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Italia OnLine, rinata da Libero e Matrix

ItaliaOnLine

 

La notizia del ritorno di Italia OnLine fa tornare indietro la memoria di qualche anno. E’ lo stesso nome di un Internet Service Provider nato nel 1994, il cui portale costituì in quegli anni uno dei punti di riferimento per chi iniziava a navigare in Internet in Italia. Si abbreviava con IOL, quasi a richiamare un’italianizzazione del ruolo da protagonista che aveva AOL). Il logo è simile a quello di allora, ma adesso è una realtà ben diversa, molto più strutturata e articolata in varie soluzioni, si occupa di pubblicità e servizi Internet alle imprese, e nel mercato web italiano è alle spalle di Google e Facebook.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2013 in business, Internet

 

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Libero non significa gratis

usafreewifiIl Washington Post nei giorni scorsi ha dato notizia di un progetto, da parte della FCC – (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) per la realizzazione di una Super rete WiFi con copertura nazionale e gratuita, basata su un progetto per l’ampliamento dello spettro utilizzato nel WiFi che sembrerebbe poter convergere con un piano varato per dare ai gestori di telefonia mobile le frequenze TV non assegnate. L’articolo sul Post (che, come scrive Mante in un tweet, in realtà non dice niente), ha scatenato gli entusiasmi da parte della stampa e dela rete, che ne stanno parlando ancora adesso anche in Italia, con termini di paragone con il nostro Paese e con toni che potremmo sostanzialmente sintetizzare con “l’erba del vicino è sempre più verde”. Peccato che nessuno dia risalto alla dichiarazione – sostanzialmente una smentita – data dal portavoce della stessa FCC e raccolta da TechCrunch:

The FCC’s incentive auction proposal, launched in September of last year, would unleash substantial spectrum for licensed uses like 4G LTE. It would also free up unlicensed spectrum for uses including, but not limited to, next generation Wi-Fi. As the demand for mobile broadband continues to grow rapidly, we need to free up significant amounts of spectrum for commercial use, and both licensed and unlicensed spectrum must be part of the solution.

L’obiettivo sarebbe quindi di liberare frequenze per il 4G, la tecnologia broad band LTE utilizzata nelle reti mobili, e si potrebbe liberare spettro senza licenza per altri utilizzi, come il WiFi di prossima generazione, ma non in via esclusiva per quell’impiego. Dal momento che la domanda di banda larga mobile è in aumento, si rende necessario liberare spettro per utilizzi commerciali. E’ questo il significato della dichiarazione.

Tra l’altro, l’articolo del Post potrebbe basare le proprie certezze su un puro fraintendimento del significato della parola free, utilizzata anche da Julius Genachowski, capo della FCC (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) in questa dichiarazione, citata nella notizia:

Freeing up unlicensed spectrum is a vibrantly free-market approach that offers low barriers to entry to innovators developing the technologies of the future and benefits consumers.

Verrebbe da pensare che chi ha scritto l’articolo (ma soprattutto a chi l’ha rilanciato) abbia frainteso o sopravvalutato quel free, che in questo contesto non significa gratis, ma libero. In questa affermazione Genachowski osserva in realtà che liberare spettro non assegnato rappresenta un approccio vivace al libero mercato, che offre una riduzione delle barriere all’ingresso di quegli innovatori che sviluppano le tecnologie del futuro, e avvantaggia i consumatori. Ma il libero mercato è un mercato in cui operano più concorrenti in regime di concorrenza, non ha nulla a che vedere con il tutto gratis.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2013 in cellulari & smartphone, Internet, WiFi

 

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Dell: o la Borsa, o la vita

A man wipes logo of Dell IT firm at CeBIT exhibition centre in Hannover

Pare che Dell sia in procinto di abbandonare Wall Street per tornare nelle mani del fondatore Michael Dell e – soprattutto – del fondo Silver Lake Partners. Nel riacquisto, regolato da un accordo appena sottoscritto che dovrebbe valere 24,4 miliardi di dollari, parteciperà anche Microsoft con una quota di 2 miliardi, concessi a titolo di prestito.

L’operazione, per Michael Dell, dovrebbe rappresentare un’opportunità per lavorare con maggiore autonomia al rilancio dell’azienda, oggi in difficoltà in un mercato sempre più proiettato verso Internet e servizi cloud utilizzati da supporti mobili (smartphone e tablet).

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2013 in business, Mondo, News da Internet

 

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Amazon, un caso di incauta vendita?

logo amazon

Sabato scorso Max butta gli occhi su un’allettante offerta di Amazon.it per la vendita di un Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz, RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner, WebCam, Windows 8 al mirabolante prezzo di 26,17 euro anzichè 499 euro.

