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La libertà passa dal web

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Dal Corriere della Sera di oggi

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2011 in cellulari & smartphone, computer, Internet, Life, Mondo, news, social network

 

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Starbucks stacca la spina, ma non al WiFi

Chi conosce Starbucks probabilmente si ricorderà, oltre ai Frappuccino, ai Vivanno e altre originalità del menu, anche i clienti al lavolo con notebook, laptop, tablet e altri disposibivi, per via della possibilità di accedere ad internet in WiFi, senza limitazioni. Qualcosa però sta cambiando: a New York, alcune caffetterie appartenenti alla celeberrima catena hanno deciso di mettere in atto una politica restrittiva ed eliminato la possibilità di usare le prese di corrente (cortesia non certo obbligatoria). Ora, chi le sfruttava per stazionarvi ore o intere giornate per navigare in Internet con il proprio laptop dovrà cambiare abitudini (accontentandosi dell’autonomia delle batterie o recandosi altrove).

Il motivo è banalmente comprensibile: i clienti che si stanziano ai tavoli per ore – o per tutta la giornata – impediscono che altri avventori possano sedere ai medesimi tavoli per nuove consumazioni.

L’accesso WiFi nelle caffetterie Starbucks rimane disponibile, contrariamente a quanto riportato da molte testate italiane, ma evidentemente sarà possibile sfruttarlo solo finché la batteria del dispositivo utilizzato (smartphone, tablet, laptop).

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2011 in computer, Internet, Mondo, news, News da Internet

 

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L’importante è la salute

Legalizzare i casinò online e il poker cash e, nel contempo, cominciare a puntare il dito su Internet e social network (paragonandoli a droga e gioco d’azzardo) è un controsenso. Quanto alla dipendenza da Internet, ignoravo che nel nostro Paese esistessero già misurazioni specifiche di questo fenomeno tali da motivare un intervento straordinario per contrastarlo nel piano per il nuovo anno sanitario 2011/2013, con relativi oneri da sostenere con denaro pubblico. Evidentemente ci sono più italiani intossicati dal web di quanti ne immaginiamo. A proposito, qualcuno sa dire quanti sono?

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2011 in computer, Internet, istituzioni, Life, media, Mondo, news, News da Internet

 

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Google Voice, “pronto” anche in italiano

Google Voice

E’ stato presentato all’inizio del 2009, è stato aperto al pubblico USA un anno fa e – dopo qualche test – eccolo pronto a parlare in 38 lingue diverse, tra cui l’italiano: Google Voice, il servizio VoIP made in Mountain View, ora fa le cose sul serio e si mette in concorrenza con Skype, proponendosi sul mercato della telefonia su Internet con un numero telefonico convergente – che permetterà all’utente di ricevere le telefonate sia su rete fissa che su rete mobile – e con un servizio che consentirà ovviamente di chiamare verso le medesime direttrici (fissa e mobile).

In Italia – come in altri Paesi – il servizio partirà in forma limitata, senza numero convergente e per il momento sarà accessibile da Gmail, nella sezione Chat. Se non lo trovate, non abbiate paura: Google dice We’re rolling out this feature over the next few days, per cui arriverà a breve. Una volta disponibile, l’utente dovrà ovviamente acquistare il suo credito (è possibile farlo in Euro, Sterline, Dollari USA e canadesi) e si vedrà applicare le tariffe Google che – IVA inclusa – permettono di chiamare un telefono fisso a 2,2 centesimi di euro al minuto e un cellulare a 13,2 centesimi al minuto (telefonare verso 3 Italia, però, costa 16,8 centesimi).

UPDATE: Punto Informatico – che ringrazio per la citazione – in un articolo pubblicato oggi e aggiornato nel pomeriggio, precisa che si tratta del servizio Phone Call, una funzionalità analoga ma non identica al servizio offerto da Google unicamente negli USA. In realtà, alla base c’è sempre Google Voice: il sito a cui Google rimanda per maggiori dettagli è gmail.com/call che rinvia alle condizioni di servizio (nonché alle tariffe già citate sopra) di Google Voice.  Inoltre, nell’Official Google Blog, si legge che If you’re a Google Apps user, your domain administrator must have Google Voice and Google Checkout enabled in the administrator control panel in order to be able to use this feature.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2011 in Internet, news, News da Internet, telefonia, VoIP

 

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Poste wireless

Poste Italiane ieri ha cominciato ad attivare aree WiFi in 22 uffici postali, nell’ambito di un progetto che sarà gradualmente esteso al territorio nazionale. L’accesso sarà libero e gratuito, e permetterà agli utenti di navigare in Internet da un PC messo a disposizione dall’ufficio postale o dal loro dispositivo mobile (netbook, tablet, smartphone…).

