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Bip Mobile, fine delle comunicazioni?

Tanti auguri di buon anno a tutti e un messaggio di solidarietà ai titolari delle 220mila utenze Bip Mobile rimaste mute in queste festività natalizie (e con la possibilità di non essere più riattivate, stando a quanto riferisce la stampa).

Quando Bip Mobile è stata presentata (luglio 2012) avevo manifestato scetticismo: gli obiettivi dichiarati dall’azienda fondata da Fabrizio Bona apparivano troppo ambiziosi (“un milione di clienti entro l’estate 2013” era esorbitante, ma anche quello di 700mila clienti necessari a raggiungere il break-even point era un goal molto difficile) e le condizioni del mercato non erano favorevoli (non lo sono nemmeno ora). Purtroppo le notizie di questi giorni sembrano riportare la naturale evoluzione di un business nato in condizioni difficili e ora, per chi ha un numero telefonico di Bip Mobile, potrebbe essere difficoltoso anche recuperarlo per migrarlo ad un altro operatore mobile.

Se poi – leggo da Max – venissero confermate le indiscrezioni che parlano di Fabrizio Bona in volo verso la direzione generale di Alitalia, le prospettive peggiorerebbero ulteriormente.

AGGIORNAMENTO: Oggi il Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato un articolo di Alessandro Longo che rivela come Bona, in realtà, sia uscito da Bip Mobile (per approdare davvero ad Alitalia) già subito dopo l’estate, deluso e amareggiato per la situazione in cui versa il mercato delle telecomunicazioni e le difficoltà incontrate da Bip Mobile nella sua veste di operatore alternativo.
Così sembrava, così è stato.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2014 in cellulari & smartphone, telefonia, TLC

 

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“Destinazione Italia”, voucher e bonus

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Mentre media e osservatori più o meno qualificati ci parlano di webtax e altri argomenti su cui sarebbe bene riflettere prima di esprimere giudizi definitivi, non sarebbe male leggere il decreto Destinazione Italia e capire qualcosa di più nelle sezione in cui parla di digitalizzazione delle imprese, perché ci sono alcuni aspetti interessanti da approfondire.

Gli argomenti sono almeno due: non solo il famoso voucher (fino a 10mila euro per azienda) per l’acquisto di software, ma soprattutto il digital bonus, un’agevolazione che si traduce nella detraibilità del 65% (fino a un massimo di 20mila euro) di quanto sostenuto dall’impresa per l’adozione di connessioni Internet ad alta velocità (almeno 30 Mpbs) per PMI e consorzi nati da reti di piccole e medie imprese (si parla quindi di organizzazioni con meno di 250 dipendenti e fatturato annuo fino a 50 milioni di euro).

Con la speranza che il Ministero dello Sviluppo economico definisca quanto prima – con apposito decreto – con quali modalità sarà possibile usufruire delle detrazioni, quale documentazione dovrà essere presentata e se, per il loro calcolo, dovranno essere considerati solo gli investimenti (realizzazione dell’infrastruttura di collegamento) o anche i costi di connettività (canoni da corrispondere al provider).

Stay tuned!

 

 
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Pubblicato da su 16 dicembre 2013 in news

 

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Google è un grande “follower”

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Chi ha un account Google e lo utilizza sul proprio smartphone Android gradirà conoscere questo interessante giochino: si chiama Location History (Cronologia delle posizioni), una soluzione utilizzata da Google per tracciare e registrare gli spostamenti di un utente. Per chi si ricorda di Google Latitude (lanciato nel 2009), nulla di nuovo. Ma tenendo presente che questo servizio esiste da oltre un paio d’anni e può essere attivato o disattivato liberamente dall’utente, sarebbe interessante sapere quanti utenti lo hanno attivo sul proprio account e – soprattutto – se ne sono consapevoli.

