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Archivi tag: giuseppe conte

“Mi hanno hackerato” is the new “Al lupo! Al lupo!”

Stiamo facendo tutte le verifiche interne per accertare come sia potuta avvenire la pubblicazione di un simile contenuto. Non si esclude, al momento, l’ipotesi di un tentativo di hackeraggio da parte di qualcuno che in un momento così delicato come questo potrebbe aver agito intenzionalmente per danneggiare l’immagine del presidente.

Così ha dichiarato Dario Adamo, responsabile editoriale sito web e social media della Presidenza del Consiglio (come si legge nel decreto di nomina) in seguito alla pubblicazione su Facebook di una storia “anti-renziana”. La dichiarazione è ufficiale, pertanto si attenderà l’esito delle verifiche interne: se si fosse trattato di hackeraggio, il passaggio obbligato successivo sarebbe la denuncia alla Polizia delle Comunicazioni. Altrimenti, cosa potrebbe essere accaduto? Se si escludesse la pista della violazione dell’account, si dovrebbe guardare nella direzione di chi ha le credenziali per accedere al profilo del Presidente del Consiglio, il medesimo utilizzato per le conferenze stampa che vengono poi rilanciate dai canali ufficiali. Polithinks ne ha un’idea abbastanza chiara:

Troppe volte abbiamo assistito a gaffe pubblicate sui social network e poi ritrattate con la motivazione del profilo hackerato, episodi che poi non hanno avuto seguito, vale a dire che nulla si è più saputo sull’eventuale colpevole dell’hackeraggio. Al punto che ora c’è un crescente scetticismo di fronte a queste giustificazioni che, se oggi provengono da un’alta carica dello Stato, possono costituire un precedente utile per molti, che sui social possono pensare di ritrattare qualche scivolone con la dichiarazione scusante “il mio profilo è stato hackerato”. Con il rischio che nessuno creda più a dichiarazioni simili, neppure quando corrisponderanno al vero.

Come potrebbe avvenire per i 533 milioni di utenti di Facebook i cui dati personali sono stati trafugati e messi in vendita online attraverso un bot su Telegram, che consente di risalire al numero telefonico di una persona in base al suo ID, ma permette anche di ottenere altre informazioni. Brutta falla 😦

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2021 in news

 

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Ferragnez arruolati da Giuseppe Conte. E allora?

A coloro che si scandalizzano per la scelta del presidente Giuseppe Conte di chiedere la collaborazione di Fedez e Chiara Ferragni – in quanto personaggi con notevole visibilità – per “esortare la popolazione, soprattutto quella più giovane, nell’utilizzo delle mascherine”, vorrei ricordare la vastità della loro platea, l’obiettivo che deve raggiungere una campagna di sensibilizzazione e che ogni epoca ha i suoi influencer: due anni fa Roberto Burioni dichiarò in un’intervista che gli sarebbe piaciuto vedere Fabio Rovazzi testimonial pro-vax, seguendo l’esempio del capitano della nazionale di pallavolo Ivan Zaytsev, “che ha vaccinato il figlio e ha messo la foto sui social”. D’altronde, quanti di noi sapevano che Elvis Presley nel 1956 fu chiamato ad un ruolo analogo per sensibilizzare la popolazione ad aderire alla campagna di vaccinazione contro la poliomielite? Da 58mila casi, nell’arco di dieci anni si arrivò a 910, un risultato difficile da raggiungere rimanendo nell’ambito di una comunicazione tradizionale a livello sanitario.

Qual è l’obiettivo di una campagna di sensibilizzazione? Raggiungere e convincere il maggior numero di persone possibile. E, francamente, dal momento che il fine è il contributo ad una causa che riguarda la salute pubblica, questo è uno dei mezzi più efficaci. Attenzione, questa non deve essere considerata semplicemente come una prova del fallimento della comunicazione di istituzioni e fonti autorevoli: chi si occupa di intrattenimento e spettacolo ha più presa sul pubblico di quanta ne possa avere una figura accademica. Da sempre. Per la ricerca di un testimonial, ciò che conta è quanto pubblico attrae.

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2020 in news

 

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Messaggi alla nazione via diretta Facebook. A quando su Instagram e TikTok? E tutti gli altri, niente?


Perplessità sparse sulla conferenza stampa diretta Facebook del presidente del Consiglio Giuseppe Conte andata in onda ieri sera alle 23.25 circa.

Feedback sulla comunicazione: perché il presidente del consiglio deve diffondere un “messaggio alla Nazione” attraverso la propria pagina Facebook, anziché utilizzare i canali istituzionali? Palazzo Chigi ha proprie pagine sui social network (anche su YouTube), per quale necessità Rai e altri canali di Stato (anche web) devono trasmettere una comunicazione istituzionale rilanciando una diretta partita dalla pagina privata “GiuseppeConte64” in un social network? Perché questo è ciò che è avvenuto, e non il contrario. Si vuole affidare a Facebook il ruolo di veicolo della comunicazione di Stato? Un social network che ha come attività il tracking dei propri utenti? Sia chiaro, non c’è nulla di eccepibile nell’utilizzo dei social network come veicolo del messaggio, che anzi si rivelano efficaci nell’intercettare un pubblico solitamente lontano dalle istituzioni, ma originare il messaggio da quella pagina privata è una caduta di stile istituzionale. La differenza per il pubblico è impercettibile, per cui perché non salvaguardare il principio del canale istituzionale come fonte primaria?

Feedback sui contenuti: diffusa incertezza su quanto illustrato. Quali sono le attività ritenute essenziali e, di conseguenza, quali non lo sono e sono soggette a chiusura? Il dubbio dovrebbe essere sciolto rendendo noti i settori che possono rimanere aperti in base ai codici ATECO (la classificazione delle attività economiche), ma finché il decreto non viene pubblicato l’informazione è monca. Era necessaria un’edizione straordinaria del TG1 per rilanciare una diretta Facebook dal contenuto approssimativo, da definire nelle ore successive e con entrerà in vigore probabilmente due giorni dopo? Un comunicato alle agenzie di stampa sarebbe stato sufficiente.

E qui si torna a questioni di opportunità. Onde evitare ogni alea, la prassi ha sempre seguito la logica: un provvedimento di legge va annunciato una volta che è stato definito (e, al massimo, si trova in corso di pubblicazione). In questo caso – e non è la prima volta – si è preferito annunciare in anticipo il sommario delle aree di intervento di una norma ancora in corso di redazione, dando adito ad ipotesi e previsioni, che però richiedono conferma. Nel frattempo gli organi di informazione pubblicano anticipazioni e speculazioni. Una volta pubblicata la norma, pubblicano articoli, che possono confermare o confutare le anticipazioni. Queste però rimangono pubblicate online. Risultato: confusione generale nella cittadinanza.

La sensazione, visto anche il canale comunicativo scelto, è che l’obiettivo di questi messaggi sia più che altro emozionale e mediatico.
 
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Pubblicato da su 22 marzo 2020 in comunicazione, news

 

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