In caso di coda interminabile allo sportello, potrebbe essere un’opportunità per ammazzare il tempo, ma ho – come dire? – un forte dubbio: per usufruire del servizio è necessario compilare un modulo cartaceo (indicando, con i propri dati, il numero di cellulare su cui ricevere un SMS con la password d’accesso). State immaginando anche voi che per consegnarlo si dovrà fare la fila?

 
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Pubblicato da su 15 luglio 2011 in business, Internet, news, News da Internet, tecnologia

 

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Guasto all’impianto e alla reputazione

Venerdì scorso un nuovo incidente ha causato numerosi problemi di accessibilità ai servizi erogati da Aruba.it. Secondo quanto comunicato dall’azienda, si è trattato di un guasto all’impianto elettrico, conseguenza imprevedibile dell’incendio verificatosi il 29 Aprile scorso nel power center della struttura interessata.

Se, per alcuni aspetti, questo black-out temporaneo è stato tecnicamente meno grave di quello che si è verificato a fine aprile, le sue conseguenze potrebbero avere su Aruba riflessi ancor più negativi: l’incidente di due mesi fa ha causato danni di rilievo e suscitato numerose perplessità su come l’azienda gestiva la sicurezza della propria server farm. Tuttavia, appena era stato possibile, non potendo informare gli utenti attraverso il proprio sito web, aveva aperto un canale di comunicazione alternativo (su Twitter e sulla propria pagina Facebook) per dare periodicamente l’aggiornamento della situazione, canale che i media avevano poi utilizzato e reso pubblico, aumentandone l’audience (oggi, su Twitter, l’account Arubait ha quasi 7.500 follower).

Successivamente, nella consapevolezza di aver creato problemi ai propri clienti, Aruba aveva poi lanciato alcune promozioni a loro beneficio (ad esempio sconti sui prodotti FotoAruba e attivazione gratuita di servizi premium).

Venerdì scorso, invece, il comportamento di Aruba è stato diverso: silenzio totale fino alle 22.05, ora in cui è stato pubblicato il comunicato con cui è stata data spiegazione del problema e sono state illustrate le nuove misure di sicurezza messe in atto dall’azienda per evitare il ripetersi di nuovi inconvenienti ai danni degli utenti.

Un’azienda può subire problemi, inconvenienti e incidenti? Assolutamente sì, l’importante è che tutto ciò avvenga nel rispetto degli utenti e degli accordi intrapresi con essi, che in questo caso si traducono nel rispetto degli SLA (Service Level Agreement) e quindi dei termini previsti dal contratto sottoscritto dalle parti.

Augurandomi che i termini previsti dai servizi Aruba siano stati rispettati, l’unico appunto che mi permetterei di muovere – con garbo e massimo rispetto per un’azienda che offre servizi a prezzi molto contenuti, lavora e da’ lavoro a molte persone – riguarda la strategia di comunicazione: da un provider, come da qualsiasi fornitore, gli utenti che hanno un’attività in Internet si aspettano chiarezza e trasparenza. Informare gli utenti è doveroso e Aruba, per comunicare con loro, ha scelto di farlo attraverso la sezione News della pagina Assistenza del sito aziendale, che non ha alcun richiamo diretto nella homepage e che non tutti gli utenti sanno di dover consultare in queste occasioni. Una sezione “News”, con un box visibile fin dalla homepage ad esempio, sarebbe molto più efficace.

Il fatto di aver informato i propri utenti in ritardo – e non tempestivamente come in occasione del black-out precedente – si trasforma quindi in un problema di immagine e di reputazione: è sufficiente leggere i commenti dei clienti su Twitter per vedere come, invece della comprensione, si preferiscano scherno e derisione, condite da espressioni più o meno colorite e dalle intenzioni di cambiare provider.

