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Bentornata ora solare, ora naturale

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In azzurro: Stati che applicano l’ora legale; in arancione: Stati che non la applicano più; in rosso: Stati che non l’hanno mai applicata

 

Utile o inutile? In proposito ripropongo un approfondimento di alcuni anni fa (spoiler: nelle conclusioni si ritiene che non si verifichino vantaggi significativi con il presunto risparmio energetico derivante dal cambio dell’ora):

Domenica prossima, come ogni anno, all’ultima domenica di ottobre entrerà in vigore l’ora solare. E come ogni anno, c’è da scommetterci, si ripresenteranno puntuali le polemiche sulla sua reale utilità.

Il problema è complesso e coinvolge diverse sfere. Da un lato c’è la sicura complessità di gestire questo cambio d’orario, che peraltro avviene solo in alcuni paesi e regioni del mondo. Si pensi ai database dei sistemi di emissione dei biglietti aerei, o ai sistemi che sincronizzano le comunicazioni tra diversi luoghi del mondo. Si tratta di un problema che fa venire le emicranie ai programmatori e accresce i costi di gestione.

(continua a leggere su Query, rivista ufficiale del Cicap)

 

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2016 in news

 

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E’ sempre troppo tardi

Ho percorso quelle strade – la SS 36 e il cavalcavia soprastante quel tratto – innumerevoli volte, mai con la preoccupazione che quel ponte potesse crollare all’improvviso sopra o sotto i veicoli. Perché un automobilista, quando viaggia, deve concentrare la propria attenzione sul percorso, sulla segnaletica e sulle condizioni della viabilità, mentre può essere naturalmente distratto sulle condizioni delle infrastrutture, confidando in ciò che normalmente dovrebbe essere svolto da chi ne ha competenza e responsabilità: progettazione adeguata, collaudi, controlli, manutenzioni, applicazione e rispetto delle norme.

Ora dalle inchieste conseguenti all’incidente dovrà emergere quali, tra quelle attività, non sono state svolte a dovere. Ai nostri occhi, tuttavia, è davvero assurdo dover assistere a rimpalli di responsabilità e apprendere di complicazioni burocratiche che avrebbero ritardato la doverosa chiusura di quel tratto di strada, quando le sue condizioni non proprio esemplari – se non dalla memoria degli automobilisti attenti che potrebbero averle constatate – erano e sono visibili persino dalle immagini di Google Street View (anche quelle risalenti al 2011).

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Tecnologie come questa, utilizzate con il senno di poi, non servono a nulla. Ma sarebbe davvero amaro arrivare alla conclusione che immagini simili, se esaminate preventivamente con la dovuta attenzione da parte dei responsabili di quelle strade, avrebbero potuto far scattare un allarme utile ad evitare la tragedia di venerdì. E chissà che catastrofi analoghe non possano essere evitate, con un’attenta osservazione delle immagini di censimenti fotografici periodici delle infrastrutture e conseguenti sopralluoghi, utili ad individuare le possibili cause di deterioramento prima che sia troppo tardi.

Quel crollo – così netto – di quel cavalcavia non è avvenuto solamente per il peso dell’autotreno, ma per l’impotenza e l’insostenibilità di un sistema caratterizzato dalla mancanza di risorse e dalla burocrazia. Altre responsabilità, tecniche o di altra natura, emergeranno dalle inchieste.

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2016 in news

 

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Problemi di identità (elettronica)

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Nel leggere la notizia dell’arresto in Pakistan di Sharbat Gula (nota al mondo come ragazza dagli occhi verdi, Afghan Girl o Monna Lisa Afghana dopo che il suo ritratto immortalato da Steve McCurry fece il giro del mondo sulla copertina del National Geographic di giugno 1985), per deformazione professionale non posso fare a meno di essere amareggiato per la tipologia del reato che le è stato contestato: presunta falsificazione del CNIC – Computerised National Identity Card, ossia il documento nazionale di identità computerizzato.

