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Piovono motori (di ricerca)

quag-logo-beta

Mettendo insieme query e tag, un manipolo di sviluppatori ha creato Quag, piattaforma social che integra le funzionalità di due motori di ricerca – Google e Bing – per consentire all’utente (che può iscriversi e pubblicare un proprio profilo) di effettuare ricerche su web ed ottenere “gli stessi risultati generati da questi due motori (salvo piccole differenze dovute alla personalizzazione dei risultati)”.

Online in versione beta, ad ogni ricerca Quag fornisce una serie di risultati e segnala all’utente ricerche analoghe effettuate da altri utenti (anche attraverso un add-on per Chrome e Firefox, realizzato per integrare le funzioni di Quag nella barra laterale di Google). In pratica si tratta di una soluzione di search-sharing, con un’attenzione dichiarata alle tematiche relative alla privacy.

Dopo la pubblicazione di istella, si tratta di un altro interessante contributo made in Italy al mondo delle ricerche su web e al social networking, da osservare con attenzione.

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2013 in Internet, motori, social network

 

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Google prende nota

Nel portfolio di Google mancava un servizio come Evernote, per prendere appunti e  salvarseli come promemoria. Adesso c’è Google Keep, disponibile in versione per browser e come applicazione per Android (e non per altri smartphone, almeno al momento), ma solo a partire dalla versione 4.0.3 del sistema operativo.

Più spartano di Evernote, Keep offre all’utente un foglio su cui scrivere il titolo e contenuti della nota, in cui è possibile inserire un’immagine e assegnare un colore (un po’ come usare un post-it giallo, rosa, verde, eccetera). Rispetto alla versione browser, l’app permette in più la dettatura della nota. Selezionando “fine”, la nota viene salvata via Google Drive, rimanendo quindi legata all’account Google dell’utente, e lasciando supporre la possibilità che presto sia possibile integrare e condividere i contenuti delle note con altre applicazioni Google (quindi, attenzione).

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2013 in cloud, Internet

 

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L’istella del web italiano

istellaDevo ancora farmi un’idea di istella, nuovo motore di ricerca italiano lanciato da Tiscali. Al momento – nel dubbio – esprimo cauto ottimismo, trovando apprezzabilissimo che questo nuovo motore di ricerca non cataloghi, ne’ tracci gli utenti. Google lo fa, anzi fonda il proprio business proprio su queste attività, minando pesantemente la privacy di ognuno. Per questo motivo condivido l’osservazione scritta ieri da Marco sul New Blog Times: “se il buon giorno si vede dal mattino direi che istella (…) sia pronto per iniziare un riscatto tutto italiano”.

L’inizio è decisamente più promettente di quello di Volunia, ma per capirne il valore sarà necessario comprenderne bene anche il modello di business:  «Venderemo la pubblicità e le parole chiave, ma potremo anche stringere accordi con le pubbliche amministrazioni e con gli editori», ha dichiarato Renato Soru, precisando “Vorremmo confrontarci, a livello di tecnologia, con i giornali e con i loro editori. Istella si propone di servire le testate che usano i motori di ricerca per il quotidiano lavoro redazionale. Speriamo di attivare una proficua sinergia”.

In ogni caso, un’informazione utile a chi tiene con particolare attenzione alla propria privacy: la procedura di registrazione può avvenire inserendo i propri dati, oppure connettendosi tramite un account Facebook. Ovviamente questa connessione prevede una condivisione di informazioni, è sempre bene esserne consapevoli.

 
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Pubblicato da su 20 marzo 2013 in motori, News da Internet, tecnologia

 

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20 marzo, Giornata Internazionale della Felicità

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Oggi, 20 Marzo 2013, si celebra la prima Giornata Internazionale della Felicità, deliberata dall’Assemblea generale dell’ONU su proposta del Regno del Bhutan.

Giornate (iniziative) come questa hanno lo scopo dichiarato di sensibilizzare e riflettere su un tema, affinché tutti se lo pongano come obiettivo da perseguire. In quest’ottica, però, a me piacerebbe molto che venisse indetta anche una giornata del rispetto, inteso nel suo complesso.

 
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Pubblicato da su 20 marzo 2013 in news

 

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Fumata bianca… anche dalle campane!?

HabemusPapam

Alle 20.00 di oggi, Corriere.it pubblica il video della fumata bianca che preannuncia l’elezione di papa Francesco. Nella didascalia, scrive:

Alle 19.06 fumata bianca dal comignolo sulla Cappella Sistina, e dai fedeli radunati in Piazza San Pietro si è levato un boato di gioia, mentre le campane della basilica hanno cominciato a fumare.

Ah, la fretta!