Certo, è difficile trovare presso altri provider i prezzi praticati da Aruba e l’aspetto economico (più di quello dato dalle nuove misure di sicurezza in corso di realizzazione) demotiverà molti utenti a traslocare. Ma molte aziende che hanno la propria attività su Internet ci penseranno…

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2011 in Internet, news, News da Internet, security, tecnologia

 

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AGCOM incassa l’appoggio della SIAE del 1882 e va avanti

Il livello della fossilizzazione della SIAE, la sua mancanza di apertura alle opportunità offerte dalla Rete e l’incongruenza delle argomentazioni con cui latra contro “le società di telecomunicazioni, i provider, i produttori di tecnologie digitali, le cosidette Over the Top” e “pseudo imprenditori senza scrupoli che operano nel mondo digitale” sono egregiamente sintetizzate in questo appello pubblicato oggi in difesa della delibera AGCOM per il diritto d’autore che, sottolineo, affida ad un’Authority delle Comunicazioni ampi poteri, tra cui quello di chiudere un sito web – in parte o integralmente – in base a segnalazione o presunzione di violazione del diritto d’autore, eliminando la necessità di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Il richiamo storico alla ratio che, nel 1882, mosse illustri personaggi del mondo della cultura dell’epoca a promuoverne la nascita (per dare una risposta alle esigenze di tutela allora necessarie) ci mostra una dimensione parallela in cui sembra vivere oggi la SIAE: nessuno, tra coloro che hanno criticato il provvedimento AGCOM, contesta il principio di tutela del diritto d’autore e l’importanza che un’opera dell’ingegno sia remunerata. Le soluzioni di diffusione e distribuzione oggi messe a disposizione dalla tecnologia sono completamente diverse e implicano solo l’esigenza di una maggiore flessibilità, offerta ad esempio dalle licenze Creative Commons e da possibilità di registrazione alternative, meglio applicabili  in un’epoca di user-generated content.

Mi permetto inoltre di esprimere un dubbio sul fatto che tutti i firmatari dell’appello SIAE (un cospicuo numero di artisti) abbiano l’effettiva consapevolezza di ciò che hanno sottoscritto: fra essi riconosco alcuni membri dei consigli direttivi della FEM (Federazione Autori Musicali), della ANEM (Associazione Nazionale Editori Musicali) e della FA (Federazione Autori), che il 14 gennaio 2011 hanno a loro volta firmato un documento in cui non si mostravano propriamente allineati alla gestione attuata in SIAE. Eccone un significativo estratto:

…La verità e’ che una grande parte degli autori e degli editori professionisti, italiani e non, piccoli o grandi che siano, non possono più permettere che i loro diritti siano calpestati quotidianamente da chi ha fatto della SIAE un proprio territorio di caccia fatto di clientele, da chi ha fatto dell’associazionismo una professione, da chi ha occupato per anni le sedie dei vari comitati di partecipazione in SIAE senza fare nulla per migliorare la società, ma inseguendo solo il gettone di presenza, i rimborsi spese e i propri tornaconti personali, da chi ha molto poco a che fare con la cultura di questo paese e che ha utilizzato la SIAE per inseguire posizioni di potere personale e non per tutelare le proprie opere e i propri diritti….ne’ tantomeno per sostenere la Società degli Autori e Editori. 

Nel frattempo, ecco giungere la conferma della feral notizia da Fulvio Sarzana:

L’AGCOM approva oggi 6 luglio  lo schema di regolamento sul diritto d’autore con i voti di tutti i Commissari tranne quelli del Commissario Nicola D’Angelo e l’astensione del Commissario Michele Lauria.

Il Commissario Gianluigi Magri, contrariamente a quanto era circolato nei giorni scorsi, riprende il ruolo di relatore e firmerà il provvedimento.

All’interno del Provvedimento tutti i meccanismi di rimozione selettiva già annunciati e l’inibizione in casi di siti esteri all’accesso dei cittadini italiani che verranno segnalati ai provider italiani.

Nel caso dei siti esteri non si tratterebbe di un’ordine impartito ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche per i provider ma di un “warning”.

Dopo alcuni warning l’Autorità si rivolgerà  alla Magistratura.

Il testo viene ora messo in consultazione per un periodo di 60 giorni.

Il periodo di contraddittorio è esteso a 15 giorni.

L’Autorità inoltre invierà una segnalazione al Governo al fine di far predisporre una norma  relativa all’ estensione di potere al fine di esercitare direttamente poteri inibitori.

