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Social lifting in arrivo per LinkedIn

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È in arrivo la nuova versione di LinkedIn e qualcosa ci dice che sarà ancora più social:

We’ve revamped the entire Homepage experience with a new look and feel to make it easier to scan and find the information that matters most to you. This simpler and cleaner design makes it easier to navigate the page and quickly find the updates you’re looking for – whether that’s a news article your boss has recently shared or it’s to see who has just started a new job.

Ma soprattutto, porte aperte alla condivisione e ai commenti su contenuti condivisi e conversazioni tra amici contatti professionali. Ci sarà persino un omologo del like di Facebook e del +1 di Google Plus

It’s also easier for you to see what your connections are talking about and engage in these professional conversations by liking, commenting or sharing the updates that are most important to you.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2012 in Internet, news, social network

 

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Ai tempi di Steve Jobs non sarebbe accaduto

Alcuni giorni fa aveva fatto clamore l’annuncio di Apple di ritirarsi dall’EPEAT, il registro che certifica i requisiti di sostenibilità ambientale dei prodotti elettronici.

Oggi fa clamore la retromarcia di Apple con tanto di pubblica ammenda: “Si è trattato di un errore”.

Business oblige.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2012 in News da Internet, tecnologia

 

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Da cabina telefonica a hotspot WiFi

La diffusione di cellulari e smartphone ha segnato il destino delle cabine telefoniche: ce ne siamo accorti da qualche tempo, con il passare degli anni sono sempre meno utilizzate ed è ormai in corso uno smantellamento progressivo. Ciò che accade in Italia si verifica ovunque si sia allargato il mercato della telefonia mobile, ma non tutti vogliono eliminarle. A New York, ad esempio, è partito un progetto di riconversione per trasformarle in HotSpot WiFi.

Iniziativa interessante che potrebbe essere replicata anche nel nostro Paese… Gli obiettivi sono molteplici: il primo ovviamente consiste nel fornire – in questo caso gratuitamente – accesso ad Internet nel raggio d’azione delle antenne installate (circa un centinaio di metri). Inoltre, c’è da considerare lo stato di degrado in cui versano attualmente i telefoni pubblici della Grande Mela: su oltre 13mila telefoni pubblici, metà sono fuori servizio e in molti casi sono già stati “riconvertiti”, ma si tratta di hot spot di altro genere, perché divenuti “punti di ritrovo per attività criminali, compreso lo spaccio di sostanze stupefacenti, il consumo di alcool, attività sessuali e persino come orinatoi pubblici” (sigh).

 
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Pubblicato da su 12 luglio 2012 in News da Internet, WiFi

 

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Hanno arrestato Tex Willer!

La Guardia di Finanza di Agropoli (SA) ha arrestato Tex Willer, nickname del 49enne P.G. a capo di cinque siti web del network Italianshare, dando esecuzione ad un ordine di custodia cautelare emesso dal GIP.

Nel mirino delle fiamme gialle per l’attività di pirateria (nella rete erano disponibili, tra l’altro, anche contenuti musicali e videogames non ancora pubblicati), il gestore è stato accusato di violazione delle disposizioni previste a tutela della privacy dei 300mila utenti iscritti al network, dei quali il cowboy avrebbe venduto i dati personali di registrazione (inclusi indirizzi e-mail e IP) a sei operatori pubblicitari per 37mila euro.

Inoltre, il sig. P.G. aveva utilizzato dati anagrafici e  documenti di persone assolutamente estranee al network per realizzare falsi documenti di identità per attivare di carte di credito e prepagate, su cui convergevano poi il fatturato delle attività svolte da Italianshare tra il 2007 e il 2011, quantificato in 580mila euro (e un’evasione 83mila euro di IVA).

Tutto questo è al netto delle violazioni a legge sul diritto d’autore, ancora da verificare e stimate con molta approssimazione (da un minimo di i 3,2 milioni ad un massimo di 32 milioni di euro).

