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Nazioni Unite, una risoluzione per la tutela dei diritti fondamentali su Internet

Da Punto InformaticoLe Nazioni Unite e i diritti umani connessi

Adottata la prima risoluzione per la tutela delle libertà fondamentali su Internet. Che dovranno essere protette come accade nel mondo offline. Parere contrario da parte dei governi di India, Russia e Cina

Roma – “È la prima risoluzione adottata dalle Nazioni Unite per confermare che i diritti umani nell’ambito di Internet devono essere tutelati con lo stesso impegno che c’è nel mondo fisico”. Parola dell’ambasciatrice statunitense Eileen Chamberlain Donahoe, recentemente intervenuta a Ginevra per illustrare alla stampa i principali dettagli della prima risoluzione sulle libertà digitali.

Una chiamata urgente per tutti gli stati membri, che dovranno proteggere i nuovi diritti legati all’ecosistema Internet, con il medesimo sforzo che viene profuso per la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini nel mondo offline. Con il benestare di 85 organizzazioni internazionali, di cui 30 in rappresentanza dell’intero Consiglio per i Diritti Umani all’interno delle Nazioni Unite.

“Il libero flusso dell’informazione è continuamente minacciato da molti paesi del mondo – ha spiegato a caldo il Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton – Assistiamo ad una crescita allarmante nel numero di episodi legati alla censura governativa o alla persecuzione di cittadini per quello che fanno sul web. A volte per un semplice messaggio o cinguettio su Twitter”.

Soddisfatto l’ambasciatore tunisino Moncef Baati, che ha ricordato il ruolo fondamentale ricoperto dai social network nella rivolta popolare contro il leader Zine El Abidine Ben Ali. Tra gli altri paesi favorevoli alla risoluzione, Stati Uniti, Turchia e Brasile. Voto contrario da parte dei governi di Cina, Russia e India.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2012 in news, News da Internet

 

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DNS Changer: tanto rumore per nulla

Nei giorni scorsi ero talmente “preoccupato” per i possibili problemi legati a DNS Changer che me ne sono andato in montagna, dedicando scarsa attenzione a ciò che accadeva su Internet. Mi sono quindi perso l’apocalittico articolo pubblicato su Repubblica.it (a cui, proprio per la sua granitica attendibilità, è stato cambiato titolo almeno due volte).

Fortunatamente, un tempestivo Stefano Zanero ha pensato bene di scrivere alla redazione un commento puntuale in una lettera di protesta per l’approssimazione e l’allarmismo dell’articolo (usuale quando si scrive su argomenti non conosciuti), indicando anche come evitare l’improbabile Armageddon virtuale:

Quindi, senza panico e terrore, semplicemente quei computer non ancora rimessi a posto avranno delle difficolta’ a navigare e dovranno rimettere l’impostazione del server DNS corretto, quello del loro provider. Tempo di una telefonata di 15 secondi a un tecnico.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2012 in News da Internet

 

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Già che ci siamo, perché non querelare Internet!?

Leggo dall’AGI:

Rai: insulti e allusioni, Paola Ferrari vuol querelare Twitter

(AGI) – Roma, 5 lug. – Epiteti anonimi e offensivi, alcuni dei quali irripetibili, con pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’eta’ e a presunti rifacimenti estetici. E’ stata la “compagnia” indesiderata sulle pagine di Twitter per tutta la durata della conduzione della trasmissione ‘Stadio Europa’ sugli schermi Rai dedicata a Euro2012, e ora Paola Ferrari ha deciso di dire basta e di fare causa. La giornalista tv, conduttrice della Domenica Sportiva e volto di punta di Rai Sport, sta per citare il social network Twitter per diffamazione chiedendo un maxi risarcimento che, se ottenuto, andra’ totalmente a favore delle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia.

La destinazione benefica dell’eventuale risarcimento non distolga l’attenzione dall’inconsistenza dell’accusa verso Twitter, colpevole unicamente di aver veicolato i messaggi di utenti (unici responsabili di ciò che scrivono) che le hanno rivolto gli insulti, che non è un editore, bensì uno strumento di comunicazione, una bacheca pubblica, un intermediario che è stato utilizzato come verrebbero utilizzati una qualunque compagnia telefonica o Poste Italiane in caso di telefonate o lettere dello stesso tenore.