 
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Pubblicato da su 6 luglio 2011 in business, Internet, Life, media, Mondo, news, News da Internet, tecnologia

 

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Aiutiamo gli arruffapopolo a fermare gli ammazzarete

E’ prevista per domani, mercoledì 6 luglio, l’entrata in vigore della delibera dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) con cui si prevede la cancellazione – sommaria e d’autorità (ma senza alcun controllo giudiziario) – dei contenuti pubblicati su Internet ritenuti non rispettosi del copyright, un provvedimento che potrà essere applicato “a tutti i siti, i portali, i blog, gli strumenti di condivisione di file in rete, le banche dati, i siti privati che siano sospettati di contenere anche un solo file in grado di violare il diritto d’autore”.

Personalmente mi trovo perfettamente d’accordo con quanto scritto al riguardo da Massimo Mantellini, che nella sua saggia considerazione sottolinea come la nuova norma porti all’Authority un potere che la pone – per il tema della tutela del copyright – addirittura al di sopra della magistratura. Soprattutto, però, evidenzia la scarsa autorevolezza di quella stessa Authority, rappresentata da un presidente come Corrado Calabrò (secondo il quale i diritti degli autori sono diritti di proprietà) e da commissari come Antonio Martusciello e Stefano Mannoni. I due commissari hanno difeso la posizione di una norma sostanzialmente ammazzarete e parlato degli autori e promotori di quell’ottimo lavoro intitolato Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet definendoli, con un manierismo manzoniano alquanto raffazzonato, degli arruffapopolo che indulgono in tirate di propaganda e disinformazione.

Io mi auguro realmente che vada come prevede Massimo (che a questo punto meriterebbe d’ufficio di essere annoverato tra gli “arruffapopolo”):

Ovviamente non funzionerà, come non funziona la disciplina dei tre colpi in Francia e come è stata infine bocciata una ipotesi simile in Spagna, ma questo è un altro discorso. Il discorso di oggi è assai più elementare: Corrado Calabrò e i suoi commissari della Authority senza autorevolezza non rappresentano gli interessi dei cittadini italiani. Non ne hanno titolo, lo hanno dimostrato più e più volte. Qualsiasi loro decisione per nostro conto, semplicemente, non vale niente.

Però, come osserva Marco Pierani, anche a me piacerebbe sapere perché non sono mai state pubblicate dall’AGCOM le risposte e le osservazioni ricevute dai vari stakeholders sulla consultazione pubblica sul provvedimento. Tutto lascia supporre che l’Authority non ritenesse importante rendere noti i motivi per cui è stato deciso di arrivare di corsa, come scrive Marco, “in piena estate mettendo all’ordine del giorno del Consiglio del 6 luglio l’approvazione di un articolato che, peraltro, il Presidente Calabrò nell’incontro di venerdì 24 giugno con la delegazione di Altroconsumo, Adiconsum, Assoprovider, Agorà Digitale, aveva riferito a Fulvio SarzanaLuca NicotraMarco Scialdone Giovanbattista Frontera e al sottoscritto sarebbe stato definitivo, senza alcuna ulteriore consultazione”.

La Notte della Rete partirà oggi dalle 17,30, anche in diretta videostreaming. Partecipate e firmate la petizione da presentare all’Agcom all’indirizzo www.sitononraggiungibile.it e mandate un messaggio ai membri dell’Agcom qui: http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio.

Per aggiornamenti, approfondimenti e ulteriori notizie, visitate http://www.agoradigitale.org/nocensura.

Aiutiamo gli arruffapopolo a fermate gli ammazzarete.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2011 in business, Internet, Life, media, Mondo, Net neutrality, news

 

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Dominio generico, per molti ma non per tutti

Il board dell’ICANN ha approvato il piano per l’introduzione del dominio generico: in pratica, dal prossimo anno, agli odierni top level domain – oltre a quelli nazionali (.it, .fr, .uk, eccetera) ne esistono 22 di tipo categorico (.com, .net, .org, eccetera) – si potranno aggiungere suffissi personalizzati. Aziende come Microsoft, IBM, Apple potrebbero quindi avere il loro dominio di primo livello (.microsoft, .ibm, .apple):

“ICANN ha aperto sistema di denominazione di Internet per far scatenare l’immaginazione umana. La decisione presa oggi rispetta i diritti delle organizzazioni di creare nuovi domini di primo livello in qualsiasi linguaggio. Speriamo che questo dia al DNS la possibilità di servire al meglio tutta l’umanità” (Rod Beckstrom, Presidente e CEO di ICANN)