Di questa notizia vorrei sottolineare due elementi:

  1. insomma in Pakistan hanno la carta di identità elettronica, introdotta nel 2000
  2. è falsificabile

Il primo elemento ci fa pensare alla carta di identità elettronica italiana, in partenza forse da quest’anno, dopo un bla-bla-bla partito dalla Legge Bassanini del 1997 e alcune fasi sperimentali che hanno coinvolto un numero limitato di cittadini.

In realtà il secondo elemento è meno allarmante, pur sottintendendo un aspetto non trascurabile: stando alla notizia in circolazione, il documento è stato emesso nel 2014 – in seguito a regolare richiesta autografa a nome di Sharbat Bibi – da un funzionario regolarmente autorizzato, ma in violazione delle normative nazionali e annullato già lo scorso anno (la legge nazionale non consente l’emissione del CNIC a cittadini non pakistani).

 
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Pubblicato da su 26 ottobre 2016 in news

 

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Italia sempre più connessa e sempre più mobile

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Non è vero che le Authority non servono a niente: un esempio è il rapporto “Il consumo di servizi di comunicazione: esperienze e prospettive”,  pubblicato dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) in seguito ad un’indagine sugli strumenti di comunicazione (telefonia, Internet, servizi postali) che ha coinvolto utenti tra i 14 e 74 anni (male, conosco utenti in età più avanzata). Il risultato più evidente? La gente è sempre più connessa e, mentre i giovani conoscono molto bene ogni opportunità del settore, con l’aumentare dell’età diminuisce la dimestichezza con gli strumenti disponibili: solo il 33% dei Matures, formato da persone con età dai 65 ai 74 anni, dispone di un accesso Internet.

Altri aspetti molto rappresentativi sono quelli legati al mercato , con particolare riguardo a quello degli strumenti hardware (ossia i dispositivi) di connessione a Internet, sempre più mobile e quindi sempre più wireless:

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Il grafico ci fa capire dove si orientano e si orienteranno gli investimenti dei maggiori operatori del settore, sia in termini di infrastruttura che di sviluppo hardware e software. Intuendo una sempre più rilevante importanza del mobile, c’è un altro dato significativo e importante da sottolineare:

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L’attuale distribuzione degli utenti per compagnia telefonica mostra una leadership di TIM evidente, ma con un margine alquanto sottile. Nella prospettiva – in avvicinamento – della fusione tra Wind e H3G, appare chiaro come il nuovo operatore che ne nascerà conquisterà fin da subito una quota di mercato pari almeno al 35% (la somma dei clienti oggi vantati rispettivamente dalle due compagnie), superando Tim e Vodafone.

Operatori del settore e addetti ai lavori ringraziano l’Agcom per l’accurata indagine di mercato.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2016 in news

 

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Cyber-attacco, ci sono rivendicazioni

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Per il cyber-attacco di venerdì ci sono due rivendicazioni: una arriva dal gruppo New World Hackers e compare in una intervista pubblicata sul sito Anonymous Intelligence Group. Qui alcuni passaggi (liberamente tradotti dal sottoscritto):

Ogni anno organizziamo un power test e questa volta il nostro bersaglio è la Russia. Testare la nostra potenza è il punto chiave, per vedere quanta banda viene saturata ad ogni attacco.

La nostra botnet è un supercomputer costituito da oltre 100.000 dispositivi IOT.

Cosa ha spinto questa dimostrazione di forza?

E’ per una buona causa… La Russia, dichiarandosi migliore degli USA nell’hackerare qualunque cosa, sembra sul punto di scatenare una guerra. Mostreremo loro com’è una guerra.

Pensate che la Russia risponderà dopo un attacco di questa potenza?

La Russia dovrebbe rispondere, ma si fottano. Il nostro messaggio al mondo è quello di imparare la lezione

L’altra rivendicazione – che potrebbe essere una semplice constatazione – è di Anonymous, che su Twitter cita un brano dei Bloodhound Gang:

The roof the roof the roof is on fire
We don’t need no water let the motherfucker burn
Burn motherfucker burn

Che più o meno significa: Il tetto, il tetto, il tetto va a fuoco, non abbiamo bisogno di acqua lasciate bruciare il figlio di p…… bruci, brucia figlio di p…. brucia

SI è letto da più parti, inoltre, che entrambi i gruppi motiverebbero l’attacco con l’intento di manifestare contro il governo dell’Ecuador, reo di aver posto dei vincoli all’accesso a Internet a Julian Assange, a sua volta ritenuto colpevole di ingerenze nella campagna elettorale USA dopo la pubblicazione delle mail riservate di Hillary Clinton.