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2013 in media, news

 

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DouglasAdamsL’omaggio che Google dedica oggi a Douglas Adams (chi non sapesse di cosa si sta parlando può partire dalla Guida galattica per gli autostoppisti)

 
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Pubblicato da su 11 marzo 2013 in Life, Mondo

 

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Anche il social business network cresce

LinkedIn200mioA volte qualcuno si dimentica che in Rete non c’è solo Facebook e intanto LinkedIn – social network orientato al mondo business e naturalmente meno affollato della concorrenza generalista – raggiunge i 200 milioni di utenti. E li ringrazia (anche via mail, come è accaduto al sottoscritto).

 

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2013 in business, news, social network

 

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Un’immagine fulminante

PAPA: LA FOTO SIMBOLO DELLA GIORNATA SPIEGATA DALL'AUTORENella serata di lunedì scorso, giorno in cui Benedetto XVI ha annunciato le proprie dimissioni, è stata diffusa un’immagine destinata a diventare la foto simbolo di quel giorno. In un’era in cui è facilissimo realizzare fotomontaggi, molti l’hanno indicata come bufala. Invece è vera. Bravo Alessandro Di Meo.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2013 in news

 

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Un caso di Website Facebook Addiction

errorefacebookconnect

Se un malfunzionamento di Facebook Connect può bloccare mezza Internet – eventualità che si è verificata la scorsa settimana – significa che ci troviamo di fronte ad un problema di dipendenza da Facebook da parte di molti siti web e questo impone una riflessione.

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2013 in Buono a sapersi, Internet

 

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Italia OnLine, rinata da Libero e Matrix

ItaliaOnLine

 

La notizia del ritorno di Italia OnLine fa tornare indietro la memoria di qualche anno. E’ lo stesso nome di un Internet Service Provider nato nel 1994, il cui portale costituì in quegli anni uno dei punti di riferimento per chi iniziava a navigare in Internet in Italia. Si abbreviava con IOL, quasi a richiamare un’italianizzazione del ruolo da protagonista che aveva AOL). Il logo è simile a quello di allora, ma adesso è una realtà ben diversa, molto più strutturata e articolata in varie soluzioni, si occupa di pubblicità e servizi Internet alle imprese, e nel mercato web italiano è alle spalle di Google e Facebook.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2013 in business, Internet

 

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Libero non significa gratis

usafreewifiIl Washington Post nei giorni scorsi ha dato notizia di un progetto, da parte della FCC – (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) per la realizzazione di una Super rete WiFi con copertura nazionale e gratuita, basata su un progetto per l’ampliamento dello spettro utilizzato nel WiFi che sembrerebbe poter convergere con un piano varato per dare ai gestori di telefonia mobile le frequenze TV non assegnate. L’articolo sul Post (che, come scrive Mante in un tweet, in realtà non dice niente), ha scatenato gli entusiasmi da parte della stampa e dela rete, che ne stanno parlando ancora adesso anche in Italia, con termini di paragone con il nostro Paese e con toni che potremmo sostanzialmente sintetizzare con “l’erba del vicino è sempre più verde”. Peccato che nessuno dia risalto alla dichiarazione – sostanzialmente una smentita – data dal portavoce della stessa FCC e raccolta da TechCrunch:

The FCC’s incentive auction proposal, launched in September of last year, would unleash substantial spectrum for licensed uses like 4G LTE. It would also free up unlicensed spectrum for uses including, but not limited to, next generation Wi-Fi. As the demand for mobile broadband continues to grow rapidly, we need to free up significant amounts of spectrum for commercial use, and both licensed and unlicensed spectrum must be part of the solution.

L’obiettivo sarebbe quindi di liberare frequenze per il 4G, la tecnologia broad band LTE utilizzata nelle reti mobili, e si potrebbe liberare spettro senza licenza per altri utilizzi, come il WiFi di prossima generazione, ma non in via esclusiva per quell’impiego. Dal momento che la domanda di banda larga mobile è in aumento, si rende necessario liberare spettro per utilizzi commerciali. E’ questo il significato della dichiarazione.

Tra l’altro, l’articolo del Post potrebbe basare le proprie certezze su un puro fraintendimento del significato della parola free, utilizzata anche da Julius Genachowski, capo della FCC (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) in questa dichiarazione, citata nella notizia:

Freeing up unlicensed spectrum is a vibrantly free-market approach that offers low barriers to entry to innovators developing the technologies of the future and benefits consumers.