Con un prezzo di acquisto fissato a 185mila dollari, l’eventualità che si apra un mercato e che questa novità venga sfruttata dagli speculatori dovrebbe essere abbastanza remota. Ma sarà poco accessibile anche per le piccole aziende: una simile cifra renderà impossibile avere un dominio .ilparadisodellabrugola 

 
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Pubblicato da su 21 giugno 2011 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

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Liberare l’Informazione

Il 25 aprile in Italia si commemora la liberazione dal regime fascista. Non a caso Beppe Grillo ha scelto questa data per il secondo V-Day che sarà dedicato ad un’altra casta, quella dell’Informazione. Sul blog di Grillo si legge:

L’unico modo di far cambiare veramente questo Paese, secondo il mio punto di vista prima che diventi pazzo del tutto, è battere dove c’è la ragione della democrazia, dove dovrebbe essere tutelata: l’informazione. Scomparsi i grandi giornalisti come Biagi, Montanelli e altri, non ci rimane più nulla.
Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose.

E’ sicuramente vero che ci dobbiamo liberare dall’informazione che abbiamo oggi, che molto spesso è disinformazione. Per farlo dobbiamo rendere libera l’informazione, rendendo libero chi fa informazione. Lo scoglio è enorme, il V-Day riuscirà a centrare l’obiettivo?

P.S.: mi segnalano che Disinformazione.it si pone più di qualche dubbio sulla libertà delle informazioni e delle iniziative veicolate attraverso il blog di Beppe Grillo.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2008 in media, news

 

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2008, la tivù sorpassata dal www

Condivido pienamente il commento di Luca De Biase sugli esiti della ricerca condotta da Politecnico di Milano e Nielsen, secondo la quale rivela che il 54% degli italiani preferisce Internet alla TV:

Sta di fatto che la tendenza è chiara: e si fonda sia sulla scarsa qualità dei programmi televisivi, sia sulla loro pessima immagine, sia sulla varietà e personalizzazione di ciò che si trova in rete. Di sicuro è il momento di impegnarsi nella qualità di quello che si fa online.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2008 in media, news

 

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In morte di Netscape

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Monkeybites-Wired segnala che Tom Drapeau, responsabile di AOL per Netscape, ha annunciato in un post sul Netscape Blog che il primo febbraio 2008 cesserà il supporto per tutti i Netscape web browsers. In pratica, si tratta dell’annuncio della morte del primo browser grafico di successo nella storia del web. La versione 9 di Netscape Browser (uscita ad ottobre) è l’ultima erede di quel Netscape Navigator (già Mosaic) su cui molti di noi hanno mosso i primi passi in Internet, molto prima che MS Internet Explorer – offerto con Windows e quindi messo ad immediata disposizione di tutti gli utenti di PC con il sistema operativo di Microsoft – lo potesse soppiantare.

Ai nostalgici, sempre dal Netscape blog, si consiglia l’installazione di Firefox, con l’applicazione di skin ed estensioni per un look Netscape-like.

Una prece.

Per saperne di più: The Netscape Blog

Per soffrire di nostalgia (finché resta online): la homepage del Netscape Netcenter con i link per scaricare Netscape Communicator.

 
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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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Le telco e la gratuità millantata

Il buon Roberto Dadda, con impagabile schiettezza, dedica oggi un post legittimamente critico sull’uso improprio della parola gratis nelle offerte commerciali degli operatori di telefonia, citando un cartello pubblicitario di un offerta Wind che recita: “Navighi alla velocità dell’ADSL di casa e a soli 9 euro/mese gratis 50 ore”.

Assodato il significato del termine gratis, il nocciolo della questione è appunto: pago 9 euro al mese per navigare 50 ore, cosa diavolo c’è di gratuito in questa offerta?

Dadda commenta così il risultato che questa reclamizzazione ha ottenuto su di lui: “Il risultato su di me è stata una bella riga rossa sopra l’idea di chiedere un contratto a Wind perché a me piace la chiarezza”.

Come ho già avuto modo dire più volte da queste parti, l’abitudine di inserire la parola gratis in queste offerte commerciali è in realtà un abuso. C’è un problema, però: questa non è una prerogativa esclusiva di Wind, essendo una prassi seguita più o meno da tutte le compagnie telefoniche, che enfatizzano il concetto della gratuità di un servizio che in realtà è a pagamento.

