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In Internet c’è poco “Made in Italy” (ma molto spazio per crescere)

Internet offre enormi possibilità di comunicazione ed è un eccellente veicolo pubblicitario, eppure in Italia – il cui tessuto economico è costituito in prevalenza da piccole e medie imprese – è decisamente sottosfruttato: secondo quanto rilevato da Google, solo il 34% delle PMI ha un sito web e tre su dieci si avvalgono di soluzioni di e-commerce. Niente di nuovo, quel 34% corrisponde a dati diffusi ad ottobre 2013 dopo un’indagine svolta da Doxa Digital per Google.

Poco importa che le PMI attive sul web siano un terzo o la metà, come invece è stato calcolato a fine 2013 sempre da Doxa per Groupon (il cui sondaggio non ha però coinvolto aziende di produzione), e credo sia poco rilevante che, pochi mesi fa, secondo  Eurostat le PMI con un proprio sito web fossero il 63% (dato quasi specularmente opposto a quello indicato da Google). Questo dimostra solo che ogni indagine fa emergere risultati che sono conseguenza del campione preso in esame, al netto del punto di vista di chi la conduce.

Al di là di quanto ha indicato Google e che molte testate riprendono – modificando qualche parola rispetto a ciò che somiglia molto ad un comunicato stampa – è importate rilevare che esiste un potenziale da sfruttare per il Made in Italy. Lo dimostrano aziende che hanno saputo cogliere questa occasione con una strategia vincente che ha permesso loro di incrementare produzione e fatturato e questo non riguarda solamente grandi nomi o aziende multinazionali. In questo senso sono molto interessanti, ad esempio, le storie di YourMurano (sito di e-commerce per il ricercato vetro di Murano certificato col marchio d’origine garantita, descritto in questo articolo con data futuribile) o della Torrefazione Caffè Carbonelli (passata da un mercato pressoché locale al mondo intero, moltiplicando il fatturato, grazie al commercio elettronico), che dimostrano che anche le realtà artigiane possono trovare spazio di crescita al di fuori dei loro confini.

 

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2014 in business, news

 

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Buon compleanno WWW

CorriereCompleannoWWW

Oggi il Corriere scrive:

Compie 25 anni il World Wide Web, il primo browser per la rete mai realizzato, che fu inventato nel 1989 da Tim Berners-Lee mentre lavorava al Cern di Ginevra. Un’invenzione rivoluzionaria che rese possibile la navigazione in rete. (RCD – Corriere Tv)

World Wide Web effettivamente è il nome del primo browser, che non è mai stato diffuso per uso pubblico.

Ma il World Wide Web è quella parte di Internet destinata alla pubblicazione di contenuti multimediali che ha consentito la realizzazione della Internet come la conosciamo oggi. E’ di questa che si celebra il “compleanno”, non certo di un browser.

E comunque Internet è nata prima.

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2014 in Internet

 

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Webtax cancellata, problema rimasto

hp-a-internet-taxes[1]

Al termine di un iter alquanto tortuoso,  la cosiddetta webtax è stata accantonata, ma solo per quanto riguarda l’obbligo, per le aziende che fanno business via Internet, di avere una partita IVA italiana: resta in vigore, per le imprese, la regolamentazione dei pagamenti – che potranno essere effettuati solo con bonifico bancario o postale, o con altri strumenti da cui si possa identificare la corrispondente partita IVA del beneficiario – così come rimangono in piedi anche il requisito della stabile organizzazione e la tracciabilità dei profitti.

Per quanto possa sembrare – ed essere – una soluzione impercorribile così com’è stata concepita, la proposta della webtax testimonia un problema molto serio legato alle opportunità di elusione fiscale da parte di molte grandi aziende. E’ un problema di dimensioni rilevanti e, dato che riguarda realtà che operano su mercati di livello internazionale grazie al regime di libera concorrenza, non può essere affrontato solamente a livello locale e non va pensato unicamente con orientamento ai business legati ad Internet (l’elusione fiscale, i paradisi fiscali esistono da quando esiste il fisco, non da quando esiste la rete), anche se sono quelli che generano i numeri meno visibili: tanto per rendere l’idea del fatto che la questione è più ampia del Vecchio Continente, è sufficiente notare che Google ha la sua base negli USA, ma ha sedi anche in Irlanda, Olanda e Bermuda, e si stima che – in virtù dei differenti regimi fiscali in vigore in questi stati – nel 2012 il risparmio fiscale negli Stati Uniti sia stato pari a 2 miliardi di dollari.

