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Quel brutto vizio di prendere foto da Facebook

E’ assolutamente necessario frenare la pessima prassi di prendere le foto di un profilo Facebook e renderle pubbliche per completare un servizio giornalistico: non si può fare! Ne parlo a proposito di un recente fatto di cronaca: per documentarlo, alcune testate pubblicano la foto di una persona, ritenendo che si tratti di un uomo deceduto in circostanze tragiche. La foto ritrae invece il cugino della vittima: lo stesso nome e lo stesso cognome hanno indotto alcuni giornalisti superficiali a non effettuare verifiche e a pubblicare l’immagine di una persona viva e vegeta, annunciandone la morte. Un errore madornale, con conseguenze decisamente sgradevoli, che si aggiungono al cordoglio della vicenda.

La foto è un dato personale: se, ad esempio, io pubblico una mia immagine sul profilo che ho in un social network, lo faccio con l’ovvio scopo di presentarmi all’interno di quel social network. Fine. Chiunque la acquisisca per un utilizzo diverso deve chiedere l’autorizzazione alla sua diffusione. Senza autorizzazione si verifica una violazione del diritto all’immagine, tutelato dall’articolo 10 del codice civile e dall’articolo 96 della Legge 633/41 sul diritto d’autore. L’articolo 6 del Regolamento Ue 2016/679 (Gdpr), inoltre, spiega chiaramente l’obbligatorietà del consenso per trattare dati personali. In sua assenza, la diffusione di quel tipo di immagini è reato.

Quindi, cari giornalisti che trovate comodo prendere foto dai social network senza curarvi di ottenere il necessario consenso, fate attenzione e tornate alle abitudini pre-social: chiedete l’autorizzazione. Non ve la concedono? Trovate un’altra soluzione, lecita. Va benissimo anche non usare foto. In primo luogo, per non commettere un reato. In secondo luogo, per non rischiare errori di persona che potrebbero avere molte conseguenze spiacevoli.

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2020 in news

 

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Password BlackBerry sbloccate con tavanate galattiche

Red%20Laser%20Beam[1]

In questo articolo di Repubblica ho letto una cosa che mi ha fatto alzare il sopracciglio:

Al contatto Xxxxxxx eravamo arrivati solo mandando a Londra il Blackberry della vittima, dove una ditta specializzata estrasse il microchip, sbloccò le password col laser ed estrasse i messaggi delle chat. Si aprì un mondo.

Manca un dettaglio: come fu estratto il microchip?

  1. maglio perforante
  2. tuono spaziale
  3. alabarda spaziale

A parte le divagazioni, da come l’articolo è stato scritto sembra che la spiegazione sia stata testualmente riportata dalle parole dell’investigatore, che a sua volta potrebbe averla ricevuta in quei termini dalla società specializzata in queste operazioni con sede a Londra. Ma spero che si capisca che, indipendentemente dalla fonte, ritengo che la spiegazione del laser sia una tavanata galattica.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2014 in news

 

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Varcare i confini

laRepubblicaMorbosa

Questo è un piccolo estratto della homepage di un noto quotidiano. Qui il confine con il diritto di cronaca è stato ampiamente superato, per arrivare allo sciacallaggio applicato al web marketing per attirare più lettori. Senza filtri.

Pollice verso.

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2013 in media

 

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Per Google news, gossip e cronaca giudiziaria sono “Scienza e Tecnologia”


CoronaGnews

 

Rimango sempre affascinato dal modo con cui Google News riesce a classificare le notizie che aggrega, come quando la latitanza di Fabrizio Corona finisce in Scienza e Tecnologia.

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2013 in media, news, News da Internet

 

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