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La crisi

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Ore 8.50, Carugate. Persone in coda fuori dall’Apple Store per acquistare un iPhone 5, in vendita – anche online con consegna gratuita a domicilio (sì, senza code) – a partire da 729 euro.

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in news

 

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L’età del motorino

Google oggi compie quattordici anni e spegne altrettante candeline. Oggi? In effetti non è facile capire quale sia la data corretta del “compleanno” e forse non hanno le idee chiare nemmeno a Mountain View, dato che in passato – come ricorda Webnews – i festeggiamenti sono caduti in altre date, ma sempre nel mese di settembre.

C’è da festeggiare? Sì e no: giusto dopo un’operazione molto scenica – l’estensione di Street View alla Grande Barriera Corallina e ad alcuni stupendi scenari marini, dalle Filippine alle Hawaii, che attirerà molto pubblico e molto traffico – Google registra l’ordine di arresto di Fabio Jose Silva Coelho, (il suo numero uno in Brasile), a causa della mancata rimozione di due video pubblicati su YouTube e ritenuti diffamatori nei confronti di Alcides Bernal, candidato sindaco della città di Campo Grande.

Quattordici anni sono comunque un’epoca, per un’azienda nata in un garage di Menlo Park che oggi da’ lavoro a 55mila persone ed è ai vertici del web e di molti altri settori di mercato (dall’advertising alla telefonia mobile). In ogni caso, buon compleanno.

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2012 in Internet

 

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Huffington Pre

Da oggi è online l’edizione italiana dell’Huffington Post, diretto da Lucia Annunziata. Al netto dei contenuti e delle cornici pubblicitarie, il primo impatto con l’impostazione grafica della prima pagina del primo giorno fa pensare ad un sito web di dieci/dodici anni fa. In verità la struttura è simile all’edizione US, in Italia però troviamo cappelli e sottotitoli a profusione esposti, a mio parere, con poco appeal. Quasi quasi preferisco Dagospia (che a mio avviso, come livello grafico, sta al piano interrato).

P.S.: per leggere l’edizione americana, l’indirizzo è http://www.huffingtonpost.com/?country=US

P.S.II: titolo precedente di questo post: Fuffington Post

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2012 in Internet, media, news, News da Internet

 

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Cose senza senso: la guerra dei font

Ma che senso ha la guerra dei font, che ha come protagonisti i sostenitori del Comic Sans contrapposti ai suoi strenui detrattori?

La scelta del font è una forma di libertà di espressione e, potendo scegliere, ognuno è libero di utilizzare il carattere che preferisce. Ma il fatto stesso che ne esistano tipologie differenti fa capire che possono esistere più criteri di utilizzo: un testo trasmette un messaggio o un’informazione, ma al di là dei contenuti, il font scelto per scriverlo ha innanzitutto una funzione.

Non è certo obbligatorio conoscere quella prevista da chi l’ha inventato, ma esserne consapevoli spesso aiuta nella scelta: perché un font può piacere a chi scrive, ma non piacere a chi legge, e qui stiamo parlando di un fattore soggettivo come il gusto. Ci sono occasioni di espressione libere e altre che richiedono il rispetto di una forma più seria. Last but not least, esistono casi in cui andrebbe considerata anche la leggibilità. Anzi, a mio avviso, nella scelta di un font da utilizzare, credo che i fattori da considerare vadano proprio in quest’ordine: leggibilità, forma e gusto (LFG).

Chi conosce le differenze tra graziati e bastoni sa di cosa parlo: graziati e bastoni non sono due gruppi di persone che si fanno la guerra, ma sono due diversi insiemi di caratteri.

I graziati hanno le grazie, che sono piccole appendici poste alle estremità (nella figura a lato, sono evidenziate da un cerchietto rosso). I più diffusi e conosciuti sono quelli della famiglia “Times” (come il Times New Roman) o “New York”. Come si intuisce dal loro nome, rendono il carattere più aggraziato e per questo sembrano assolvere ad una funzione estetica che potrebbe rendere il font adatto a un impiego importante, serio e formale.

In realtà, una parte di queste grazie soddisfa proprio la leggibilità: al di là del fatto che i caratteri abbiano un ingombro preciso e un’altezza sempre pressoché identica, i caratteri che hanno le grazie poste alla base delle singole lettere, visti in successione, vanno a formare una linea semi-invisibile che agevola la lettura, quasi come se quello stesso testo fosse scritto in un quaderno a righe.

