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#Web30 Trent’anni fa prese vita il progetto che portò al World Wide Web

“Vague but exciting” 

Il 12 marzo 1989, Tim Berners-Lee, ricercatore presso il CERN, presentò al suo capo Mike Sendall la sua proposta su un progetto per un sistema di gestione delle informazioni in un documento dal titolo “Information Management: A Proposal“.  “Vaga, ma eccitante” scrisse a mano Sendall sulla prima pagina di quella proposta, che sostanzialmente delineava la struttura di una soluzione a cui Berners-Lee, con la collaborazione di Robert Cailliau, aveva pensato per risolvere un problema: gestire in modo organizzato i dati relativi a tutti i progetti ed esperimenti condotti nell’organizzazione, un grande “database ipertestuale” con link, per collegare i contenuti tra loro.

Il progetto fu sviluppato e il sistema cambiò nome da Mesh a World Wide Web. Dalla prima “pagina web” pubblicata nel 1991 (http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html) ad oggi, i progressi sono stati molti. Ma oltre alle innovazioni di base, c’è da considerare un altro aspetto rivoluzionario di questo progetto: la decisione del CERN, annunciata il 30 aprile 1993, di rendere la tecnologia WWW di pubblico dominio, quindi liberamente utilizzabile da tutti. E’ sempre opportuno precisare che il World Wide Web non è Internet, ma ne è un servizio: Internet è un’infrastruttura, una rete a cui sono connessi dispositivi di varia natura in tutto il mondo. WWW permette di accedere a dati, informazioni e prodotti multimediali, pubblicati a livello professionale o amatoriale, collegati tra loro.

Qui è possibile seguire i festeggiamenti di questo anniversario presso il CERN: https://web30.web.cern.ch/

PS: Internet è nata prima

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2019 in Internet

 

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20 anni di World Wide Web “pubblico”

CERNwww1993

30 aprile 1993: la tecnologia relativa al World Wide Web – o, più comunemente, Web – viene resa di pubblico dominio con una dichiarazione formale. Nata da un’idea di Tim Berners-Lee, rappresenta l’evoluzione di un progetto (che si chiamava inizialmente ENQUIRE) basato sull’ipertesto, con l’obiettivo di agevolare lo scambio di dati e informazioni tra ricercatori impegnati in esperimenti scientifici. La sua apertura ha cambiato il mondo.

 
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Pubblicato da su 30 aprile 2013 in Internet, tecnologia

 

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Cose senza senso: la guerra dei font

Ma che senso ha la guerra dei font, che ha come protagonisti i sostenitori del Comic Sans contrapposti ai suoi strenui detrattori?

La scelta del font è una forma di libertà di espressione e, potendo scegliere, ognuno è libero di utilizzare il carattere che preferisce. Ma il fatto stesso che ne esistano tipologie differenti fa capire che possono esistere più criteri di utilizzo: un testo trasmette un messaggio o un’informazione, ma al di là dei contenuti, il font scelto per scriverlo ha innanzitutto una funzione.

Non è certo obbligatorio conoscere quella prevista da chi l’ha inventato, ma esserne consapevoli spesso aiuta nella scelta: perché un font può piacere a chi scrive, ma non piacere a chi legge, e qui stiamo parlando di un fattore soggettivo come il gusto. Ci sono occasioni di espressione libere e altre che richiedono il rispetto di una forma più seria. Last but not least, esistono casi in cui andrebbe considerata anche la leggibilità. Anzi, a mio avviso, nella scelta di un font da utilizzare, credo che i fattori da considerare vadano proprio in quest’ordine: leggibilità, forma e gusto (LFG).

Chi conosce le differenze tra graziati e bastoni sa di cosa parlo: graziati e bastoni non sono due gruppi di persone che si fanno la guerra, ma sono due diversi insiemi di caratteri.

I graziati hanno le grazie, che sono piccole appendici poste alle estremità (nella figura a lato, sono evidenziate da un cerchietto rosso). I più diffusi e conosciuti sono quelli della famiglia “Times” (come il Times New Roman) o “New York”. Come si intuisce dal loro nome, rendono il carattere più aggraziato e per questo sembrano assolvere ad una funzione estetica che potrebbe rendere il font adatto a un impiego importante, serio e formale.