A soluzioni mirate ad evitare il profit shifting (l’opportunità di veicolare profitti nei paradisi fiscali e non avere utili imponibili negli stati in cui si opera) stanno lavorando, in ottica internazionale, la Commissione Europea e l’OCSE, lavorando su due fronti: uno è ovviamente quello fiscale, perché la disinvoltura delle multinazionali che operano su Internet è foriera di danni dal punto di vista delle entrate pubbliche, ma c’è anche da osservare la concorrenzialità dell’ampio mercato in cui queste aziende si muovono, dal momento che sfruttano agevolazioni che danno loro un enorme vantaggio nei confronti di altre aziende, incluse quelle della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

Esiste già una direttiva europea – la n.112 del 2006 – in cui, anche in seguito a modifiche successive, è stato previsto che gli Stati UE possano pretendere il pagamento delle tasse dove vengono erogati i servizi. L’entrata in vigore di questa norma è fissata per il gennaio 2015, ma non si escludono slittamenti. Sarebbe opportuno che non si verificassero: le distorsioni fiscali e di mercato sono già andate oltre ogni limite tollerabile e la proposta della webtax, seppur con le sue criticità, ha avuto un effetto positivo nell’evidenziare la questione e portarla ad alti livelli di discussione, che dovranno tradursi in fatti.

 
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Pubblicato da su 10 marzo 2014 in business, Internet, Mondo

 

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Quando vi dicono che è colpa di Internet…

itscomplicated[1]

Quando qualcuno indica in Internet e nei social network la causa principale di tematiche serie che riguardano i ragazzi, come bullismo e cyberbullismo, hate speech (i cosiddetti discorsi d’odio con cui si manifesta intolleranza e odio verso una persona o un gruppo sociale in base a razza, etnia, religione, l’orientamento sessuale o quello politico, identità di genere o altre particolari condizioni fisiche o sociali) e altre problematiche, suggeritegli la lettura del libro It’s complicated di Danah Boyd (potete acquistarlo, o scaricarlo dal sito danah.org), che documenta una ricerca lunghissima (iniziata nel 2005 e conclusa nel 2012) sulle vite connesse di molti ragazzi e le spiega agli adulti.

Il titolo è perfetto: It’ complicated, è complicato, perché affrontare queste problematiche non è affatto semplice e individuare il colpevole in uno strumento tecnologico è facile. Ed è sbagliato. Perché una tecnologia non intacca problematiche sociali e culturali.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in Internet, ricerche

 

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Facebook compra WhatsApp… con tutto il suo elenco telefonico

FacebookWhatsApp

Facebook si fa un bel regalo, per il suo decimo compleanno, comprandosi WhatsApp, come si può leggere nel report pubblicato dal sito web del social network, sezione Investor relations. Il valore dell’operazione pare si aggiri attorno ad una cifra complessiva di 19 miliardi di dollari. Una bella soddisfazione per chi ha fondato WhatsApp dopo aver ricevuto – nel 2009 – un due di picche da Zuckerberg…

BrianActonWhatsApp

Con WhatsApp entra nella famiglia Facebook, oltre a chi è già iscritto ad entrambi i servizi,  anche quella fascia di utenti che, invece di condividere informazioni personali sul social network più popoloso del mondo, preferisce scrivere messaggi e condividere informazioni a livello più ristretto. Conferendo anche il proprio numero di telefono (che è legato all’account WhatsApp), informazione che Facebook chiede spesso ai propri utenti, mai obbligati a darlo (ma sottolineo: se siete utenti di entrambi, ora gliel’avete consegnato, vostro malgrado).

Ora gli ipotetici scenari che si possono aprire sono molti: dai “mi piace” sui messaggini di WhatsApp, ad una messaggistica direttamente integrata in Facebook, alle dinamiche pubblicitarie (magari geo-localizzate) che potrebbero diventare un fattore comune… possono accadere queste e moltre e altre cose. Ma un fatto è certo: Internet viene sempre più utilizzato dagli smartphone e in mobilità. E Facebook si è assicurata il controllo dei due servizi più utilizzati su questi dispositivi. E dei loro utenti.

Poi ogni utente è libero di scegliere l’app che preferisce, per proprie convinzioni in tema di privacy o per migliore user experience personale (io preferisco BBM). L’importante è avere la consapevolezza della portata di queste operazioni, e delle possibili evoluzioni che possono avere…

 
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Pubblicato da su 20 febbraio 2014 in business, cellulari & smartphone, News da Internet

 

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Una Internet “europea”?

