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Dal Decreto Fare (Casino) al Decreto BOH!

Dalla padella nella brace, o –  come scrive Marco Valerio Principato su The New Blog Times – “di male in peggio”! Sull’accesso pubblico a Internet, con gli ultimi emendamenti al Decreto Fare siamo passati dal Decreto Fare a Casaccio al più intricato Decreto Fare Casino! Ma in realtà, oltre alla confusione, la nuova stesura del provvedimento porta incertezze e lacune.

Infatti, per quanto riguarda l’articolo 10, oltre alle già citate perplessità sul titolo che ne dovrebbe circoscrivere l’ambito di applicazione (“Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali alle interfacce della rete pubblica”, che scritto così potrebbe anche riguardare la rete del gas) e sul testo sottostante, dalla Camera si apprende dell’approvazione di tre emendamenti, il cui assemblaggio porta a questo:

Sostituire i commi 1 e 2 con i seguenti:

  1. Quando non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, l’offerta di accesso ad internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet. 
  2. Il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettuato senza consenso dell’interessato, previa informativa resa con le modalità semplificate di cui all’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e non comporta l’obbligo di notificazione del trattamento al Garante per la protezione dei dati personali.

Nel primo comma, dunque, si stabilisce in primis che solo chi offre un accesso in modalità WiFi non sarà tenuto a richiedere l’identificazione degli utenti. Per cui questa norma non si applica a chi offre un collegamento ad Internet tramite un computer dedicato, oppure concedendo l’uso di una propria porta di rete per chi intende collegarvi il proprio computer per accedere ad Internet. In questi casi diversi dal WiFi, stando al testo approvato, pare proprio che sarà necessario chiedere l’identificazione degli utenti.

Al già previsto obbligo di rilevare il MAC Address, inoltre, si aggiunge ora anche quello di abbinarvi l’indirizzo IP assegnato al momento della connessione, e di compilare un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet. Soluzione assolutamente inutile, poiché l’indirizzo assegnato temporaneamente sarà un indirizzo IP privato interno simile a tutti quelli utilizzati in qualunque LAN (ad esempio 192.168.x.x), e quindi in qualunque esercizio, abbinato ad un MAC Address di cui nessuno conosce il titolare (all’acquisto di uno smartphone, tablet o notebook dotato di scheda WiFi, qualcuno vi ha mai identificato?). Ancora una volta, niente che sia unico, ne’ che identifichi in modo certo un utente.

Per i gestori dei locali pubblici intenzionati ad offrire il WiFi, si conferma quindi l’obbligo di avere uno strumento per registrare le connessioni attuate dal suo esercizio, per cui si deve attuare – senza consenso da parte dell’interessato – un trattamento dei dati personali che in precedenza era stato escluso, ma che ora è necessario per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettua to senza consenso dell’interessato. 

Dati che verranno conservati, non per dodici o ventiquattro mesi, come stabilito in precedenza dal  Decreto Legislativo 109/2008, ma per… A proposito, per quanto, quanto tempo? Non si sa, questo provvedimento non ne parla.

Quindi bisognerà conservare questi dati per sempre? Oppure è possibili cancellarli il giorno dopo la registrazione? Non si sa, questo provvedimento non ne parla.

Ci sono sanzioni a questo proposito? Non si sa, questo provvedimento non ne parla!

 
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Pubblicato da su 22 luglio 2013 in news

 

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Datagate e novità che fanno cadere dalle nuvole

Nei giorni scorsi il Guardian è tornato a  parlare del Datagate, divulgando ciò che la stampa ha etichettato come “nuove rivelazioni” di Edward Snowden. La notizia che sembra suscitare più stupore e scalpore riguarda Microsoft: secondo il nuovo scoop, l’azienda collabora con la NSA in relazione ai servizi di Outlook.com (intercettazioni delle chat online e impatto sulle mailbox della creazione di alias) e delle comunicazioni effettuate con Skype.

Io non capisco lo stupore di questi giorni, non sulle operazioni descritte. Il 6 giugno – oltre un mese fa – sono state pubblicate dal Guardian le ormai famose slide relative a PRISM. Una di esse delineava una linea temporale con le aziende coinvolte e la data in cui ha avuto inizio il loro coinvolgimento nel sistema di raccolta dati e informazioni sui servizi di comunicazione di queste aziende.

