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Perché Marte? Per andare oltre, anche sulla Terra

Il rover Perseverance su Marte

Il rover Perseverance su Marte – Fonte: NASA via Astronautinews.it

Ogni missione spaziale compiuta dall’uomo, parallelamente a reazioni di emozione ed entusiasmo, suscita in molte persone perplessità sull’utilità e sull’opportunità degli investimenti – sempre considerevoli – profusi in queste iniziative. La sintesi di questo scetticismo è ben riassunta in una domanda che ho sentito, ancora una volta, questa mattina: “Non sarebbe più opportuno destinare altrove il denaro investito in queste missioni, con tutti i problemi che ci sono nel mondo, come la fame, l’inquinamento, eccetera?”

Massimo Russo, in questo articolo su Esquire, sintetizza – in modo diretto ed efficace – il motivo per cui anche la nuova missione su Marte non deve essere considerata solamente per gli obiettivi legati all’esplorazione del “pianeta rosso”:

Ancora più importante, tuttavia, è l’onda lunga dei dividendi che verranno dai progressi della scienza e della tecnologia legate alla missione. Per capirci, dalla stagione delle esplorazioni lunari di Apollo, negli anni ‘60 del secolo scorso, sono derivate la tomografia assiale computerizzata (Tac), che ha portato enormi benefici alla diagnostica medica; progressi nelle batterie, a cominciare da quelle che equipaggiano gli utensili senza filo che abbiamo a casa; l’accelerazione nello sviluppo dei chip, che ha portato alla nascita dei personal computer e degli smartphone. E, ancora, tessuti isolanti e teflon, fertilizzanti, videocamere ad alta risoluzione, cibo liofilizzato, alcune tipologie di calcestruzzo, materiali plastici e ignifughi. Sono oltre 30mila gli oggetti e le tecnologie che hanno un debito con quelle missioni. Il ritorno, in alcuni casi, è stato pari a sette volte l’investimento.

Ernst Stuhlinger – direttore scientifico associato del Marshall Space Flight Center dal ’68 al ’75 – nel 1970 ricevette una lettera da una religiosa in missione in Zambia, Suor Mary Jucunda, che gli chiedeva come fosse possibile proporre progetti che puntavano allo Spazio, mentre nel mondo milioni di persone morivano di fame. Stuhlinger – che proprio in quell’epoca lanciò la proposta di effettuare alcune ricerche sulla possibilità di arrivare su Marte – sinceramente colpito dalla richiesta, le scrisse una lettera molto argomentata, che ancora oggi viene citata per rispondere a domande dello stesso tenore.

Indipendentemente dal concordare o meno con quanto spiega, merita di essere letta. Ne riporto una traduzione, il testo originale lo potete ottenere da varie fonti, tra cui il libro Space_among_us, di pubblico dominio. Potete scaricarlo cliccando sul titolo, la lettera inizia a pag. 120 (pag. 132 del file pdf).

Cara Suor Mary Jucunda,

la sua lettera è una delle tante che mi giungono ogni giorno, ma mi ha toccato più profondamente di tutte le altre, perché proviene dal profondo di una mente che cerca e di un cuore compassionevole. Cercherò di rispondere alla sua domanda nel miglior modo possibile.

Prima, però, vorrei esprimere la mia grande ammirazione per lei, e per le molte sue consorelle coraggiose, perché sta dedicando la sua vita alla causa più nobile dell’uomo: l’aiuto al prossimo che si trova nel bisogno.

