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Attenti al disordine dei giornalisti

Meteorite1-set2015

Secondo voi questo è un allarme? Secondo me sì.

E’ attendibile? Secondo me no. Eppure a lanciarlo è Leggo, Meteorite2-set2015una testata giornalistica italiana, che rilancia – riassumendolo – un articolo del Mirror, una testata britannica, che cita la tesi di un ricercatore, il professor Robert Walsh. Tuttavia il Mirror, pur cedendo alla tentazione di un titolo ansiogeno, spiega anche come alla NASA non sia sfuggita questa catastrofe imminente, perché semplicemente non ci sarà. Se ci fosse stata una minaccia come quella descritta, sarebbe stato impossibile non rilevarla. Lo conferma lo stesso professor Walsh.

Fare informazione implica una responsabilità molto seria verso i destinatari delle notizie che vengono diffuse senza un reale controllo, e la responsabilità non si sposta di un millimetro quando la notizia è tratta da altre fonti. Titolo e immagini della notizia trasmettono un messaggio di impatto diverso rispetto all’articolo. Ergo, mai fermarsi a leggere titoli e a guardare le figure.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2015 in (dis)informazione

 

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Pseudonotizie

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Oggi l’ANSA (probabilmente insieme ad altre agenzie) fa tornare d’attualità la possibilità che Facebook introduca il pulsante non mi piace. Un’anticipazione ripetuta varie volte e mai concretizzata per le note perplessità espresse – anche stavolta – da Zuckerberg & C.
La notizia vera sarà l’attivazione effettiva, quando avverrà. Forse allora usciranno con titoli cubitali…

Nel frattempo Zuckerberg avrebbe spiegato che in realtà non stanno pensando a quello, ma a qualcosa che potrebbe essere un sorry, mi dispiace.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2015 in news

 

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L’insostenibile leggerezza delle password

ashleymad_pass[1]

Qualche settimana fa, parlando di (in)sicurezza, avevo citato il caso Ashley Madison, il sito web per incontri clandestini a cui sono stati carpiti i dati personali di oltre 30 milioni di utenti. Nei giorni scorsi sono state rese note le password più utilizzate da una parte degli iscritti.

Se tanto mi dà tanto, mettendo insieme le password più universali con quelle più aderenti al contesto (ma comunque prevedibili), si forma un elenco che è uno specchio della (scarsa) consapevolezza dell’importanza delle password. Non parlo solo di chi è iscritto ad Ashley Madison, ma della generalità degli utenti.

Anche da questo punto di vista ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli: affidare la sicurezza delle proprie informazioni personali a una password come 123456 è alquanto puerile e ridicolo.

Se questa situazione vi ricorda quanto già visto in altri casi (come con The Fappening), siete sulla buona strada per capire che sarebbe ora di pensare meglio alla sicurezza delle proprie informazioni personali.

 

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2015 in News da Internet, privacy, security

 

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11/09/2001

911-victims[1]

Di tutto ciò che è stato detto, scritto e mostrato sulla tragedia dell’11 settembre 2001, penso che questa immagine possa trasmettere una vaga idea della dimensione umana di quanto accaduto

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2015 in Life, Mondo

 

Vain pride

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La famiglia allargata degli abusivi di contorno stasera si è esibita ostentando la propria vitale inconcludenza

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2015 in news, Tv & WebTV

 

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Su Google e su Grip

GoogleGrip

Nello stesso giorno in cui Google si è presentata con il nuovo logo – ripensato “per un mondo sempre connesso attraverso un numero crescente di dispositivi e input diversi tra loro (vocale, digitazione e touch)” – sulla scena digitale fa la sua comparsa Grip – Google Redress Identity & Platform, un’iniziativa indipendente che si propone come piattaforma per fornire “informazioni, rappresentanza e servizi legali”. Il tutto contro Google e i suoi comportamenti anticoncorrenziali.