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Come si può notare dalla figura (cliccare per ingrandire), Microsoft e Skype sono indicate chiaramente (la prima con data 11 settembre 2007, la seconda 6 febbraio 2011). Quindi mi chiedo: oltre un mese fa, cosa pensavano coloro che oggi si stupiscono? Nessuno, nell’apprendere di queste “collaborazioni” – a scopo di raccolta dati e intercettazioni – ha considerato che Microsoft offre da anni servizi di comunicazione (con Outlook.com, e prima Hotmail.com, ma ricordiamoci anche di Messenger), così come Skype, attiva anche prima di far parte del gruppo Microsoft? Quando è uscita quella slide pensavano che la NSA, con Microsoft e Skype, scambiasse figurine? Che si recapitassero piccioni viaggiatori?

L’unica verà novità che è emersa – ma pochi ne parlano – è che Microsoft ha lavorato con l’FBI per agevolare alla NSA l’accesso, attraverso PRISM, dei contenuti di SkyDrive, servizio di cloud storage che vanta oltre 250 milioni di utenti in tutto il mondo.

Quindi, nei prossimi giorni, nessuno cada dalle nuvole se si dovesse scoprire che la NSA, allo stesso scopo, ha sfruttato e sfrutta anche la collaborazione delle altre aziende come GoogleFacebook  e Yahoo, visto che si tratta di aziende che offrono mail, VoIP, piattaforme cloud per applicazioni e storage, social network con chat e servizi per condividere di tutto.

Ah, ricordo che di questo gruppo di aziende fa parte anche Apple. E che tutte queste aziende hanno utenti anche tra i cittadini italiani (ma all’orizzonte non si vedono istituzioni nostrane in allarme).

 
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Pubblicato da su 15 luglio 2013 in news, privacy, security

 

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Nokia Lumia 1020, smartphone o fotocamera che telefona?

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Vedo il nuovo smartphone Nokia Lumia 1020 appena presentato con la sua portentosa fotocamera – con sensore da 41 Megapixel – e mi chiedo: ma dopo aver scattato un poster, con questo photophone almeno si riuscirà a telefonare?

 
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Pubblicato da su 12 luglio 2013 in cellulari & smartphone

 

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Snooping is business!

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Per quanto riguarda gli operatori USA, la tariffa di AT&T è di 325 dollari come contributo di attivazione, a cui va aggiunto un canone giornaliero di 10 dollari. Operatori più piccoli, come Cricket e U.S. Cellular chiedono solo 250 dollari per l’attivazione. Verizon chiede 775 dollari per il primo mese e 500 dollari per ogni mese successivo.

Ora qualcuno si chiederà: tariffe per quale servizio? Domanda pertinente, risposta inaspettata (forse): si tratta delle tariffe previste per le intercettazioni commissionate dall’intelligence USA agli operatori di telecomunicazioni. Molto care per quanto riguarda la telefonia, più economiche sul fronte dell’accesso ai messaggi di posta elettronica, per i quali Facebook non chiede nemmeno un dollaro, ma nonostante Microsoft, Yahoo e Google non rivelino il loro listino prezzi in proposito, secondo una stima della ACLU – American Civil Liberties Union –  l’accesso all’email costa circa 25 dollari.

Le cifre emergono da un articolo pubblicato su GlobalNews.ca, che riporta  quanto svelato dal deputato Edward Markey e dall’ACLU.

Questo, a grandi linee, è ciò che riguarda il mercato delle intercettazioni d’oltreoceano. E nel Vecchio Continente?

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2013 in news

 

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Facebook ve l’ha detto

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Se siete utenti di Facebook e vedete comparire un fumetto come quello riprodotto qui sopra, non sottovalutate il suo suggerimento, ne’ il suo reale significato: da ieri, infatti, è stato introdotto Graph Search, un vero e proprio motore di ricerca interno che consentirà di andare a caccia di informazioni legate agli utenti del social network più popoloso del mondo. L’attivazione è progressiva, ha avuto inizio per gli utenti USA di lingua inglese e in breve tempo sarà estesa a tutti. Quando sarà disponibile, l’opzione si materializzerà nella barra in alto, tra il logo di Facebook e le icone delle notifiche.

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Come ogni novità, ci sono pro e contro:  la nuova feature offre la possibilità di effettuare ricerche nei profili degli utenti, non solo attraverso il loro nome, ma anche in base alle informazioni che hanno condiviso pubblicamente, alle loro preferenze. Ovviamente, esiste la possibilità che si scoprano notizie condivise più o meno consapevolmente. Nel blog Actual Facebook Graph Searches (come ricordano The New Blog Times e Giornalettismo) è possibile trovare esempi alquanto illuminanti.