Nella sua lettera mi ha chiesto come abbia potuto suggerire la spesa di miliardi di dollari per un viaggio su Marte, in un momento in cui molti bambini di questa Terra stanno morendo di fame. So che non si aspetta una risposta del tipo: “Oh, non sapevo che ci fossero bambini che muoiono di fame, ma d’ora in poi desisterò da qualsiasi tipo di ricerca spaziale finché l’umanità non avrà risolto questo problema!” In effetti, ho saputo di bambini affamati molto prima di sapere che un viaggio sul pianeta Marte fosse tecnicamente fattibile. Tuttavia, come molti dei miei amici, credo che viaggiare verso la Luna, ed eventualmente verso Marte e altri pianeti, sia un’impresa che dovremmo intraprendere ora, e credo persino che questo progetto, a lungo termine, contribuirà maggiormente alla soluzione dei gravi problemi che stiamo affrontando qui sulla Terra rispetto a molti altri potenziali progetti di aiuto che vengono dibattuti e discussi ,anno dopo anno, e che sono così estremamente lenti nel dare risultati tangibili.

Prima di cercare di descrivere più in dettaglio come il nostro programma spaziale stia contribuendo alla soluzione dei nostri problemi terrestri, vorrei raccontare brevemente una storia presumibilmente vera, che può aiutare a sostenere l’argomento. Circa 400 anni fa, in una piccola città della Germania viveva un conte. Era un nobile benevolo, che dava gran parte del suo reddito ai poveri della sua città. Questo era molto apprezzato, perché la povertà era abbondante durante il Medioevo, e c’erano epidemie di peste che devastavano frequentemente il paese. Un giorno, il conte incontrò un uomo strano. Aveva un banco di lavoro e un piccolo laboratorio nella sua casa, e lavorava duramente durante il giorno per potersi permettere qualche ora ogni sera per lavorare nel suo laboratorio. Macinava piccole lenti da pezzi di vetro; montava le lenti in tubi, e usava questi aggeggi per guardare oggetti molto piccoli. Il conte era particolarmente affascinato dalle piccole creazioni che si potevano osservare con il forte ingrandimento, e che non aveva mai visto prima. Lo invitò a trasferirsi con il suo laboratorio al castello, a diventare un membro della sua famiglia e da quel momento in poi gli consentì di dedicare tutto il suo tempo allo sviluppo e al perfezionamento dei suoi strumenti ottici come dipendente speciale del conte.

I cittadini, tuttavia, si arrabbiarono quando si resero conto che il conte stava sprecando il suo denaro, come pensavano, per un capriccio senza un obiettivo. “Noi soffriamo per la peste”, dissero, “mentre lui paga quell’uomo per un passatempo inutile! Ma il conte rimase fermo sulla sua posizione. “Vi do quanto posso permettermi”, disse, “ma sosterrò anche quest’uomo e il suo lavoro, perché sono convinto che un giorno ne verrà fuori qualcosa di interessante!”

Infatti, qualcosa di interessante uscì da quel lavoro, e anche da un lavoro simile fatto da altri in altri posti: il microscopio. È noto che il microscopio ha contribuito più di qualsiasi altra invenzione al progresso della medicina, e che l’eliminazione della peste e di molte altre malattie infettive dalla maggior parte del mondo è in gran parte un risultato degli studi resi possibili dall’utilizzo del microscopio.

Il conte, conservando parte del suo denaro per la ricerca e la scoperta, ha contribuito molto di più al sollievo della sofferenza umana di quanto avrebbe potuto fare dando tutto quello che poteva risparmiare alla sua comunità afflitta dalla peste.

La situazione che affrontiamo oggi è simile sotto molti aspetti. Il presidente degli Stati Uniti spende circa 200 miliardi di dollari nel suo bilancio annuale. Questo denaro è destinato alla salute, all’educazione, al benessere, al rinnovamento urbano, alle autostrade, ai trasporti, agli aiuti esteri, alla difesa, alla conservazione del territorio, alla scienza, all’agricoltura e a molte installazioni dentro e fuori il paese. Circa l’1,6% di questo budget nazionale è stato assegnato all’esplorazione spaziale quest’anno. Il programma spaziale comprende il Progetto Apollo e molti altri progetti minori in fisica spaziale, astronomia spaziale, biologia spaziale, progetti planetari, progetti sulle risorse della Terra e ingegneria spaziale. Per rendere possibile questa spesa per il programma spaziale, il contribuente americano medio con 10.000 dollari di reddito all’anno paga circa 30 dollari di tasse per lo spazio. Il resto del suo reddito, 9.970 dollari, rimane per la sua sussistenza, il suo tempo libero, i suoi risparmi, le sue altre tasse e tutte le altre spese.

