarica di un canone annuo di 10 euro, corrispondente a 2mila crediti. E non include il canone annuo di 0,89 euro, da pagare a WhatsApp (chiarimento datomi dallo staff WhatSim, riscontrabile nella chat riprodotta qui a destra).

Ma non è tutto: esiste un tariffario, suddiviso in zone di roaming (l’Italia è nel novero dei Paesi compresi nella “zona 1”), che evidenzia come ogni tipologia di messaggio multimediale inviato (foto, video, messaggi vocali) vada ad erodere il monte crediti disponibile, in misura diversa in funzione della zona in cui si trova l’utente di WhatSim.

Nel sito del servizio si legge un esempio:

Puoi ricaricare nella sezione Ricarica un importo minimo di 5 € (1000 Crediti) e un importo massimo di 50 € (10.000 Crediti).
I Video ed i Messaggi Vocali sono tariffati per una lunghezza standard di 10 secondi. Se hanno una lunghezza superiore sono tariffati a multipli di 10 secondi.
Esempio: con una ricarica di 5 € ottieni 1.000 Crediti con i quali in zona 1 puoi scambiare 50 Foto o 10 Video, oppure 200 Messaggi Vocali.

Nell’ambito di una chat è ormai normale scambiarsi messaggi di ogni tipo, di solo testo o multimediali, e l’utente di WhatsApp generalmente spedisce dal proprio smartphone o tablet messaggi testuali, foto, video e messaggi vocali, al costo richiesto da WhatsApp (89 centesimi all’anno), più quanto richiesto per la connessione (da rete mobile o WiFi), che consente di usufruire di tutti gli altri servizi Internet che conosciamo (web, e-mail, ma anche streaming e download di musica, video e altri contenuti multimediali, senza dimenticare la possibilità di scaricare e utilizzare app per utilizzare servizi che, a loro volta, si appoggiano a Internet, inclusi navigatori satellitari avanzati, giochi, social network e quant’altro è divenuto di abituale utilizzo).

L’apparecchio – smartphone o tablet – dotato di WhatSim, in assenza di segnale WiFi, ignora completamente tutti i servizi Internet sopra indicati (perché gli sono inibiti) e sfrutta la propria connessione per concentrarsi unicamente sul mondo WhatsApp, e le Faq lo dicono esplicitamente:

  • Posso usare altre applicazioni oltre a WhatsApp? No, con WhatSim funziona solo WhatsApp.

  • E posso telefonare, inviare sms o navigare su internet? No, con WhatSim puoi solo chattare con WhatsApp.

Soprattutto, WhatSim è una SIM che non permette in alcun modo di telefonare, esattamente come una SIM legata ad un piano solo dati, ma con il limite di non consentire altro tipo di interazione che non sia una chat di WhatsApp.

Conseguenza: utilizzare WhatSim equivale a trasformare uno smartphone o tablet in un WhatsApp Device, un dispositivo dedicato univocamente a WhatsApp, che costringe l’utente a spendere di più per utilizzare un servizio di chat. Per tutto il resto serve un altro smartphone o tablet. Oppure una rete WiFi. Però il WiFi libero non esiste ovunque. E nemmeno il WiFi non-libero è garantito che esista. WhatSim si prefigge appunto l’obiettivo di colmare questa lacuna di connettività, ma unicamente per l’uso di WhatsApp.

In base alle proprie esigenze, ogni utente sarà in grado di valutare l’opportunità di avvalersi del servizio.

 

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2015 in cellulari & smartphone, news, tablet

 

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WhatsApp cade? Le alternative non mancano…

messengers

Sabato sera WhatsApp è rimasto al buio per oltre tre ore, un black-out che ha fatto meditare un po’ tutti gli utenti (oltre 450 milioni) che, due giorni prima, avevano appreso che il servizio era diventato proprietà di Facebook. Qualcuno potrebbe anche aver pensato a problemi tecnici legati all’introduzione dei messaggi a pagamento, come spiega un appello diffuso con varie catene di sant’Antonio da tali “Andy e John” proprio in questo periodo (in cui si spiega che ogni messaggio costerà un centesimo e che il servizio richiederà un canone mensile di 12 euro). Che però è una bufala, e non serve che ve lo provi: la notizia non è presente in alcuna fonte ufficiale (il sito di WhatsApp e le condizioni di servizio non ne parlano assolutamente) e finché rimane confinata ad un passaparola tra utenti resta una bufala, quindi passiamo oltre. 