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Per capirci: quel fumetto là sopra non annuncia solamente una novità. Deve essere preso come un avvertimento rivolto a tutti gli utenti: è necessario fare attenzione alle proprie preferenze e alle impostazioni della privacy, perché l’utente è l’unico che può disporne.

Non date credito a tutte quelle bufale – copiate e incollate senza criterio sui profili Facebook – che suggeriscono cose strane. Questi, ad esempio, sono esempi classici di suggerimenti da NON seguire:

Importante per i miei contatti. Chiedo un favore a coloro che stanno nella lista dei miei contatti di facebook. FB ha cambiato ancora una volta la sua configurazione della privacy! A causa della nuova “graphic app” qualunque persona in FB può vedere le tue foto, i tuoi “mi piace”, i tuoi commenti. Terrò questo messaggio sulla mia bacheca per due settimane e, per favore, una volta fatto ciò che ti chiedo qui di seguito, commenta “FATTO”. Quelli di voi che non facciano diventare privata la mia informazione nei confronti degli altri saranno cancellati dalla lista dei miei amici.

Voglio tenere privati i miei rapporti con voi. Voglio pubblicare foto di familiari e amici senza che gli estranei vi abbiano accesso; questo succede quando i miei amici cliccano “mi piace” o aggiungono commenti: automaticamente i loro amici possono vedere anche i nostri messaggi. Purtroppo non possiamo cambiare noi stessi questa configurazione perché FB l’ha configurata così. Ma tu lo puoi fare! Dunque: colloca il puntatore del mouse sul mio nome, senza cliccare; apparirà una finestra. Ora muovi il mouse su “Amici”, sempre senza cliccare, poi clicca su “impostazioni” e apparirà una lista. Togli la spunta a “avvenimenti importanti” e “commenti a mi piace”. In questo modo, la mia attività tra me e i miei amici e familiari non diventerà pubblica. Infine copia e incolla questa nota sulla tua bacheca (copia-incolla, non condividere). Quando lo vedrò pubblicato sulla tua bacheca, farò la stessa operazione nei confronti del tuo profilo. Grazie

Il suggerimento è errato: se tolgo il segno di spunta a “avvenimenti importanti” e a “commenti a mi piace” sarò io a non vedere più questi aggiornamenti, condivisi dal mio amico di Facebook che dice di voler condividere queste cose con me privatamente.

In linea di massima è necessario impostare con chi condividere ciò che si inserisce in Facebook e non c’è niente di complicato , dal momento che è possibile definire (anche per ogni singola pubbilicazione) una visibilità totale (“pubblica”) o limitata (ad amici, amici di amici, o a utenti specifici). L’attenzione va posta su ciò manifestiamo (“mi piace”, o commenti) sui contenuti pubblicati da altri utenti, perché sono loro ad impostarne la privacy. E se commentiamo o clicchiamo su “mi piace” su un contenuto condiviso da quell’utente in modo pubblico, anche il nostro commento o mi piace diventa pubblico, e visibile da chiunque.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2013 in news

 

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The end of AltaVista

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Date un’ultima occhiata ad AltaVista perché la sua chiusura ufficiale è stata prevista per domani.

Per chi si chiedesse di cosa sto parlando: AltaVista negli anni ’90 era il motore di ricerca di riferimento. Fu lanciato da Digital Equipment nel 1995, lo stesso anno in cui Larry Page e Sergey Brin si incontrarono a Stanford, dando vita ad un’amicizia e ad una collaborazione professionale che, dopo pochi anni, avrebbe a sua volta dato vita a Google.

AltaVista, in realtà, è scomparso dal web già da qualche anno: il suo indirizzo porta solamente ad un’interfaccia alternativa di Yahoo! (che lo acquistò nel 2003).

