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POS obbligatorio, alcuni chiarimenti

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Il 30 giugno è arrivato, ma restano i dubbi legati all’introduzione dell’obbligo di accettazione dei pagamenti con carta di debito tramite POS, che scatta appunto da domani, per commercianti, professionisti e artigiani, per importi superiori ai 30 euro.

In sintesi: da domani, per tali importi (da Eur 30,01 in su), il cliente di un attività commerciale, di un artigiano (anche un riparatore di elettrodomestici), di un professionista o di un’impresa avrà la possibilità di chiedere di effettuare il pagamento con carta di debito, come la tessera bancomat, che comporta l’adozione di un POS. Nella formulazione iniziale (poi modificata) la legge prevedeva questo onere per chi aveva un fatturato annuo superiore ai 200mila euro, ma ora non esistono più soglie minime.

In realtà non esiste l’obbligo di pagare con bancomat tramite POS ogni importo superiore di 30 euro: per essere precisi, la legge impone di accettare pagamenti di questo tipo se il cliente lo richiede. Ma se il cliente non lo chiede ed è disponibile a pagare in altro modo, non esiste alcun problema. La legge consente ancora pagamenti in contanti fino ad importi pari a 999,99 euro.

Fermo restando il principio secondo il quale il cliente deve sempre avere la possibilità di scegliere come pagare, è opportuno che sia debitamente informato delle modalità di pagamento disponibili prima che l’obbligazione si costituisca. Più o meno come quando, entrando in un ristorante, l’avventore vede sulla porta di ingresso le indicazioni sulle carte di credito o di debito accettate nel locale. Si tratta di un’informativa molto essenziale, ma chiarificatrice. Se vede il logo del bancomat o della propria carta di credito ha la certezza he quei determinati strumenti di pagamento siano accettati.

Tuttavia, chi non si dota di POS non incorre in alcuna sanzione, perché al momento la Legge non le prevede. Naturalmente il debito del cliente deve sempre essere saldato (nessuna legge lo esclude), ma se il cliente pretendesse di pagare con carta di debito (o non avesse altra possibilità in quanto perché sprovvisto di contanti), la conseguenza sarebbe un caso di mora del creditore (impossibile chiedere interessi per il pagamento effettuato in ritardo). 

Il problema di adozione del POS non è tanto tecnico – sul mercato esistono soluzioni di POS fisso e mobile offerte da compagnie telefoniche e istituti bancari – quanto economico. La gestione degli incassi tramite POS, soprattutto nel nostro Paese e non altrove, ha un costo rilevante a causa dei costi di attivazione, delle commissioni mensili e di quelle applicate su ogni transazione (al netto dei costi di comunicazione: le transazioni vengono veicolate da chiamate telefoniche). Il nuovo obbligo entra quindi in vigore incompleto, dopo una gestazione supplementare di due anni, durante i quali nessuno ha pensato ad una ragionevole rivoluzione di questi servizi, ad una regolamentazione oculata delle tariffe e – soprattutto – ad emanare un provvedimento completo e privo di lacune strutturali.

 

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2014 in news

 

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Google Wallet Card, la carta di debito

GWallet

Debutta negli Stati Uniti la Google Wallet Card, cioè la declinazione fisica di Google Wallet, il portafoglio elettronico del webcolosso di Mountain View.

Con Google Wallet oggi è già possibile fare acquisti attraverso un’apposita app per smartphone. La Google Wallet Card estende il sistema con una carta di debito prepagata, che potrà essere utilizzata per prelevare contanti agli sportelli ATM, esattamente come una carta bancomat, e pagare gli acquisti nei punti vendita legati al circuito MasterCard.

Quali sono i requisiti per averne una? Oltre a quello territoriale (al momento è disponibile solo negli USA), è necessario avere un account Google

Questa novità serve a Google per conseguire un obiettivo strategico: fare da propulsore al servizio Google Wallet (che ad oggi conta un numero di iscritti sotto le aspettative), per allargarne il mercato ed ampliare le proprie possibilità di profilazione degli utenti, che utilizzando il servizio alimenteranno un ricco database con tutte le informazioni relative alle transazioni effettuate (nome acquirente, nome venditore, oggetto acquistato, valore della spesa), che porterà l’azienda a raffinare ulteriormente la propria mira nelle attività di raccolta pubblicitaria.

 

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2013 in news

 

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