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Aveva inventato (anche) il mouse

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Martedì scorso è scomparso Doug Engelbart, che tutti ricorderanno per essere stato – insieme a Bill English – l’inventore del mouse. Tuttavia è doveroso evidenziare che nel suo lungo lavoro sull’interazione uomo-macchina ha dato un notevole contributo ad altre innovazioni tra cui lo sviluppo delle reti, dell’ipertesto, del copia+incolla, dell’interfaccia grafica e, come si può constatare nel video che segue (una presentazione del 1968 universalmente nota come la madre di tutte le demo), della videocomunicazione.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2013 in cultura, news, tecnologia

 

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Crescono le news online, soprattutto su smartphone e tablet

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I tablet stanno sempre più affiancando gli smartphone nella loro nuova funzione di portare le notizie agli utenti in tempo reale. Lo zoccolo duro costituito da chi preferisce la TV si sta assottigliando. La conferma arriva dall’ultimo Digital News Report pubblicato dal Reuters Institute, realizzato conducendo una ricerca basata su un campione di lettori online in Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna, Brasile, Giappone e Danimarca.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2013 in business, cellulari & smartphone, Internet, media, studi, tablet

 

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Più slot ci sono, più si gioca (e più si perde)

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Wired ha pubblicato oggi un’inchiesta sul mondo delle slot machine in Italia, curata da Raffaele Mastrolonardo e Alessio Cimarelli. Leggerla è interessante per capirne i numeri, ma anche per due aspetti correlati che non tutti considerano.

Il primo riguarda la salute:

L’incrocio tra la concentrazione territoriale degli esercizi e le statistiche sanitarie mostra che la diffusione delle macchinette va a braccetto con il rischio di patologie legate all’ azzardo e di dipendenze, in particolare tra i giovani. In questo caso il veicolo non sono più i mini-casinò ma le sale giochi, spazi nati per i videogame ma che spesso ospitano anche slot machine. Questa correlazione è confermata dall’incrocio tra i nostri dati e quelli di European School Project on Alcohol and Other Drugs, la più accurata indagine sulle dipendenze giovanili. Su questo fronte il caso della Calabria è emblematico. La regione detiene il record per questi locali (quasi 30 ogni 100mila persone) e registra la più alta incidenza di giovani giocatori problematici o a rischio(4,7%). Al polo opposto la Liguria: 6,8 sale giochi con slot machine ogni 100mila persone e solo 2,5% di giovani in difficoltà. “ La correlazione è significativa”, osserva Sabrina Molinaro del Cnr di Pisa, che ha avuto accesso alle nostre analisi. “ A colpire è la dimensione del fenomeno nel Mezzogiorno”.

Il secondo riguarda l’erario:

Dice la Corte dei Conti che l’erario, nel 2012, ha incassato più di 4,5 miliardi di euro dalle slot machine.

Conseguenza:

Soprattutto in tempo di crisi pare difficile che lo stato rinunci a ricavi di queste dimensioni anche se l’impatto degli apparecchi sulla salute dei giovani, dicono i nostri dati, è quantomeno sospetto e meriterebbe di essere approfondito.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in News da Internet

 

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Sostiene Snowden

L’ingresso di Edward Snowden nella famiglia WikiLeaks, anticipato nei giorni scorsi da Julian Assange, viene ora formalizzato dallo stesso Snowden con una dichiarazione pubblicata sul sito dell’organizzazione.

Dichiarazione da Edward Snowden a Mosca

Lunedi 1 luglio 21:40 UTC

Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che è apparso chiaro che la mia libertà e la mia sicurezza sono state sotto minaccia per aver rivelato la verità. Il mio attuale stato di libertà è dovuto agli sforzi di amici vecchi e nuovi, della mia famiglia, e di altri che non ho mai incontrato e probabilmente mai incontrerò. Ho messo la mia vita nelle loro mani e hanno trasformato quella fiducia in fede nei miei confronti, di cui sarò sempre grato.

Giovedì, il presidente Obama ha dichiarato di fronte al mondo che lui non avrebbe permesso “intrallazzi” diplomatico per il mio caso. Eppure ora viene riferito che, dopo aver promesso di non farlo, il presidente ha ordinato al suo vice presidente di fare pressione sui leader delle nazioni a cui ho chiesto protezione, per negare le mie suppliche di asilo.