 
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Pubblicato da su 7 luglio 2013 in news

 

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Aveva inventato (anche) il mouse

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Martedì scorso è scomparso Doug Engelbart, che tutti ricorderanno per essere stato – insieme a Bill English – l’inventore del mouse. Tuttavia è doveroso evidenziare che nel suo lungo lavoro sull’interazione uomo-macchina ha dato un notevole contributo ad altre innovazioni tra cui lo sviluppo delle reti, dell’ipertesto, del copia+incolla, dell’interfaccia grafica e, come si può constatare nel video che segue (una presentazione del 1968 universalmente nota come la madre di tutte le demo), della videocomunicazione.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2013 in cultura, news, tecnologia

 

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Crescono le news online, soprattutto su smartphone e tablet

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I tablet stanno sempre più affiancando gli smartphone nella loro nuova funzione di portare le notizie agli utenti in tempo reale. Lo zoccolo duro costituito da chi preferisce la TV si sta assottigliando. La conferma arriva dall’ultimo Digital News Report pubblicato dal Reuters Institute, realizzato conducendo una ricerca basata su un campione di lettori online in Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna, Brasile, Giappone e Danimarca.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2013 in business, cellulari & smartphone, Internet, media, studi, tablet

 

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Più slot ci sono, più si gioca (e più si perde)

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Wired ha pubblicato oggi un’inchiesta sul mondo delle slot machine in Italia, curata da Raffaele Mastrolonardo e Alessio Cimarelli. Leggerla è interessante per capirne i numeri, ma anche per due aspetti correlati che non tutti considerano.

Il primo riguarda la salute:

L’incrocio tra la concentrazione territoriale degli esercizi e le statistiche sanitarie mostra che la diffusione delle macchinette va a braccetto con il rischio di patologie legate all’ azzardo e di dipendenze, in particolare tra i giovani. In questo caso il veicolo non sono più i mini-casinò ma le sale giochi, spazi nati per i videogame ma che spesso ospitano anche slot machine. Questa correlazione è confermata dall’incrocio tra i nostri dati e quelli di European School Project on Alcohol and Other Drugs, la più accurata indagine sulle dipendenze giovanili. Su questo fronte il caso della Calabria è emblematico. La regione detiene il record per questi locali (quasi 30 ogni 100mila persone) e registra la più alta incidenza di giovani giocatori problematici o a rischio(4,7%). Al polo opposto la Liguria: 6,8 sale giochi con slot machine ogni 100mila persone e solo 2,5% di giovani in difficoltà. “ La correlazione è significativa”, osserva Sabrina Molinaro del Cnr di Pisa, che ha avuto accesso alle nostre analisi. “ A colpire è la dimensione del fenomeno nel Mezzogiorno”.

Il secondo riguarda l’erario:

Dice la Corte dei Conti che l’erario, nel 2012, ha incassato più di 4,5 miliardi di euro dalle slot machine.

Conseguenza:

Soprattutto in tempo di crisi pare difficile che lo stato rinunci a ricavi di queste dimensioni anche se l’impatto degli apparecchi sulla salute dei giovani, dicono i nostri dati, è quantomeno sospetto e meriterebbe di essere approfondito.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in News da Internet

 

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Sostiene Snowden

L’ingresso di Edward Snowden nella famiglia WikiLeaks, anticipato nei giorni scorsi da Julian Assange, viene ora formalizzato dallo stesso Snowden con una dichiarazione pubblicata sul sito dell’organizzazione.

Dichiarazione da Edward Snowden a Mosca

Lunedi 1 luglio 21:40 UTC

Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che è apparso chiaro che la mia libertà e la mia sicurezza sono state sotto minaccia per aver rivelato la verità. Il mio attuale stato di libertà è dovuto agli sforzi di amici vecchi e nuovi, della mia famiglia, e di altri che non ho mai incontrato e probabilmente mai incontrerò. Ho messo la mia vita nelle loro mani e hanno trasformato quella fiducia in fede nei miei confronti, di cui sarò sempre grato.

Giovedì, il presidente Obama ha dichiarato di fronte al mondo che lui non avrebbe permesso “intrallazzi” diplomatico per il mio caso. Eppure ora viene riferito che, dopo aver promesso di non farlo, il presidente ha ordinato al suo vice presidente di fare pressione sui leader delle nazioni a cui ho chiesto protezione, per negare le mie suppliche di asilo.

Questo tipo di inganno da un leader mondiale non è giustizia, e nemmeno la punizione extralegale dell’esilio. Questi sono vecchi, brutti strumenti di aggressione politica. Il loro scopo è quello di spaventare, non me, ma chi potrebbe venire dopo di me.

Per decenni gli Stati Uniti d’America sono stati uno dei più forti difensori del diritto umano di chiedere asilo. Purtroppo, questo diritto, proposto e votato dagli Stati Uniti nell’articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ora viene respinto dal governo in carica nel mio Paese. L’amministrazione Obama ora ha adottato la strategia di usare la cittadinanza come arma. Nonostante non sia stato dichiarato colpevole di nulla, mi ha revocato unilateralmente il passaporto, lasciandomi apolide. Senza alcun provvedimento giudiziario, l’amministrazione ora cerca di impedirmi l’esercizio di un diritto fondamentale. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto di chiedere asilo.