Certo sarebbe interessante poter approfondire queste dichiarazioni, che – per come sono state rilasciate – non sono pienamente verificabili e quindi possono generare molte perplessità sulla loro attendibilità. Ma la possibilità che simili attacchi possano essere sferrati coinvolgendo dispositivi IoT è più che concreta.

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2016 in news

 

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Sì, viaggiare. Alla faccia delle barriere

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Viaggiare è la passione di molte persone, ma c’è chi – questa passione – la vive in modo particolarmente intenso e, grazie a Internet, ha la possibilità di rendere tutti partecipi delle proprie esperienze di viaggio. Pamela Cazzaniga è una travel blogger molto particolare e l’immagine che vedete qui rappresenta, in modo molto semplice e affatto esaustivo, le destinazioni dei suoi viaggi (ad oggi).

Tutto il resto si trova nel blog Il Mondo di Pamela, che merita non solo una visita, ma un abbonamento a tutti i suoi aggiornamenti, per non perdere i suoi racconti e le sue esperienze, di viaggio e di vita. Perché il blog non è fine a se stesso, ha un obiettivo e la sua spiegazione è la sua chiave di lettura:

(…) Ho aperto questo blog sull’onda della mia grande passione: viaggiare!
In questo modo mi piacerebbe aiutare le persone a muoversi per il mondo.
Dal 1997 sono su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale ma, dopo nove mesi dall’accaduto, già risalivo su un aereo diretto a Santo Domingo.
Spero di essere utile e di riuscire a spronare anche persone come me, o con difficoltà motorie, a girare l’Europa e il resto del mondo basandomi sulle esperienze e sui viaggi fatti fino ad oggi.
Superando qualche difficoltà dovute dalle barriere architettoniche, eliminandole con degli aiuti, viaggiare risulta possibile a chiunque.

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2016 in Blogroll, tecnologia

 

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Black-out nel black-out

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Oggi una serie di cyberattacchi ha colpito una portaerei e le infrastrutture di web hosting di Dyn, mettendo fuori rete per almeno un paio d’ore alcuni dei più famosi servizi Internet con i loro siti web. Nelle stesse ore il display dello smartphone si è prematuramente e definitivamente spento, sacrificandosi nel vano tentativo di nascondere ai miei occhi cotante nefandezze. Una prece.

 

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2016 in news

 

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Un americano su due è schedato con riconoscimento facciale. Prossimamente anche in Italia?

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Metà della popolazione americana è schedata attraverso sistemi di riconoscimento facciale, secondo quanto emerge da una ricerca americana sui sistemi di riconoscimento facciale condotta da The Center on Privacy & Technology, istituto della Georgetown University che, nell’ambito del dipartimento di Giurisprudenza) si occupa, come si intuisce dal nome, di studiare il complesso rapporto esistente tra tecnologia e privacy. E’ possibile trovarne risultati e considerazioni sul sito dedicato a tale ricerca, The Perpetual Line-up, il cui titolo richiama i Line-up, i confronti all’americana.

In questo caso, però, il riconoscitore è un software che riceve un’immagine, estrapolata dalle riprese di una telecamera, e la confronta con un database di foto, alla cui formazione concorrono le fototessere delle patenti di guida e foto di volti ripresi da sistemi di videosorveglianza cittadini, un archivio composto da dati appartenenti prevalentemente da cittadini incensurati.

Su La Stampa di oggi leggiamo che questi sistemi, stando ad un’azienda leader del settore, hanno un tasso di accuratezza che può arrivare al 95%. Di conseguenza, se le forze dell’ordine ne dovessero fare uso per identificare un sospetto, avrebbero una probabilità di errore minima del 5%.