Probabilmente ora chiederà: “Perché non prendete 5 o 3 o 1 dollaro da quei 30 dollari spaziali che il contribuente medio americano paga, e mandate questi dollari ai bambini affamati?” Per rispondere a questa domanda, devo spiegare brevemente come funziona l’economia di questo Paese. La situazione è molto simile in altri paesi. Il governo è composto da una serie di dipartimenti (Interni, Giustizia, Salute, Educazione e Benessere, Trasporti, Difesa e altri) e da uffici (National Science Foundation, National Aeronautics and Space Administration e altri). Tutti loro preparano i loro bilanci annuali in base alle missioni loro assegnate, e ognuno di loro deve difendere il suo bilancio dal controllo estremamente severo delle commissioni del Congresso, e dall pesante pressione per l’economia da parte dell’Ufficio del Bilancio e del Presidente. Quando i fondi vengono finalmente stanziati dal Congresso, possono essere spesi solo per le voci specificate e approvate nel bilancio.

Il bilancio della National Aeronautics and Space Administration, naturalmente, può contenere solo voci direttamente collegate all’aeronautica e allo spazio. Se questo bilancio non fosse approvato dal Congresso, i fondi proposti per esso non sarebbero disponibili per qualcos’altro; semplicemente non sarebbero prelevati dai contribuenti, a meno che uno degli altri bilanci non abbia ottenuto l’approvazione per un aumento specifico che assorbirebbe quindi i fondi non spesi per lo spazio. Da questa breve spiegazione, si renderà conto che il sostegno ai bambini affamati, o meglio un sostegno in aggiunta a quello alla degnissima causa a cui gli Stati Uniti stanno già contribuendo sotto forma di aiuto estero, può essere ottenuto solo se il dipartimento appropriato presenta una voce di bilancio per questo scopo, e se questa voce viene poi approvata dal Congresso.

Potrebbe ora chiedermi se io personalmente sia a favore di una tale mossa da parte del nostro governo. La mia risposta è un enfatico sì. Infatti, non mi dispiacerebbe affatto che le mie tasse annuali fossero aumentate di un certo numero di dollari allo scopo di nutrire i bambini affamati, ovunque essi vivano.

So che tutti i miei amici la pensano allo stesso modo. Tuttavia, non potremmo dar vita ad un tale programma semplicemente desistendo dal fare progetti per missioni su Marte. Al contrario credo addirittura che, lavorando per il programma spaziale, possa dare qualche contributo per alleviare ed eventualmente risolvere problemi così gravi come la povertà e la fame sulla Terra. Alla base del problema della fame ci sono due funzioni: la produzione di cibo e la distribuzione del cibo. La produzione di cibo – attraverso l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, la pesca oceanica e altre operazioni su larga scala – è efficiente in alcune parti del mondo, ma drasticamente carente in molte altre. Per esempio, grandi aree territoriali potrebbero essere utilizzate molto meglio se venissero applicati metodi efficienti di controllo degli spartiacque, uso di fertilizzanti, previsioni meteorologiche, valutazione della fertilità, programmazione delle piantagioni, selezione dei campi, abitudini di semina, tempi di coltivazione, rilevamento delle colture e pianificazione del raccolto.

