RSS

Vuoi pagare? Mettici la faccia

Uniqul

Fare acquisti, osservare la cassa automatica e allontanarsi, avendo già pagato. Fine dei contanti, dei bancomat, delle carte di credito. Pagare solamente mettendoci la faccia: è l’idea alla base del progetto dell’azienda finlandese Uniqul.

Il sistema di pagamento si basa su una sofisticata applicazione di riconoscimento facciale: una fotocamera scatta un ritratto del cliente che si presenta alla cassa con i propri acquisti, il terminale confronta il ritratto con il database degli account e, una volta riconosciuto l’acquirente, lo abbinerà alla lista dei prodotti acquistati, chiedendo un “OK” per conferma.

Uniqul assicura che la transazione avviene in meno di cinque secondi e che – oltre alla foto- l’applicazione crea un modello matematico del volto,  a prova di riproduzioni fotografiche in grandezza reale e di fratelli gemelli.

 
Commenti disabilitati su Vuoi pagare? Mettici la faccia

Pubblicato da su 7 agosto 2013 in news

 

Tag: , , , ,

Amazon Post

WashingtonPostBezos

“Il dovere del giornale resterà quello di rispettare i suoi lettori, e non gli interessi privati ​​dei suoi proprietari. Noi continueremo a seguire la verità ovunque porti, e lavoreremo sodo per non commettere errori. Quando accadrà, ce ne assumeremo totalmente la responsabilità”

E’ quanto scrive Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, in una lettera ai collaboratori del Washington Post, il prestigioso quotidiano che ha appena acquistato per 250 milioni di dollari. L’operazione si aggiunge all’acquisizione di Business Insider dello scorso aprile ed è stata condotta da Bezos a titolo personale, ossia non attraverso Amazon. Nella sua inedita veste di editore, il nuovo proprietario ha manifestato l’intenzione di mantenere vertici e organico attuali, ma questo non preclude evoluzioni importanti, che riguarderanno il Washington Post come il mondo dell’editoria:

“Internet sta trasformando praticamente ogni settore nel business dell’informazione, abbreviandone i tempi, erodendone fonti di reddito a lungo affidabili, e consentendo nuove forme di concorrenza, alcune delle quali riducono o abbattono i costi di raccolta delle informazioni. Non c’è una mappa con le strade da seguire, e tracciare un nuovo percorso non sarà facile. Avremo bisogno di inventare, che significa che avremo bisogno di sperimentare”.

Che, a sua volta, significa grandi novità all’orizzonte.

 
Commenti disabilitati su Amazon Post

Pubblicato da su 6 agosto 2013 in comunicazione, Internet, media

 

Tag: , , , ,

Riassunto delle bufale precedenti

Riassunto delle BUFALE ricevute – dall’inizio del 2013 fino ad oggi – via mail, social network o sistemi di messaggistica vari. L’obiettivo di questo post è proporre un condono tombale: so benissimo che continuerò a riceverne. Ma chiudiamo almeno il capitolo di queste, che sono trite e ritrite! Naturalmente aggiornerò il post con segnalazioni di bufale che ho rimosso, più o meno consapevolmente…

Di seguito, i messaggi-bufala che si rincorrono in rete:

  • Non accettate richieste di amicizia da (nomi vari)! Stanno Cercando di accedere Alle foto dei Bambini. Copia e incolla sulla tua bacheca! URGENTISSIMO….fate girareeeeeee…Grazie fate girare e anche in fretta. Cestinatelo e seguite il buon senso: accettate amicizie da chi conoscete.
  • 1374668117742_polonord[1]Foto di un “lago” formatosi a luglio al Polo Nord che testimonierebbe il riscaldamento globale. Piccolo particolare: la foto non è stata scattata al polo, ma  a 600 km più a sud. In quella zona il ghiaccio si scioglie e si riforma continuamente. Basta controllare le webcam sul posto. Si potrà capire, inoltre, che le dimensioni del “lago” sono ben più ridotte di quanto l’effetto ottico potrebbe mostrare (e la profondità è poco più di mezzo metro).
  • In fondo ai tubetti di dentifricio c’è una barra colorata che permetterebbe di capire se si tratta di prodotti “naturali” o “chimici”. COLORIIII-900x450[1]La barra colorata esiste (non sempre), ma in realtà viene utilizzata negli impianti automatizzati di confezionamento, per capire dove tagliare e sigillare ogni tubetto.
  • Il latte invenduto confezionato nei tetra-pak potrebbe essere ritrattato (ribollito) e rimesso in vendita perché la legge lo consentirebbe, e i numeri stampati sul fondo della confezione testimonierebbero i cicli di ribollitura. latte-tetrapak[1]Peccato solo che la legge non lo consenta affatto: se lo ribollite come descrivono nella bufala, il latte cambia colore (dal giallo al marrone). I numerini stampati sul fondo? Contraddistinguono solo la bobina dell’imballaggio utilizzata per il confezionamento.
  • Video dei Vescovi che ritraggono la mano per nonstringerla al Papa (emerito) Benedetto XVI. In realtà il video in versione integrale mostra (dal minuto 5:00) il presidente tedesco che tende la mano per presentare i ministri al Papa , quindi in questo momento della presentazione formale tocca ai ministri stringere la mano al pontefice (mentre in un altro momento il Papa passa davanti ai Vescovi per presentare loro il presidente tedesco, ed è a lui che questi dovevano stringere la mano, non certo al pontefice).
 