Verrebbe da pensare che chi ha scritto l’articolo (ma soprattutto a chi l’ha rilanciato) abbia frainteso o sopravvalutato quel free, che in questo contesto non significa gratis, ma libero. In questa affermazione Genachowski osserva in realtà che liberare spettro non assegnato rappresenta un approccio vivace al libero mercato, che offre una riduzione delle barriere all’ingresso di quegli innovatori che sviluppano le tecnologie del futuro, e avvantaggia i consumatori. Ma il libero mercato è un mercato in cui operano più concorrenti in regime di concorrenza, non ha nulla a che vedere con il tutto gratis.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2013 in cellulari & smartphone, Internet, WiFi

 

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Dell: o la Borsa, o la vita

A man wipes logo of Dell IT firm at CeBIT exhibition centre in Hannover

Pare che Dell sia in procinto di abbandonare Wall Street per tornare nelle mani del fondatore Michael Dell e – soprattutto – del fondo Silver Lake Partners. Nel riacquisto, regolato da un accordo appena sottoscritto che dovrebbe valere 24,4 miliardi di dollari, parteciperà anche Microsoft con una quota di 2 miliardi, concessi a titolo di prestito.

L’operazione, per Michael Dell, dovrebbe rappresentare un’opportunità per lavorare con maggiore autonomia al rilancio dell’azienda, oggi in difficoltà in un mercato sempre più proiettato verso Internet e servizi cloud utilizzati da supporti mobili (smartphone e tablet).

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2013 in business, Mondo, News da Internet

 

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Amazon, un caso di incauta vendita?

logo amazon

Sabato scorso Max butta gli occhi su un’allettante offerta di Amazon.it per la vendita di un Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz, RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner, WebCam, Windows 8 al mirabolante prezzo di 26,17 euro anzichè 499 euro.

Occasione imperdibile o bidone? La prima ipotesi è molto più verosimile della seconda: è vero che su Internet ogni tanto si prendono delle sòle, ma questo può avvenire quando si fanno acquisti su siti web sconosciuti, di dubbia provenienza e con inesistente reputazione, con venditori in malafede che aprono oggi e chiudono domani. Non è certamente il caso di Amazon.it, costola italiana di un’azienda fondata nel 1994, online dal 1995, quotata al mercato azionario dal 15 maggio 1997 (indice NASDAQ) e oggi a capo di un gruppo che comprende anche Alexa InternetA9.com, e Internet Movie Database (IMDb).

Max inoltra l’ordine e come feedback non ottiene una comunicazione che dice “aspetta, verifichiamo il tuo ordine e poi vediamo se confermarlo”, ma ne riceve la conferma via mail che inizia con la frase “Grazie per il tuo ordine“, proveniente dal classico mittente con indirizzo “conferma-ordine@amazon.it”. Questo tipo di conferma è molto importante per chi fa acquisti online e un pioniere come Amazon lo sa bene: da quel momento in poi al cliente non viene richiesta nessuna conferma ulteriore, ne’ qualsivoglia altra azione, per cui a tutti gli effetti consente al cliente di appurare l’avvenuto perfezionamento del contratto.

Incassate le naturali certezze che derivano dalla ricezione di una conferma d’ordine da parte di un’azienda che vanta le referenze descritte sopra, Max segnala con altruismo questa offerta via Facebook e Twitter, dove viene letta da vari amici e follower (il sottoscritto se n’è accorto con notevole ritardo e se ne rammarica), che si avvantaggiano della medesima offerta. Peccato che poi Max – seguito dagli altri amici e follower – il giorno dopo si veda recapitare una mail che spiega:

Il prezzo dell’articolo indicato sul sito era erroneo, pertanto, non abbiamo potuto dare corso alla tua richiesta.  Se volessi riacquistare l’articolo al prezzo corrente, ti invitiamo a effettuare nuovamente l’ordine sul nostro sito. Siamo spiacenti per l’inconveniente e i disagi arrecati.”

Ordini cancellati e offerta aggiornata con prezzo a 646 euro (il listino dichiarato fino al giorno prima diceva 499 euro).

Un momento… ordini cancellati? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Le condizioni di vendita di Amazon.it, al punto 3, effettivamente prevedono quanto segue:

Qualora, a causa di disguidi o altri inconvenienti, il prezzo indicato nel sito dovesse risultare inferiore al prezzo corretto di vendita di un prodotto, ti contatteremo per verificare se desideri egualmente acquistare il prodotto al prezzo corretto. Altrimenti il tuo ordine non potrà essere accettato.