Questo tipo di inganno da un leader mondiale non è giustizia, e nemmeno la punizione extralegale dell’esilio. Questi sono vecchi, brutti strumenti di aggressione politica. Il loro scopo è quello di spaventare, non me, ma chi potrebbe venire dopo di me.

Per decenni gli Stati Uniti d’America sono stati uno dei più forti difensori del diritto umano di chiedere asilo. Purtroppo, questo diritto, proposto e votato dagli Stati Uniti nell’articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ora viene respinto dal governo in carica nel mio Paese. L’amministrazione Obama ora ha adottato la strategia di usare la cittadinanza come arma. Nonostante non sia stato dichiarato colpevole di nulla, mi ha revocato unilateralmente il passaporto, lasciandomi apolide. Senza alcun provvedimento giudiziario, l’amministrazione ora cerca di impedirmi l’esercizio di un diritto fondamentale. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto di chiedere asilo.

Alla fine, l’amministrazione Obama non ha paura degli informatori come me, Bradley Manning o Thomas Drake. Siamo apolidi, reclusi o impotenti. No, l’amministrazione Obama ha paura di voi. Ha paura di una popolazione consapevole e arrabbiata che pretende il governo costituzionale che gli è stato promesso – e che tale dovrebbe essere.

Sono indomito nelle mie convinzioni e impressionato dagli sforzi compiuti da molti.

Edward Joseph Snowden

Lunedi 1 luglio 2013

A questa dichiarazione, WikiLeaks ha dato seguito con un comunicato di aggiornamento sulle richieste di asilo formulate da Snowden ad alcune nazioni, tra cui Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Italia, Nicaragua, Norvegia, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera e Venezuela, che si aggiungono a quelle già rivolte ad Ecuador e Islanda.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in news

 

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Eurotariffa, nuovo taglio estivo

roaming Oggi l’ANSA ci ricorda:

Nuovo taglio dei costi del roaming nell’UE. Grazie alle nuove regole europee che entrano in vigore oggi c’e un ulteriore riduzione della bolletta per chi viaggia, che scende sino al -36% per il traffico dati. Nel dettaglio, le nuove tariffe prevedono un massimo di 24 centesimi al minuto piu’ Iva (-17%) per le chiamate, 7 centesimi al minuto piu’ Iva (-12,5%) per chi riceve, e gli sms 8 centesimi piu’ Iva (-11%).

Quindi, se da qualche parte vi capitasse di leggere che da oggi il vostro operatore telefonico abbatte i costi del roaming europeo, ricordatevi che è stato costretto a farlo dal nuovo regolamento UE sull’Eurotariffa, che prosegue un percorso iniziato nel 2007. Da lunedì 1 luglio 2013, infatti, entrano in vigore i nuovi limiti tariffari, validi anche per la Croazia (che diventa oggi il 28° Stato dell’Unione Europea):

  • chiamate effettuate: 24 centesimi/minuto + IVA (-17% rispetto al 2012);
  • chiamate ricevute: 7 centesimi/minuto + IVA (-12,5% rispetto al 2012);invio di SMS: 8 centesimi/minuto + IVA (-11% rispetto al 2012);
  • download di dati o navigazione internet: 45 centesimi/Megabyte (MB) (addebitati per Kilobyte utilizzato) + IVA (-36% rispetto al 2012);

Forse non tutti sanno che:

  1. Gli operatori hanno la facoltà di applicare tariffe inferiori (ma non tutti ci penseranno),
  2. Se nessuno stravolgerà la roadmap prevista dalla Commissione, nel luglio del 2014 verrà abolito il Roaming Internazionale tra i 28 Paesi UE, quindi in tutti gli Stati dell’unione verranno applicati i medesimi limiti tariffari.
 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Datagate, le sorprese non finiscono