Alla pagina https://maps.google.com/locationhistory/b/0/ l’utente può visualizzare – giorno per giorno – la mappa dei propri spostamenti e gestire l’eventuale cancellazione della cronologia, o l’esportazione degli itinerari giornalieri in file formato KML, leggibili da Google Earth. Nella dashboard del servizio l’utente può trovare tutte le statistiche al riguardo che, pur essendo approssimative, espongono un elevato numero di informazioni, raccolte attraverso una serie di fonti: innanzitutto GPS, WiFi e Cell-ID, ma non solo:

Altri sensori disponibili del dispositivo, ad esempio l’accelerometro, la bussola, il giroscopio e il barometro, vengono inoltre utilizzati per migliorare l’esperienza complessiva di identificazione della posizione. Ciò comprende, tra l’altro, l’incremento della durata della batteria e il miglioramento della precisione della posizione.

 

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2013 in privacy, security

 

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Punti di (s)vista

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Nelson Mandela è scomparso e qualcuno ha cominciato a non capirci più nulla.

Poi il termine Padre dell’apartheid è stato corretto in Padre del Sudafrica e – con una mossa a cui il lettore non è abituato – hanno anche chiesto scusa.

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Pubblicato da su 6 dicembre 2013 in news

 

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Trova l’intruso

SardegnaEmergenzaConSconto

Io concordo sulla necessità di veicolare un messaggio di solidarietà e di richiesta d’aiuto in tutte le forme possibili e immaginabili, ma credo ugualmente che ci sia un errore…

 
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Pubblicato da su 5 dicembre 2013 in e-commerce

 

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Un codice nucleare insospettabile

Minuteman

Quanto è sicura la password 00000000 (otto zeri)? Per nulla sicura, sembra uno di quei PIN predefiniti per sbloccare funzioni di un dispositivo qualunque (come 0000, 1234, 9999, eccetera). Eppure – riferisce Today I Found Out – nel periodo della Guerra Fredda e per almeno quindici anni (dal 1962 al 1977), quel codice è stato la password necessaria a sbloccare il lancio di cinquanta Minuteman, missili balistici intercontinentali con testata nucleare utilizzati dall’esercito USA per colpire bersagli distanti anche migliaia di km.

Il 1962 è l’anno in cui JFK firmò il National Security Action Memorandum 160, provvedimento che stabiliva che ogni arma nucleare utilizzata degli USA dovesse essere dotata di un PAL (Permissive Action Link), un piccolo dispositivo di blocco con un codice di sicurezza, un lucchetto blindato che potesse essere sbloccato, in caso di necessità estrema, solo dall’autorità competente. La presenza di questi missili in Paesi alleati al di fuori degli Stati Uniti costituiva una preoccupazione e il PAL sembrava la giusta misura di sicurezza per evitare utilizzi indesiderati e indebiti, in quanto era considerato particolarmente sicuro e pressoché impossibile da forzare.

Talmente sicuro che allo Strategic Air Command, allergici alle disposizioni impartite da Robert McNamara (segretario alla Difesa ai tempi della presidenza Kennedy), non appena questi lasciò l’incarico resettarono tutti i PAL  impostando su ognuno il codice 00000000, rendendo così inutile l’attesa di una conferma presidenziale. Il codice fu impostato correttamente solo nel 1977, dopo che Bruce Blair rivelò al mondo questa incongruenza e il conflitto tra norme di sicurezza e necessità belliche (i militari incaricati al presidio dei missili, in caso di guerra nucleare, sarebbero stati impossibilitati a lanciare i missili qualora non avessero potuto contattare nessuno all’esterno.

 

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2013 in news, security

 

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Occhielli alla frutta

TentataFrutta

Questa è online da ieri.

Prima di pubblicare qualunque notizia, è fondamentale rileggerne tutti gli elementi (titolo, occhiello, testo, didascalie, eccetera). Quando una notizia è importante, perché tratta un argomento serio e molto discusso, andrebbe riletta da almeno due persone in grado di leggere.

 
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Pubblicato da su 3 dicembre 2013 in news

 

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A mezzo drone

AmazonPrimeAir

Il progetto varato da Amazon per la consegna a domicilio di pacchetti di piccole dimensioni a mezzo drone (in questo caso un quadricottero) mi sembra un ottimo messaggio minatorio da trasmettere a spedizionieri e corrieri espresso, per spingerli a migliorare la qualità dei servizi offerti.