Anche l’Italia vuole dotarsene, con l’obiettivo dichiarato di un potenziamento dei sistemi di sicurezza nazionale, e a questo scopo lo scorso anno ha indetto una gara pubblica da 56,7 milioni di euro, sulla cui aggiudicazione, però, nulla è stato reso noto. Se venisse adottato dalle forze dell’ordine del nostro Paese, è verosimile pensare che il database di confronto potrebbe essere formato dalle foto di documenti di identità digitali (carta di identità, patente, eccetera), e abbinato ai dati degli altri sistemi digitali di identificazione. Una volta a regime, pertanto, la schedatura potrebbe avere copertura completa, ossia riguardare tutti i cittadini censiti nei sistemi anagrafici pubblici.

Una prospettiva da tenere sotto controllo.

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2016 in news

 

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Cyber-guerra? Non è una novità, ma richiede sempre attenzione

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La cyber-guerra tra Stati Uniti e Russia – quella di cui si parla molto in questi giorni – non è esattamente una novità: probabilmente è in corso da quando esiste Internet, o quantomeno da quando la rete è diventata strumento e canale di comunicazione. E’ infatti ovvio che i servizi di intelligence (di tutti i Paesi, ma soprattutto di quelli con più risorse) abbiano sempre sfruttato le opportunità di intercettazione delle comunicazioni elettroniche e di intrusione nei sistemi altrui: con il passare del tempo, gli obiettivi degli attacchi informatici hanno cambiato e ampliato orientamento, passando dai dati personali a quelli di realtà aziendali e governative. La corsa alle elezioni presidenziali attualmente in corso negli Stati Uniti ha semplicemente amplificato e messo in maggior luce una “problematica” che esiste da sempre e che, probabilmente, in questa occasione si è fatta particolarmente intensa.

Qualcuno leggerà queste notizie con sorpresa e con il distacco di chi pensa siano cose lontane da se’, ma non mancheranno reazioni di apprensione e preoccupazione. Ricordiamoci, comunque, che nel digitale la sicurezza assoluta non esiste (mentre il business correlato alla cyber security è in crescita) e teniamolo presente quando si parla di Internet of Things, l’Internet delle cose: alla rete è possibile collegare gli elettrodomestici, la tv e altri dispositivi, ma anche elementi e componenti degli impianti di una utility. Pensiamo a cosa potrebbe accadere se un attacco informatico avesse per obiettivo il sistema di gestione di una rete di trasporto pubblico, un acquedotto, un metanodotto, la rete elettrica.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2016 in news

 

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Galaxy Note 7, non usatelo. Ve lo chiede Samsung

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Quando un produttore delle dimensioni di Samsung arriva al punto di sospendere le vendite, fermare la produzione e infine chiedere di non utilizzare un proprio dispositivo, come avviene ora nel caso del Galaxy Note 7, significa che il problema è molto grave:

Consumers with either an original Galaxy Note7 or replacement Galaxy Note7 device should power down and stop using the device and take advantage of the remedies available.

I clienti in possesso sia di un Galaxy Note 7 originale che di un Galaxy Note 7 sostitutivo dovrebbero spegnere e smettere di usare il dispositivo, sfruttando le alternative messe loro a disposizione.

E sarà un problema di considerevoli conseguenze.

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2016 in news

 

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Facebook at Work ora si chiama Workplace

Con un colpo di scena assolutamente ininfluente, il già annunciato Facebook at Work è stato ribattezzato Workplace by Facebook.

Per il resto vale quanto già scritto nel mio post di fine settembre:

Considerazione non superflua: è necessario essere consapevoli che si tratta di un sottoinsieme di Facebook, prima di pensare di utilizzarlo per comunicare informazioni riservate. E’ una questione di sicurezza tutt’altro che trascurabile perché, sebbene l’utilizzo sia interno all’azienda, il livello di controllo esercitabile sulle operazioni compiute e sui dati memorizzati su quella piattaforma sarà sempre comunque inferiore a qualunque altro sistema amministrato internamente. Pertanto è bene porre la massima attenzione a non trasformarlo in un database di dati aziendali importanti, critici o sensibili. Per il bene vostro e della realtà per cui lavorate.