Prism

Il Datagate nato dalla fuga di notizie legata a PRISM è rappresentato dalle ormai celebri slide pubblicate dal Guardian e dal Washington Post, ritenute credibili anche perché poco curate nella forma grafica (tant’è che alcuni grafici, forse per sfruttare il momento propizio, si sono impegnati a ridisegnarle). Ieri sera il Guardian ha diffuso altro materiale sull’argomento, tra cui un elenco – datato settembre 2010 – che annovera 38 luoghi definiti “obiettivi” della vasta attività di “sorveglianza”, che potremmo anche chiamare spionaggio. Si tratta di sedi diplomatiche presenti a Washington di Paesi alleati degli USA, tra cui anche l’Italia (notizia che ha portato il presidente Giorgio Napolitano alla viva e vibrante reazione: “E’ una questione spinosa, e dovrà trovare delle risposte soddisfacenti”; dalle altre istituzioni non è dato capire se la questione non sia compresa, ne’ se sia ben nota, ma ritenuta da minimizzare).

Le ultime rivelazioni sembrano costituire un approfondimento di quel Cablegate che nel 2010 era esploso proprio in seguito alla divulgazione di documenti diplomatici ad opera di WikiLeaks che, contrariamente a quanto avvenuto in passato, in questa vicenda non ha rivestito dall’inizio il consueto ruolo di collettore di informazioni. Il suo coinvolgimento è emerso quando Edward Snowden è partito da Hong Kong alla volta di Mosca, con un biglietto aereo pagato appunto dall’organizzazione di Julian Assange.

Certo, molte cose suscitano meraviglia e danno da pensare: non passa settimana – in alcuni casi potremmo dire “non passa giorno” – senza che emerga una novità riguardo al Datagate. Notizie dichiarate come top secret vengono pubblicate e commentate in continuazione dalla stampa estera (anche il tedesco Der Spiegel ha pubblicato notizie in proposito), al punto che – agli occhi dell’opinione pubblica – il mondo dell’informazione sembra pronto a riprendersi un ruolo da protagonista.

Personalmente, sono meravigliato dal fatto che tra gli obiettivi ci sia ancora l’Italia (e forse è un dato che dovrebbe addirittura inorgoglire gli italiani, ritenuti ancora importanti dall’intelligence d’oltreoceano), ma in generale sono sorpreso da molte cose, in primis dal modo in cui stanno emergendo queste informazioni. E tra le molte cose ancora da capire, ci sarebbe il destinatario reale di quelle slide, talmente brutte da sembrare false (nel senso di “create appositamente con poca cura per farle sembrare documenti interni e riservati”) e da indurre a chiedersi quanto sia davvero incontrollata la fuga di quei dati.

Nel frattempo non perdetevi Verax, il primo cortometraggio sul Datagate, già online:

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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IT, in Italia fermi al palo

Ma è davvero così difficile, provare a considerare le infrastrutture tecnologiche conferendo loro la stessa importanza di quelle murarie?

E’ l’amara considerazione formulata da Paolo Colli Franzone in un commento pubblicato da AgendaDigitale.eu, in cui evidenzia l’ennesima occasione persa da parte del Governo. Intendiamoci: è fuori discussione che la proroga delle detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie, estese anche all’acquisto di arredi, sia una buona notizia perché rappresenta un’iniziativa per sostenere due settori in evidenti difficoltà, con il contestuale obiettivo dichiarato della messa in sicurezza degli edifici. Però l’esecutivo continua a sottovalutare – e quindi non degno di sufficienti attenzioni di sostegno – il settore dell’Information Technology:

Se è vero (e lo è sicuramente) che siamo alla vigilia della “Operazione Cloud”, grazie al “Piano Data Center” voluto dal governo precedente e confermato da quello attuale, diventa di straordinaria attualità il tema della qualità del software che quotidianamente “fa andare avanti” la PA e la Sanità italiana e della sua capacità di migrare sul cloud. Pari a zero, sia ben chiaro, per almeno la metà dei casi.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Il giovane Snowden (una tweet-fiction)

Come segnala Massimo Mantellini, varie testate rilanciano una velina diffusa dall’ANSA che parla di un tweet scritto da Edward Snowden in cui si chiede al popolo dell’Ecuador di sollecitare il ministro degli esteri Patino ad accettare la sua richiesta di asilo.