WhatsApp potrebbe ora risultarvi indigesto, anche per il recente suo ingresso nella famiglia Facebook che potrebbe sfruttarlo a scopo di marketing. Considerando infatti che ogni utente in pratica consegna il proprio elenco di contatti telefonici a WhatsApp, Facebook lo ha già acquisito, ampliando così la propria gigantesca rubrica telefonica con i nominativi di nuove persone da raggiungere con i propri servizi pubblicitari, che costituiscono il suo business vitale. 

Naturalmente esistono servizi alternativi, ne cito due fra i tanti perché a mio avviso presentano qualche caratteristica interessante da conoscere: il primo è Telegram, che è gratuito e a livello di funzionalità e interfaccia utente è davvero molto simile a WhatsApp. Fra le opzioni interessati troviamo il cloud storage (che consente di salvare i messaggi), la secret chat (consversazioni che i server di Telegram non conservano e vengono cancellate a tempo). Il suo difetto principale – che non me lo fa amare – consiste proprio nella somiglianza con WhatsApp e nel fatto che, come l’app più diffusa, richiede che l’account sia indissolubilmente legato al numero telefonico dell’apparecchio utilizzato, caratteristica che agevola l’abbinamento numero-utente. Se infastidisce il fatto che WhatsApp lo dia in pasto al social network americano Facebook, è bene sapere che Telegram ha identico legame con il social network russo VK (Vkontakte)

Il secondo – che attualmente è il mio preferito – è BBM, il Messenger di BlackBerry disponibile anche per smartphone con iOS (iPhone) e Android. Chi conosce le condizioni in cui si trova oggi l’azienda canadese potrebbe anche rimanere perplesso di fronte a questo servizio, tuttavia è una piacevole sorpresa. Io lo utilizzo da ottobre, appena è stato reso disponibile per queste piattaforme, imparando ad apprezzarne la stabilità e l’affidabilità. E’ anch’esso un messenger gratuito assolutamente comparabile con WhatsApp, con alcuni plus importanti, come quello di essere basato sul sistema cifrato di messaggistica BlackBerry e di essere completamente svincolato dall’elenco telefonico dell’apparecchio: ogni utente è infatti titolare di un PIN ed è sufficiente conoscere quello di un interlocutore per aggiungerlo ai propri contatti BBM. Last but not least, con la versione 2.0 rilasciata da pochi giorni è arrivata anche la chat vocale: tra utenti del servizio BBM è quindi ora possibile effettuare conversazioni telefoniche gratuite. BBM quindi integra servizi simili a quelli offerti da WhatsApp e da Skype.

Come dite? Avete un apparecchio con Windows Phone? Nessun problema: BBM è in arrivo anche per il vostro smartphone, anche se si tratta di un Nokia X.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2014 in cellulari & smartphone

 

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Datagate e novità che fanno cadere dalle nuvole

Nei giorni scorsi il Guardian è tornato a  parlare del Datagate, divulgando ciò che la stampa ha etichettato come “nuove rivelazioni” di Edward Snowden. La notizia che sembra suscitare più stupore e scalpore riguarda Microsoft: secondo il nuovo scoop, l’azienda collabora con la NSA in relazione ai servizi di Outlook.com (intercettazioni delle chat online e impatto sulle mailbox della creazione di alias) e delle comunicazioni effettuate con Skype.

Io non capisco lo stupore di questi giorni, non sulle operazioni descritte. Il 6 giugno – oltre un mese fa – sono state pubblicate dal Guardian le ormai famose slide relative a PRISM. Una di esse delineava una linea temporale con le aziende coinvolte e la data in cui ha avuto inizio il loro coinvolgimento nel sistema di raccolta dati e informazioni sui servizi di comunicazione di queste aziende.

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Come si può notare dalla figura (cliccare per ingrandire), Microsoft e Skype sono indicate chiaramente (la prima con data 11 settembre 2007, la seconda 6 febbraio 2011). Quindi mi chiedo: oltre un mese fa, cosa pensavano coloro che oggi si stupiscono? Nessuno, nell’apprendere di queste “collaborazioni” – a scopo di raccolta dati e intercettazioni – ha considerato che Microsoft offre da anni servizi di comunicazione (con Outlook.com, e prima Hotmail.com, ma ricordiamoci anche di Messenger), così come Skype, attiva anche prima di far parte del gruppo Microsoft? Quando è uscita quella slide pensavano che la NSA, con Microsoft e Skype, scambiasse figurine? Che si recapitassero piccioni viaggiatori?