Occasione imperdibile o bidone? La prima ipotesi è molto più verosimile della seconda: è vero che su Internet ogni tanto si prendono delle sòle, ma questo può avvenire quando si fanno acquisti su siti web sconosciuti, di dubbia provenienza e con inesistente reputazione, con venditori in malafede che aprono oggi e chiudono domani. Non è certamente il caso di Amazon.it, costola italiana di un’azienda fondata nel 1994, online dal 1995, quotata al mercato azionario dal 15 maggio 1997 (indice NASDAQ) e oggi a capo di un gruppo che comprende anche Alexa InternetA9.com, e Internet Movie Database (IMDb).

Max inoltra l’ordine e come feedback non ottiene una comunicazione che dice “aspetta, verifichiamo il tuo ordine e poi vediamo se confermarlo”, ma ne riceve la conferma via mail che inizia con la frase “Grazie per il tuo ordine“, proveniente dal classico mittente con indirizzo “conferma-ordine@amazon.it”. Questo tipo di conferma è molto importante per chi fa acquisti online e un pioniere come Amazon lo sa bene: da quel momento in poi al cliente non viene richiesta nessuna conferma ulteriore, ne’ qualsivoglia altra azione, per cui a tutti gli effetti consente al cliente di appurare l’avvenuto perfezionamento del contratto.

Incassate le naturali certezze che derivano dalla ricezione di una conferma d’ordine da parte di un’azienda che vanta le referenze descritte sopra, Max segnala con altruismo questa offerta via Facebook e Twitter, dove viene letta da vari amici e follower (il sottoscritto se n’è accorto con notevole ritardo e se ne rammarica), che si avvantaggiano della medesima offerta. Peccato che poi Max – seguito dagli altri amici e follower – il giorno dopo si veda recapitare una mail che spiega:

Il prezzo dell’articolo indicato sul sito era erroneo, pertanto, non abbiamo potuto dare corso alla tua richiesta.  Se volessi riacquistare l’articolo al prezzo corrente, ti invitiamo a effettuare nuovamente l’ordine sul nostro sito. Siamo spiacenti per l’inconveniente e i disagi arrecati.”

Ordini cancellati e offerta aggiornata con prezzo a 646 euro (il listino dichiarato fino al giorno prima diceva 499 euro).

Un momento… ordini cancellati? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Le condizioni di vendita di Amazon.it, al punto 3, effettivamente prevedono quanto segue:

Qualora, a causa di disguidi o altri inconvenienti, il prezzo indicato nel sito dovesse risultare inferiore al prezzo corretto di vendita di un prodotto, ti contatteremo per verificare se desideri egualmente acquistare il prodotto al prezzo corretto. Altrimenti il tuo ordine non potrà essere accettato.

Tenendo presente che c’è stata una conferma (quel “Grazie per il tuo ordine”, non dimentichiamocene), è necessario considerare che quella condizione è fuori legge, almeno in Italia: quando si acquista un articolo ad un certo prezzo esposto, l’acquirente ha il diritto – riconosciuto dalla legge italiana – di acquistarlo a quel prezzo, anche se il venditore dichiara che tale prezzo è errato. In un paio di occasioni è capitato anche a me di far valere questo diritto: si trattava di due acquisti differenti, effettuati in un punto vendita e presso un supermercato, e in entrambi gli episodi il responsabile – intervenuto su mia richiesta – non ha avuto nulla da eccepire e ha accordato l’acquisto al prezzo esposto.

Vale la pena di far valere questo diritto? A mio parere la risposta è assolutamente sì perché – come detto sopra – l’ordine è stato confermato. Accettarne supinamente la cancellazione potrebbe costituire un precedente pericoloso per altri utenti, così come per le aziende che svolgono attività di e-commerce: lo sarebbe per gli utenti  perché renderebbe precaria la tutela dei loro diritti per gli acquisti effettuati via Internet, ma lo sarebbe anche per le aziende, perché episodi come questo potrebbero generare una legittima diffidenza da parte dei consumatori, che da qui in poi potrebbero disertare i negozi online nel timore di incappare in simili inconvenienti.