 
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Pubblicato da su 2 dicembre 2013 in news

 

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25 novembre, black-out dell’Agenzia delle Dogane

blackouttrasmissioni

Nella giornata di oggi, 25 novembre, cade una scadenza fiscale: le aziende che, in funzione del proprio proprio volume d’affari, devono provvedere mensilmente alla presentazione degli elenchi riepilogativi INTRASTAT delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, sono tenute a farlo entro oggi per via telematica. Un vero peccato che oggi il sito web di riferimento dell’Agenzia delle Dogane risulti irraggiungibile.

La causa – secondo quanto riferisce l’agenzia AGI – è riconducibile a problemi tecnici della Sogei (società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze):

“A causa di problemi tecnici della Sogei al momento non e’ possibile accedere al sito Internet dell’Agenzia ne’ chiamare il call center. Per lo stesso motivo l’attivita’ di assistenza degli uffici locali e’ fortemente limitata. La Sogei ha assicurato all’Agenzia delle Entrate che risolvera’ il problema quanto prima. Sara’ cura dell’Agenzia delle Entrate informare i cittadini della ripresa dei servizi”

Se è vero che un’azienda non deve attendere l’ultimo minuto per attuare un adempimento fiscale, è altrettanto vero che il servizio telematico che lo veicola dovrebbe essere disponibile anche all’ultimo minuto. In ogni caso, vista l’indisponibilità dovuta a problemi tecnici, la scadenza è stata rinviata a domani. Con l’auspicio che il sistema funzioni.

PS: i problemi sembrano essere estesi e interessare anche le piattaforme legali di gioco online.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2013 in news, PA

 

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PagineBianche, 199 euro per non rimanere “in mezzo alle case”

elencotelefonico

Oggi sono stato contattato da un’operatrice molto cortese – Ilona, dall’Albania – per conto di PagineBianche. Il suo scopo dichiarato inizialmente era quello di verificare i dati aziendali per il loro corretto inserimento sul nuovo elenco telefonico, perché

Da quest’anno le aziende non saranno più inserite insieme agli utenti privati e ai numeri di casa. Inoltre il nome dell’azienda sarà visibile sui motori di ricerca internet perché siamo partner di Google.

Contenendo la mia usuale diffidenza in questi casi, investo un minuto per rispondere alle domande con cui mi viene chiesta conferma dei dati aziendali. Al termine, l’operatrice ripete tutto quanto onde evitare fraintendimenti. Solo a fine riepilogo mi informa del fatto che l’inserimento dei dati aziendali – in una modalità distinta da quella delle utenze domestiche private – comporta un investimento di 199 euro, da sostenere “solamente per il primo anno”. Segue un garbato e civile dialogo chiarificatore, che parte dal presupposto che la cosa non è interessante per l’azienda (mi spiace per il business di PagineBianche – PagineGialle, ma sono anni che ricevo gli elenchi e li lascio nella loro pellicola di cellophane):

No, non sono interessato a fare questo investimento.

Ma infatti, l’investimento di 199 euro lo farà solo quest’anno ed è a costo zero perché lo può scaricare interamente

La ringrazio per le informazioni, ma non intendo farlo.

Ma infatti, la sua azienda che ha la partita IVA deve fare per forza questo investimento, così comparirà nell’elenco.

Nessuno deve fare per forza questo investimento. Non pagherò questi 199 euro e il nome dell’azienda sarà comunque presente nell’elenco, anche se con un aspetto diverso da quello che mi proponete. Non è così?

Sì, ma finirà in mezzo agli indirizzi delle case non nella sua categoria. I suoi clienti non la troveranno.

La troveranno. La ringrazio per le informazioni, non intendo pagare i 199 euro perché il servizio non mi interessa.

Ma infatti, non la troveranno perché cercheranno l’azienda e la troveranno in mezzo alle case. Vuole rinunciare?

Come le ho detto, non sono interessato al servizio.

Allora il nome della sua azienda non sarà nell’elenco sotto la categoria giusta.

Grazie. Buon lavoro.

Grazie. Arrivederci.