Lo strumento migliore per il miglioramento di tutte queste funzioni, senza dubbio, è il satellite artificiale. Girando intorno al globo ad alta quota, può schermare ampie aree di terreno in breve tempo; può osservare e misurare una grande varietà di fattori che indicano lo stato e le condizioni delle colture, del suolo, della siccità, delle piogge, della copertura nevosa, ecc. e può trasmettere via radio queste informazioni alle stazioni a terra, per un uso appropriato. È stato stimato che anche un modesto sistema di satelliti equipaggiati con risorse terrestri e sensori, lavorando all’interno di un programma di miglioramento agricolo mondiale, aumenterebbe i raccolti annuali di un equivalente di molti miliardi di dollari.

La distribuzione del cibo ai bisognosi è un problema completamente diverso. La questione non è tanto quella del volume delle spedizioni, ma quella della cooperazione internazionale. Chi governa una piccola nazione può sentirsi molto a disagio alla prospettiva di avere grandi quantità di cibo spedite nel suo paese da una grande nazione, semplicemente perché teme che insieme al cibo ci possa essere anche un’importazione di influenza e potere straniero. Un efficace sollievo dalla fame, temo, non arriverà prima che i confini tra le nazioni siano diventati meno divisivi di quanto lo siano oggi. Non credo che il volo spaziale realizzerà questo miracolo in una notte. Tuttavia, il programma spaziale è certamente tra gli agenti più promettenti e potenti che lavorano in questa direzione.

Mi lasci solo ricordare la recente tragedia mancata dell’Apollo 13. Quando si avvicinò il momento del cruciale rientro degli astronauti, l’Unione Sovietica interruppe tutte le trasmissioni radio russe nelle bande di frequenza utilizzate dal progetto Apollo per evitare ogni possibile interferenza, e le navi russe stazionarono nel Pacifico e nell’Oceano Atlantico nel caso fosse stato necessario un salvataggio di emergenza. Se la capsula dell’astronauta fosse ammarata vicino ad una nave russa, i russi si sarebbero indubbiamente adoperati nel salvataggio come se si fosse trattato di cosmonauti russi tornati da un viaggio nello spazio. Se astronauti russi dovessero mai trovarsi in una situazione di emergenza simile, gli americani farebbero lo stesso senza alcun dubbio.

Una maggiore produzione di cibo grazie al rilevamento e alla valutazione effettuate in orbita, e una migliore distribuzione del cibo grazie al miglioramento delle relazioni internazionali, sono solo due esempi di quanto profondamente il programma spaziale possa avere un impatto sulla vita sulla Terra. Vorrei citare altri due esempi: la stimolazione dello sviluppo tecnologico e la generazione di conoscenza scientifica.

I requisiti di alta precisione e di estrema affidabilità che devono essere imposti ai componenti di un veicolo spaziale diretto sulla Luna non hanno precedenti nella storia dell’ingegneria. Lo sviluppo di sistemi che soddisfano questi severi requisiti ci ha fornito un’opportunità unica per trovare nuovi materiali e metodi, per inventare sistemi tecnici migliori, per le procedure di fabbricazione, per allungare la vita degli strumenti e persino per scoprire nuove leggi della natura.

Tutte queste nuove conoscenze tecniche acquisite sono disponibili anche per l’applicazione alle tecnologie terrestri. Ogni anno, circa un migliaio di innovazioni tecniche generate nel programma spaziale trovano il loro destino nella nostra tecnologia terrestre, portando a realizzare migliori elettrodomestici da cucina e attrezzature agricole, migliori macchine da cucire e radio, migliori navi e aeroplani, migliori previsioni del tempo e avvisi di tempesta, migliori comunicazioni, migliori strumenti medici, migliori utensili e strumenti per la vita quotidiana. Presumibilmente, si chiederà ora perché dobbiamo sviluppare prima un sistema di supporto vitale per i nostri astronauti che vanno sulla Luna, prima di poter costruire un sistema di sensori di lettura a distanza per i malati di cuore. La risposta è semplice: un progresso significativo nella soluzione dei problemi tecnici è spesso realizzato non con un approccio diretto, ma fissando prima un obiettivo di alta sfida che offre una forte motivazione per il lavoro innovativo, che accende l’immaginazione e sprona gli uomini a spendere i loro migliori sforzi, e che agisce come un catalizzatore includendo catene di altre reazioni.