Non mi sembra rilevante che Amazon abbia sede legale o fiscale all’estero (dove in casi come questo la legislazione potrebbe essere meno favorevole al consumatore), perché l’acquisto è stato effettuato in Italia. Pertanto vale quanto stabilito al punto 14 delle Condizioni generali d’uso e al punto 7 delle Condizioni generali di vendita (entrambe pubblicate in un’apposita pagina del sito di Amazon), che nonostante un’apparenza sfavorevole lasciano aperto più di uno spiraglio (ho applicato il grassetto ad alcuni punti che ritengo significativi):

LEGGE APPLICABILE E FORO COMPETENTE
Le presenti Condizioni Generali d’Uso sono regolate e devono essere interpretate ai sensi delle leggi del Gran Ducato del Lussemburgo ed è espressamente esclusa l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Contratti di Vendita Internazionale di Merci. Accetti, ed accettiamo a nostra volta, di sottostare alla giurisdizione non esclusiva dei Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo. In qualità di consumatore potrai così agire davanti ai Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo o dello Stato membro dell’Unione Europea in cui sei residente o domiciliato per promuovere una controversia in relazione alle presenti Condizioni Generali di Vendita.

Seguiamo il caso, potrebbe avere risvolti interessanti.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2013 in Internet

 

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Sicurezza fa rima con “consapevolezza”

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Avete presente il motivo per cui l’accesso ad un sistema è subordinato all’utilizzo di un nome utente (username) e di una password? E le (ovvie) ragioni per cui queste informazioni devono essere mantenute riservate?

Bene. Ora osservate questo esempio, non recentissimo, ma utile a rendere l’idea. La foto riprodotta qui sopra (click per ingrandire) ritrae il duca di Cambridge – meglio noto come principe William – in una base della RAF ed è stata pubblicata puramente per questioni di immagine. Qui non si nota niente di particolare, anche perché questa risoluzione non è il massimo per i dettagli, ma osservando bene l’immagine, in alto a sinistra c’è un foglietto appeso alla parete. In questo ingrandimento si vede meglio (intanto, meglio metterci delle pecette, va’):

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Sicuramente quei MilFlip Logon Details non apriranno al mondo le porte di importantissimi segreti militari, ma – come si diceva sopra – se esistono credenziali di autenticazione, un motivo c’è. Lo conferma la reazione del ministero della difesa britannico che, dopo averne ricevuto segnalazione, ha provveduto a sbiancare il dettaglio incriminato…

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Pubblicato da su 31 gennaio 2013 in news, security

 

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BlackBerry, la rinascita?

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Nuovi smartphone, nuovo sistema operativo, nuovo marketplace per le app. I vertici di RIM – Research In Motion hanno puntato tutte le loro carte sulla nuova gamma BlackBerry, al punto da utilizzarne il nome per ribattezzare l’azienda.

Il rilancio non è solo di facciata: i nuovi Q10 e Z10 in vendita da domani nel Regno Unito (ma presto nel resto del mondo) hanno un processore Snapdragon dual core da 1,5 GHz, 16 GB di memoria (espandibile fino a 32 GB con scheda Micro SD), display da 4,2 pollici con risoluzione 1280 x 768 pixel, fotocamera anteriore da 2 Megapixel e posteriore da 8 Megapixel, connettività 4G, batteria removibile, porta micro HDMI e tecnologia NFC (che Apple non ha ancora introdotto su iPhone, al contrario di altri concorrenti come Samsung).

Il resto è tutto da vedere. Le premesse sono buone, ma per capire se sarà un successo, aspettiamo i primissimi test drive.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2013 in cellulari & smartphone, news, telefonia, TLC

 

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YouTube comincia a battere cassa

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Da alcuni rumors in circolazione, si scopre che YouTube presto fornirà anche contenuti premium a pagamento e a questo scopo – come riferiscono l’azienda di advertising Ad Age e il Wall Street Journal– ha contattato un piccolo gruppo di produttori TV per chiedere loro “di presentargli delle applicazioni in grado di creare canali con per il cui accesso gli utenti dovranno pagare”:

Secondo quanto ha anticipato Ad Age, inizialmente ci sarà un piccolo gruppo di “canali”, probabilmente intorno a 25. La suddivisione dei profitti pare orientata al rapporto 45/55 per cento, come già avviene per la pubblicità su YouTube. Anche i partner, a quanto sembra, potrebbero inserire delle pubblicità nei loro canali a pagamento ma non è ancora chiaro in quale forma. Tra l’altro, su canali che si pagano, c’è da fare attenzione a non urtare la suscettibilità degli spettatori: potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

Questo non significa che YouTube si trasformerà in piattaforma pay, ma che predisporrà canali specifici con accesso a pagamento, estendendo quindi il modello di business pay-per-view di YouTube Live, mentre gli UGC (User Generated Content, ossia i contenuti generati dagli utenti e caricati sulla piattaforma) continueranno ad essere free, con la stessa regolamentazione di oggi.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2013 in cloud, Internet, media, Mondo, Tv & WebTV

 

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Nuovo Office, cloud oriented

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È stato presentato il nuovo Nuovo Office, e debutta la versione 365 Home Premium. È interessante: può essere scaricato e installato su computer (fino a 5, PC o Mac) o essere basato su cloud e – per un abbonamento di 99 Euro/anno –  comprende Word, Excel, Access, PowerPoint, OneNote, Publisher e Outlook. Oltre alle applicazioni, c’è uno spazio SkyDrive pari a 27 GB più un’ora di telefonate a pagamento su Skype.

