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Fortnite is the new Second Life

Lanciato nel 2017 come videogioco, Fortnite ha assunto in breve tempo un ruolo ben più ampio, tanto da essere scelto come ambiente virtuale per veri e propri eventi. Potrebbe essere l’evoluzione di Second Life?

Il pioniere di quello che non è ancora un trend, ma potrebbe diventarlo, è stato il dj Marshmello, che il 2 febbraio 2019 ha tenuto un breve “concerto” – una decina di minuti – a Pleasant Park (Parco Pacifico, a nord sulla mappa di gioco) visualizzato da 10,7 milioni di utenti. Il rapper Travis Scott il 24 aprile 2020 ha lanciato l’evento Astronomical a Sweaty Sands (Sabbie Sudate) a cui hanno partecipato in 12,3 milioni, al netto degli utenti che hanno seguito il live tramite Twitch e le repliche che si sono tenute nei giorni successivi. Recentemente, inoltre, Fortnite ha ospitato un evento con Dillon Francis, Steve Aoki e deadmau5 ed è stato scelto per trasmettere in anteprima il trailer di Tenet di Christopher Nolan.

Il concetto della piattaforma virtuale che ospita eventi e situazioni reali fa davvero ricordare Second Life, mondo digitale che però aveva il “problema” di essere arrivato “in anticipo di 10 anni“ (per dirlo con le parole dell’amministratore delegato di Linden Lab, l’azienda che ha sviluppato la piattaforma), proponendo una realtà virtuale che non era ancora fruibile con strumenti appositi, come ad esempio un visore. E quando questi strumenti sono arrivati, si è scoperto che Second Life non era adatta a supportarli in modo ottimale. Fortnite sembra aver intercettato le condizioni ideali per raccoglierne una sorte di eredità.

Nonostante qualcuno ne paventi il declino, Fortnite è sicuramente molto redditizio: secondo MusicMagPie per i soli acquisti in game la modalità Battle Royale incassa oltre 3mila euro al minuto e gli eventi attirano sempre milioni di visualizzazioni contemporanee, che si moltiplicano sugli altri canali (YouTube compreso) in cui ne vengono riproposti i video. Sembra che le premesse per traghettare l’entertainment verso il virtuale non gli manchino. Ma a questo punto le possibilità potrebbero essere molte di più: a quando una campagna elettorale su Fortnite?

 
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Pubblicato da su 16 giugno 2020 in news

 

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Google Plus è ancora vivo, per chi non lo ricordasse

googleplus2017

E’ meraviglioso pensare all’affetto con cui viene tenuto in vita Google Plus (Google+), il social network di casa Google che vanta miliardi di membri (secondo alcuni si tratterebbe di oltre tre miliardi di account), molti dei quali inconsapevoli (avendo accettato l’iscrizione mentre configuravano il proprio account Android su tablet o smartphone, oppure mentre aderivano ad altri servizi del gruppo, da Gmail).googleunicoaccount

Nelle scorse ore sono state annunciate alcune novità: torneranno gli Eventi (ma solo al di fuori della G Suite dedicata al mondo business), i “commenti responsabili” (quelli ritenuti inutili verranno nascosti), la possibilità di applicare nuovi filtri alle immagini. A parte quest’ultima caratteristica, nulla di realmente sostanzioso, e d’altronde è già molto ricordarsi dell’esistenza di questo social network lasciato alla deriva (non sono parole mie, le ha scritte Chris Messina, uno dei suoi “padri”, avendovi lavorato come user experience designer).

Mi era già capitato di scriverne e lo ribadisco:

è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader

 

 
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Pubblicato da su 20 gennaio 2017 in news

 

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PRISM, riassunto per chi si fosse perso qualcosa

La vicenda che sta colpendo l’amministrazione USA guidata da Barack Obama è complicata, ne tento un riassunto che potrebbe essere utile per capire perché è utile seguire questo argomento.

Premessa: oltreoceano è attiva la NSA – National Security Agency (Agenzia per la sicurezza nazionale), che da tempo ha sotto controllo le comunicazioni dei cittadini USA che si trovano all’estero (e, per determinati casi, di cittadini che dagli USA comunicano all’estero). Questa attività viene condotta con un sistema che si chiama PRISM con la collaborazione di (almeno) nove grandi realtà private che operano nel mondo dell’informatica e offrono servizi di comunicazioni. Si tratta di Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, YouTube, Skype, AOL e Apple. Tutto avviene secondo quanto stabilito da una legge USA, il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA).

Attualità: nei giorni scorsi, Guardian e Washington Post – dopo che è stato reso noto che la NSA ha accesso anche ai tabulati con i dettagli del traffico telefonico degli utenti Verizon – hanno pubblicato due inchieste, diffondendo documenti riservati della NSA relativi a PRISM. Secondo il Guardian, anche i servizi di intelligence del Regno Unito possono utilizzare PRISM.

Microsoft, Google e Apple si dichiarano estranee al progetto e di essersi attenute agli obblighi loro imposti dalla legge. Barack Obama, la scorsa settimana, ha precisato che la NSA opera per la sicurezza nazionale, che PRISM non riguarda gli americani ne’ chi vive negli USA, che “nessuno ascolta le vostre telefonate”, ma che “non si può  coniugare la sicurezza al 100% con il rispetto della privacy al 100%”. E comunque, qualcuno, le telefonate le mantiene sotto controllo.

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2013 in Mondo, news

 

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YouTube comincia a battere cassa

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Da alcuni rumors in circolazione, si scopre che YouTube presto fornirà anche contenuti premium a pagamento e a questo scopo – come riferiscono l’azienda di advertising Ad Age e il Wall Street Journal– ha contattato un piccolo gruppo di produttori TV per chiedere loro “di presentargli delle applicazioni in grado di creare canali con per il cui accesso gli utenti dovranno pagare”:

Secondo quanto ha anticipato Ad Age, inizialmente ci sarà un piccolo gruppo di “canali”, probabilmente intorno a 25. La suddivisione dei profitti pare orientata al rapporto 45/55 per cento, come già avviene per la pubblicità su YouTube. Anche i partner, a quanto sembra, potrebbero inserire delle pubblicità nei loro canali a pagamento ma non è ancora chiaro in quale forma. Tra l’altro, su canali che si pagano, c’è da fare attenzione a non urtare la suscettibilità degli spettatori: potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

Questo non significa che YouTube si trasformerà in piattaforma pay, ma che predisporrà canali specifici con accesso a pagamento, estendendo quindi il modello di business pay-per-view di YouTube Live, mentre gli UGC (User Generated Content, ossia i contenuti generati dagli utenti e caricati sulla piattaforma) continueranno ad essere free, con la stessa regolamentazione di oggi.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2013 in cloud, Internet, media, Mondo, Tv & WebTV

 

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Disney e YouTube si stringono la mano…

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…per dire “correte bimbi, venite da noi”: Disney e YouTube, alleanza strategica

 
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Pubblicato da su 9 novembre 2011 in business, Internet, media, Mondo, news

 

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YouTube sta per lanciare 100 nuovi canali

Da piattaforma di video-sharing a emittente televisiva, da intermediario a media: YouTube si evolve (?) ed è pronta ad offrire un proprio bouquet con cento nuovi canali a partire dal prossimo anno. Un’ulteriore diversificazione del business di Google, che si allarga al fronte attivo dell’industria dell’intrattenimento televisivo (continua su The New Blog Times)

 

 

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2011 in business, Internet, news, News da Internet, tecnologia, Tv & WebTV

 

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