Il volo spaziale, senza alcun dubbio, svolge esattamente questo ruolo. Il viaggio verso Marte non sarà certamente una fonte diretta di cibo per gli affamati. Tuttavia, porterà a così tante nuove tecnologie e capacità che le ricadute di questo progetto da sole varranno molte volte il costo della sua realizzazione.

Oltre alla necessità di nuove tecnologie, c’è un continuo bisogno di nuove conoscenze di base nelle scienze se vogliamo migliorare le condizioni della vita umana sulla Terra. Abbiamo bisogno di più conoscenze nella fisica e nella chimica, nella biologia e nella fisiologia, e in particolare nella medicina, per far fronte a tutti questi problemi che minacciano la vita dell’uomo: fame, malattie, contaminazione del cibo e dell’acqua, inquinamento dell’ambiente.

Abbiamo bisogno di più giovani uomini e donne che scelgano la scienza come carriera e abbiamo bisogno di un sostegno migliore per quegli scienziati che hanno il talento e la determinazione per impegnarsi in un lavoro di ricerca fruttuoso. Devono essere disponibili obiettivi di ricerca stimolanti e deve essere fornito un sostegno sufficiente ai progetti di ricerca. Di nuovo, il programma spaziale con le sue meravigliose opportunità di impegnarsi in studi di ricerca veramente magnifici su lune e pianeti, di fisica e astronomia, di biologia e medicina è un catalizzatore quasi ideale che induce la reazione tra la motivazione per il lavoro scientifico, le opportunità di osservare fenomeni eccitanti della natura e il supporto materiale necessario per portare avanti lo sforzo di ricerca.

Tra tutte le attività dirette, controllate e finanziate dal governo americano, il programma spaziale è certamente la più visibile e probabilmente la più discussa, sebbene consumi solo l’1,6% del bilancio nazionale totale e il 3 per mille (meno di un terzo dell’1%) del prodotto nazionale lordo. Come stimolo e catalizzatore per lo sviluppo di nuove tecnologie, e per la ricerca nelle scienze di base, non è paragonabile a nessun’altra attività. In questo senso, possiamo dire che il programma spaziale sta assumendo una funzione che per tre o quattromila anni è stata la triste prerogativa delle guerre.

Quanta sofferenza umana potrebbe essere evitata se le nazioni, invece di investire in aerei e razzi che sganciano bombe, si mettessero in competizione con le loro navi spaziali per andare sulla Luna! Questa competizione è piena di promesse di brillanti vittorie, ma non lascia spazio all’amaro destino dei vinti, che non genera altro che vendetta e nuove guerre.

Anche se il nostro programma spaziale sembra portarci lontano dalla nostra Terra e verso la luna, il sole, i pianeti e le stelle, credo che nessuno di questi oggetti celesti troverà tanta attenzione e studio da parte degli scienziati spaziali quanto la nostra Terra. Diventerà una Terra migliore, non solo per tutte le nuove conoscenze tecnologiche e scientifiche che applicheremo per migliorare la vita, ma anche perché stiamo sviluppando un apprezzamento molto più profondo della nostra Terra, della vita e dell’uomo.