Mentre Google ostenta il suo impegno ad estendersi in tutto il mondo digitale, all’orizzonte si affaccia un superconsulente per assistere chi intendesse aprire azioni legali contro la condotta anticoncorrenziale di ogni realtà legata all’azienda di Mountain View (il cui gruppo nel suo complesso si identifica oggi come Alphabet, di cui Google è probabilmente la più importante delle realtà controllate) e valutare l’entità del potenziale contenzioso risarcitorio. In base al risultato di questa valutazione, la gestione del contenzioso potrà proseguire nelle mani dei due partner fondatori di Grip, lo studio legale internazionale Hausfeld e Avisa Partners, società di consulenza in affari pubblici (di nicchia: “a niche public affairs company”) con focus europeo.

Proponendosi per l’affiancamento in azioni legali per questioni di concorrenza, le realtà potenzialmente interessate all’offerta di Grip possono essere sicuramente i competitor di Google, come le aziende che l’hanno chiamata in causa spingendo la Commissione Europea a presentare lo “Statement of Objections” che descrive il comportamento anticoncorrenziale di Google Shopping (aziende peraltro assistite proprio da uno dei due partner fondatori di Grip).

Con questo profilo, però, nel target di questa attività potrebbero rientrare anche eventuali class action organizzate da gruppi di consumatori, che oltre alle pratiche anticoncorrenziali, potrebbero puntare ad essere tutelati anche per questioni di mancato rispetto della privacy. Sarebbe interessante capire se Grip sarà intenzionata ad occuparsi anche di questo tipo di pratiche (affatto trascurabili, vista l’attitudine di Google a raccogliere informazioni personali come se fossero aria da respirare), o preferirà focalizzarsi sui possibili risarcimenti derivanti dalle violazioni delle regole dell’antitrust.

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2015 in news

 

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Bufala, se la conosci la eviti

Bufale varie

Le bufale esistono da prima che esistesse il world wide web, che però consente loro una propagazione più agevole, amplificata ulteriormente con l’avvento dei social network, al punto che esse entrano in circolazione, si mimetizzano tra le notizie e non vengono riconosciute.

Naturalmente per bufale intendo notizie false, senza fondamento, diffuse per scopi distanti dal fare informazione.

Ma è così difficile identificare una bufala? A volte sì, ma spesso no. Molte hanno caratteristiche ripetitive, che si ripetono di bufala in bufala. Ad esempio l’assenza delle fonti, la citazione di dichiarazioni inesistenti e non riscontrabili, l’utilizzo di termini gergali e poco attendibili. Quasi sempre trattano un argomento di forte impatto (salute, economia, politica) e toccano corde facili per catturare con immediatezza l’attenzione delle masse di lettori che – colpiti dall’argomento – contribuiscono a loro volta alla loro propagazione, condividendola quanto più possibile. Quelle verosimili sono più difficili da riconoscere, ma documentandosi si può arrivare a capire qualcosa di più.

Il problema sta nella condivisione acritica: c’è chi partecipa al passaparola semplicemente dopo aver letto un titolo ma non l’articolo, c’è chi lo legge – superficialmente o con attenzione – e poi lo condivide, e c’è chi lo diffonde aggiungendo proprie considerazioni. In moltissimi casi lo si fa ritenendo che la fonte sia attendibile e senza porsi domande. Per evitare di diventare complici inconsapevoli degli spacciatori di bufale talvolta è sufficiente porsi una prima domanda: da dove proviene ciò che sto leggendo? E’ una fonte attendibile? Cita fonti verificabili, oppure parla di qualcosa che può avere riscontri?

Ad esempio, io ho rilevato che se la notizia è vaga e racconta un aneddoto senza dettagli, quasi sempre è inattendibile. Se vi leggete “lo ha dichiarato il ministero …” oppure “lo ha reso noto l’ente…”, diventa abbastanza facile verificare (è sufficiente cercare l’argomento sul web, ad esempio sul sito web di quel ministero, o di quell’ente). Quindi, se ritenete giusto condividere una notizia perché l’argomento vi sta a cuore, è altrettanto giusto spendere qualche secondo in più per fare una prima verifica e capire se condividerla è un’azione utile alla collettività, oppure se è utile solo a chi l’ha pubblicata. Ritenete di non avere gli strumenti per verificare? Ve la faccio ancora più semplice: in un motore di ricerca, digitate la parola “bufala” seguita dal titolo della notizia roboante che state leggendo.