Alla fine, l’amministrazione Obama non ha paura degli informatori come me, Bradley Manning o Thomas Drake. Siamo apolidi, reclusi o impotenti. No, l’amministrazione Obama ha paura di voi. Ha paura di una popolazione consapevole e arrabbiata che pretende il governo costituzionale che gli è stato promesso – e che tale dovrebbe essere.

Sono indomito nelle mie convinzioni e impressionato dagli sforzi compiuti da molti.

Edward Joseph Snowden

Lunedi 1 luglio 2013

A questa dichiarazione, WikiLeaks ha dato seguito con un comunicato di aggiornamento sulle richieste di asilo formulate da Snowden ad alcune nazioni, tra cui Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Italia, Nicaragua, Norvegia, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera e Venezuela, che si aggiungono a quelle già rivolte ad Ecuador e Islanda.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in news

 

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Eurotariffa, nuovo taglio estivo

roaming Oggi l’ANSA ci ricorda:

Nuovo taglio dei costi del roaming nell’UE. Grazie alle nuove regole europee che entrano in vigore oggi c’e un ulteriore riduzione della bolletta per chi viaggia, che scende sino al -36% per il traffico dati. Nel dettaglio, le nuove tariffe prevedono un massimo di 24 centesimi al minuto piu’ Iva (-17%) per le chiamate, 7 centesimi al minuto piu’ Iva (-12,5%) per chi riceve, e gli sms 8 centesimi piu’ Iva (-11%).

Quindi, se da qualche parte vi capitasse di leggere che da oggi il vostro operatore telefonico abbatte i costi del roaming europeo, ricordatevi che è stato costretto a farlo dal nuovo regolamento UE sull’Eurotariffa, che prosegue un percorso iniziato nel 2007. Da lunedì 1 luglio 2013, infatti, entrano in vigore i nuovi limiti tariffari, validi anche per la Croazia (che diventa oggi il 28° Stato dell’Unione Europea):

  • chiamate effettuate: 24 centesimi/minuto + IVA (-17% rispetto al 2012);
  • chiamate ricevute: 7 centesimi/minuto + IVA (-12,5% rispetto al 2012);invio di SMS: 8 centesimi/minuto + IVA (-11% rispetto al 2012);
  • download di dati o navigazione internet: 45 centesimi/Megabyte (MB) (addebitati per Kilobyte utilizzato) + IVA (-36% rispetto al 2012);

Forse non tutti sanno che:

  1. Gli operatori hanno la facoltà di applicare tariffe inferiori (ma non tutti ci penseranno),
  2. Se nessuno stravolgerà la roadmap prevista dalla Commissione, nel luglio del 2014 verrà abolito il Roaming Internazionale tra i 28 Paesi UE, quindi in tutti gli Stati dell’unione verranno applicati i medesimi limiti tariffari.
 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Datagate, le sorprese non finiscono

Prism

Il Datagate nato dalla fuga di notizie legata a PRISM è rappresentato dalle ormai celebri slide pubblicate dal Guardian e dal Washington Post, ritenute credibili anche perché poco curate nella forma grafica (tant’è che alcuni grafici, forse per sfruttare il momento propizio, si sono impegnati a ridisegnarle). Ieri sera il Guardian ha diffuso altro materiale sull’argomento, tra cui un elenco – datato settembre 2010 – che annovera 38 luoghi definiti “obiettivi” della vasta attività di “sorveglianza”, che potremmo anche chiamare spionaggio. Si tratta di sedi diplomatiche presenti a Washington di Paesi alleati degli USA, tra cui anche l’Italia (notizia che ha portato il presidente Giorgio Napolitano alla viva e vibrante reazione: “E’ una questione spinosa, e dovrà trovare delle risposte soddisfacenti”; dalle altre istituzioni non è dato capire se la questione non sia compresa, ne’ se sia ben nota, ma ritenuta da minimizzare).

Le ultime rivelazioni sembrano costituire un approfondimento di quel Cablegate che nel 2010 era esploso proprio in seguito alla divulgazione di documenti diplomatici ad opera di WikiLeaks che, contrariamente a quanto avvenuto in passato, in questa vicenda non ha rivestito dall’inizio il consueto ruolo di collettore di informazioni. Il suo coinvolgimento è emerso quando Edward Snowden è partito da Hong Kong alla volta di Mosca, con un biglietto aereo pagato appunto dall’organizzazione di Julian Assange.