Ovviamente questa caratteristica si presta all’impiego in testi di una certa densità ed estensione. Pensiamo ad un libro, agli articoli di un quotidiano, ad un contratto, o a qualunque altro testo che contenga molte parole distribuite su varie righe: scritto con un carattere graziato, si presterà ad una lettura più agevole e che non affatichi troppo la vista.

I bastoni sono tutti quei caratteri senza grazie, che non sono ne’ sgraziati ne’ disgraziati, semplicemente le loro lettere sono prive di appendici e le linee che li compongono hanno estremità definite in modo semplice e netto. Fanno parte di questa famiglia, ad esempio, i font Arial, Helvetica, Verdana e molti altri.

Questa linearità del carattere – e l’assenza di quella linea semi-invisibile che ho descritto prima – comporta però un’idoneità in testi più brevi, ad esempio il titolo del capitolo di un libro, o di un articolo di giornale, o ancora nella segnaletica e nella cartellonistica. Non è un caso che – volutamente – questo tipo di font venga utilizzato nei contratti e, soprattutto, in paragrafi o clausole scritti in modo densissimo e su molte righe: è una scelta tattica per indurre il lettore a soprassedere sui contenuti, la cui lettura è stata appositamente resa faticosa (e alla fine il cliente firma, pur senza aver letto tutto ciò che gli sarebbe interessato, anzi trascurando ciò che meritava più attenzione).

Detto questo, si può considerare che ogni font possa avere un impiego adatto, generalmente quello per cui è stato pensato da chi l’ha creato. E veniamo al vituperato Comic Sans, che è stato creato da Vincent Connare e inserito da Microsoft nei font resi disponibili nel Plus Pack di Windows 95 e nella versione OEM del sistema operativo (la versione che si trova preinstallata sui computer dal costruttore). Si chiama Comic perché ispirato ai caratteri utilizzati nei fumetti, mentre Sans è semplicemente una contrazione di sans-serif, ossia senza grazie. Connare ha sempre dichiarato di averlo ideato perché fosse utilizzato in soluzioni software per bambini, ma solo nelle interfacce e non come carattere utilizzabile dagli utenti.

La sua presenza nel set standard dei font Microsoft ha riscosso un gradimento tale da renderlo molto utilizzato ed è per questo motivo che molti lo utilizzano anche in documenti formali e ufficiali, con la possibilità che il destinatario storca il naso. C’è chi ritiene che vada addirittura abolito: è la posizione di Dave e Holly Combs, due grafici che – evidentemente stanchi di vederne utilizzi ritenuti impropri – hanno varato una campagna denigratoria con il sito Ban Comic Sans.

In linea di principio, io mantengo una posizione meno radicale e faccio parte di quella corrente che segue il criterio LFG, sono per una ragionevole (e ragionata) libertà di scelta. A me non piace molto vedere documenti ufficiali, fatture di vendita, certificati o contratti scritti in Comic Sans, e quando mi capitano sotto gli occhi penso sempre “avrei scelto un altro font” (come nel caso della presentazione realizzata al CERN sul bosone di Higgs), ma in ambito editoriale – o comunque per quanto riguarda ciò che si scrive – credo esistano altre storture da contrastare e correggere con energia, come l’utilizzo approssimativo – o indecente – della lingua italiana (le cui regole fanno parte dei programmi della scuola dell’obbligo).

Anche perché, diciamola tutta, il Comic Sans non è certo l’unico carattere soggetto ad abusi (e non solo estetici)…

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2012 in news

 

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iOS 6, mappe apocalittiche?

Oltreoceano segnalano che, sul sistema operativo iOS 6 di Apple (quello utilizzato su iPhone, iPod Touch e iPad), l’indipendenza da Google Maps ha avuto conseguenze apocalittiche su alcuni luoghi…

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La Statua della Libertà (o ciò che ne rimane sulle mappe di iOS 6)

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Il ponte di Brooklyn (forse)

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2012 in cellulari & smartphone, Internet, news, News da Internet, tablet, tecnologia

 

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Eventuale

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Utile e opportuna, la precisazione del direttore del Dipartimento Finanze del ministero dell’Economia e delle Finanze Fabrizia Lapecorella dopo l’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, relativa alle possibilità di un intervento sull’IMU.