Commenti disabilitati su Riassunto delle bufale precedenti

Pubblicato da su 5 agosto 2013 in truffe&bufale

 

Tag: , , ,

Stretta su web?

Infine, il capitolo sicurezza, con il potenziamento della legge Mancino. In particolare, la stretta dovrebbe riguardare l’uso di Internet per la propagazione virale di odio razziale e istigazione alle discriminazioni. 

Questa frase conclude un articolo pubblicato oggi su La Stampa anticipando il piano anti razzismo che verrà presentato oggi dal Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, che promuove un’iniziativa che merita il massimo appoggio, ma che sarebbe opportuno non avesse conseguenze superflue. Il titolo dell’articolo recita: Stretta su web e caporalato – E nel piano Kyenge anche scuole d’italiano per migranti

Mi spiego meglio: non capisco perché molte persone siano convinte che l’applicazione delle leggi già esistenti non riguardi Internet. Prendiamo ad esempio proprio la Legge Mancino, senza entrare nel merito dei dibattiti legati alla sua possibile incostituzionalità e osservandone solo l’ambito di applicazione, dato che si parla addirittura di un suo possibile potenziamento. All’articolo 1 si legge che

[...] è punito:
a) con la reclusione sino a tre anni chi  diffonde  in  qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale  o  etnico, ovvero incita a commettere o commette  atti  di  discriminazione  per motiv razziali, etnici, nazionali o religiosi;

“In qualsiasi modo”. E’ reato farlo con scritte sui muri, urlandolo per strada o in una trasmissione televisiva, pubblicandolo su un giornale o su un sito web.

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
E'  vietata  ogni  organizzazione,  associazione,  movimento  o gruppo avente tra i propri scopi l'incita ento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita', e' punito, per il  solo  fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio' solo,  con  la reclusione da uno a sei anni chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni

L’ articolo 4 punisce e sanziona

chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni

Internet non è un mondo irreale e chi ne fa uso per la propagazione virale di odio razziale e istigazione alle discriminazioni è soggetto alle leggi e alle sanzioni previste per chi lo fa “in qualsiasi modo”. Rintracciare su Internet una persona che pubblica boiate – anche in modo anonimo – è  molto più facile che scovare chi scrive sui muri.

 
Commenti disabilitati su Stretta su web?

Pubblicato da su 30 luglio 2013 in Internet, media, Mondo, news

 

Tag: , , , , , ,

Biz Stone suggerisce a Facebook l’account premium

image

Biz Stone, co-fondatore di Twitter, suggerisce a Facebook di introdurre una tariffa mensile per offrire agli utenti un servizio premium senza pubblicità, per migliorare la user experience.

Dubito che il team di Facebook raccolga il suggerimento (con la pubblicità mirata si fanno molti più dollaroni).

Ma non escludo che nei prossimi giorni, sulla base di questa notizia, la catena-bufala su “Facebook che diventa a pagamento” possa prendere nuovo vigore.

 
1 Commento

Pubblicato da su 26 luglio 2013 in business, social network

 

Tag: , , , ,

Social liking

Io non so se – nell’era dei social network – il consenso si misura con i Like (o “mi piace”), ma mi limito ad osservare che la querelle a cui molti di noi hanno assistito ieri tra Massimo Russo (che da qualche settimana è il nuovo direttore di Wired Italia) e Riccardo Luna (che ha occupato quella stessa poltrona fino a due anni fa) ne ha mossi parecchi: the day after, alle ore 8, la lettera aperta scritta da Russo a Luna ha superato i 1.500 like, la risposta di Luna a Russo ne conta circa 340.

