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May be free, Manning

Pena commutata da parte di Barack Obama per Chelsea Manning, che verrà rilasciata il 17 maggio 2017. L’ex militare americano – prima di iniziare il percorso per cambiare sesso si chiamava Bradley Manning – era stato condannato a 35 anni di carcere per reati contro la sicurezza nazionale: aveva consegnato a WikiLeaks (che poi li aveva divulgati) centinaia di migliaia di documenti classificati “top secret” dal Dipartimento di Stato e della Difesa USA, tra cui molto materiale relativo ai conflitti in Iraq e Afghanistan. Molti ricorderanno Collateral Murder, che documenta un’azione militare a Baghdad avvenuta nel 2007 in cui morirono undici persone (tra esse, un fotografo e un autista dell’agenzia di stampa Reuters) e furono feriti molti altri civili, anche bambini.

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in news

 

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Datagate, le sorprese non finiscono

Prism

Il Datagate nato dalla fuga di notizie legata a PRISM è rappresentato dalle ormai celebri slide pubblicate dal Guardian e dal Washington Post, ritenute credibili anche perché poco curate nella forma grafica (tant’è che alcuni grafici, forse per sfruttare il momento propizio, si sono impegnati a ridisegnarle). Ieri sera il Guardian ha diffuso altro materiale sull’argomento, tra cui un elenco – datato settembre 2010 – che annovera 38 luoghi definiti “obiettivi” della vasta attività di “sorveglianza”, che potremmo anche chiamare spionaggio. Si tratta di sedi diplomatiche presenti a Washington di Paesi alleati degli USA, tra cui anche l’Italia (notizia che ha portato il presidente Giorgio Napolitano alla viva e vibrante reazione: “E’ una questione spinosa, e dovrà trovare delle risposte soddisfacenti”; dalle altre istituzioni non è dato capire se la questione non sia compresa, ne’ se sia ben nota, ma ritenuta da minimizzare).

Le ultime rivelazioni sembrano costituire un approfondimento di quel Cablegate che nel 2010 era esploso proprio in seguito alla divulgazione di documenti diplomatici ad opera di WikiLeaks che, contrariamente a quanto avvenuto in passato, in questa vicenda non ha rivestito dall’inizio il consueto ruolo di collettore di informazioni. Il suo coinvolgimento è emerso quando Edward Snowden è partito da Hong Kong alla volta di Mosca, con un biglietto aereo pagato appunto dall’organizzazione di Julian Assange.

Certo, molte cose suscitano meraviglia e danno da pensare: non passa settimana – in alcuni casi potremmo dire “non passa giorno” – senza che emerga una novità riguardo al Datagate. Notizie dichiarate come top secret vengono pubblicate e commentate in continuazione dalla stampa estera (anche il tedesco Der Spiegel ha pubblicato notizie in proposito), al punto che – agli occhi dell’opinione pubblica – il mondo dell’informazione sembra pronto a riprendersi un ruolo da protagonista.

Personalmente, sono meravigliato dal fatto che tra gli obiettivi ci sia ancora l’Italia (e forse è un dato che dovrebbe addirittura inorgoglire gli italiani, ritenuti ancora importanti dall’intelligence d’oltreoceano), ma in generale sono sorpreso da molte cose, in primis dal modo in cui stanno emergendo queste informazioni. E tra le molte cose ancora da capire, ci sarebbe il destinatario reale di quelle slide, talmente brutte da sembrare false (nel senso di “create appositamente con poca cura per farle sembrare documenti interni e riservati”) e da indurre a chiedersi quanto sia davvero incontrollata la fuga di quei dati.

Nel frattempo non perdetevi Verax, il primo cortometraggio sul Datagate, già online:

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Eric Schmidt andò a lezione da Julian Assange

La trascrizione della riservatissima chiacchierata di due anni fa tra Eric Schmidt (prima CEO e ora presidente di Google) e Julian Assange (fondatore di WikiLeaks) – di cui si sente parlare in questi giorni – è stata svelata dalle pagine di WikiLeaks poco più di un mese fa. Non c’erano solo loro due, e non si è parlato solamente di BitCoin e moneta elettronica, ma anche di Tor, del Patriot Act e di molto altro…

 
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Pubblicato da su 27 maggio 2013 in news

 

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