La reazione all’opinabile iniziativa di querela? In breve tempo l’hashtag #QuerelaconPaola è diventato trend topic (seguito a breve distanza da #PaolaFerrari), superando – tra gli altri – “Schettino”, “Costa Concordia” e “Particella di Dio” e innescando una catena che si fermerà, come sempre, quando l’argomento avrà stancato e non divertirà più.

Io sono favorevole ad ogni forma di tutela dell’immagine, assolutamente contrario a qualunque forma di vigliaccheria e sono convinto che ogni forma di insulto sia da perseguire, ma la difesa deve essere sempre indirizzata ai veri responsabili. Io sono dell’opinione che questo tipo di azione legale non porterà risultati e ipotizzo che un eventuale danno all’immagine ci sia già stato in precedenza, che i tweet irriguardosi ne siano solo un inattendibile termometro, e che la notizia di voler querelare Twitter non faccia altro che aumentarne il brusìo.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2012 in Internet, Mondo

 

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Facebook, vicino a “Mi piace” arriverà “Lo voglio”?

La scorsa settimana, nel SDK (kit di sviluppo software) Javascript di Facebook, lo sviluppatore Tom Waddington ha scoperto una funzione che svela il nuovo pulsante Want , non ancora operativo nel social network. Da quando questa novità è stata resa pubblica, Facebook ne ha rimosso il codice dal SDK.

Traducibile con Lo voglio, il nuovo pulsante esprime un concetto differente – e sicuramente più commerciale – da quello del pulsante Like (Mi piace). Pensiamo ad un utente che abbia espresso “Lo voglio” sulla pagina Facebook di un certo prodotto: lui stesso, nel box “persone che potresti conoscere”, potrebbe ritrovarsi altri utenti che hanno fatto la stessa cosa, e i suoi amici di Facebook potrebbero ricevere l’invito a mettere un “Lo voglio” sullo stesso prodotto, veicolandone – ed amplificandone – il messaggio pubblicitario. Il contatore si incrementerà ad ogni click e verosimilmente – una volta a regime – il “Lo voglio” potrà essere uno strumento per elaborare dati interessantissimi e costruire classifiche, che contribuiranno ad aumentare la visibilità delle pagine Facebook che hanno registrato più utenti.

Ma c’è dell’altro: nello stesso SDK è presente un’altra funzionalità non ancora operativa, indicata come  Facebook Social Context, che consente di creare gruppi di utenti accomunati da determinate keyword, ossia parole chiave. Ovviamente, se la parola chiave è un marchio o il nome di un prodotto, in corrispondenza del quale vari utenti hanno cliccato Mi piace o Lo voglio, per Facebook si moltiplicano le possibilità di aggregazione di dati legati agli utenti e preziosi per il marketing, sia perché così gli stessi utenti si trasformano in un campione per indagini di mercato, sia perché possono ricevere proposte pubblicitarie mirate.

La pubblicità è l’anima del commercio. E anche di Facebook.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2012 in business, social network

 

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Il parlamento europeo boccia ACTA

Il Parlamento Europeo ha bocciato l’ACTA, che ha incassato 478 voti contrari, 39 favorevoli e 165 astenuti. Si tratta del discusso Anti Counterfeiting Trade Agreement, ossia il trattato sull’anticontraffazione negoziato tra USA, Canada, Australia, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud, Svizzera e Unione Europea sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale.

L’ACTA, tra i suoi principi fondamentali, prevede che i provider siano tenuti a trasmettere ai titolari di diritti di proprietà individuale i nominativi degli utenti ritenuti colpevoli di aver violato tali diritti, senza l’intervento dell’Autorità giudiziaria. Per l’ambiguità e l’incertezza generata dai termini utilizzati nel provvedimento, anche il Garante europeo per la privacy si era espresso negativamente: a suo dire, il documento violerebbe in più parti alcuni diritti fondamentali degli utenti.

La bocciatura rappresenta una vittoria per chi – come La Quadrature Du Net – ha sempre visto in questo trattato un pericolo per la democrazia e un vincolo al libero accesso alla Rete. Fra chi invece vede negativamente la decisione del Parlamento Europeo, Enzo Mazza, presidente di FIMI, che ha dichiarato: “Il paradosso del voto su ACTA è che tutte le previsioni normative incluse nell’accordo bocciato oggi, sono già state recepite dall’ordinamento italiano nel 2006, con il decreto di attuazione della direttiva 2004/48/CE in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale. È la dimostrazione dell’isteria collettiva di una politica che corre dietro alle istanze populistiche del web, senza ricordarsi nemmeno di ciò che ha votato qualche anno fa e che i giudici applicano quotidianamente”.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2012 in Internet

 

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Twitter: ecco il primo Transparency Report

Ispirati dal lavoro svolto da Google in tema di trasparenza, quelli di Twitter hanno pubblicato ieri il primo Twitter Transparency Report, ritenendo significativo svelarne i contenuti all’antivigilia dell’Independence Day.