Certo, molte cose suscitano meraviglia e danno da pensare: non passa settimana – in alcuni casi potremmo dire “non passa giorno” – senza che emerga una novità riguardo al Datagate. Notizie dichiarate come top secret vengono pubblicate e commentate in continuazione dalla stampa estera (anche il tedesco Der Spiegel ha pubblicato notizie in proposito), al punto che – agli occhi dell’opinione pubblica – il mondo dell’informazione sembra pronto a riprendersi un ruolo da protagonista.

Personalmente, sono meravigliato dal fatto che tra gli obiettivi ci sia ancora l’Italia (e forse è un dato che dovrebbe addirittura inorgoglire gli italiani, ritenuti ancora importanti dall’intelligence d’oltreoceano), ma in generale sono sorpreso da molte cose, in primis dal modo in cui stanno emergendo queste informazioni. E tra le molte cose ancora da capire, ci sarebbe il destinatario reale di quelle slide, talmente brutte da sembrare false (nel senso di “create appositamente con poca cura per farle sembrare documenti interni e riservati”) e da indurre a chiedersi quanto sia davvero incontrollata la fuga di quei dati.

Nel frattempo non perdetevi Verax, il primo cortometraggio sul Datagate, già online:

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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IT, in Italia fermi al palo

Ma è davvero così difficile, provare a considerare le infrastrutture tecnologiche conferendo loro la stessa importanza di quelle murarie?

E’ l’amara considerazione formulata da Paolo Colli Franzone in un commento pubblicato da AgendaDigitale.eu, in cui evidenzia l’ennesima occasione persa da parte del Governo. Intendiamoci: è fuori discussione che la proroga delle detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie, estese anche all’acquisto di arredi, sia una buona notizia perché rappresenta un’iniziativa per sostenere due settori in evidenti difficoltà, con il contestuale obiettivo dichiarato della messa in sicurezza degli edifici. Però l’esecutivo continua a sottovalutare – e quindi non degno di sufficienti attenzioni di sostegno – il settore dell’Information Technology:

Se è vero (e lo è sicuramente) che siamo alla vigilia della “Operazione Cloud”, grazie al “Piano Data Center” voluto dal governo precedente e confermato da quello attuale, diventa di straordinaria attualità il tema della qualità del software che quotidianamente “fa andare avanti” la PA e la Sanità italiana e della sua capacità di migrare sul cloud. Pari a zero, sia ben chiaro, per almeno la metà dei casi.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Il giovane Snowden (una tweet-fiction)

Come segnala Massimo Mantellini, varie testate rilanciano una velina diffusa dall’ANSA che parla di un tweet scritto da Edward Snowden in cui si chiede al popolo dell’Ecuador di sollecitare il ministro degli esteri Patino ad accettare la sua richiesta di asilo.

Il tweet a cui fa riferimento la presunta notizia è questo:

SnowdenTweetMaybeHoax

Mante sottolinea il “meccanismo perverso per cui una notizia del tutto improbabile firmata Ansa possa rimbalzare su tutti i più autorevoli giornali italiani senza che nessuno si faccia la benché minima domanda”.

Uno, per esempio, potrebbe chiedersi “Ma è il vero Snowden o è una sòla?”

Il fatto che in questo profilo esistano quasi 1900 tweet e molti risalgano anche al 2011 induce a credere ad un account consolidato. Tuttavia, dando un’occhiata in rete e facendo due costruttive chiacchiere con Lobotomia, ho scoperto che – secondo Google – il primo tweet indicizzato risale a marzo 2013. Inoltre, in svariati post – anche datati – questo presunto Snowden risponde ad altri tweet che ha ricevuto. Però quei tweet non erano indirizzati a lui, bensì a Hatefiend. Qui riporto un esempio:

HatefiendSnowden

Considerando la non remota possibilità di una manipolazione di tweet e di nickname, ritengo questi presupposti sufficienti a rendere quantomeno dubbia l’attendibilità dell’accuont del presunto Snowden.

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2013 in Blogroll

 

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Perle di social geography

Non imparate la geografia da Facebook… potreste toppare alla grande!

  • Radicofani (Siena) in Emilia Romagna?

RadicofaniFB

  • Polla (Salerno) in Basilicata?

PollaFBChi offre di più?

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2013 in news

 

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