L’unica verà novità che è emersa – ma pochi ne parlano – è che Microsoft ha lavorato con l’FBI per agevolare alla NSA l’accesso, attraverso PRISM, dei contenuti di SkyDrive, servizio di cloud storage che vanta oltre 250 milioni di utenti in tutto il mondo.

Quindi, nei prossimi giorni, nessuno cada dalle nuvole se si dovesse scoprire che la NSA, allo stesso scopo, ha sfruttato e sfrutta anche la collaborazione delle altre aziende come GoogleFacebook  e Yahoo, visto che si tratta di aziende che offrono mail, VoIP, piattaforme cloud per applicazioni e storage, social network con chat e servizi per condividere di tutto.

Ah, ricordo che di questo gruppo di aziende fa parte anche Apple. E che tutte queste aziende hanno utenti anche tra i cittadini italiani (ma all’orizzonte non si vedono istituzioni nostrane in allarme).

 
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Pubblicato da su 15 luglio 2013 in news, privacy, security

 

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Viber va anche sul desktop

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Ora che Viber ha anche la sua versione per desktop, la competizione con Skype (e WhatsApp) si fa ancora più interessante. Anche se, dal mio punto di vista, sarà dura scalzare la decennale presenza di Skype sul mercato: oggi Viber ha 200 milioni di utenti, Skype 600 milioni, e dalla sua parte ora c’è l’appartenenza al mondo Microsoft e la prospettiva di essere integrato nella piattaforma Office. Penso quindi che le possibilità di Viber consistano nel rimanere l’alternativa indipendente a Skype nella visione degli utenti che ormai lo ritengono uno standard per effettuare videochiamate.

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2013 in news, telefonia, VoIP

 

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Messaggi di Facebook e conferme di visualizzazione

Con colpevole ritardo segnalo una cosa che ho notato nel sistema di messaggistica (chat e mail) di Facebook, una nuova arma a doppio taglio per quanto riguarda la privacy degli utenti. Si tratta della conferma di visualizzazione: inviando un messaggio a uno o più utenti, il sistema ora segnala a che ora è stato visualizzato e da chi.

E’ come la conferma di lettura dei messaggi di posta elettronica, che però è un’opzione che deve scegliere il mittente e il destinatario può sempre scegliere di non inviarla. Questa conferma di visualizzazione invece è attivata di default da Facebook, che non consente al destinatario di evitarla, ed è prevista per tutti i messaggi da telefono o da web.

Su Facebook, chat e mail convergono in un’unica piattaforma. Si potrebbe considerare che questa feature è utile nella chat perché offre all’utente una conferma in tempo reale: nella risposta alla FAQ relativa a questa funzione, Facebook precisa che “i messaggi sono contrassegnati come visti se la persona è impegnata in una chat o verifica i propri messaggi”.

In questo automatismo, tuttavia, si aggiunge invece un problema di attendibilità, che non si pone per la convenzionale conferma di lettura: normalmente, ricevendo un messaggio di posta elettronica con la richiesta di conferma di lettura, il destinatario sceglie se inviarla. La conferma non significa “l’ho ricevuto”, ma “l’ho letto” e chi la invia ne è consapevole. Invece, un utente potrebbe trovarsi in una stanza,  e avere in un altro locale il computer aperto su Facebook: se in quel momento un amico gli scrive in chat un messaggio, l’utente non vede nulla, ma l’amico si tranquillizza perché Facebook gli dice “visualizzato da…”.

Tra l’altro, in caso di chat che coinvolge più utenti, ho riscontrato anche il problema opposto: in una conversazione con cinque persone, ho scritto un messaggio e ho ricevuto il “visualizzato” da due di loro. La risposta immediatamente successiva mi è stata scritta da un terzo che aveva ovviamente letto il mio messaggio, ma di quell’utente non avevo ricevuto alcuna conferma di visualizzazione.

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2012 in news, social network

 

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Google acquisisce Meebo!

Non si calma il fermento nel mercato del web: in questo unico post sul proprio blog, Meebo comunica ufficialmente di essere stata acquisita da Google, confermando una notizia che era nell’aria – anzi in Rete  – da qualche settimana. Applicazione web multichat, Meebo vanta 190 milioni di iscritti, che potrebbero essere utili ad allargare il bacino di utenza di Google+.

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2012 in business, news, News da Internet

 

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