Nei dati si nota che, tra le richieste formulate dai governi per avere informazioni su determinati account, Twitter dichiara di averne ricevute anche dall’Italia (un numero esiguo) e di non aver prodotto (fornito) alcuna informazione al riguardo. Al contrario, dagli Stati Uniti sono partite molte più richieste di informazioni (679, relative a 948 utenti), evase per il 75%. Emblematico il caso di Malcolm Harris, un utente coinvolto in Occupy Wall Street, per il quale Twitter ha ricevuto da un giudice di New York l’ordine di trasmettere tutti i dati a lui riconducibili: “La costituzione riconosce il diritto di inviare tweet, ma come molte persone hanno imparato a loro spese, ci sono però le conseguenze di queste opinioni espresse pubblicamente. Quello che viene espresso in pubblico appartiene a tutti”.

Per quanto riguarda il 2012, è interessante notare che in questi primi sei mesi le richieste ricevute sono già superiori a quelle dello scorso anni.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2012 in Internet, news

 

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Diritto di attribuzione, questo sconosciuto

Venerdì mattina, “sull’onda dei buoni risultati dell’Italia calcistica e di quella politica”, Emanuele Dal Carlo ha realizzato una vignetta su Mario Monti e Mario Balotelli (in due versioni) e l’ha pubblicata su Facebook “per far fare due sghignazzate agli amici”. Ne è seguito un passaparola social che ha propagato la vignetta al punto tale da raggiungere stampa e TV. Tra i molti che hanno pensato di utilizzarla c’è ad esempio un quotidiano – il Corriere dello Sport – che l’ha sbattuta in prima pagina con una didascalia che, omettendo ogni riferimento all’autore, parla di un curioso fotomontaggio che si trova sul web:

Massimo Mantellini cita questo episodio come “l’esempio più eclatante di un malcostume molto italiano e scarsamente scalfito dagli anni, quello di considerare la rete come un grande serbatoio anonimo nel quale servirsi liberamente”, sottolineando ancora una volta la notevole distanza di certi editori tradizionalisti e conservatori dalle logiche della Rete. Emanuele Di Carlo rilancia con una proposta:

Su Twitter e Facebook molti amici vecchi e nuovi hanno perorato la causa del riconoscimento della paternità e alcuni mi hanno anche consigliato di rivolgermi ai suddetti media o addirittura ad avvocati .

Io ringrazio tutti dell’attenzione e convengo che ove possibile, soprattutto se si lucra, si dovrebbe sempre citare quantomeno la fonte, questa cosa però io l’ho fatta in primis per divertirmi e non mi sentirei a mio agio a lucrare a mia volta ( pur avendone forse tutto il diritto). Se però qualcuno ritiene che questa idea, che ha avuto una inaspettata fortuna, possa essere in qualche modo monetizzata mi piacerebbe che accadesse a tutto vantaggio di qualche iniziativa benefica a cui sono più che disponibile a cedere i diritti di sfruttamento e fare tutte le rivendicazioni del caso.

Se a qualcuno gli si accende qualche lampadina si metta pure in contatto diretto con me:
emanuele.dalcarlo@gmail.com 

Nel frattempo speriamo porti fortuna ai due Mario nazionali perchè entrambi ci portino sul tetto d’Europa.

Per l’auspicio finale, sul fronte calcistico si sa com’è andata, su quello economico si vedrà. Per quanto riguarda invece la possibile monetizzazione di questo abuso, credo si debba passare prima da una trattativa e poi da un’eventuale azione legale, volendo portare in fondo la questione in caso di sottovalutazione o disinteresse da parte di chi ha pubblicato a sbafo. Senza voler approfondire la questione nei minimi dettagli (tra cui qualcuno potrebbe aggiungere diritti di autore legati alle immagini originali utilizzate per il fotomontaggio), ritengo comunque doveroso che, in generale, gli editori muovano il primo passo, iniziando quanto prima ad applicare almeno il diritto di attribuzione.