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2012 in News da Internet

 

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SIM false, multa da 600mila euro a Telecom Italia

Telecom Italia è stata multata per 600mila euro in seguito al patteggiamento per la vicenda delle SIM fantasma, mantenute attive per far lievitare le quote ufficiali di mercato:

Secondo le indagini, tra il 2005 e il 2008, sarebbero state ricaricate con un solo centesimo le cosiddette “sim dormienti” che dovevano essere disattivate, per un totale di oltre 5 milioni di schede. Con questo metodo, deciso dai 3 imputati, la società avrebbe fatto figurare più clienti di quelli reali, aumentando la quota di mercato. La società di telecomunicazioni si è anche costituita come parte civile contro i tre imputati (dal Corriere delle Comunicazioni)

I tre imputati sono tre ex massimi dirigenti dell’azienda: Riccardo Ruggiero, Massimo Castelli e il mitico Luca “Napoletone” Luciani. Il GUP li ha rinviati a giudizio e il processo penale che li riguarda si aprirà in ottobre, con Telecom Italia che si costituirà parte civile contro i suoi ex manager.

Per coloro che comunque stessero pensando “Ammappa, che mega-multa s’è beccata Telecom!” o cose del genere, faccio solo notare che l’ammontare della sanzione potrebbe anche sembrare elevato in senso assoluto, ma tutto è relativo… stiamo pur sempre parlando di una società che lo scorso anno ha registrato un fatturato che ha sfiorato i 30 miliardi di euro (per la precisione 29.957 milioni, secondo i dati ufficiali).

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2012 in business, TLC

 

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Nazioni Unite, una risoluzione per la tutela dei diritti fondamentali su Internet

Da Punto InformaticoLe Nazioni Unite e i diritti umani connessi

Adottata la prima risoluzione per la tutela delle libertà fondamentali su Internet. Che dovranno essere protette come accade nel mondo offline. Parere contrario da parte dei governi di India, Russia e Cina

Roma – “È la prima risoluzione adottata dalle Nazioni Unite per confermare che i diritti umani nell’ambito di Internet devono essere tutelati con lo stesso impegno che c’è nel mondo fisico”. Parola dell’ambasciatrice statunitense Eileen Chamberlain Donahoe, recentemente intervenuta a Ginevra per illustrare alla stampa i principali dettagli della prima risoluzione sulle libertà digitali.

Una chiamata urgente per tutti gli stati membri, che dovranno proteggere i nuovi diritti legati all’ecosistema Internet, con il medesimo sforzo che viene profuso per la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini nel mondo offline. Con il benestare di 85 organizzazioni internazionali, di cui 30 in rappresentanza dell’intero Consiglio per i Diritti Umani all’interno delle Nazioni Unite.

“Il libero flusso dell’informazione è continuamente minacciato da molti paesi del mondo – ha spiegato a caldo il Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton – Assistiamo ad una crescita allarmante nel numero di episodi legati alla censura governativa o alla persecuzione di cittadini per quello che fanno sul web. A volte per un semplice messaggio o cinguettio su Twitter”.

Soddisfatto l’ambasciatore tunisino Moncef Baati, che ha ricordato il ruolo fondamentale ricoperto dai social network nella rivolta popolare contro il leader Zine El Abidine Ben Ali. Tra gli altri paesi favorevoli alla risoluzione, Stati Uniti, Turchia e Brasile. Voto contrario da parte dei governi di Cina, Russia e India.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2012 in news, News da Internet

 

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DNS Changer: tanto rumore per nulla

Nei giorni scorsi ero talmente “preoccupato” per i possibili problemi legati a DNS Changer che me ne sono andato in montagna, dedicando scarsa attenzione a ciò che accadeva su Internet. Mi sono quindi perso l’apocalittico articolo pubblicato su Repubblica.it (a cui, proprio per la sua granitica attendibilità, è stato cambiato titolo almeno due volte).