Il tweet a cui fa riferimento la presunta notizia è questo:

SnowdenTweetMaybeHoax

Mante sottolinea il “meccanismo perverso per cui una notizia del tutto improbabile firmata Ansa possa rimbalzare su tutti i più autorevoli giornali italiani senza che nessuno si faccia la benché minima domanda”.

Uno, per esempio, potrebbe chiedersi “Ma è il vero Snowden o è una sòla?”

Il fatto che in questo profilo esistano quasi 1900 tweet e molti risalgano anche al 2011 induce a credere ad un account consolidato. Tuttavia, dando un’occhiata in rete e facendo due costruttive chiacchiere con Lobotomia, ho scoperto che – secondo Google – il primo tweet indicizzato risale a marzo 2013. Inoltre, in svariati post – anche datati – questo presunto Snowden risponde ad altri tweet che ha ricevuto. Però quei tweet non erano indirizzati a lui, bensì a Hatefiend. Qui riporto un esempio:

HatefiendSnowden

Considerando la non remota possibilità di una manipolazione di tweet e di nickname, ritengo questi presupposti sufficienti a rendere quantomeno dubbia l’attendibilità dell’accuont del presunto Snowden.

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2013 in Blogroll

 

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Perle di social geography

Non imparate la geografia da Facebook… potreste toppare alla grande!

  • Radicofani (Siena) in Emilia Romagna?

RadicofaniFB

  • Polla (Salerno) in Basilicata?

PollaFBChi offre di più?

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2013 in news

 

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Decreto Fare, sull’accesso a Internet nulla di chiaro

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Il Decreto Fare è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale venerdì 21 giugno. Ricordo che le promettenti anticipazioni recitavano:

Nel Decreto Fare il Consiglio dei Ministri ha previsto la liberalizzazione dell’accesso ad internet (wifi), come avviene in molto Paesi europei.

L’offerta ad internet per il pubblico sarà libera e non richiederà più l’identificativo personale dell’utilizzatore. Resta però l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità mediante l’identificativo del dispositivo utilizzato.

Veniamo quindi al testo ufficiale. Nel decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013 troviamo l’articolo 10 dedicato alla Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica.

Interfacce della rete pubblica de che? Ah, forse è perché non riguarda esclusivamente il WiFi. Vedremo. L’articolo si apre così:

L’offerta di accesso ad internet al pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address)

Ma è il Decreto del “Fare un po’ a casaccio”? La prima frase sembra dire che chiunque può offrire l’accesso a Internet nel modo che ritiene opportuno. L’unico obbligo è in capo al gestore. Però manca una definizione del soggetto (o dei soggetti) a cui questa norma fa riferimento: “gestore” di cosa?

  1. Di un locale pubblico (ad esempio un bar, un ristorante…) che concede l’accesso a Internet come servizio accessorio e collaterale all’attività principale, e quindi non è un provider?
  2. Oppure gestore di un’attività tipo Internet Point, dove l’attività commerciale consiste proprio nel concedere accesso a Internet?
  3. Oppure ancora gestore di telecomunicazioni? Questo decreto permette ai provider di offrire agli utenti un accesso ad Internet senza essere tenuti ad identificarli?

Inoltre, il riferimento al MAC Address è abbastanza risibile: si tratta di un codice che identifica una scheda di rete (Ethernet o wireless) abbinata ad un terminale. E’ il produttore che lo assegna alla scheda ed è univoco, ma può essere modificato via software. Detto questo, e ammesso che non venga modificato, se un computer è accessibile a più utenti (come quelli di una biblioteca, o di un Internet Point di un albergo), e nessuno può risalire all’identità di ognuno, in caso di utilizzi non consentiti o addirittura illeciti che senso ha identificare solo il computer?

Segue una precisazione che, in realtà, contiene un’imprecisione:

La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici

Innanzitutto sarebbe opportuno capire una cosa: la registrazione della traccia delle sessioni come va effettuata? Quali dati deve contemplare? Il MAC Address? La data? Ora di inizio e ora di fine navigazione? Gli indirizzi dei siti visitati? Di tutto e di più?

