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Truffa Bitcoin su Twitter, cos’hanno in comune i profili hackerati?

Cosa hanno in comune Barack Obama, Joe Biden, Bill Gates, Jeff Bezos, Elon Musk, Michael Bloomberg, Kanye West, Kim Karsashian? Dagli account Twitter di questi personaggi – insieme a quelli aziendali di Apple e Uber e moltissimi altri (tra Bitcoin, Coinbase o Binance) – ieri sono apparsi messaggi fasulli e truffaldini, che invitavano i follower a effettuare un pagamenti in Bitcoin con la promessa di vedersi riaccreditare un ammontare raddoppiato. Un’operazione attuata verosimilmente da hacker, che secondo Twitter hanno colpito prima l’account di uno o più dipendenti con credenziali di administrator e quindi con ampie possibilità di accesso a sistemi e strumenti utilizzati internamente per il controllo degli account (dettagli tecnici in un articolo di Joseph Cox su Vice).

Di questo hacking, tecnicamente, si occuperanno Twitter e chi è stato incaricato di indagare (ieri intanto tutti i “profili verificati” sono rimasti bloccati in attesa della messa in sicurezza dei sistemi). Certo, i messaggi truffaldini sono decisamente poco credibili, ma nei grandi numeri di Internet qualche boccalone può sempre cadere in trappola. Io però resto ancora senza risposta alla domanda iniziale: cos’hanno in comune, o meglio perché sono stati scelti, i profili Twitter di quei personaggi e quelle aziende per veicolare quei messaggi?

Oltre all’evidente visibilità data dalla loro popolarità nei campi della politica, del business e dello spettacolo, questi profili potrebbero avere in comune un certo obiettivo politico, non dimentichiamo l’imminenza delle elezioni presidenziali USA. Ma ancora più a monte, non deve sfuggire che questa operazione è stata un “dirottamento” di comunicazioni messo a segno ai danni di personaggi e aziende che, come detto sopra, hanno un’enorme visibilità. E se è stato possibile farlo con loro, chi può escludere che ciò possa avvenire anche per profili istituzionali o governativi, con conseguenze dall’impatto ancor più vasto e pericoloso?

Alla base di tutto, il problema è di Twitter e della dubbia efficacia dei sistemi di sicurezza a tutela degli account, comunque preoccupante, vista la portata delle conseguenze che possono avere queste criticità.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2020 in news

 

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Tutti gli smartphone del Presidente (interessano a Cina e Russia)

Cina e Russia intercettano le telefonate personali del presidente Donald Trump: lo riferisce il New York Times citando fonti coperte da anonimato, ma vicine all’attuale POTUS (the President Of The United States) in quanto suoi collaboratori, attuali e non solo. Le finalità, secondo queste fonti, sarebbero diverse e parallele: mentre l’intercettazione della Russia rientrerebbe nell’attività di intelligence mirata alla sicurezza nazionale, la Cina porrebbe attenzione agli argomenti a cui Trump è interessato per mantenere viva una guerra commerciale con gli Stati Uniti, con la complicità di uomini d’affari cinesi in contatto con il presidente americano e alcune persone di sua fiducia.

Secondo le rivelazioni, Trump ha due iPhone “ufficiali”, che la NSA (National Security Agency) ha opportunamente modificato per limitarne la vulnerabilità, uno per l’account Twitter e uno per le telefonate. Ma dispone anche di un terzo iPhone assolutamente standard, che utilizza perché gli permette di memorizzare i contatti (opzione eliminata sugli altri due apparecchi). Non sarebbe stato necessario fare alcuna attività di hacking sugli smartphone: le intercettazioni riguardano comunque le conversazioni telefoniche che viaggiano sulle reti telefoniche fisse e mobili attraverso infrastrutture con apparati, antenne, cavi.

Altri tempi, in confronto al suo predecessore Barack Obama, che non si era sottratto ai vincoli della sicurezza: con il suo smartphone non poteva telefonare (il microfono era disattivato, così come la fotocamera), riceveva mail solo da un indirizzo riservato e non poteva gestire sms. Per chiamare utilizzava il cellulare di un assistente.

Ma la scarsa dimistichezza dell’attuale presidente per la tecnologia ha un risvolto positivo: l’utilizza della posta elettronica da parte di Trump è pressoché nullo, quindi non c’è pericolo di cadere in trappole di phishing.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2018 in news

 

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Sliding news

La strategia di comunicazione a base di slide sfoggiata ieri da Matteo Renzi con una certa efficacia – almeno per quanto riguarda l’aspetto divulgativo (dimostrata essenzialmente dal fatto che tutti ne parlano) – è una “novità” che ha precedenti abbastanza importanti…

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Pubblicato da su 13 marzo 2014 in media, Mondo

 

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