Microsoft sta puntando molto alle versioni 365 orientate al cloud, offerte ad un prezzo più conveniente di quello applicato alle installazioni convenzionali. Ecco i prezzi delle altre versioni, che valgono per un solo computer (ad eccezione della 365 dedicata agli studenti):

– Office Home and Student 2013, 119,00 euro
– Office Home and Business 2013, 269,00 euro
– Office Professional 2013, 539,00 euro
– Office 365 University, 79,00 euro/anno (per due computer).

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2013 in Internet, tecnologia

 

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Il secondo autogoal di Trenord

Nella prima metà di dicembre, Trenord ha fatto subire al suo personale e ai suoi passeggeri seri problemi organizzativi: una piattaforma gestionale non adeguatamente collaudata ha perso i turni di lavoro dei ferrovieri e questo si è tradotto in un caos che ha portato a notevoli ritardi e a numerose cancellazioni di treni. In questo post avevo buttato lì un pensiero, dettato dalla mia modesta esperienza nei sistemi informativi e gestionali:

Riflessione da tecnico: mi auguro che questi “buchi” nei turni degli orari di lavoro non si ripercuotano in altri “buchi” negli stipendi dei ferrovieri, che hanno effettivamente lavorato nonostante il loro turno non fosse registrato e formalizzato sul sistema.

Cosa credete sia successo? Lo scopriamo dalle news di questi giorni (riporto qui l’estratto di un articolo de “La provincia di Lecco”):

L’incubo della settimana nera di dicembre sulle linee TreNord prosegue. Questa volta però non si tratta delle costanti giornate di passione dei pendolari, ma degli stipendi dei ferrovieri che in busta paga si sono ritrovati anche con 200 o 300 euro in meno.
La disfatta del sistema informatico «Goal rail» e il passaggio al vecchio software avrebbe disperso i dati sulle prestazioni del personale: straordinari, lavoro notturno, festivi, diaria di trasferta e condotta. La denuncia arriva dal sindacato autonomo Or.sa. Insomma, il blackout del mai collaudato sistema informatico ha avuto ripercussioni anche sulla contabilità inghiottendosi le ore trascorse dai ferrovieri sui treni. Morale: TreNord non sapeva più quanto spettava ai propri macchinisti e capitreno.

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2013 in news, telefonia

 

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Tutto sbagliato, tutto da rifare

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Gizmodo ha anticipato un trailer di jOBS, una sorta di biografia cinematografica di Steve Jobs (non basata su quella ufficiale). Ashton Kutcher, che nel film interpreta proprio Jobs, si dichiara molto soddisfatto.

Peccato che l’altro Steve – Steve Wozniak – che ha fondato Apple insieme a Jobs, sia intervenuto nei commenti e abbia risposto alla recensione, smontando e smentendo tutto ciò che viene descritto nella clip. Nel suo intervento, Woz fornisce una spiegazione articolata che inizia così:

Totally wrong.

Promette bene…

 

 
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Pubblicato da su 25 gennaio 2013 in business, media, Mondo

 

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Internet Explorer fa il sentimentale

SpotInternetExplorer

Nel mondo degli spot pubblicitari ci sono cose belle, spot efficaci e ciofeche assolute. Al netto del gradimento verso il prodotto che rappresenta, questo spot del nuovo MS Internet Explorer non mi sembra affatto una ciofeca, ma per ritenerlo efficace dovrei essere convinto che uno spot pubblicitario serva a vendere far utilizzare un browser.

 
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Pubblicato da su 24 gennaio 2013 in Internet

 

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Firefox OS, preparate gli smartphone

FirefoxOS

Il mondo degli smartphone sta per popolarsi di sistemi operativi alternativi ai leader del mercato: dopo l’annuncio di Ubuntu for Phones, ecco in dirittura d’arrivo Firefox OS. Interessante perché anche lui – come Ubuntu – spinge sull’uso di formati open e di HTML5,   aprendo le porte ad un mondo alternativo a quei walled garden rappresentati dagli store che oggi conosciamo.