Se l’utente non viene identificato, questa registrazione non è riconducibile ad alcuna persona, quindi non esiste alcun trattamento di dati personali. Ma questo, in realtà, vale solo finché un utente si limita ad un’attività di consultazione, ad esempio leggere il giornale via web… Se invece si iscrive ad un servizio online, o se consulta un proprio account (il conto corrente bancario, la pagina personale sul social network, la propria webmail, o altro ancora), la registrazione potrebbe contenere informazioni assolutamente personali, e quindi il trattamento di dati personali c’è.

Ergo, il provvedimento di liberalizzazione dell’accesso a Internet contenuto nel Decreto Fare, così com’è oggi, è talmente vago e approssimativo da essere pressoché inutile.

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2013 in diritto, Internet

 

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Sta arrivando Jobs, il film

Il primo film su Steve Jobs uscirà negli USA il 16 agosto (da noi non si sa). Le anticipazioni non sono state tenere. In attesa di capire come sarà, dopo averne visto il trailer sono abbastanza certo che non vincerà l’Oscar per il trucco & parrucco.

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2013 in media, Mondo

 

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Il giro del mondo di Edward Snowden

mondo

Se fosse un utente attivo di un qualunque servizio di viaggi e geolocalizzazione tanto in voga nell’era dei social network (da Foursquare a Tripadvisor, passando per i servizi già inglobati in Facebook, Google e altre piattaforme con milioni di utenti), Edward Snowden negli ultimi tempi potrebbe gioiosamente condividere con amici e conoscenti alcuni check-in sparsi in varie località del pianeta. Però non lo fa, perché non è in viaggio per turismo, ne’ per lavoro: essendo la gola profonda del Datagate, Edward è un uomo in fuga.

Nel 2003 è entrato nell’esercito USA, in seguito ha lavorato per la CIA come system administrator e poi per la NSA (l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza) per conto dell’agenzia di sicurezza privata Booz Allen Hamilton. Nell’ambito dell’attività svolta negli ultimi anni è entrato in contatto con situazioni e realtà che lo hanno colpito e che – a suo dire – lo hanno messo in una crisi di coscienza di fronte al suo lavoro e alla sua patria, e ha deciso di rivelare al mondo la sua verità:

L’Nsa ha costruito un’infrastruttura che permette di intercettare praticamente ogni cosa. Con questa capacità la stragrande maggioranza delle comunicazioni umane viene ingerita automaticamente senza target. Se volessi vedere i tuoi messaggi di posta elettronica, o il telefono di tua moglie, tutto ciò che devo fare e utilizzare le intercettazioni. Posso arrivare ai vostri messaggi di posta elettronica, alle password, ai tabulati telefonici, alle carte di credito. Io non voglio vivere in una società che fa questo genere di cose … Non voglio vivere in un mondo in cui tutto quello che faccio e dico viene registrato. Non è una cosa che sono disposto a sostenere, ne’ a subire.”

Una verità diversa da quella dipinta dalle parole di Barack Obama:

Quello che posso dire in modo inequivocabile è che se sei una persona degli Stati Uniti, la NSA non può ascoltare le tue chiamate telefoniche, e la NSA non può intercettare i tuoi messaggi di posta elettronica … e non lo fa.

Parole rassicuranti forse per il popolo USA, un po’ meno per chi non è una persona degli Stati Uniti. 

Stando a quanto si legge riguardo alle località che Edward avrebbe toccato ultimamente, in maggio avrebbe lasciato le Hawaii per rifugiarsi ad Hong Kong. Nei giorni scorsi si sarebbe poi trasferito in Russia (dove c’è chi la visto salire su un’auto – forse una Ford, forse una BMW, ma a questo punto poteva essere anche il carrello dei bagagli, dato che avrebbe alloggiato all’Hotel Capsule all’interno del terminal E dell’aeroporto) e ora si parla anche di una imminente partenza per Cuba, accompagnata da alcuni legali di WikiLeaks. Il rifugio a Mosca potrebbe avere conseguenze non proprio serene sui rapporti tra USA e Russia. La destinazione finale potrebbe però essere l’Ecuador, che nel frattempo avrebbe ricevuto una sua richiesta di asilo politico (come annunciato su Twitter da Ricardo Patiño Aroca, ministro degli Esteri del Paese sudamericano).