Considerando la visibilità e notorietà dei due personaggi, mi sembra un risultato sorprendente.

 
2 commenti

Pubblicato da su 26 luglio 2013 in Life, media, Mondo, social network

 

Tag: , , , , , , ,

Chromecast hai detto?

image

Secondo me, questa chiavetta per lo streaming chiamata Chromecast e venduta a 35 dollari potrebbe anche spaccare. Almeno, dove c’è banda abbastanza larga.

Quindi non da noi.

 
3 commenti

Pubblicato da su 24 luglio 2013 in Internet, Tv & WebTV

 

Tag: , , , , ,

Decreto Fare e Disfare

Non siamo abituati a cotanto dinamismo legislativo in merito a tematiche tecnologiche: la settimana è iniziata con un certo fermento, generato dai pessimi emendamenti all’articolo 10 del Decreto Fare (che configuravano una liberalizzazione piena di lacune e perplessità), che nelle scorse ore sono stati sbianchettati da un intervento di Francesco Boccia, presidente della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati, che ha presentato un nuovo emendamento:

L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni.

La rubrica, modificata di conseguenza, chiarisce che questo articolo del decreto riguarda la Liberalizzazione dell’accesso ad internet tramite tecnologia WIFI e dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica. 

La nuova versione ha eliminato ogni vincolo e mette sullo stesso piano, a quanto pare, chiunque offra un servizio di connettività WiFI: manca infatti la distinzione tra operatori di telecomunicazioni che offrono tale servizio come attività principale e gli altri soggetti, quelli per cui è un servizio accessorio (bar, ristoranti, alberghi…). Rimosso anche ogni obbligo sull’identificazione degli utenti e sulla registrazione delle sessioni di navigazione, aspetto che però non costituisce una liberalizzazione e che potrebbe tra l’altro essere contestato, in virtù dell’esistenza di una Direttiva Europea – la Direttiva 2006/24/CE sulla conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi dicomunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione – che definisce i dati da ottenere e conservare “a fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi“.

Perplessità a parte, nel Decreto è stato trovato spazio per altre due novità, una cattiva e una buona: la cattiva è la decurtazione degli stanziamenti previsti per l’abbattimento del digital divide che da 150 milioni di euro passeranno a 130, poiché 20 milioni saranno girati alle TV locali (magari qualche broadcaster illuminato volesse destinarli a trasmissioni divulgative su temi legati al digitale!); la buona è l’eliminazione dell’assurdo obbligo di far installare apparati di rete ad installatori professionali. Al momento, insieme al fatto che gli esercenti non saranno più assoggettati alle autorizzazioni generali previste dal Garante per la Privacy, forse è questo l’obiettivo di liberalizzazione raggiunto.

 
Commenti disabilitati su Decreto Fare e Disfare

Pubblicato da su 24 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , ,

Il confine con la banalità è labile

image

Bello (quanto una tavanata galattica) questo servizio del TG1 intitolato La nuova ossessione (nel video inizia al minuto 30:30) . Si parla del fatto che “sono sempre di più gli italiani che non rinunciano ad internet neanche in riva al mare” e ad un certo punto – dopo aver visto gente in spiaggia con smartphone, tablet e notebook – la giornalista si affretta a dire con tono ansiogeno:

La vacanza che corre sul web, gli amici sono quelli rimasti in città, sms continui, suonerie che irrompono nella tranquillità di una mattinata al mare. Il confine con la maleducazione è labile, ma l’ansia da connessione è tale che, ci spiegano, anche la scelta del lido passa dalla potenza della rete WiFi.

Un momento: gli SMS continui e le suonerie che irrompono nella tranquillità ci sono dagli anni ’90, da quando i telefonini hanno cominciato a diffondersi e i supercafoni hanno cominciato ad ostentarli senza rispetto per la quiete altrui. Che non ha nulla a che fare con il fatto di volersi connettere ad Internet sempre e comunque (per scelta o per dipendenza, anche se quest’ultima effettivamente può portare l’utente ad alienarsi).

P.S. Lulgio (anziché Luglio) lo trovate scritto sul sito web del TG1

 
2 commenti

Pubblicato da su 22 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , , ,

Dal Decreto Fare (Casino) al Decreto BOH!