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2013 in cellulari & smartphone, News da Internet

 

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Telecom Italia prepara il pesce d’aprile, canone più caro

Annegata in un aggiornamento intitolato Variazione dei prezzi base delle telefonate da casa – Semplificazione tariffaria 1° aprile 2013 su 187 news, la notizia dell’aumento del canone Telecom potrebbe quasi passare inosservata. È vero che è importante segnalare che dal 1° aprile 2013 i prezzi base delle telefonate “diventano ancora più chiari e semplici” con l’introduzione di un prezzo unico per tutte le chiamate (verso numeri di telefonia fissa o mobile, leggete la tabella nell’articolo linkato per farvi un’idea, non è detto che ci sia un risparmio), ma la variazione del costo fisso dovrebbe avere maggiore risalto…

Alla stessa data varierà anche il costo per l’abbonamento al servizio telefonico di base, che passerà da 16,64 €/mese (IVA inclusa) a 17,40 €/mese (IVA inclusa). Precisiamo che non subirà alcuna variazione il costo dell’abbonamento per i clienti di linee ISDN, linee con attive le offerte Voce Senza Limiti, Internet Senza Limiti, Tutto Senza Limiti, Alice Casa, per tutti i Clienti aventi diritto alle condizioni agevolate previste dalle delibere 314/00/CONS e 330/01/CONS e per i clienti titolari della Carta Acquisti (c.d. Social Card). Ti informiamo inoltre che sempre dal 1° aprile 2013 l’importo da pagare in caso di esercizio del diritto di recesso dal contratto di abbonamento al servizio telefonico di base e/o al servizio ADSL sarà unificato e ridotto a 34,90 € (IVA inclusa). Detto importo sarà applicato in ogni caso di cessazione del rapporto contrattuale non imputabile a Telecom Italia e anche oltre i primi 12 mesi di durata contrattuale. Ti precisiamo che detto importo non verrà addebitato nei casi in cui il cliente eserciti il diritto di recesso per effetto di variazioni contrattuali comunicate dall’operatore ai sensi della normativa vigente. Pertanto, gli articoli 3 e 20 delle Condizioni Generali di Abbonamento al servizio telefonico di base e gli articoli 23 e 31 delle Condizioni Generali al Contratto dell’Offerta ADSL sono modificati di conseguenza. Qualora non intendessi accettare le nuove condizioni economiche e/o contrattuali, puoi esercitare il diritto di recedere dal contratto senza costi dandone comunicazione scritta entro il 31 marzo 2013 all’indirizzo “Telecom Italia Servizio Clienti Residenziali, Casella Postale n.211 – 14100 Asti” o via fax al numero gratuito 800.000.187. Se desideri conoscere ulteriori informazioni sulle variazioni dei prezzi, sulle condizioni contrattuali e sulle modalità del recesso è possibile chiamare il Servizio Clienti 187. Dal 1° aprile 2013 i contratti aggiornati a seguito delle modifiche sopra indicate potranno essere scaricati su questo sito o richiesti al Servizio Clienti 187.

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2013 in Mondo, news, telefonia, TLC

 

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Per Google news, gossip e cronaca giudiziaria sono “Scienza e Tecnologia”


CoronaGnews

 

Rimango sempre affascinato dal modo con cui Google News riesce a classificare le notizie che aggrega, come quando la latitanza di Fabrizio Corona finisce in Scienza e Tecnologia.

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2013 in media, news, News da Internet

 

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DeleteMe, un’app per la privacy

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Se siete molto attivi sul web e siete convinti – e ne avete ben donde – che la vostra privacy sia un valore e un diritto irrinunciabile, DeleteMe è l’app che fa per voi.

Foto, dati personali con indirizzi e numeri telefonici, orientamenti politici, religione, stato di salute sono dati utilissimi alle aziende che fanno data mining e text mining e a chi si occupa di profilazione degli utenti, soprattutto nel mondo dell’advertising, che sostiene tutte quelle attività accessibili gratuitamente su Internet.
 
DeleteMe va installata e alimentata con i dati personali dell’utente. Sarà l’app (al momento disponibile solo per iPhone e iPad) ad effettuare una scansione del web per trovare le pagine che li contengono e proporle, in un elenco, allo stesso utente, che potrà selezionare i siti web da cui vorrà essere cancellato. Sarà lo staff di Abine (l’azienda che ha realizzato l’app) ad occuparsi degli aspetti burocratici (la prima volta il servizio è a costo zero, eventuali richieste successive saranno fatturate).

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2013 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, Internet, tablet, tecnologia

 

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