Fortunatamente, un tempestivo Stefano Zanero ha pensato bene di scrivere alla redazione un commento puntuale in una lettera di protesta per l’approssimazione e l’allarmismo dell’articolo (usuale quando si scrive su argomenti non conosciuti), indicando anche come evitare l’improbabile Armageddon virtuale:

Quindi, senza panico e terrore, semplicemente quei computer non ancora rimessi a posto avranno delle difficolta’ a navigare e dovranno rimettere l’impostazione del server DNS corretto, quello del loro provider. Tempo di una telefonata di 15 secondi a un tecnico.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2012 in News da Internet

 

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Già che ci siamo, perché non querelare Internet!?

Leggo dall’AGI:

Rai: insulti e allusioni, Paola Ferrari vuol querelare Twitter

(AGI) – Roma, 5 lug. – Epiteti anonimi e offensivi, alcuni dei quali irripetibili, con pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’eta’ e a presunti rifacimenti estetici. E’ stata la “compagnia” indesiderata sulle pagine di Twitter per tutta la durata della conduzione della trasmissione ‘Stadio Europa’ sugli schermi Rai dedicata a Euro2012, e ora Paola Ferrari ha deciso di dire basta e di fare causa. La giornalista tv, conduttrice della Domenica Sportiva e volto di punta di Rai Sport, sta per citare il social network Twitter per diffamazione chiedendo un maxi risarcimento che, se ottenuto, andra’ totalmente a favore delle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia.

La destinazione benefica dell’eventuale risarcimento non distolga l’attenzione dall’inconsistenza dell’accusa verso Twitter, colpevole unicamente di aver veicolato i messaggi di utenti (unici responsabili di ciò che scrivono) che le hanno rivolto gli insulti, che non è un editore, bensì uno strumento di comunicazione, una bacheca pubblica, un intermediario che è stato utilizzato come verrebbero utilizzati una qualunque compagnia telefonica o Poste Italiane in caso di telefonate o lettere dello stesso tenore.

La reazione all’opinabile iniziativa di querela? In breve tempo l’hashtag #QuerelaconPaola è diventato trend topic (seguito a breve distanza da #PaolaFerrari), superando – tra gli altri – “Schettino”, “Costa Concordia” e “Particella di Dio” e innescando una catena che si fermerà, come sempre, quando l’argomento avrà stancato e non divertirà più.

Io sono favorevole ad ogni forma di tutela dell’immagine, assolutamente contrario a qualunque forma di vigliaccheria e sono convinto che ogni forma di insulto sia da perseguire, ma la difesa deve essere sempre indirizzata ai veri responsabili. Io sono dell’opinione che questo tipo di azione legale non porterà risultati e ipotizzo che un eventuale danno all’immagine ci sia già stato in precedenza, che i tweet irriguardosi ne siano solo un inattendibile termometro, e che la notizia di voler querelare Twitter non faccia altro che aumentarne il brusìo.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2012 in Internet, Mondo

 

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Facebook, vicino a “Mi piace” arriverà “Lo voglio”?

La scorsa settimana, nel SDK (kit di sviluppo software) Javascript di Facebook, lo sviluppatore Tom Waddington ha scoperto una funzione che svela il nuovo pulsante Want , non ancora operativo nel social network. Da quando questa novità è stata resa pubblica, Facebook ne ha rimosso il codice dal SDK.

Traducibile con Lo voglio, il nuovo pulsante esprime un concetto differente – e sicuramente più commerciale – da quello del pulsante Like (Mi piace). Pensiamo ad un utente che abbia espresso “Lo voglio” sulla pagina Facebook di un certo prodotto: lui stesso, nel box “persone che potresti conoscere”, potrebbe ritrovarsi altri utenti che hanno fatto la stessa cosa, e i suoi amici di Facebook potrebbero ricevere l’invito a mettere un “Lo voglio” sullo stesso prodotto, veicolandone – ed amplificandone – il messaggio pubblicitario. Il contatore si incrementerà ad ogni click e verosimilmente – una volta a regime – il “Lo voglio” potrà essere uno strumento per elaborare dati interessantissimi e costruire classifiche, che contribuiranno ad aumentare la visibilità delle pagine Facebook che hanno registrato più utenti.