Potremmo trovare strana una tale proliferazione di informazioni su spostamenti e obiettivi di una persona che ha lavorato, in veste di informatico, per i servizi di intelligence americani, e che ora è in fuga. Ma il mondo dell’informazione e delle comunicazioni negli ultimi tempi è cambiato, e con le tecnologie di oggi è possibile diffondere in pochi minuti notizie che un tempo sarebbero state diffuse dopo giorni e giorni. C’è inoltre da considerare un altro fatto: a Snowden hanno revocato il passaporto USA. Quindi ora nemmeno lui è una persona degli Stati Uniti

Aggiornamento (manco a dirlo) del Guardian: com’era verosimile attendersi, dal momento della partenza del volo per Cuba se ne sono perse le tracce.

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2013 in news

 

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Google Glass, qualcuno si sta svegliando

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La tecnologia non va frenata, ma è necessario conoscerne tutti gli aspetti affinché ognuno sia consapevole sia dei rischi che delle opportunità derivanti dalle innovazioni. I Google Glass non sfuggono a questa esigenza: fin dalla loro presentazione, gli Occhiali di Google hanno suscitato – oltre ad un certo entusiasmo – molte perplessità proprio per la loro attitudine tecnologica all’elaborazione elettronica dei dati e ai possibili problemi di privacy che il loro utilizzo può comportare.

Non si tratta solamente di un paio di occhiali speciali, ma di un dispositivo indossabile collegato a Internet, con sistema operativo Android, dotato di microcamera, microfono e modulo GPS. Dal punto di vista del prodotto è giusto pensare alle opportunità da cogliere: ci sono aspetti di design come quelli sottolineati da Luca (L’occhialeria italiana ci pensa? e Il prodotto, una sfida) e quelli legati allo sviluppo di applicazioni. C’è anche chi tenta di  diventare competitor di Google in questo campo con prodotti più o meno analoghi, come provano a fare l’azienda italiana GlassUp, oppure Epson con il visore multimediale Moverio e Recon con i Jet.

C’è però un fattore molto importante da considerare: il progetto che ha portato ai Google Glass è molto articolato e alle sue spalle c’è un’azienda con molte risorse, economiche e tecnologiche (incluso, ad esempio, il know-how per il riconoscimento facciale) e con alcuni precedenti in tema di mancata tutela della privacy. Per questo motivo le Autorità di protezione dati di diversi continenti, riunite nel GPEN (Global Privacy Enforcement Network), hanno scritto una lettera a Google sullo sviluppo dei suoi Glass.

Tra le questioni sollevate, a cui si chiede risposta, troviamo domande legittima:

  • Quali informazioni raccoglie Google attraverso i “Glass”, i famosi occhiali a realtà aumentata?
  • Con chi le condivide?
  • Come intende utilizzarle?
  • Come viene  garantito il rispetto delle legislazioni sulla privacy?
  • Come pensa Google di risolvere il problematico aspetto della raccolta di informazioni di persone che, a loro insaputa, vengono “riprese” e “registrate” tramite i Glass?

Tutto sommato, i Google Glass non raccolgono informazioni diverse da quelle che già oggi possono essere acquisite da un moderno smartphone. Ma rispetto a quest’ultimo, l’utilizzo è molto più agevole e consente un’acquisizione continua (batteria permettendo) e non facilmente identificabile da chi viene ripreso. Tra le Authority che si sono rivolte a Google c’è anche il nostro Garante della Privacy. Il presidente Soro osserva:

Chiunque  finisse nel raggio visivo di chi indossa questi occhiali potrebbe, a quanto è dato sapere, venire fotografato, filmato, riconosciuto e, una volta avuto accesso ai suoi dati sparsi sul web, individuato nei suoi gusti, nelle sue opinioni, nelle sue scelte di vita. La sua vita gli verrebbe in qualche modo sottratta per finire nelle micro memorie degli occhiali o rilanciata in rete. Ci sono già norme che vietano la messa on line di dati personali senza il consenso degli interessati”.