Tenendo presente che c’è stata una conferma (quel “Grazie per il tuo ordine”, non dimentichiamocene), è necessario considerare che quella condizione è fuori legge, almeno in Italia: quando si acquista un articolo ad un certo prezzo esposto, l’acquirente ha il diritto – riconosciuto dalla legge italiana – di acquistarlo a quel prezzo, anche se il venditore dichiara che tale prezzo è errato. In un paio di occasioni è capitato anche a me di far valere questo diritto: si trattava di due acquisti differenti, effettuati in un punto vendita e presso un supermercato, e in entrambi gli episodi il responsabile – intervenuto su mia richiesta – non ha avuto nulla da eccepire e ha accordato l’acquisto al prezzo esposto.

Vale la pena di far valere questo diritto? A mio parere la risposta è assolutamente sì perché – come detto sopra – l’ordine è stato confermato. Accettarne supinamente la cancellazione potrebbe costituire un precedente pericoloso per altri utenti, così come per le aziende che svolgono attività di e-commerce: lo sarebbe per gli utenti  perché renderebbe precaria la tutela dei loro diritti per gli acquisti effettuati via Internet, ma lo sarebbe anche per le aziende, perché episodi come questo potrebbero generare una legittima diffidenza da parte dei consumatori, che da qui in poi potrebbero disertare i negozi online nel timore di incappare in simili inconvenienti.

Non mi sembra rilevante che Amazon abbia sede legale o fiscale all’estero (dove in casi come questo la legislazione potrebbe essere meno favorevole al consumatore), perché l’acquisto è stato effettuato in Italia. Pertanto vale quanto stabilito al punto 14 delle Condizioni generali d’uso e al punto 7 delle Condizioni generali di vendita (entrambe pubblicate in un’apposita pagina del sito di Amazon), che nonostante un’apparenza sfavorevole lasciano aperto più di uno spiraglio (ho applicato il grassetto ad alcuni punti che ritengo significativi):

LEGGE APPLICABILE E FORO COMPETENTE
Le presenti Condizioni Generali d’Uso sono regolate e devono essere interpretate ai sensi delle leggi del Gran Ducato del Lussemburgo ed è espressamente esclusa l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Contratti di Vendita Internazionale di Merci. Accetti, ed accettiamo a nostra volta, di sottostare alla giurisdizione non esclusiva dei Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo. In qualità di consumatore potrai così agire davanti ai Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo o dello Stato membro dell’Unione Europea in cui sei residente o domiciliato per promuovere una controversia in relazione alle presenti Condizioni Generali di Vendita.

Seguiamo il caso, potrebbe avere risvolti interessanti.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2013 in Internet

 

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Sicurezza fa rima con “consapevolezza”

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Avete presente il motivo per cui l’accesso ad un sistema è subordinato all’utilizzo di un nome utente (username) e di una password? E le (ovvie) ragioni per cui queste informazioni devono essere mantenute riservate?

Bene. Ora osservate questo esempio, non recentissimo, ma utile a rendere l’idea. La foto riprodotta qui sopra (click per ingrandire) ritrae il duca di Cambridge – meglio noto come principe William – in una base della RAF ed è stata pubblicata puramente per questioni di immagine. Qui non si nota niente di particolare, anche perché questa risoluzione non è il massimo per i dettagli, ma osservando bene l’immagine, in alto a sinistra c’è un foglietto appeso alla parete. In questo ingrandimento si vede meglio (intanto, meglio metterci delle pecette, va’):

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Sicuramente quei MilFlip Logon Details non apriranno al mondo le porte di importantissimi segreti militari, ma – come si diceva sopra – se esistono credenziali di autenticazione, un motivo c’è. Lo conferma la reazione del ministero della difesa britannico che, dopo averne ricevuto segnalazione, ha provveduto a sbiancare il dettaglio incriminato…

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Pubblicato da su 31 gennaio 2013 in news, security

 

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BlackBerry, la rinascita?

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Nuovi smartphone, nuovo sistema operativo, nuovo marketplace per le app. I vertici di RIM – Research In Motion hanno puntato tutte le loro carte sulla nuova gamma BlackBerry, al punto da utilizzarne il nome per ribattezzare l’azienda.

Il rilancio non è solo di facciata: i nuovi Q10 e Z10 in vendita da domani nel Regno Unito (ma presto nel resto del mondo) hanno un processore Snapdragon dual core da 1,5 GHz, 16 GB di memoria (espandibile fino a 32 GB con scheda Micro SD), display da 4,2 pollici con risoluzione 1280 x 768 pixel, fotocamera anteriore da 2 Megapixel e posteriore da 8 Megapixel, connettività 4G, batteria removibile, porta micro HDMI e tecnologia NFC (che Apple non ha ancora introdotto su iPhone, al contrario di altri concorrenti come Samsung).

Il resto è tutto da vedere. Le premesse sono buone, ma per capire se sarà un successo, aspettiamo i primissimi test drive.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2013 in cellulari & smartphone, news, telefonia, TLC

 

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