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Skullbreaker Challenge? No, grazie!

Una nuova “sfida” per ragazzi si propaga attraverso i social network, ma è di quelle da evitare: si chiama Skullbreaker Challenge (nata in sudamerica come rompecráneos
e anche tradotta in italiano come spaccatesta o rompicranio), è stata veicolata da alcuni video su Tik Tok ed è meglio non sottovalutarla o ignorarla, ma saperne di più perché – per dirlo con le parole di una vecchia pubblicità progresso – “se la conosci, la eviti”.

La sfida prevede che due ragazzi, complici tra loro, individuino un terzo ragazzo, che sarà la loro vittima. Lo invitano a giocare e si mettono al suo fianco, con la vittima che rimane in mezzo a loro. Iniziano a saltare, a turno. Quando per chi è in mezzo è il momento di saltare, i due a fianco lo colpiscono alle gambe facendogli uno sgambetto, il poveretto perde l’equilibrio e cade all’indietro.

Bel gioco da menti bacate!!! Il rischio è di farsi male alla schiena, ma innanzitutto di rompersi la testa. Fate attenzione e passate parola ad amici e conoscenti, genitori o figli che siano. E, soprattutto, rifiutate con decisione l’invito a partecipare a questa stupidaggine!

PS: troverete questa notizia nei siti antibufala, che sostanzialmente la certificano come vera. Le uniche bufale riguardano notizie che parlano di alcuni ragazzi che sarebbero morti in seguito a questo “giochetto”, ma sono state smentite. Verissima, invece, è la possibilità di farsi del male, riportando danni anche molto seri.

 
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Pubblicato da su 20 febbraio 2020 in scienza, social network

 

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Quando vi dicono che è colpa di Internet…

itscomplicated[1]

Quando qualcuno indica in Internet e nei social network la causa principale di tematiche serie che riguardano i ragazzi, come bullismo e cyberbullismo, hate speech (i cosiddetti discorsi d’odio con cui si manifesta intolleranza e odio verso una persona o un gruppo sociale in base a razza, etnia, religione, l’orientamento sessuale o quello politico, identità di genere o altre particolari condizioni fisiche o sociali) e altre problematiche, suggeritegli la lettura del libro It’s complicated di Danah Boyd (potete acquistarlo, o scaricarlo dal sito danah.org), che documenta una ricerca lunghissima (iniziata nel 2005 e conclusa nel 2012) sulle vite connesse di molti ragazzi e le spiega agli adulti.

Il titolo è perfetto: It’ complicated, è complicato, perché affrontare queste problematiche non è affatto semplice e individuare il colpevole in uno strumento tecnologico è facile. Ed è sbagliato. Perché una tecnologia non intacca problematiche sociali e culturali.

 
Commenti disabilitati su Quando vi dicono che è colpa di Internet…

Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in Internet, ricerche

 

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