La bufala è sostanzialmente un amo, gettato da qualcuno che vuole solo pescare la maggior attenzione possibile. Alle spalle di questo primo obiettivo c’è il vero scopo: la ricerca della visibilità, del consenso politico, oppure del vantaggio economico (“cliccate sulle pubblicità presenti sulle mie pagine, tanto mi fanno guadagnare un tanto al click”). Abboccare all’amo significa diffondere informazioni fasulle favorendo interessi altrui, alimentati in modo ingannevole, senza ottenere alcun vantaggio reale. Vale la pena lavorare gratis per favorire altri, sacrificando la propria faccia?

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2015 in news, truffe&bufale

 

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M (non il boss di 007)

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Non sono stupito dal fatto che Facebook abbia lanciato la sperimentazione di M, il nuovo assistente virtuale: dopo Siri (di Apple), Google Now e Cortana (di Microsoft) era tempo che qualcun altro si muovesse nella stessa direzione.

Naturalmente M viene presentato come qualcosa di più degli assistenti offerti dai competitor, per ora si parla di un’applicazione di intelligenza artificiale calata in Messenger (risponderà via chat a chi lo contatterà, essendo disponibile in mezzo agli altri amici di Facebook), ma nel tempo forse potrebbe avvicinarsi alla Samantha del film Lei (Her).

Attenzione, però: lo scopo di Facebook non è certamente quello di fornire ai propri utenti un compagno virtuale in sostituzione di uno in carne ed ossa: dietro M non ci sono solo automatismi, ma anche molte risorse umane, impiegate sia nel suo sviluppo che nelle sue dinamiche funzionali. Prendetene nota… nel bene o nel male, presto se ne riparlerà, quantomeno per un aspetto fondamentale, ossia l’obiettivo dell’investimento profuso da Facebook.

Al di là degli aspetti scientifici e tecnologici inerenti gli sviluppi sull’intelligenza artificiale, l’azienda si aspetta senz’altro un ritorno economico. Non è difficile prevedere per quale strada sia possibile ottenerlo: i dati trasmessi dagli utenti a M verranno trasformati in informazioni utili ad una sempre più accurata profilazione sulle loro preferenze, da dare in pasto agli inserzionisti pubblicitari.

E, ancora una volta, è bene rendersi conto fin da subito dei possibili risvolti che una novità di questo peso può avere. Per farne uso con la dovuta consapevolezza.

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2015 in news, social network, tecnologia

 

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Fidarsi è bene. Non fidarsi è un dovere

Lock_secure_security_password[1]

Tra le news tecnologiche pubblicate in questi giorni, alcune spiccano perché riguardano vulnerabilità, privacy e altri problemi di sicurezza. E ci ricordano che nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste.

  1. Scopre una falla in Messenger e gli revocano lo stage a Facebook: Aran Khanna avrebbe dovuto iniziare uno stage presso Facebook, ma prima ha pensato bene (male) di rendere pubblico una vulnerabilità di Messenger. Il giovane studente di Harvard si è reso conto che l’applicazione condivide automaticamente la localizzazione degli utenti delle chat e ha pubblicato Marauder’s Map, un’estensione per il browser Chrome che sfrutta questo problema per seguire amici e persone presenti in chat di gruppo. Facebook ha chiesto allo studente il silenzio e la rimozione dell’estensione, ma nonostante le richieste siano state esaudite, lo stage gli è stato revocato, poiché ciò che era stato pubblicato andava contro gli elevati standard etici dell’azienda. Qui, oltre alla notizia sulla falla in Messenger, ci sarebbe anche da approfondire l’applicazione degli elevati standard etici da parte di Facebook.
  2. Smascherati 32 milioni di utenti del sito di incontri clandestini Ashley Madison: un mese il sito americano fu saccheggiato del suo database con i dati dei suoi iscritti. Ora sono stati pubblicati: 10 GB di dati corrispondenti a 32 milioni di utenti. Tra i nomi degli iscritti figura anche un utente registrato con il nome di ‘Tony Blair’. Tra i dati trafugati, indirizzi residenziali ed e-mail, nonché tutte le informazioni relative a sette anni di transazioni e pagamenti online. Il sito Ashley Madison, per sua stessa definizione, è il più famoso sito d’incontri per adulteri. Da clandestini a pubblici.
  3. Ennesima falla identificata in Internet ExplorerMicrosoft ha pubblicato una patch (sì, una pezza) per tappare una nuova falla scoperta nel suo browser Internet Explorer. La scoperta anche in questo caso è stata portata alla luce da un estraneo, il ricercatore di sicurezza Clement Lecigne che lavora per Google: la vulnerabilità potrebbe consentire l’esecuzione di malware attraverso un sito web, a cui un utente potrebbe essere indotto ad approdare tramite messaggi e-mail fraudolenti. Il problema non affligge il nuovo browser Microsoft Edge.