In realtà, una parte di queste grazie soddisfa proprio la leggibilità: al di là del fatto che i caratteri abbiano un ingombro preciso e un’altezza sempre pressoché identica, i caratteri che hanno le grazie poste alla base delle singole lettere, visti in successione, vanno a formare una linea semi-invisibile che agevola la lettura, quasi come se quello stesso testo fosse scritto in un quaderno a righe.

Ovviamente questa caratteristica si presta all’impiego in testi di una certa densità ed estensione. Pensiamo ad un libro, agli articoli di un quotidiano, ad un contratto, o a qualunque altro testo che contenga molte parole distribuite su varie righe: scritto con un carattere graziato, si presterà ad una lettura più agevole e che non affatichi troppo la vista.

I bastoni sono tutti quei caratteri senza grazie, che non sono ne’ sgraziati ne’ disgraziati, semplicemente le loro lettere sono prive di appendici e le linee che li compongono hanno estremità definite in modo semplice e netto. Fanno parte di questa famiglia, ad esempio, i font Arial, Helvetica, Verdana e molti altri.

Questa linearità del carattere – e l’assenza di quella linea semi-invisibile che ho descritto prima – comporta però un’idoneità in testi più brevi, ad esempio il titolo del capitolo di un libro, o di un articolo di giornale, o ancora nella segnaletica e nella cartellonistica. Non è un caso che – volutamente – questo tipo di font venga utilizzato nei contratti e, soprattutto, in paragrafi o clausole scritti in modo densissimo e su molte righe: è una scelta tattica per indurre il lettore a soprassedere sui contenuti, la cui lettura è stata appositamente resa faticosa (e alla fine il cliente firma, pur senza aver letto tutto ciò che gli sarebbe interessato, anzi trascurando ciò che meritava più attenzione).

Detto questo, si può considerare che ogni font possa avere un impiego adatto, generalmente quello per cui è stato pensato da chi l’ha creato. E veniamo al vituperato Comic Sans, che è stato creato da Vincent Connare e inserito da Microsoft nei font resi disponibili nel Plus Pack di Windows 95 e nella versione OEM del sistema operativo (la versione che si trova preinstallata sui computer dal costruttore). Si chiama Comic perché ispirato ai caratteri utilizzati nei fumetti, mentre Sans è semplicemente una contrazione di sans-serif, ossia senza grazie. Connare ha sempre dichiarato di averlo ideato perché fosse utilizzato in soluzioni software per bambini, ma solo nelle interfacce e non come carattere utilizzabile dagli utenti.

La sua presenza nel set standard dei font Microsoft ha riscosso un gradimento tale da renderlo molto utilizzato ed è per questo motivo che molti lo utilizzano anche in documenti formali e ufficiali, con la possibilità che il destinatario storca il naso. C’è chi ritiene che vada addirittura abolito: è la posizione di Dave e Holly Combs, due grafici che – evidentemente stanchi di vederne utilizzi ritenuti impropri – hanno varato una campagna denigratoria con il sito Ban Comic Sans.

In linea di principio, io mantengo una posizione meno radicale e faccio parte di quella corrente che segue il criterio LFG, sono per una ragionevole (e ragionata) libertà di scelta. A me non piace molto vedere documenti ufficiali, fatture di vendita, certificati o contratti scritti in Comic Sans, e quando mi capitano sotto gli occhi penso sempre “avrei scelto un altro font” (come nel caso della presentazione realizzata al CERN sul bosone di Higgs), ma in ambito editoriale – o comunque per quanto riguarda ciò che si scrive – credo esistano altre storture da contrastare e correggere con energia, come l’utilizzo approssimativo – o indecente – della lingua italiana (le cui regole fanno parte dei programmi della scuola dell’obbligo).

Anche perché, diciamola tutta, il Comic Sans non è certo l’unico carattere soggetto ad abusi (e non solo estetici)…

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2012 in news

 

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Neutrini come Superman

Avete presente la frase “Via, più veloce della luce!” pronunciata da Superman prima di spiccare il volo? Bene, potrebbe non essere più fantascienza: agenzie e testate giornalistiche riferiscono infatti che la velocità della luce è stata superata, secondo quanto emerso dai risultati dell’esperimento OPERA.

Nel pomeriggio di oggi, in un seminario che si terrà alle ore 16 (vi si potrà assistere anche in streaming), se ne saprà di più. Forse si riuscirà anche a capire se è vero che la velocità della luce non è un limite invalicabile, e quindi – al di là della possibilità di Superman – se la teoria della relatività di Einstein sia da rivedere.

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2011 in news, scienza

 

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