EuropaInternet

Lo scandalo esploso l’anno scorso con il nome di Datagate continua a partorire conseguenze più o meno prevedibili. L’ultima – ma solo per ora, in ordine di tempo – è l’idea espressa da Angela Merkel di realizzare una rete di comunicazioni europea, separata dagli USA e non controllabile dai servizi di intelligence d’oltreoceano. La cancelliera intende approfondire questo progetto con il presidente francese Francois Hollande in occasione del loro incontro a Parigi, prefigurando la costituzione di una sorta di asse franco-tedesco che guidi l’Europa verso una Internet indipendente.

Al pari di quelle di molti altri rappresentanti di Stato, anche le conversazioni telefoniche di Angela Merkel sono state intercettate nell’ambito del programma PRISM lanciato dalla NSA, ma anche dal programma TEMPORA avviato dal GCHQ britannico. Una vicenda che ha fatto scroprire alla Merkel che una fetta enorme del traffico di telecomunicazioni generato dall’Europa passa dagli USA, per questioni fondamentalmente economiche, dato che in America esistono infrastrutture di telecomunicazioni che permettono di veicolare le informazioni a condizioni molto convenienti. E come riporta il settimanale tedesco Der Spiegel, la Germania – legittimamente – non può tollerare di essere in grado di assicurare alla giustizia un borseggiatore e di non riuscire neppure ad aprire un’indagine sulle intercettazioni al cellulare della cancelliera.

Da queste vicende (ma non solo) parte l’idea di realizzare una rete di telecomunicazioni europea, un progetto che però dovrà considerare di dover prendere una posizione nei confronti della Gran Bretagna, che non si trova oltreoceano e che è parte dell’Europa. Dovrà considerare anche gli accordi dell’intesa chiamata Safe Harbor, siglata tra Stati Uniti ed Europa, che alle aziende americane che operano su Internet con clienti europei offre una certa flessibilità sul rispetto delle normative privacy in vigore nel Vecchio Continente.

Inoltre non potrà trascurare che l’avvento delle moderne tecnologie di comunicazione, e quindi della Internet che conosciamo, quella per cui risulta più conveniente far passare dagli Stati Uniti persino un messaggio di posta elettronica spedito da Milano a Roma, ha abbattuto i confini geografici e cambiato il concetto di sicurezza nazionale. Soprattutto ha reso più complesso quello della sicurezza dei dati e delle informazioni: le operazioni di spionaggio da parte dei servizi di intelligence americani non costituiscono un problema esclusivamente europeo. Anche alcuni servizi europei vi hanno preso parte e gli spiati non sono solo europei. E ciò è stato reso possibile con la collaborazione più o meno volontaria delle aziende di cui tutti sfruttano i servizi di comunicazione, nonché grazie alla conoscenza di tecnologie per eludere o escludere i sistemi di sicurezza adottati sulle reti. Questi fattori si ripresenterebbero con la stessa criticità anche se venisse realizzata una rete di telecomunicazioni esclusivamente europea, pertanto il problema della sicurezza verrebbe trasferito, anzi “localizzato”, ma non eliminato.

Merkel e Hollande forse non conoscono personalmente questi aspetti, ma nel loro entourage annoverano sicuramente consiglieri ed esperti che li conoscono a fondo e che sono perfettamente consapevoli delle difficoltà tecniche, politiche ed economiche che questa idea incontrerà. Ma in questo momento, probabilmente, è più importante annunciare il progetto per dare alla cittadinanza europea l’impressione di un interessamento concreto. Sull’opportunità e sulla fattibilità dell’idea si ragionerà più avanti. Forse.

 
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Pubblicato da su 17 febbraio 2014 in Internet, istituzioni, news, security

 

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“Destinazione Italia”, voucher e bonus

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Mentre media e osservatori più o meno qualificati ci parlano di webtax e altri argomenti su cui sarebbe bene riflettere prima di esprimere giudizi definitivi, non sarebbe male leggere il decreto Destinazione Italia e capire qualcosa di più nelle sezione in cui parla di digitalizzazione delle imprese, perché ci sono alcuni aspetti interessanti da approfondire.