Questi problemi di sicurezza ci riguardano da vicino. Pensate al caso Ashley Madison: senza considerare il particolare tipo di servizio che offre, si tratta di un saccheggio di dati da un sito che richiede un’iscrizione, come accade per molti altri servizi, anche più innocenti. In cui, ai dati conferiti all’iscrizione, vengono collegate altre informazioni. Dati personali, sensibili che possono essere utili alla profilazione degli utenti, a conoscerli meglio.

Al netto dei nostri usi e costumi, e del fatto che un utente può non avere nulla da nascondere, non sempre è gradito vedere le proprie informazioni personali esposte sulla pubblica piazza, per i più svariati motivi, e tutti legittimi, trattandosi di dati personali.
Ergo, vale sempre la consueta raccomandazione: anche in rete, fate un uso consapevole delle informazioni personali che trasmettete o condividete.
Navigate responsabilmente 😉

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2015 in security

 

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Ripartire dall’ABC

imageAll’indirizzo http://abc.xyz/ da oggi c’è Alphabet, la nuova holding creata dai fondatori di Google per gestire il pacchetto completo di tutte le attività del gruppo, dal motore di ricerca alle applicazioni, dalle mappe alle ricerche in campo tecnologico. Invece di creare tanti spin-off di Google, ci saranno tante aziende poste allo stesso livello, ognuna con i propri dirigenti, ma tutte sotto l’ombrello di Alphabet. In pratica uno spin-on, che sottolinea un cambio di passo. Con il tempo si capirà quanto sia epocale o gestionale.

Qui due passaggi “societari” nell’annuncio:

Gestiremo con rigore la destinazione dei capitali, così che ogni azienda cammini bene.

Alphabet Inc. sostituirà Google come azienda quotata e tutte le azioni di Google saranno convertite automaticamente nello stesso numero di azioni di Alphabet, con gli stessi diritti. Google diventerà una società controllata di Alphabet; le nostre due classi di azioni continueranno ad essere quotate al Nasdaq come GOOGL e GOOG.

 

P.S.: presumo che poi si vedrà come gestire il discorso legato al sito alphabet.com che da anni è di BMW.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2015 in business, news

 

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Banda larga, arriva piano

broadband[1]

L’Italia – lo ha annunciato ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi – ha il suo piano per la banda larga. Di nuovo.

Fosse la prima volta che se ne parla: la legge finanziaria 2003 (art. 89) prevedeva già incentivi per favorire la diffusione della larga banda (sì, per un certo periodo l’hanno chiamata così), perché fin da allora il Governo dichiarava che “Lo sviluppo della larga banda in Italia è considerato un obiettivo prioritario di politica economica e una condizione essenziale per lo sviluppo economico del Paese”, tanto che con decreto del Ministro delle Comunicazioni e del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie fu istituito il Comitato esecutivo interministeriale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda che definì le Linee guida del piano nazionale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda.

In questi anni non è rimasto tutto fermo. Ma da allora, in Italia, di anno in anno a livello istituzionale si rinnova il tema come a dire “Ecco il nostro piano, da oggi si cambia marcia” e poi tutto procede con i tempi consentiti, da un lato dalla politica e da stanziamenti che prima arrivano e poi spariscono per altre destinazioni, dall’altro dai progetti di investimento degli operatori.