In caso contrario, prima o poi sarà lecito aspettarsi che gli autori di contenuti originali – saccheggiati impunemente da stampa e TV – inizino ad organizzarsi sul fronte legale per la tutela dei propri diritti. Forse da soli non lo farebbero,perché scoraggiati dalle possibilità di difesa legale che un editore può esprimere, ma potrebbero pensare ad allearsi o coalizzarsi con altri autori…

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2012 in Internet, media

 

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Roaming, nuove tariffe massime anche sui dati

Sono in vigore le nuove tariffe massime (IVA esclusa) che gli operatori di telefonia mobile possono applicare per i servizi di roaming. Eccole nella tabella di raffronto con le tariffe i tre anni precedenti, da cui emerge la novità dell’introduzione di un tetto ai servizi dati (click per ingrandire):

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2012 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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EH!?

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La presenza di Mario Monti al microfono di Amedeo Goria è stato un colpo di scena abbastanza prevedibile (ma inaspettato fino a poco tempo fa). La domanda “Quando usciamo dalla crisi?” (formulata da Mazzocchi e rilanciata da Goria), a cui ha fatto seguito una prevedibilissima non-risposta, ci offre la misura dello spessore dei personaggi televisivi retribuiti con il canone Rai.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2012 in media

 

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Prendiamoci una pausa

Questo week-end durerà un secondo in più degli altri.

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2012 in curiosità, Mondo

 

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BlackBerry al bivio

RIM (Research In Motion) è in serie difficoltà, sta vivendo un periodo estremamente negativo e – dato che urgono contromisure molto importanti – sta pensando a tagli consistenti.

Con i suoi BlackBerry, RIM – come fu Palm – è una delle aziende che per prime hanno cavalcato il cambiamento del mercato della telefonia mobile, intercettando un’esigenza di evoluzione del “telefonino” che – da semplice strumento di comunicazione voce+SMS – si è trasformato in uno strumento multifunzione.

La strategia dell’azienda ha sempre avuto – come Palm – il proprio focus sulla clientela business, ma i tempi sono cambiati: l’evoluzione è proseguita in un percorso tracciato da altre aziende, che hanno avuto in Apple la capofila e che negli ultimi anni hanno reso lo smartphone uno strumento per tutti. Le ultime notizie non sono confortanti: le perdite registrate nel secondo trimestre sono state di 192 milioni di dollari (nel primo trimestre 125 milioni di dollari), il nuovo BlackBerry 10 (smartphone con display multitouch esteticamente molto simile all’iPhone), che doveva essere l’arma giusta per fronteggiare un mercato sempre più agguerrito, non arriverà prima del 2013. La quota di mercato di RIM sta crollando (anche sul fronte della clientela corporate) e nel tentativo di contenere i costi l’azienda ha pianificato di lasciare a casa 5mila dipendenti (complessivamente ne ha circa 16.500).

Sappiamo tutti che fine ha fatto Palm: acquisita da HP nell’agosto 2010, è sparita nel giro di un anno. RIM si trova ora di fronte ad una scelta mirata alla sopravvivenza e tra le ipotesi in gioco c’è lo scorporo (con eventuale cessione) delle attività legate allo sviluppo e alla produzione dei BlackBerry dal business della messaggistica (la gestione dei network oggi utilizzati dal mondo BlackBerry).

A chi potrebbero interessare le attività hardware del mondo BlackBerry? Recentemente si è parlato di Amazon (in cerca di un partner per produrre un proprio smartphone da affiancare alla gamma Kindle), di Facebook (che pare orientata nella stessa direzione) e di Microsoft (che sta spingendo Windows 8 per Surface e Windows Phone 8 per gli smartphone). Google? No, ha già rilevato Motorola. Le novità, comunque, potrebbero arrivare presto…

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2012 in news

 

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Google Chrome e Drive pronti per iPhone e iPad

Google è pronta a infilare qualche pezzo di se’ in tutti i dispositivi dotati di sistema Apple iOS 4.3 e superiori (iPhone, iPad, iPod Touch): in particolare, il browser Chrome (installabile ma non configurabile come browser predefinito) e il servizio cloud storage di Google Drive.

 
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Pubblicato da su 28 giugno 2012 in business, News da Internet

 

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Facebook: dovevamo essere più chiari

Con un’incredibile applicazione del mai tempestivo (per sua natura) senno di poi, quelli di Facebook si sono resi conto di aver clamorosamente toppato con la sostituzione degli indirizzi e-mail degli utenti nel loro profilo, e anche con le spiegazioni ufficiali che in sostanza recitavano “avevamo annunciato in aprile che avremmo aggiornato gli indirizzi”, senza però chiarire agli utenti l’entità dell’aggiornamento, ne’ quando l’avrebbero fatto, ne’ tantomeno che il tutto sarebbe avvenuto “a loro insaputa”.