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2016 in Internet, news

 

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Google prova a lanciare il font universale (e a superare Unicode?)

Noto è il nome di un nuovo font presentato da Google e realizzato in collaborazione con Monotype nell’ambito di un progetto durato cinque anni: potrà essere utilizzato per la maggior parte delle lingue e degli alfabeti del mondo, risolvendo i problemi di incompatibilità dei caratteri speciali che possono generare testi con fastidiosi simboli sostitutivi rettangolari (esempio: ), soprannominati Tofu perché richiamano visivamente del pezzi di Tofu (non per tutti: per me sono sempre stati degli asettici quadrettini). Il font viene reso disponibile con licenza Open Font License ed è liberamente scaricabile e utilizzabile senza limitazioni:

Oltre a risolvere l’annoso e sentito disagio dato dal Tofu problem, Noto permetterà a Google di diffondere i suoi servizi anche a utenti di Paesi che utilizzano lingue e alfabeti poco diffusi. Alla nuova famiglia di font (un pacchetto da 472,6 MB), tuttora in evoluzione, appartengono finora 110.000 caratteri differenti e utilizzabili in oltre 800 lingue e 100 alfabeti, coprendo praticamente ogni simbolo riconosciuto a livello Unicode (e forse puntando a superarlo nel ruolo di standard). Verosimilmente Noto potrebbe comunque essere il protagonista grafico del nuovo Andromeda OS, il sistema operativo in cui dovrebbero confluire le voluzioni di Android e Chrome OS.

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2016 in news

 

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L’epoca degli scandali a orologeria e delle apparenze ingannevoli

Avete mai notato come alcune notizie di importanza critica emergano in circostanze particolari? L’ultimo eclatante esempio lo troviamo nella campagna presidenziale degli Stati Uniti: dal suo inizio, e in particolar modo prima di ogni dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump, informazioni, scandali e testimoni legati a fatti risalenti anche ad anni prima spuntano come funghi. Nel caso dei due candidati presidenziali, da quando sono entrambi nella stessa arena la sfida è senza esclusione di colpi, nonostante fino a poco tempo prima i rapporti fossero più che amichevoli…

Questo ci insegna due cose: la prima è che non bisogna fermarsi alla superficie di ciò che appare, ma andare sempre oltre; la seconda è che nessun segreto è inviolabile. Se nessuno lo fa emergere nel momento in cui lo scopre, è semplicemente perché non serve portarlo alla luce in quel momento. Le informazioni vengono raccolte sempre, immagazzinate quando non servono e portate al pubblico quando possono esprimere il massimo del loro valore, sia esso esaltatorio o diffamatorio. E comunque si rimane – apparentemente e forzatamente – tutti amici finché uno non mira a conquistare lo stesso obiettivo.

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Pubblicato da su 10 ottobre 2016 in news

 

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Google Home alla conquista del mondo

In Italia non arriverà subito, ma meglio essere pronti per quando sarà il momento: Google Home è già in procinto di raggiungere i mercati di alcuni paesi, al prezzo di 129 dollari. C’è un sistema di intelligenza artificiale alle spalle di questo smart speaker (ma soprattutto uno smart microphone), in grado di gestire i dispositivi connessi nell’ambito di una casa o di un ufficio, tramite comandi vocali, da impartire in modo naturale e – in futuro – personale, dato che è in fase di sviluppo una funzionalità che gli permette di capire chi sta parlando, riconoscendone la voce.

Avvertenza basata sul realismo: inserire Google Home a casa propria – ça va sans dire – significa aprire la propria abitazione ai server di Google, pronti ad ascoltare tutto ciò che si potrà sentire. Verosimilmente, all’ascolto seguirà una registrazione e un’elaborazione dei dati acquisiti attraverso questo nuovo canale. Il machine learning consentirà al sistema di raffinare le proprie prestazioni e migliorare la propria efficienza.

 
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Pubblicato da su 7 ottobre 2016 in news

 

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