L’attività di raccogliere inserzioni pubblicitarie da parte di PagineBianche è più che legittima e molte aziende possono ritenere che valga la pena investire denaro per comparire nell’elenco in modo più evidente. All’azienda in cui ho ricevuto questa telefonata, però, un’inserzione di quel tipo non comporta alcun valore aggiunto, quindi si rivelerebbe una spesa inutile. Non trovo corretto e trasparente l’approccio utilizzato dall’operatrice che, seppur con molta gentilezza, si rivolge all’azienda parlando prima della necessità di una conferma dei dati in vista della pubblicazione del nuovo elenco telefonico e solo alla fine della conversazione informa che si tratta di un inserimento categorico a pagamento.

Se avete un’attività e ricevete una telefonata di questo tipo, prima di accettare o rifiutare ricordate innanzitutto che non siete assolutamente obbligati a pagare 199 euro per comparire in elenco. Accettate solo se pensate che la vostra attività possa trarre beneficio da un’inserzione pubblicitaria sull’elenco telefonico. E comunque ricordate che il nome non sparirà dall’elenco: rimarrà in mezzo alle case.

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2013 in news

 

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Google Wallet Card, la carta di debito

GWallet

Debutta negli Stati Uniti la Google Wallet Card, cioè la declinazione fisica di Google Wallet, il portafoglio elettronico del webcolosso di Mountain View.

Con Google Wallet oggi è già possibile fare acquisti attraverso un’apposita app per smartphone. La Google Wallet Card estende il sistema con una carta di debito prepagata, che potrà essere utilizzata per prelevare contanti agli sportelli ATM, esattamente come una carta bancomat, e pagare gli acquisti nei punti vendita legati al circuito MasterCard.

Quali sono i requisiti per averne una? Oltre a quello territoriale (al momento è disponibile solo negli USA), è necessario avere un account Google

Questa novità serve a Google per conseguire un obiettivo strategico: fare da propulsore al servizio Google Wallet (che ad oggi conta un numero di iscritti sotto le aspettative), per allargarne il mercato ed ampliare le proprie possibilità di profilazione degli utenti, che utilizzando il servizio alimenteranno un ricco database con tutte le informazioni relative alle transazioni effettuate (nome acquirente, nome venditore, oggetto acquistato, valore della spesa), che porterà l’azienda a raffinare ulteriormente la propria mira nelle attività di raccolta pubblicitaria.

 

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2013 in news

 

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Winamp, fine

winamp

Su Winamp.com si legge l’annuncio dell’imminente scomparsa del popolare player:

Winamp.com and associated web services will no longer be available past December 20, 2013. Additionally, Winamp Media players will no longer be available for download. Please download the latest version before that date. See release notes for latest improvements to this last release.
Thanks for supporting the Winamp community for over 15 years.

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2013 in media, Mondo

 

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Strumenti da utilizzare bene: #AllertaMeteoSAR, #ForzaSardegna, #AiutoSardegna

AllertaMeteoSardegna

 

Quando qualcuno vi dice che Twitter non serve a niente, mostrategli tutte le informazioni e lo spiegamento di risorse scatenate dalla diffusione di hashtag come #AllertaMeteoSAR, #ForzaSardegna, oppure #AiutoSardegna.

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2013 in news

 

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Dicono sia arte


Ps4burning

Quanto resiste una PlayStation 4 in un forno a microonde prima di prendere fuoco? E’ la bizzarra domanda che si è posto – e a cui ha anche risposto – l’autodefinitosi “professional microwaver” Kenny Irwin, che ha pensato bene di prendere una PS4 nuova di zecca (ha esordito sul mercato venerdì scorso) e cuocerla a microonde per trasformarla in un’opera d’arte (secondo lui).

Irwin è un esperto di questo tipo di permormance, essendosi già cimentato in imprese analoghe con altre console (una Nintendo 2DS, una Wii U, una 3DS, e una Xbox 360). Per questa sua ultima opera d’arte viene chiesta la ragguardevole cifra di 11.151,30 dollari.

Dal mio punto di vista se ne può fare a meno.

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2013 in news

 

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Risposte concrete

renziparmigianopesceTra l’altro – dal mio punto di vista – “Sul pesce no parmigiano” più che una regola generale è un pregiudizio.

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2013 in social network

 

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