Dalla padella nella brace, o –  come scrive Marco Valerio Principato su The New Blog Times – “di male in peggio”! Sull’accesso pubblico a Internet, con gli ultimi emendamenti al Decreto Fare siamo passati dal Decreto Fare a Casaccio al più intricato Decreto Fare Casino! Ma in realtà, oltre alla confusione, la nuova stesura del provvedimento porta incertezze e lacune.

Infatti, per quanto riguarda l’articolo 10, oltre alle già citate perplessità sul titolo che ne dovrebbe circoscrivere l’ambito di applicazione (“Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali alle interfacce della rete pubblica”, che scritto così potrebbe anche riguardare la rete del gas) e sul testo sottostante, dalla Camera si apprende dell’approvazione di tre emendamenti, il cui assemblaggio porta a questo:

Sostituire i commi 1 e 2 con i seguenti:

  1. Quando non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, l’offerta di accesso ad internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet. 
  2. Il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettuato senza consenso dell’interessato, previa informativa resa con le modalità semplificate di cui all’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e non comporta l’obbligo di notificazione del trattamento al Garante per la protezione dei dati personali.

Nel primo comma, dunque, si stabilisce in primis che solo chi offre un accesso in modalità WiFi non sarà tenuto a richiedere l’identificazione degli utenti. Per cui questa norma non si applica a chi offre un collegamento ad Internet tramite un computer dedicato, oppure concedendo l’uso di una propria porta di rete per chi intende collegarvi il proprio computer per accedere ad Internet. In questi casi diversi dal WiFi, stando al testo approvato, pare proprio che sarà necessario chiedere l’identificazione degli utenti.

Al già previsto obbligo di rilevare il MAC Address, inoltre, si aggiunge ora anche quello di abbinarvi l’indirizzo IP assegnato al momento della connessione, e di compilare un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet. Soluzione assolutamente inutile, poiché l’indirizzo assegnato temporaneamente sarà un indirizzo IP privato interno simile a tutti quelli utilizzati in qualunque LAN (ad esempio 192.168.x.x), e quindi in qualunque esercizio, abbinato ad un MAC Address di cui nessuno conosce il titolare (all’acquisto di uno smartphone, tablet o notebook dotato di scheda WiFi, qualcuno vi ha mai identificato?). Ancora una volta, niente che sia unico, ne’ che identifichi in modo certo un utente.

Per i gestori dei locali pubblici intenzionati ad offrire il WiFi, si conferma quindi l’obbligo di avere uno strumento per registrare le connessioni attuate dal suo esercizio, per cui si deve attuare – senza consenso da parte dell’interessato – un trattamento dei dati personali che in precedenza era stato escluso, ma che ora è necessario per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettua to senza consenso dell’interessato. 

Dati che verranno conservati, non per dodici o ventiquattro mesi, come stabilito in precedenza dal  Decreto Legislativo 109/2008, ma per… A proposito, per quanto, quanto tempo? Non si sa, questo provvedimento non ne parla.

Quindi bisognerà conservare questi dati per sempre? Oppure è possibili cancellarli il giorno dopo la registrazione? Non si sa, questo provvedimento non ne parla.

Ci sono sanzioni a questo proposito? Non si sa, questo provvedimento non ne parla!

 
1 Commento

Pubblicato da su 22 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , , , , ,

Datagate e novità che fanno cadere dalle nuvole

Nei giorni scorsi il Guardian è tornato a  parlare del Datagate, divulgando ciò che la stampa ha etichettato come “nuove rivelazioni” di Edward Snowden. La notizia che sembra suscitare più stupore e scalpore riguarda Microsoft: secondo il nuovo scoop, l’azienda collabora con la NSA in relazione ai servizi di Outlook.com (intercettazioni delle chat online e impatto sulle mailbox della creazione di alias) e delle comunicazioni effettuate con Skype.

