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Provaci ancora, Trump!

Dite la verità: non vedevate l’ora della presentazione di un nuovo social, esattamente come quando si aspetta con trepidazione di essere inseriti in un nuovo gruppo WhatsApp. Ma non sia mai detto che Donald Trump non è uomo di parola, lo aveva promesso e ora intende dimostrare al mondo di aver concretizzato il suo proposito, comunicando la realizzazione della sua nuova piattaforma, chiamata TRUTH Social. L’obiettivo? Che domande… “Opporsi alla tirannia delle società Big Tech” perché “viviamo in un mondo in cui i talebani hanno un’enorme presenza su Twitter” – da cui Trump è stato bandito, dopo l’assalto al congresso dello scorso gennaio, ndb – “ma il vostro presidente americano preferito è stato messo a tacere. Questo è inaccettabile”.

La roadmap del nuovo progetto è definita: sull’App store, la app è già disponibile alla prenotazione e dal prossimo novembre la piattaforma accoglierà i primi utenti su invito (a cui si può ambire iscrivendosi su http://www.truthsocial.com), per consentire a Trump di riaprire in chiave digitale il dialogo con i propri sostenitori interrotto in seguito alla sospensione forzata a cui l’ex presidente americano è stato costretto a causa del bando ricevuto dai principali social network e dopo un primo tentativo dai risultati non esaltanti rappresentato da quella “scrivania a forma di blog” chiusa dopo poche settimane).

Il social network, però, è il primo dei tre obiettivi prefissati. Al lancio di TRUTH seguiranno altre due iniziative, più profittevoli: l’offerta di un servizio di distribuzione contenuti video on-demand chiamato TMTG+ con intrattenimento, notizie e podcast, e la realizzazione di una piattaforma cloud che punta porsi in competizione con AWS-Amazon Web Services e Google Cloud.

Alle spalle di questi obiettivi c’è una verosimile volontà di The Donald di ripresentarsi alle prossime elezioni presidenziali con un adeguato supporto sia finanziario che mediatico, ruolo che in questo progetto sarà sostenuto dalla nuova società Trump Media and Technology Group, che nascerà dalla fusione tra l’attuale società di Trump e DWA – Digital World Acquisition Group, per la quale è già prevista la quotazione in borsa.

Informazione accessoria: l’attuale numero uno di DWA è Patrick F. Orlando, CEO della società Yunhong International, costituita nelle Isole Cayman ma con sede a Wuhan, in Cina (dati di Bloomberg).

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2021 in news

 

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Social detox

La pausa di riflessione (ah no, è stato un black-out) delle piattaforme social e di messaggistica della “Famiglia Facebook” che ha avuto inizio dal pomeriggio di oggi (lunedì 4 ottobre) potrebbe rivelarsi provvidenziale per dare consapevolezza – almeno ad una certa fascia di utenti – che nel mondo c’è altro. Sicuramente questo incidente non ha impensierito gli irriducibili di TikTok, ma il silenzio totale che per sette ore ha colpito Facebook, WhatsApp, Messenger e Instagram ha fatto sogghignare i fan di altre piattaforme come Telegram e Signal.

Chi si ostina a sognare una transumanza di utenti verso queste app di comunicazione resterà però deluso, più o meno come chi pensa di convertire alla realtà chi abbocca alle fake news: la verità è che influencers e influenced legati ai canali Instagram e Facebook non hanno alcuna intenzione di mollare quella parte di mondo virtuale a cui sono particolarmente affezionati e anzi, come negli episodi precedenti, sono rimasti in trepidante e fiduciosa attesa di poter sfogare appena possibile la propria socialità digitale repressa. Senza rendersi conto che questi episodi di imprevista pace digitale sono ottime occasioni di disintossicazione e di riscoperta della socialità reale, con buona pace del Codacons che in precedenza ha già tentato di dare eccessiva importanza a questo tipo di disservizio.

Ma cos’è accaduto in questa giornata di Facebookdown, MessengerDown, InstagramDown e WhatsappDown, in cui molti hanno riesumato il proprio account Twitter e riscoperto gli SMS, inutilmente illimitati in molti piani tariffari? Tech Crunch attribuisce l’incidente a un problema di DNS (“Domain Name Server”, il sistema che abbina i nomi dei siti web agli indirizzi IP corrispondenti), il cui disorientamento avrebbe comportato un (serio) problema di raggiungibilità dei siti web stessi. Escludendo l’eventualità di un attacco ricevuto dall’esterno (che verosimilmente avrebbe mirato su una delle piattaforme e non su tutte), l’inconveniente tecnico resta l’ipotesi più accreditabile.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2021 in news

 

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