Il passaggio chiave ricorda un concetto di cui parlo spesso anch’io

 “Ma di fronte a questi strumenti le leggi non bastano: serve un salto di consapevolezza da parte di fornitori di servizi Internet, degli sviluppatori di software e degli utenti. E’ indispensabile ormai riuscire a promuovere a livello globale un uso etico delle nuove tecnologie”.

Last but not least, sarebbe interessante capire se esistono realmente eventuali rischi anche per la salute: trattandosi di un prodotto completamente nuovo, oggi non ne esiste esperienza e quindi non esiste nemmeno uno studio al riguardo. Il loro utilizzo, se comporta movimenti continui e differenti esigenze di messa a fuoco, a me farebbe pensare quantomeno ad uno stress da affaticamento visivo, ma c’è già chi parla seriamente di distrazioni potenzialmente pericolose e disturbi delle capacità cognitive.

Per concludere queste osservazioni con un sorriso, ecco cosa potrebbe accadere indossando i Google Glass senza la dovuta accortezza…

 
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Pubblicato da su 19 giugno 2013 in news, tecnologia

 

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Dimmi come twitti e ti dirò chi sei

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Dalla grafologia alla twittologia: al Centro interdipartimentale Mente-Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento è in corso uno studio per il riconoscimento della personalità di un individuo da un suo testo scritto sul web. La ricerca viene effettuata su Twitter e il ricercatore Fabio Celli, che organizzerà il primo workshop sul tema al MIT di Boston, spiega: ”Abbiamo rilevato che gli utenti emotivamente stabili hanno interazioni forti, conversazioni, con una cerchia ristretta di utenti; invece, gli utenti come nevrotici hanno interazioni deboli”.

L’argomento incuriosisce e non è affatto facile: il vincolo dei 140 caratteri per messaggio imposto da Twitter porta spesso a scrivere  con molta sintesi e abbreviazioni. Sarà molto interessante capire cosa emergerà dalla presentazione dei risultati di questo studio.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2013 in scienza

 

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Project Loon

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Project Loon è un’iniziativa targata Google con l’intento dichiarato di fornire accesso a Internet in aree geografiche in cui non c’è banda larga come “giungle, arcipelaghi, montagne”, ma esistono anche zone che sono state private di connettività dopo incidenti o catastrofi. In che modo? Con un rete di palloni aerostatici in grado di coprire queste aree con connettività wireless, come spiegano sul loro blog:

Pensiamo che sia effettivamente possibile costruire un anello di palloni che volano attorno al globo sfruttando i venti stratosferici e forniscono l’accesso a internet ai territori sottostanti. Siamo davvero solo agli inizi, ma abbiamo costruito un sistema che utilizza palloni sospinti dal vento a un’altitudine doppia rispetto a quella utilizzata dagli aerei commerciali, per fornire l’accesso internet a terra a una velocità simile a quella delle attuali reti 3G o ancora più veloce. Quindi speriamo che i palloni possano diventare un’opzione per connettere regioni rurali, aree remote o malservite e per contribuire a rendere possibili le comunicazioni in caso di disastri naturali. L’idea può sembrare un po’ folle — questa è una delle ragioni per cui abbiamo chiamato il progetto Loon [che in inglese significa ‘matto’] — ma le basi scientifiche sono solide. 

Le belle idee sono affascinanti, e quando l’obiettivo porta benefici per la collettività vanno supportate. Questo progetto, tuttavia, non sarà libero da ovvie perplessità, innanzitutto per via dell’infrastruttura utilizzata: si parla di palloni che volano sfruttando venti stratosferici, creando un network a carattere non temporaneo, con tutte le implicazioni autorizzative del caso (sono invece temporanee le missioni con voli di palloni utilizzati come sonde a scopo di ricerca scientifica o con obiettivi di rilevazioni meteorologiche). Per non parlare della paternità dell’iniziativa: le attività di Google sono spesso nell’occhio del ciclone per problemi di privacy. L’importante – penseranno i più scettici – è che quei palloni siano stati pensati solamente come stazioni wireless volanti e non nascondano sorprese…

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2013 in news