Gli argomenti sono almeno due: non solo il famoso voucher (fino a 10mila euro per azienda) per l’acquisto di software, ma soprattutto il digital bonus, un’agevolazione che si traduce nella detraibilità del 65% (fino a un massimo di 20mila euro) di quanto sostenuto dall’impresa per l’adozione di connessioni Internet ad alta velocità (almeno 30 Mpbs) per PMI e consorzi nati da reti di piccole e medie imprese (si parla quindi di organizzazioni con meno di 250 dipendenti e fatturato annuo fino a 50 milioni di euro).

Con la speranza che il Ministero dello Sviluppo economico definisca quanto prima – con apposito decreto – con quali modalità sarà possibile usufruire delle detrazioni, quale documentazione dovrà essere presentata e se, per il loro calcolo, dovranno essere considerati solo gli investimenti (realizzazione dell’infrastruttura di collegamento) o anche i costi di connettività (canoni da corrispondere al provider).

Stay tuned!

 

 
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Pubblicato da su 16 dicembre 2013 in news

 

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Trova l’intruso

SardegnaEmergenzaConSconto

Io concordo sulla necessità di veicolare un messaggio di solidarietà e di richiesta d’aiuto in tutte le forme possibili e immaginabili, ma credo ugualmente che ci sia un errore…

 
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Pubblicato da su 5 dicembre 2013 in e-commerce

 

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25 novembre, black-out dell’Agenzia delle Dogane

blackouttrasmissioni

Nella giornata di oggi, 25 novembre, cade una scadenza fiscale: le aziende che, in funzione del proprio proprio volume d’affari, devono provvedere mensilmente alla presentazione degli elenchi riepilogativi INTRASTAT delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, sono tenute a farlo entro oggi per via telematica. Un vero peccato che oggi il sito web di riferimento dell’Agenzia delle Dogane risulti irraggiungibile.

La causa – secondo quanto riferisce l’agenzia AGI – è riconducibile a problemi tecnici della Sogei (società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze):

“A causa di problemi tecnici della Sogei al momento non e’ possibile accedere al sito Internet dell’Agenzia ne’ chiamare il call center. Per lo stesso motivo l’attivita’ di assistenza degli uffici locali e’ fortemente limitata. La Sogei ha assicurato all’Agenzia delle Entrate che risolvera’ il problema quanto prima. Sara’ cura dell’Agenzia delle Entrate informare i cittadini della ripresa dei servizi”

Se è vero che un’azienda non deve attendere l’ultimo minuto per attuare un adempimento fiscale, è altrettanto vero che il servizio telematico che lo veicola dovrebbe essere disponibile anche all’ultimo minuto. In ogni caso, vista l’indisponibilità dovuta a problemi tecnici, la scadenza è stata rinviata a domani. Con l’auspicio che il sistema funzioni.

PS: i problemi sembrano essere estesi e interessare anche le piattaforme legali di gioco online.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2013 in news, PA

 

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Parbuckling project, il sito web resta a galla

ParbucklingSitoWeb

In questi giorni i media ci stanno facendo prendere confidenza con il termine parbuckling, tuttora sconosciuto a molti traduttori automatici, che un tempo indicava generalmente un metodo per spostare – per rotolamento – barili di generi alimentari. Un’operazione che, graficamente, può essere spiegata con questi due esempi:

Parbuckle             Parbuckle2

Questo termine conquista gli onori della cronaca perché è stato utilizzato per indicare, per analogia dinamica, tutte le operazioni legate al complesso riassetto verticale della Costa Concordia. E chissà che miriade di contatti sta registrando The parbuckling project, il portale web realizzato da Costa Crociere SpA per fornire informazioni e aggiornamenti sul progetto.

Quando è accessibile, il sito si presenta con questi contenuti:

ParbucklingSitoWeb

Considerando l’eccezionalità dell’operazione, è verosimile pensare che attiri l’attenzione di molte persone. E che il sito possa presentare il messaggio che riproduco all’inizio di questo post.

 

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2013 in News da Internet

 

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Comunicazione criptate? Non per tutti

openlock

La NSA (National Security Agency, l’agenzia americana per la Sicurezza Nazionale) e il GCHQ (Government Communications Head Quarter, l’ente britannico per la sicurezza nelle comunicazioni) sono in grado di acquisire informazioni dai sistemi di comunicazione anche quando i dati sono criptati.