Ma c’è dell’altro: nello stesso SDK è presente un’altra funzionalità non ancora operativa, indicata come  Facebook Social Context, che consente di creare gruppi di utenti accomunati da determinate keyword, ossia parole chiave. Ovviamente, se la parola chiave è un marchio o il nome di un prodotto, in corrispondenza del quale vari utenti hanno cliccato Mi piace o Lo voglio, per Facebook si moltiplicano le possibilità di aggregazione di dati legati agli utenti e preziosi per il marketing, sia perché così gli stessi utenti si trasformano in un campione per indagini di mercato, sia perché possono ricevere proposte pubblicitarie mirate.

La pubblicità è l’anima del commercio. E anche di Facebook.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2012 in business, social network

 

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Il parlamento europeo boccia ACTA

Il Parlamento Europeo ha bocciato l’ACTA, che ha incassato 478 voti contrari, 39 favorevoli e 165 astenuti. Si tratta del discusso Anti Counterfeiting Trade Agreement, ossia il trattato sull’anticontraffazione negoziato tra USA, Canada, Australia, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud, Svizzera e Unione Europea sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale.

L’ACTA, tra i suoi principi fondamentali, prevede che i provider siano tenuti a trasmettere ai titolari di diritti di proprietà individuale i nominativi degli utenti ritenuti colpevoli di aver violato tali diritti, senza l’intervento dell’Autorità giudiziaria. Per l’ambiguità e l’incertezza generata dai termini utilizzati nel provvedimento, anche il Garante europeo per la privacy si era espresso negativamente: a suo dire, il documento violerebbe in più parti alcuni diritti fondamentali degli utenti.

La bocciatura rappresenta una vittoria per chi – come La Quadrature Du Net – ha sempre visto in questo trattato un pericolo per la democrazia e un vincolo al libero accesso alla Rete. Fra chi invece vede negativamente la decisione del Parlamento Europeo, Enzo Mazza, presidente di FIMI, che ha dichiarato: “Il paradosso del voto su ACTA è che tutte le previsioni normative incluse nell’accordo bocciato oggi, sono già state recepite dall’ordinamento italiano nel 2006, con il decreto di attuazione della direttiva 2004/48/CE in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale. È la dimostrazione dell’isteria collettiva di una politica che corre dietro alle istanze populistiche del web, senza ricordarsi nemmeno di ciò che ha votato qualche anno fa e che i giudici applicano quotidianamente”.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2012 in Internet

 

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Twitter: ecco il primo Transparency Report

Ispirati dal lavoro svolto da Google in tema di trasparenza, quelli di Twitter hanno pubblicato ieri il primo Twitter Transparency Report, ritenendo significativo svelarne i contenuti all’antivigilia dell’Independence Day.

Nei dati si nota che, tra le richieste formulate dai governi per avere informazioni su determinati account, Twitter dichiara di averne ricevute anche dall’Italia (un numero esiguo) e di non aver prodotto (fornito) alcuna informazione al riguardo. Al contrario, dagli Stati Uniti sono partite molte più richieste di informazioni (679, relative a 948 utenti), evase per il 75%. Emblematico il caso di Malcolm Harris, un utente coinvolto in Occupy Wall Street, per il quale Twitter ha ricevuto da un giudice di New York l’ordine di trasmettere tutti i dati a lui riconducibili: “La costituzione riconosce il diritto di inviare tweet, ma come molte persone hanno imparato a loro spese, ci sono però le conseguenze di queste opinioni espresse pubblicamente. Quello che viene espresso in pubblico appartiene a tutti”.