Dovevamo essere più chiari – spiegano ora, aggiungendo che l’aggiornamento è comunque annullabile. Altra toppata: l’aggiornamento (ossia la sostituzione dell’indirizzo dichiarato dall’utente con il nuovo indirizzo @facebook.com legato al suo profilo) dovrebbe essere annullato per default, lasciando all’utente la libertà di indicare ciò che preferisce. Tanto tutti hanno capito che questa operazione è stato un patetico tentativo di spingere gli iscritti all’utilizzo della Facebook mail, che nessuno si fila manco di pezza da quando è nata.

Forse il clamore suscitato dall’iniziativa ha ricordato a qualcuno in più che esiste anche questa mail, ma nell’opinione pubblica di centinaia di milioni di utenti è stata solo una picconata in più alla fiducia che gli utenti ripongono in Facebook…

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2012 in News da Internet, social network

 

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Project Glass: la vera star del Google I/O

Il Project Glass, conosciuto a livello mondiale come Google Glasses è una realtà: la dimostrazione dell’esistenza degli occhiali made by Google che permettono di scattare foto e registrare video ha avuto luogo ieri al Google I/O 2012 in occasione della presentazione del Google+ Events.

Definirei realfantascientifico l’effetto dato dalle riprese – trasmesse live sullo schermo presente al Moscone Center di San Francisco – effettuate dai paracadutisti e dai ciclisti che, dotati di questi occhiali, hanno mostrato al pubblico presente tutto ciò che vedevano in tempo reale. Niente male anche il prezzo di 1.500 dollari, che comunque include tutte le specifiche e il software developer kit per sviluppatori.

P.S: se poi si scoprisse che è vera anche la storia raccontata da Sara Tommasi sul chip impiantatole nel cervello dagli alieni, direi che siamo molto vicini ad un possibile remake di Final Cut.

P.S. 2: sì, al Google I/O – già che c’erano – hanno effettivamente presentato anche il Nexus Tablet. Ma visto che si è trattato sostanzialmente di una conferma dell’anticipazione precedente, di novità rilevanti sull’argomento non se ne sono viste.

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2012 in Mondo, tecnologia

 

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Phishing, oltre quaranta arresti

45 arresti in Italia e all’estero: è il primo risultato dell’operazione Porte Chiuse condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano, Interpol e Polizia rumena. Dalla indagini risultano tutti far parte di un’organizzazione criminale specializzata in truffe attuate con attacchi di phishing che avrebbero coinvolto 600 titolari di conti correnti bancari e carte di credito. Il raggiro avrebbe potuto portare le rapine telematiche  a raggiungere un valore complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro, ma che l’operazione avrebbe limitato a 300mila.  Dal comunicato della Polizia di Stato:

L’organizzazione criminale aveva realizzato una struttura, con sede all’estero, che si occupava di mandare delle e-mail “trappola” che inducevano i titolari di conti correnti a visitare siti clone in modo da poter sottrarre loro le credenziali di accesso di gestione dei conti.

I soldi illeciti venivano trasferiti su carte di credito ricaricabili e schede telefoniche oppure utilizzando i meccanismi di gioco online.

I componenti della banda infatti si erano resi conto che i canali di riciclaggio del denaro, via via si chiudevano grazie agli interventi delle banche; così si ingegnavano nel creare nuovi sistemi di spostamento di denaro come, appunto, il settore dei giochi online: chi perdeva era normalmente uno dei terminali della truffa che però faceva vincere un altro giocatore, complice.

Sono oltre 600 i correntisti colpiti, per un totale di 2 milioni di euro che però è stato limitato a circa 300 mila grazie all’intervento dei poliziotti.

L’indagine è partita a seguito di un controllo, effettuato da una Volante della questura di Milano, ad un cittadino che aveva con sé molte carte prepagate intestate a persone diverse.

Dalle prime indagini si è scoperto che l’organizzazione era di tipo verticistico: un primo gruppo, che operava principalmente nel Regno Unito, si occupava di accaparrarsi le credenziali di accesso dei conti correnti; un secondo gruppo, che agiva tra Italia e Svizzera, ripuliva il denaro sottratto, con l’acquisto di carte di credito o schede telefoniche; un terzo gruppo, con base in Romania, si occupava degli aspetti tecnici.

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2012 in news

 

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