E’ quanto riportato ieri da GuardianNew York Times e Pro Publica, citando ancora una volta Edward Snowden come fonte. Significa che queste organizzazioni di intelligence sono in grado di aggirare le soluzioni di crittografia, e di questo forse non dovremmo stupirci, visto il tipo di attività che svolgono le agenzie e – soprattutto – alla luce di quanto è emerso negli ultimi mesi.

La cosa che tuttavia può risultare più inquietante è il programma di collaborazione che NSA ha sviluppato con alcune grandi aziende d’oltreoceano che si occupano di tecnologia. Nell’ambito di questo programma, a quanto pare, è prevista una partecipazione – più o meno attiva – al progesso di progettazione e sviluppo dei prodotti, allo scopo di conoscere (o inserire ad hoc?) backdoor e punti deboli nei sistemi di cifratura, per poterli poi sfruttare e accedere alle informazioni protette dagli stessi sistemi. La stessa agenzia, negli ultimi anni, avrebbe inoltre operato affinché, nella stesura dei protocolli di comunicazione e delle regole di cifratura utilizzate come standard a livello internazionale, venissero inserite vulnerabilità appositamente studiate per agevolare operazioni di intelligence.

Non c’è scampo dunque? Non è esattamente così: se riteniamo attendibili le dichiarazioni finora rilasciate da Snowden, le possibilità di accesso non sono infinite e la NSA non ha conoscenza totale di tutti i sistemi di sicurezza. Un primo fatto certo, però, è che non tutte le informazioni che circolano al mondo sono interessanti e, quindi, non è detto che tutto sia suscettibile di intercettazione (quindi non temete che la mail innocentemente spedita all’amico possa essere utilizzata contro di voi). Un secondo fatto certo è che le novità su questo argomento non sono finite. Un terzo fatto certo – in realtà il più importante, da non dimenticare mai – è che, nel mondo digitale, non esiste la sicurezza assoluta al 100% che la segretezza di un’informazione non possa essere violata.

 
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Pubblicato da su 6 settembre 2013 in comunicazione, Internet, istituzioni, Mondo, news, privacy, security, TLC

 

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Amazon Post

WashingtonPostBezos

“Il dovere del giornale resterà quello di rispettare i suoi lettori, e non gli interessi privati ​​dei suoi proprietari. Noi continueremo a seguire la verità ovunque porti, e lavoreremo sodo per non commettere errori. Quando accadrà, ce ne assumeremo totalmente la responsabilità”

E’ quanto scrive Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, in una lettera ai collaboratori del Washington Post, il prestigioso quotidiano che ha appena acquistato per 250 milioni di dollari. L’operazione si aggiunge all’acquisizione di Business Insider dello scorso aprile ed è stata condotta da Bezos a titolo personale, ossia non attraverso Amazon. Nella sua inedita veste di editore, il nuovo proprietario ha manifestato l’intenzione di mantenere vertici e organico attuali, ma questo non preclude evoluzioni importanti, che riguarderanno il Washington Post come il mondo dell’editoria:

“Internet sta trasformando praticamente ogni settore nel business dell’informazione, abbreviandone i tempi, erodendone fonti di reddito a lungo affidabili, e consentendo nuove forme di concorrenza, alcune delle quali riducono o abbattono i costi di raccolta delle informazioni. Non c’è una mappa con le strade da seguire, e tracciare un nuovo percorso non sarà facile. Avremo bisogno di inventare, che significa che avremo bisogno di sperimentare”.

Che, a sua volta, significa grandi novità all’orizzonte.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2013 in comunicazione, Internet, media

 

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Riassunto delle bufale precedenti

Riassunto delle BUFALE ricevute – dall’inizio del 2013 fino ad oggi – via mail, social network o sistemi di messaggistica vari. L’obiettivo di questo post è proporre un condono tombale: so benissimo che continuerò a riceverne. Ma chiudiamo almeno il capitolo di queste, che sono trite e ritrite! Naturalmente aggiornerò il post con segnalazioni di bufale che ho rimosso, più o meno consapevolmente…

Di seguito, i messaggi-bufala che si rincorrono in rete:

  • Non accettate richieste di amicizia da (nomi vari)! Stanno Cercando di accedere Alle foto dei Bambini. Copia e incolla sulla tua bacheca! URGENTISSIMO….fate girareeeeeee…Grazie fate girare e anche in fretta. Cestinatelo e seguite il buon senso: accettate amicizie da chi conoscete.
  • 1374668117742_polonord[1]Foto di un “lago” formatosi a luglio al Polo Nord che testimonierebbe il riscaldamento globale. Piccolo particolare: la foto non è stata scattata al polo, ma  a 600 km più a sud. In quella zona il ghiaccio si scioglie e si riforma continuamente. Basta controllare le webcam sul posto. Si potrà capire, inoltre, che le dimensioni del “lago” sono ben più ridotte di quanto l’effetto ottico potrebbe mostrare (e la profondità è poco più di mezzo metro).
  • In fondo ai tubetti di dentifricio c’è una barra colorata che permetterebbe di capire se si tratta di prodotti “naturali” o “chimici”. COLORIIII-900x450[1]La barra colorata esiste (non sempre), ma in realtà viene utilizzata negli impianti automatizzati di confezionamento, per capire dove tagliare e sigillare ogni tubetto.
  • Il latte invenduto confezionato nei tetra-pak potrebbe essere ritrattato (ribollito) e rimesso in vendita perché la legge lo consentirebbe, e i numeri stampati sul fondo della confezione testimonierebbero i cicli di ribollitura. latte-tetrapak[1]Peccato solo che la legge non lo consenta affatto: se lo ribollite come descrivono nella bufala, il latte cambia colore (dal giallo al marrone). I numerini stampati sul fondo? Contraddistinguono solo la bobina dell’imballaggio utilizzata per il confezionamento.
  • Video dei Vescovi che ritraggono la mano per nonstringerla al Papa (emerito) Benedetto XVI. In realtà il video in versione integrale mostra (dal minuto 5:00) il presidente tedesco che tende la mano per presentare i ministri al Papa , quindi in questo momento della presentazione formale tocca ai ministri stringere la mano al pontefice (mentre in un altro momento il Papa passa davanti ai Vescovi per presentare loro il presidente tedesco, ed è a lui che questi dovevano stringere la mano, non certo al pontefice).
 
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Pubblicato da su 5 agosto 2013 in truffe&bufale

 

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Stretta su web?

Infine, il capitolo sicurezza, con il potenziamento della legge Mancino. In particolare, la stretta dovrebbe riguardare l’uso di Internet per la propagazione virale di odio razziale e istigazione alle discriminazioni. 

Questa frase conclude un articolo pubblicato oggi su La Stampa anticipando il piano anti razzismo che verrà presentato oggi dal Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, che promuove un’iniziativa che merita il massimo appoggio, ma che sarebbe opportuno non avesse conseguenze superflue. Il titolo dell’articolo recita: Stretta su web e caporalato – E nel piano Kyenge anche scuole d’italiano per migranti

Mi spiego meglio: non capisco perché molte persone siano convinte che l’applicazione delle leggi già esistenti non riguardi Internet. Prendiamo ad esempio proprio la Legge Mancino, senza entrare nel merito dei dibattiti legati alla sua possibile incostituzionalità e osservandone solo l’ambito di applicazione, dato che si parla addirittura di un suo possibile potenziamento. All’articolo 1 si legge che

[...] è punito:
a) con la reclusione sino a tre anni chi  diffonde  in  qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale  o  etnico, ovvero incita a commettere o commette  atti  di  discriminazione  per motiv razziali, etnici, nazionali o religiosi;

“In qualsiasi modo”. E’ reato farlo con scritte sui muri, urlandolo per strada o in una trasmissione televisiva, pubblicandolo su un giornale o su un sito web.

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
E'  vietata  ogni  organizzazione,  associazione,  movimento  o gruppo avente tra i propri scopi l'incita ento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita', e' punito, per il  solo  fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio' solo,  con  la reclusione da uno a sei anni chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni

L’ articolo 4 punisce e sanziona

chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni

Internet non è un mondo irreale e chi ne fa uso per la propagazione virale di odio razziale e istigazione alle discriminazioni è soggetto alle leggi e alle sanzioni previste per chi lo fa “in qualsiasi modo”. Rintracciare su Internet una persona che pubblica boiate – anche in modo anonimo – è  molto più facile che scovare chi scrive sui muri.

 
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Pubblicato da su 30 luglio 2013 in Internet, media, Mondo, news

 

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Chromecast hai detto?

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Secondo me, questa chiavetta per lo streaming chiamata Chromecast e venduta a 35 dollari potrebbe anche spaccare. Almeno, dove c’è banda abbastanza larga.

Quindi non da noi.

 
3 commenti

Pubblicato da su 24 luglio 2013 in Internet, Tv & WebTV

 

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