Possibilità che spettano unicamente al governo (si disilluda chi sperava nel Pulcino Pio), e che fondano concretezza e attuabilità in un’unica parola, quell’aggettivo lieve che l’ufficio stampa del ministero ha tenuto a inserire già nel titolo del comunicato.

In altre parole: Ma de che?

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2012 in istituzioni, Mondo, news

 

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iPhone 5, il più…?

L’iPhone 5 è il modello più nuovo, ma paradossalmente è anche il meno innovativo che Apple abbia presentato dal 2007 ad oggi.

E’ vero: sono cambiate le dimensioni (è più alto, sottile e leggero), il processore A6, la fotocamera (sempre da 8 Megapixel, ma con funzionalità migliorate), il connettore dock, lo slot per NanoSIM, tre microfoni e una tecnologia che migliorano la qualità della voce, il WiFi potenziato, la connettività LTE,  una batteria con maggiore autonomia… non mi dilungo in ulteriori dettagli che potrete trovare altrove, ma constato che – pur trattandosi di un dispositivo progettato ex novo e quindi “tutto nuovo” – non è una sorpresa.

Non perché le sue caratteristiche siano già state ampiamente anticipate da un tecno-gossip senza precedenti (in passato Apple aveva esercitato un migliore controllo sulle informazioni dei progetti in corso), ma perché – a mio avviso – l’iPhone 5 è stato presentato con novità che sono delle migliorie, seppur corpose, di funzionalità già presenti nel modello precedente, in un momento in cui la concorrenza ne propone di nuove.

Di questo credo che Apple sia molto più consapevole di quanto non voglia far credere, nonostante Phil Schiller – senior vice president Worldwide marketing di Apple – abbia giustificato alcune illustri assenze: il nuovo iPhone, secondo il manager, non sarebbe dotato dell’attesa tecnologia NFC (che permette di utilizzare un telefonino come uno strumento di pagamento elettronico) perché nel sistema operativo iOS 6 è presente Passbook, con cui è possibile acquistare e conservare biglietti, abbonamenti, coupon e carte di imbarco. L’altra assenza, quella del caricabatterie wireless, è dovuta al fatto che non avrebbe escluso la necessità di inserire una spina in una presa a muro.

Ci sono anzi delle novità fastidiose: il nuovo connettore dock implica l’utilizzo di un nuovo cavetto (e, quindi, l’impossibilità di riutilizzare quelli dei modelli precedenti) e lo slot per la NanoSIM certamente non sarà gradito a chi stava pensando di cambiare telefono. Non è un grosso problema, ma è… una noia in più.

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2012 in business, cellulari & smartphone, telefonia, TLC

 

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Messaggi di Facebook e conferme di visualizzazione

Con colpevole ritardo segnalo una cosa che ho notato nel sistema di messaggistica (chat e mail) di Facebook, una nuova arma a doppio taglio per quanto riguarda la privacy degli utenti. Si tratta della conferma di visualizzazione: inviando un messaggio a uno o più utenti, il sistema ora segnala a che ora è stato visualizzato e da chi.

E’ come la conferma di lettura dei messaggi di posta elettronica, che però è un’opzione che deve scegliere il mittente e il destinatario può sempre scegliere di non inviarla. Questa conferma di visualizzazione invece è attivata di default da Facebook, che non consente al destinatario di evitarla, ed è prevista per tutti i messaggi da telefono o da web.

Su Facebook, chat e mail convergono in un’unica piattaforma. Si potrebbe considerare che questa feature è utile nella chat perché offre all’utente una conferma in tempo reale: nella risposta alla FAQ relativa a questa funzione, Facebook precisa che “i messaggi sono contrassegnati come visti se la persona è impegnata in una chat o verifica i propri messaggi”.

In questo automatismo, tuttavia, si aggiunge invece un problema di attendibilità, che non si pone per la convenzionale conferma di lettura: normalmente, ricevendo un messaggio di posta elettronica con la richiesta di conferma di lettura, il destinatario sceglie se inviarla. La conferma non significa “l’ho ricevuto”, ma “l’ho letto” e chi la invia ne è consapevole. Invece, un utente potrebbe trovarsi in una stanza,  e avere in un altro locale il computer aperto su Facebook: se in quel momento un amico gli scrive in chat un messaggio, l’utente non vede nulla, ma l’amico si tranquillizza perché Facebook gli dice “visualizzato da…”.