Il tutto avviene in un contesto ben più complesso di quanto i cittadini possano percepire, nonostante le pubblicizzate soluzioni che millantano velocità smodata su fibra. L’Osservatorio Trimestrale AGCOM rileva (dati disponibili aggiornati a marzo 2015) che gli accessi su linea fissa con velocità di almeno 10 Mbps sono 3,2 milioni, ma le linee broadband di nuova generazione (NGA) sono poco più di 900mila e rappresentano il 4,4% delle linee complessive.

Anche oggi c’è da sperare, come per i piani annunciati in precedenza, che questo sia il punto di partenza della svolta perché l’annuncio del (nuovo) piano è accompagnato da una promessa ambiziosa: “Nella banda larga saremo leader in Europa nel giro di un triennio, oggi siamo l’ultima ruota del carro”. La conclusione è sicuramente vera, per la promessa prendiamo nota.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2015 in news, TLC

 

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Wind e 3 Italia: l’unione fa la forza

3italia+wind

Come spiega il comunicato stampa diffuso dalle due aziende, CK Hutchison (gruppo cinese che controlla 3 Italia) e VimpelCom (compagnia russa che controlla Wind) hanno raggiunto un accordo per una joint venture paritetica per la gestione delle loro attività di telecomunicazioni in Italia.

Significa che insieme le due aziende concorreranno a formare una compagnia telefonica che in Italia conterà oltre 31 milioni di clienti mobili e 2,8 milioni nel fisso. Sul mercato italiano della telefonia mobile – su cui tutti gli operatori stanno puntando – la nuova compagnia unica formata da 3 e Wind sorpasserà Tim e Vodafone per numero di utenti.

Se è pur vero che, come si legge nella nota, l’operazione è soggetta all’approvazione degli organi regolamentari, compreso l’Antitrust europeo, e che dovrebbe concludersi entro 12 mesi, è altrettanto verosimile prevedere, a medio termine, qualche novità sul mercato da parte della nuova compagnia telefonica, che con quei numeri darà sicuramente filo da torcere ai suoi concorrenti. Al netto delle problematiche di una governance attuata con un azionariato 50% cinese e 50% russo.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in news

 

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Phishing maldestro: il pacco non consegnato

Cattura

Attenzione alle false informazioni su fantomatiche spedizioni in arrivo a casa vostra.

Quella che vi riporto, ad un’occhiata superficiale (quella che un utente potrebbe buttare sul messaggio per alcuni secondi), potrebbe sembrare attendibile e indurre a cliccare sull’allegato, soprattutto se siete in attesa di una consegna.

Ma ecco quattro indizi che denotano l’approssimazione con cui è stato composto il messaggio, un’approssimazione che un’azienda seria, cioè un mittente attendibile, non potrebbe certo permettersi nel corrispondere con i clienti, e grazie ai quali è possibile identificare il phishing:

  1. L’allegato ha il nome generico Numero collo senza alcuna informazione specifica.
  2. Quale link sottostante? .
  3. Ufficio postaly? La parola postaly in effetti dovrebbe significare postale, ma in lingua ceca, non nella lingua in cui è stato scritto il resto del messaggio.
  4. Hai? Mi danno del lei in tutto il messaggio e nell’ultima frase mi danno del tu? Cambiamento di stile improbabile,

Il tipo di messaggio può cambiare, così come il formato dell’allegato e il mittente (che potrebbe apparire come un qualsiasi corriere). Ciò che non cambia è il rischio di imbattersi in un malware. Ma ora che sapete che non dovete mai cliccare sul link che vi propongono, ne’ aprire l’allegato (se presenti), non vi resta altro che cestinare senza pietà.

 

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in security

 

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La Luna sulla Terra

lunasuterra

 

Luna, spostati dall’inquadratura…

Foto scattata dalla sonda DSCOVR da 1,6 milioni di km dalla Terra
 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in curiosità

 

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Domande sulla notizia del giorno

ditomediowhatsapp

Ma la notizia è l’inserimento in WhatsApp dell’emoticon con il dito medio, oppure la censura di questa primizia sui dispositivi Apple?

E perché nessuno, invece, parla degli aggiornamenti di Telegram, che si occupa di cose meno “aggressive”?

novitàtelegram

Comunque molti ignorano BBM, che funziona benissimo e non si perde in queste stupidaggini.

Cattura

 

 

 

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2015 in News da Internet

 

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