TIM fa la stessa cosa, ad esempio, con la Maxxi Alice Day, quando dice:

  • Maxxi Alice Day consente di navigare gratuitamente per 1 giorno senza fasce orarie fino ad un massimo di 90 minuti di traffico Internet gratuito (GPRS/EDGE/UMTS/HSDPA/Wi.Fi pubblico) da utilizzare nell’ambito del solo territorio nazionale, con scatti unitari di tempo della durata di 15 minuti: ad esempio, se navighi solo 5 minuti verranno comunque sempre erosi 15 minuti;
  • il costo è di 3 euro (IVA incl.);
  • dura 1 giorno solare. Scade alle 00:00 del giorno in cui si è attivata.

Ok, costa 3 euro. Dunque cosa c’è di gratuito?

Vodafone ultimamente utilizza meno la parola gratis in modo improprio. Però la si trova ancora, ad esempio, nell’offerta No Problem Business 600 che dice:

Chiami gratis i tuoi colleghi e hai 600 minuti a 0 cent verso tutti.

Però costa 24 euro al mese e prevede la sottoscrizione di un contratto di 24 mesi.

3 ultimamente mi sembra piuttosto attenta a non abusare di questo gradito vocabolo, anche se la reclamizzazione del 3-Skypephone recita “Scegliendo 3 Skypephone entro gennaio 2008 avrai gratis 10 ore al giorno di chiamate effettuate verso tutti i tuoi contatti Skype e 600 messaggi istantanei al giorno con Skype Chat”. Le note restituiscono la giusta dimensione alla gratuità evidenziata dall’offerta (e spiegano che comunque un impegno economico per l’utente esiste: “Scegliendo una Ricaricabile, durante i 30 mesi di impegno minimo si dovra’ effettuare una Ricarica mensile di importo non inferiore a 10 euro. Nel caso si effettui una Ricarica di importo inferiore a quello previsto, 3 provvedera’ ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza”).

Intendiamoci, io non sono affatto contro i servizi a pagamento: le compagnie telefoniche sono aziende, e come tali possono vivere e sopravvivere solamente se generano profitto. Io non ho mai detto che l’utente debba scroccare servizi telefonici o di connettività Internet. Un servizio va pagato, nella misura in cui la sua erogazione implica il sostenimento di determinati costi.

Io sono semplicemente contro l’abuso della parola gratis quando un servizio in realtà prevede un costo. Un abuso che la regolamentazione italiana vieta da una parte e consente dall’altra: perché è vero che esiste una normativa sulla pubblicità ingannevole (ed è ingannevole dire che una cosa è gratuita quando in realtà non lo è), ma è altrettanto vero che le sanzioni previste per chi viola la normativa prevedono ammende che vanno da mille a 100mila euro. Importi ridicoli per aziende come gli operatori di telefonia che hanno un volume d’affari di milioni di euro, che sembrano trattare le multe come spese accessorie di pubblicità.

Basta constatare la recidività di tutti gli operatori per capire quanto renda questo comportamento nel mercato italiano.

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2007 in news

 

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Occhio alle foto su Internet

Oggi ne ha parlato il Corriere e della cosa si è interessato anche il candido Moreno Morello  per Striscia la Notizia. Il bollettino parrocchiale di Montegalda (Vicenza), per raffigurare il tema del perdono, ha utilizzato questa immagine:


Nelle intenzioni del parroco doveva raffigurare papa Giovanni Paolo II mentre stringe la mano all’attentatore Ali Agca, ma in realtà al viso del pontefice è stato sovrapposto – con un fotomontaggio – quello di Silvio Berlusconi.

L’immagine (presente sul blog di Fricat e a questo indirizzo) è stata trovata su Internet cercando le immagini che Google propone con la chiave di ricerca “perdono”. Effettivamente ho fatto anch’io la ricerca e l’immagine è al 12esimo posto. Il fotomontaggio può sfuggire ad un’occhiata distratta e frettolosa: una svista, come ha ammesso lo stesso parroco, ma il Corriere ipotizza che la svista sia stata aggravata da una scarsa conoscenza dell’inglese. Il riferimento è alla scritta riportata dalla maglia indossata da Ali Agca, che in italiano si traduce con la frase Uccidi l’entusiasmo, e che nella foto originale non esiste.

Google può rivelarsi una ricchissima galleria di immagini. Ma, come per tutto il materiale reperito su Internet, vale sempre la regola universale di valutare bene ciò che vi si trova, prima di utilizzarlo.

P.S. piccola e veniale svista anche per il Corriere: Montegalda, comeho scritto sopra, è in provincia di Vicenza, non di Padova.

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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