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Decreto Fare e Disfare

24 Lug

Non siamo abituati a cotanto dinamismo legislativo in merito a tematiche tecnologiche: la settimana è iniziata con un certo fermento, generato dai pessimi emendamenti all’articolo 10 del Decreto Fare (che configuravano una liberalizzazione piena di lacune e perplessità), che nelle scorse ore sono stati sbianchettati da un intervento di Francesco Boccia, presidente della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati, che ha presentato un nuovo emendamento:

L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni.

La rubrica, modificata di conseguenza, chiarisce che questo articolo del decreto riguarda la Liberalizzazione dell’accesso ad internet tramite tecnologia WIFI e dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica. 

La nuova versione ha eliminato ogni vincolo e mette sullo stesso piano, a quanto pare, chiunque offra un servizio di connettività WiFI: manca infatti la distinzione tra operatori di telecomunicazioni che offrono tale servizio come attività principale e gli altri soggetti, quelli per cui è un servizio accessorio (bar, ristoranti, alberghi…). Rimosso anche ogni obbligo sull’identificazione degli utenti e sulla registrazione delle sessioni di navigazione, aspetto che però non costituisce una liberalizzazione e che potrebbe tra l’altro essere contestato, in virtù dell’esistenza di una Direttiva Europea – la Direttiva 2006/24/CE sulla conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi dicomunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione – che definisce i dati da ottenere e conservare “a fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi“.

Perplessità a parte, nel Decreto è stato trovato spazio per altre due novità, una cattiva e una buona: la cattiva è la decurtazione degli stanziamenti previsti per l’abbattimento del digital divide che da 150 milioni di euro passeranno a 130, poiché 20 milioni saranno girati alle TV locali (magari qualche broadcaster illuminato volesse destinarli a trasmissioni divulgative su temi legati al digitale!); la buona è l’eliminazione dell’assurdo obbligo di far installare apparati di rete ad installatori professionali. Al momento, insieme al fatto che gli esercenti non saranno più assoggettati alle autorizzazioni generali previste dal Garante per la Privacy, forse è questo l’obiettivo di liberalizzazione raggiunto.

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2013 in news

 

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