Per quanto riguarda il 2012, è interessante notare che in questi primi sei mesi le richieste ricevute sono già superiori a quelle dello scorso anni.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2012 in Internet, news

 

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Diritto di attribuzione, questo sconosciuto

Venerdì mattina, “sull’onda dei buoni risultati dell’Italia calcistica e di quella politica”, Emanuele Dal Carlo ha realizzato una vignetta su Mario Monti e Mario Balotelli (in due versioni) e l’ha pubblicata su Facebook “per far fare due sghignazzate agli amici”. Ne è seguito un passaparola social che ha propagato la vignetta al punto tale da raggiungere stampa e TV. Tra i molti che hanno pensato di utilizzarla c’è ad esempio un quotidiano – il Corriere dello Sport – che l’ha sbattuta in prima pagina con una didascalia che, omettendo ogni riferimento all’autore, parla di un curioso fotomontaggio che si trova sul web:

Massimo Mantellini cita questo episodio come “l’esempio più eclatante di un malcostume molto italiano e scarsamente scalfito dagli anni, quello di considerare la rete come un grande serbatoio anonimo nel quale servirsi liberamente”, sottolineando ancora una volta la notevole distanza di certi editori tradizionalisti e conservatori dalle logiche della Rete. Emanuele Di Carlo rilancia con una proposta:

Su Twitter e Facebook molti amici vecchi e nuovi hanno perorato la causa del riconoscimento della paternità e alcuni mi hanno anche consigliato di rivolgermi ai suddetti media o addirittura ad avvocati .

Io ringrazio tutti dell’attenzione e convengo che ove possibile, soprattutto se si lucra, si dovrebbe sempre citare quantomeno la fonte, questa cosa però io l’ho fatta in primis per divertirmi e non mi sentirei a mio agio a lucrare a mia volta ( pur avendone forse tutto il diritto). Se però qualcuno ritiene che questa idea, che ha avuto una inaspettata fortuna, possa essere in qualche modo monetizzata mi piacerebbe che accadesse a tutto vantaggio di qualche iniziativa benefica a cui sono più che disponibile a cedere i diritti di sfruttamento e fare tutte le rivendicazioni del caso.

Se a qualcuno gli si accende qualche lampadina si metta pure in contatto diretto con me:
emanuele.dalcarlo@gmail.com 

Nel frattempo speriamo porti fortuna ai due Mario nazionali perchè entrambi ci portino sul tetto d’Europa.

Per l’auspicio finale, sul fronte calcistico si sa com’è andata, su quello economico si vedrà. Per quanto riguarda invece la possibile monetizzazione di questo abuso, credo si debba passare prima da una trattativa e poi da un’eventuale azione legale, volendo portare in fondo la questione in caso di sottovalutazione o disinteresse da parte di chi ha pubblicato a sbafo. Senza voler approfondire la questione nei minimi dettagli (tra cui qualcuno potrebbe aggiungere diritti di autore legati alle immagini originali utilizzate per il fotomontaggio), ritengo comunque doveroso che, in generale, gli editori muovano il primo passo, iniziando quanto prima ad applicare almeno il diritto di attribuzione.

In caso contrario, prima o poi sarà lecito aspettarsi che gli autori di contenuti originali – saccheggiati impunemente da stampa e TV – inizino ad organizzarsi sul fronte legale per la tutela dei propri diritti. Forse da soli non lo farebbero,perché scoraggiati dalle possibilità di difesa legale che un editore può esprimere, ma potrebbero pensare ad allearsi o coalizzarsi con altri autori…

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2012 in Internet, media

 

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Roaming, nuove tariffe massime anche sui dati

Sono in vigore le nuove tariffe massime (IVA esclusa) che gli operatori di telefonia mobile possono applicare per i servizi di roaming. Eccole nella tabella di raffronto con le tariffe i tre anni precedenti, da cui emerge la novità dell’introduzione di un tetto ai servizi dati (click per ingrandire):

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2012 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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EH!?

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La presenza di Mario Monti al microfono di Amedeo Goria è stato un colpo di scena abbastanza prevedibile (ma inaspettato fino a poco tempo fa). La domanda “Quando usciamo dalla crisi?” (formulata da Mazzocchi e rilanciata da Goria), a cui ha fatto seguito una prevedibilissima non-risposta, ci offre la misura dello spessore dei personaggi televisivi retribuiti con il canone Rai.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2012 in media

 

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Prendiamoci una pausa

Questo week-end durerà un secondo in più degli altri.

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2012 in curiosità, Mondo

 

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