Io non capisco lo stupore di questi giorni, non sulle operazioni descritte. Il 6 giugno – oltre un mese fa – sono state pubblicate dal Guardian le ormai famose slide relative a PRISM. Una di esse delineava una linea temporale con le aziende coinvolte e la data in cui ha avuto inizio il loro coinvolgimento nel sistema di raccolta dati e informazioni sui servizi di comunicazione di queste aziende.

image

Come si può notare dalla figura (cliccare per ingrandire), Microsoft e Skype sono indicate chiaramente (la prima con data 11 settembre 2007, la seconda 6 febbraio 2011). Quindi mi chiedo: oltre un mese fa, cosa pensavano coloro che oggi si stupiscono? Nessuno, nell’apprendere di queste “collaborazioni” – a scopo di raccolta dati e intercettazioni – ha considerato che Microsoft offre da anni servizi di comunicazione (con Outlook.com, e prima Hotmail.com, ma ricordiamoci anche di Messenger), così come Skype, attiva anche prima di far parte del gruppo Microsoft? Quando è uscita quella slide pensavano che la NSA, con Microsoft e Skype, scambiasse figurine? Che si recapitassero piccioni viaggiatori?

L’unica verà novità che è emersa – ma pochi ne parlano – è che Microsoft ha lavorato con l’FBI per agevolare alla NSA l’accesso, attraverso PRISM, dei contenuti di SkyDrive, servizio di cloud storage che vanta oltre 250 milioni di utenti in tutto il mondo.

Quindi, nei prossimi giorni, nessuno cada dalle nuvole se si dovesse scoprire che la NSA, allo stesso scopo, ha sfruttato e sfrutta anche la collaborazione delle altre aziende come GoogleFacebook  e Yahoo, visto che si tratta di aziende che offrono mail, VoIP, piattaforme cloud per applicazioni e storage, social network con chat e servizi per condividere di tutto.

Ah, ricordo che di questo gruppo di aziende fa parte anche Apple. E che tutte queste aziende hanno utenti anche tra i cittadini italiani (ma all’orizzonte non si vedono istituzioni nostrane in allarme).

 
3 commenti

Pubblicato da su 15 luglio 2013 in news, privacy, security

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Nokia Lumia 1020, smartphone o fotocamera che telefona?

image

Vedo il nuovo smartphone Nokia Lumia 1020 appena presentato con la sua portentosa fotocamera – con sensore da 41 Megapixel – e mi chiedo: ma dopo aver scattato un poster, con questo photophone almeno si riuscirà a telefonare?

 
Commenti disabilitati su Nokia Lumia 1020, smartphone o fotocamera che telefona?

Pubblicato da su 12 luglio 2013 in cellulari & smartphone

 

Tag: , , , , , ,

Snooping is business!

network-snoop1

Per quanto riguarda gli operatori USA, la tariffa di AT&T è di 325 dollari come contributo di attivazione, a cui va aggiunto un canone giornaliero di 10 dollari. Operatori più piccoli, come Cricket e U.S. Cellular chiedono solo 250 dollari per l’attivazione. Verizon chiede 775 dollari per il primo mese e 500 dollari per ogni mese successivo.

Ora qualcuno si chiederà: tariffe per quale servizio? Domanda pertinente, risposta inaspettata (forse): si tratta delle tariffe previste per le intercettazioni commissionate dall’intelligence USA agli operatori di telecomunicazioni. Molto care per quanto riguarda la telefonia, più economiche sul fronte dell’accesso ai messaggi di posta elettronica, per i quali Facebook non chiede nemmeno un dollaro, ma nonostante Microsoft, Yahoo e Google non rivelino il loro listino prezzi in proposito, secondo una stima della ACLU – American Civil Liberties Union –  l’accesso all’email costa circa 25 dollari.

Le cifre emergono da un articolo pubblicato su GlobalNews.ca, che riporta  quanto svelato dal deputato Edward Markey e dall’ACLU.

Questo, a grandi linee, è ciò che riguarda il mercato delle intercettazioni d’oltreoceano. E nel Vecchio Continente?

 
1 Commento

Pubblicato da su 10 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

Facebook ve l’ha detto

FacebookGraphSearch

Se siete utenti di Facebook e vedete comparire un fumetto come quello riprodotto qui sopra, non sottovalutate il suo suggerimento, ne’ il suo reale significato: da ieri, infatti, è stato introdotto Graph Search, un vero e proprio motore di ricerca interno che consentirà di andare a caccia di informazioni legate agli utenti del social network più popoloso del mondo. L’attivazione è progressiva, ha avuto inizio per gli utenti USA di lingua inglese e in breve tempo sarà estesa a tutti. Quando sarà disponibile, l’opzione si materializzerà nella barra in alto, tra il logo di Facebook e le icone delle notifiche.