La fotografia che allego a questa lettera mostra una veduta della nostra Terra vista dall’Apollo 8 quando orbitò intorno alla Luna nel Natale del 1968. Di tutti i meravigliosi risultati del programma spaziale fino ad ora, questa foto è forse la più importante. Ci ha aperto gli occhi sul fatto che la nostra Terra è una bellissima e preziosissima isola in un vuoto sconfinato, e che non c’è altro posto in cui vivere se non il sottile strato superficiale del nostro pianeta, delimitato dal tetro nulla dello spazio. Mai prima d’ora così tante persone avevano riconosciuto quanto limitata sia la nostra Terra, e quanto pericoloso sarebbe manomettere il suo equilibrio ecologico. Da quando questa immagine è stata pubblicata per la prima volta, molte voci si sono fatte più forti per avvertire dei gravi problemi che l’uomo dei nostri tempi deve affrontare: inquinamento, fame, povertà, vita urbana, produzione di cibo, controllo delle acque, sovrappopolazione. Non è certo un caso che ora si comincino a vedere i tremendi compiti che ci aspettano in un momento in cui la giovane era spaziale ci ha fornito il primo sguardo buono sul nostro pianeta.

Molto fortunatamente, però, l’era spaziale non solo ci offre uno specchio in cui possiamo vedere noi stessi, ma ci fornisce anche le tecnologie, la sfida, la motivazione e persino l’ottimismo per affrontare questi compiti con fiducia. Ciò che impariamo nel nostro programma spaziale, credo che sostenga pienamente ciò che Albert Schweitzer aveva in mente quando disse: “Guardo al futuro con preoccupazione, ma con buona speranza”.

I miei migliori auguri saranno sempre con lei e con i suoi bambini.

Con sincera cordialità,

Ernst Stuhlinger

 
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Pubblicato da su 19 febbraio 2021 in news

 

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La Luna 50 anni dopo

Questa è la Luna visibile oggi da dove vivo, esattamente cinquant’anni dopo il primo allunaggio avvenuto alle 22.17 (ora italiana) del 20 luglio 1969 con la missione Apollo 11, nell’ambito di quel programma spaziale nato (anche) dalla competizione tra USA e URSS (descritta sommariamente tempo fa nella mia Storia di Internet, insieme agli intrecci – non solo tecnologici – tra la nascita della rete delle reti e la corsa allo spazio nata in piena Guerra Fredda).

Fu così che iniziò l’esplorazione di un satellite – nato 4,5 miliardi di anni fa presumibilmente in seguito all’impatto tra la Terra e Theia, un oggetto di dimensioni paragonabili a quelle di Marte – con quel “piccolo passo per (un) uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”.

Un traguardo impensabile era stato raggiunto, con le risorse e le tecnologie di cinquant’anni fa, con buona pace di chi ancora oggi ritiene si sia trattato di una fiction discretamente organizzata nonostante tutte le evidenze che ne dimostrano la veridicità, ma qui mi fermo perché preferisco evitare di entrare in un’area (un buco nero) che potrebbe accogliere anche i terrapiattisti, che dai complottisti lunari distano davvero poco, forse un momento.

All’epoca si pensava che il programma spaziale, nell’arco di alcuni anni, avrebbe consentito all’uomo di raggiungere anche Marte. Sappiamo però che dopo le missioni Apollo le cose sono andate diversamente, anche nel rapporto tra i vari Paesi, poi consolidatosi nella collaborazione in nuove missioni, che hanno portato ad esempio alla realizzazione della ISS (la Stazione Spaziale Internazionale).

Un traguardo prima impensabile e poi raggiunto è un sogno realizzato. E la proporzione di quel sogno divenuto realtà ci trasmette un messaggio molto chiaro sui sogni e le ambizioni, che sono realizzabili con passione, determinazione e impegno.

 
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Pubblicato da su 20 luglio 2019 in news

 

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La Luna sulla Terra

lunasuterra

 

Luna, spostati dall’inquadratura…

Foto scattata dalla sonda DSCOVR da 1,6 milioni di km dalla Terra
 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in curiosità

 

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L’evoluzione della Luna in tre minuti

Come la Terra, anche la Luna è in continua evoluzione. Questo video condensa la sua storia in soli tre minuti:

 
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Pubblicato da su 18 marzo 2012 in curiosità, Mondo, tecnologia

 

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