Tra l’altro, in caso di chat che coinvolge più utenti, ho riscontrato anche il problema opposto: in una conversazione con cinque persone, ho scritto un messaggio e ho ricevuto il “visualizzato” da due di loro. La risposta immediatamente successiva mi è stata scritta da un terzo che aveva ovviamente letto il mio messaggio, ma di quell’utente non avevo ricevuto alcuna conferma di visualizzazione.

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2012 in news, social network

 

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Martin Scorsese fa la réclame ad iPhone 4S/Siri

Perché Apple e AT&T fanno girare uno spot delliPhone 4S con Martin Scorsese che sfrutta l’assistente Siri poco tempo prima della presunta presentazione del nuovo modello?
È una pubblicità sull’iPhone che sta per essere superato, o su Siri?

Nota per i cinefili: chi riesce a cogliere la citazione di un celeberrimo film di Scorsese in un dettaglio di questo video (il titolo del film è intuibile, il dettaglio è per gli osservatori)?

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2012 in business, cellulari & smartphone, news

 

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La cura

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Salvatore Iaconesi ha un tumore al cervello. Da tecnologo orientato all’open source, ha pensato (bene) che condividere via Internet la propria cartella clinica fosse la strada più naturale da percorrere per trovare una cura.

Come? Lo spiega nel suo sito web:

Ho un tumore al cervello.
Ieri sono andato a ritirare la mia cartella clinica digitale: devo farla vedere a molti dottori.
Purtroppo era in formato chiuso e proprietario e, quindi, non potevo aprirla né con il mio computer, né potevo mandarla in quel formato a tutti coloro che avrebbero potuto salvarmi la vita.

L’ho craccata.
L’ho aperta e ho trasformato i suoi contenuti in formati aperti, in modo da poterlicondividere con tutti.

Nel giro di poche ore è riuscito a condividere questi dati con tre medici, due dei quali lo hanno già contattato.

L’idea ha un approccio open data e l’obiettivo è più ampio di quanto si possa intuire:

Progressivamente, renderò disponibili tutte le risposte che riceverò, sempre in formati aperti, così che chiunque abbia il mio stesso male possa beneficiare delle soluzioni che ho trovato.

Questa è una CURA. E’ la mia CURA OPEN SOURCE.
Questo è un invito a prendere parte alla CURA.

CURA, in diverse culture, vuol dire diverse cose.
Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione.
Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute.

Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori.Tutti possono darmi una CURA.

E l’invito è di creare una CURA usando i contenuti reperibili in DATI/DATA nel sito artisopensource.net/cure, e di inviarla all’indirizzo info@artisopensource.net.

E questo, a mio avviso, al di là del banale gioco di parole che potrebbe sembrare fine a se stesso, è uno stupendo esempio di apertura mentale. La cura è già iniziata.

 
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Pubblicato da su 10 settembre 2012 in Internet, Life, Mondo, news

 

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iPhone 5, quasi pronto per il futuro

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Dicono che il nuovo iPhone (di cui probabilmente ci sarà un evento di presentazione tra pochi giorni) sarà così avanti – ma così avanti, ma così avanti – che quando uscirà sarà dotato di connettività 4G universale, cioé compatibile con la maggior parte dei network mondiali, inclusi quelli che stanno per arrivare.

A leggerla così, sembra stiano parlando di uno smartphone in grado di auto-adattarsi alle reti mobili di futura generazione. Poi continui a leggere e scopri che, molto più concretamente, “dovrebbe essere infatti compatibile con le reti LTE (Long Term Evolution o 4G), opzione già offerta da molti concorrenti della Apple, inclusa Samsung.

Stavolta sembra che l’inseguitrice sia Apple. Ma solo per la tecnologie di rete mobile. Gli inseguitori veri, però, sono i mercati come il nostro, quello italiano: gli smartphone 4G stanno arrivando e le reti non sono ancora pronte, perché gli operatori di telefonia mobile ci stanno ancora lavorando… Si rischia di avere per le mani una Ferrari e di poterla usare solo per circolare nei vicoli, in attesa della realizzazione di strade adeguate.