FacebookGraphSearchBar

Come ogni novità, ci sono pro e contro:  la nuova feature offre la possibilità di effettuare ricerche nei profili degli utenti, non solo attraverso il loro nome, ma anche in base alle informazioni che hanno condiviso pubblicamente, alle loro preferenze. Ovviamente, esiste la possibilità che si scoprano notizie condivise più o meno consapevolmente. Nel blog Actual Facebook Graph Searches (come ricordano The New Blog Times e Giornalettismo) è possibile trovare esempi alquanto illuminanti.

tumblr_mh2l4z8qmC1s47y72o1_r1_1280

Per capirci: quel fumetto là sopra non annuncia solamente una novità. Deve essere preso come un avvertimento rivolto a tutti gli utenti: è necessario fare attenzione alle proprie preferenze e alle impostazioni della privacy, perché l’utente è l’unico che può disporne.

Non date credito a tutte quelle bufale – copiate e incollate senza criterio sui profili Facebook – che suggeriscono cose strane. Questi, ad esempio, sono esempi classici di suggerimenti da NON seguire:

Importante per i miei contatti. Chiedo un favore a coloro che stanno nella lista dei miei contatti di facebook. FB ha cambiato ancora una volta la sua configurazione della privacy! A causa della nuova “graphic app” qualunque persona in FB può vedere le tue foto, i tuoi “mi piace”, i tuoi commenti. Terrò questo messaggio sulla mia bacheca per due settimane e, per favore, una volta fatto ciò che ti chiedo qui di seguito, commenta “FATTO”. Quelli di voi che non facciano diventare privata la mia informazione nei confronti degli altri saranno cancellati dalla lista dei miei amici.

Voglio tenere privati i miei rapporti con voi. Voglio pubblicare foto di familiari e amici senza che gli estranei vi abbiano accesso; questo succede quando i miei amici cliccano “mi piace” o aggiungono commenti: automaticamente i loro amici possono vedere anche i nostri messaggi. Purtroppo non possiamo cambiare noi stessi questa configurazione perché FB l’ha configurata così. Ma tu lo puoi fare! Dunque: colloca il puntatore del mouse sul mio nome, senza cliccare; apparirà una finestra. Ora muovi il mouse su “Amici”, sempre senza cliccare, poi clicca su “impostazioni” e apparirà una lista. Togli la spunta a “avvenimenti importanti” e “commenti a mi piace”. In questo modo, la mia attività tra me e i miei amici e familiari non diventerà pubblica. Infine copia e incolla questa nota sulla tua bacheca (copia-incolla, non condividere). Quando lo vedrò pubblicato sulla tua bacheca, farò la stessa operazione nei confronti del tuo profilo. Grazie

Il suggerimento è errato: se tolgo il segno di spunta a “avvenimenti importanti” e a “commenti a mi piace” sarò io a non vedere più questi aggiornamenti, condivisi dal mio amico di Facebook che dice di voler condividere queste cose con me privatamente.

In linea di massima è necessario impostare con chi condividere ciò che si inserisce in Facebook e non c’è niente di complicato , dal momento che è possibile definire (anche per ogni singola pubbilicazione) una visibilità totale (“pubblica”) o limitata (ad amici, amici di amici, o a utenti specifici). L’attenzione va posta su ciò manifestiamo (“mi piace”, o commenti) sui contenuti pubblicati da altri utenti, perché sono loro ad impostarne la privacy. E se commentiamo o clicchiamo su “mi piace” su un contenuto condiviso da quell’utente in modo pubblico, anche il nostro commento o mi piace diventa pubblico, e visibile da chiunque.

 
Commenti disabilitati su Facebook ve l’ha detto

Pubblicato da su 9 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , , ,

The end of AltaVista

Altavista1

Date un’ultima occhiata ad AltaVista perché la sua chiusura ufficiale è stata prevista per domani.

Per chi si chiedesse di cosa sto parlando: AltaVista negli anni ’90 era il motore di ricerca di riferimento. Fu lanciato da Digital Equipment nel 1995, lo stesso anno in cui Larry Page e Sergey Brin si incontrarono a Stanford, dando vita ad un’amicizia e ad una collaborazione professionale che, dopo pochi anni, avrebbe a sua volta dato vita a Google.

AltaVista, in realtà, è scomparso dal web già da qualche anno: il suo indirizzo porta solamente ad un’interfaccia alternativa di Yahoo! (che lo acquistò nel 2003).

 
Commenti disabilitati su The end of AltaVista

Pubblicato da su 7 luglio 2013 in news

 

Tag: , , , , , , , ,