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2012 in cellulari & smartphone, news

 

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Fastweb spegne la sua TV in anticipo

Gentile Cliente, dal 5 novembre il servizio IPTV (Internet Protocol Television) di Fastweb cessa di esistere.

Per gli utenti Fastweb abbonati al servizio TV, fine delle trasmissioni. Niente più TV e quindi niente più Sky via Internet. Forse è per questo motivo che una parte di quell’utenza aveva ricevuto da Sky la proposta di diventare clienti con antenna parabolica.

Qualcuno lo sapeva già, è vero. La notizia di oggi, però, è che il servizio sarà sospeso il 4 ottobre.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in Internet, Tv & WebTV

 

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Kindle cambia pagina (meglio)

A margine della presentazione dei nuovi Kindle – evento che ha ricordato molto da vicino le presentazioni dei prodotti Apple condotte da Steve Jobs e Tim Cook, che evidentemente hanno fatto scuola – devo constatare che Amazon ha lanciato una gamma di dispositivi con una notevole serie di novità, che però non saranno tutte disponibili sul mercato italiano.

Nel nostro Paese sarà possibile acquistare i nuovi tablet Kindle Fire HD e i Kindle Fire, ma solo nelle versioni WiFi: niente Kindle con connettività su rete mobile, insomma, che sarà disponibile solo negli USA anche su modelli da 8,9″ e, almeno per il momento, niente da fare neanche per il Kindle Paperwhite.

Disponibile su tutti i mercati il nuovo Kindle (l’e-reader puro), che Amazon ha deciso di spingere sottolineando le migliorie apportate con la frase “cambio di pagina più agevole del 15%”, che è un modo per dire che con la tecnologia sono riusciti a replicare con efficacia anche il polpastrello inumidito.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in news, tecnologia

 

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Tra le righe (AntiSec, FBI, utenti Apple)

Quando AntiSec dichiara di aver avuto accesso ai dati del laptop di un agente dell’FBI, e l’organizzazione risponde che non esiste alcuna prova che un laptop dell’FBI sia mai stato compromesso, ne’ che l’FBI fosse in possesso di quei dati, non significa che ciò non sia avvenuto, e non significa nemmeno che l’FBI non avesse quei dati.

E’ come quando qualcuno viene accusato di aver compiuto una determinata azione illecita, e l’accusato dice “non esistono le prove” anziché dire “non l’ho fatto”.

Come scrive Marco, nell’illustrare la vicenda: a prescindere da conferme e smentite, ragionando, che l’FBI possa avere un interesse a essere in possesso di tali dati è semplicemente plausibile: sono dati che, ragionevolmente, possono interessare loro in funzione della difesa e della sicurezza nazionale, anche se è assai difficile farne impiego se non come dati da “incrociare” ad altri dati (che senz’altro l’FBI possiede, dunque continua ad avere senso).

Per chi non ne avesse avuto notizia, Antisec dichiara di aver messo le mani sui dati di 12 milioni di dispositivi Apple, anche se il file pubblicato ne ha preso in considerazione “solo” un milione.

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2012 in cellulari & smartphone, Internet, privacy

 

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Google tiene gli smartphone e si libera dei STB

Puntare sugli smartphone e liberarsi dei business meno profittevoli. Sembra questo l’obiettivo di Google che, stando ad alcune voci circolanti sui mercati finanziari, sarebbe intenzionata a liberarsi di una parte di Motorola Mobility, in particolare la divisione che si occupa di apparati domestici e set-top-box (decoder).

La business unit che si occupa di telefonia mobile ha invece un ruolo strategico nel gruppo di Mountain View e sta acquisendo sempre maggiore importanza, vista la sua dote di brevetti: l’obiettivo di Google è l’espansione nel settore degli smartphone in cui è già presente con Android, sistema operativo utilizzato da molti produttori, supportato dal marketplace Play Store (già Android Market). All’orizzonte c’è proprio la presenza diretta anche nel mercato dell’hardware, per consolidare una posizione in un mondo in cui il business della raccolta pubblicitaria registra numeri di rilievo sempre maggiore.

 
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Pubblicato da su 4 settembre 2012 in business, news

 

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