Lo so che lo sapete, ma c’è sempre qualcuno che non se ne ricorda, o che si dimentica di sistemare uno degli orologi che richiedono una regolazione tradizionale. Comunque stanottesi salta dalle due alle tre, ecco.
E non sarà l’ultima volta: potendo scegliere, l’Italia ha deciso di mantenere questa impostazione solare/legale anche per i prossimi anni.
In azzurro: Stati che applicano l’ora legale; in arancione: Stati che non la applicano più; in rosso: Stati che non l’hanno mai applicata
Utile o inutile? In proposito ripropongo un approfondimento di alcuni anni fa (spoiler: nelle conclusioni si ritiene che non si verifichino vantaggi significativi con il presunto risparmio energetico derivante dal cambio dell’ora):
Domenica prossima, come ogni anno, all’ultima domenica di ottobre entrerà in vigore l’ora solare. E come ogni anno, c’è da scommetterci, si ripresenteranno puntuali le polemiche sulla sua reale utilità.
Il problema è complesso e coinvolge diverse sfere. Da un lato c’è la sicura complessità di gestire questo cambio d’orario, che peraltro avviene solo in alcuni paesi e regioni del mondo. Si pensi ai database dei sistemi di emissione dei biglietti aerei, o ai sistemi che sincronizzano le comunicazioni tra diversi luoghi del mondo. Si tratta di un problema che fa venire le emicranie ai programmatori e accresce i costi di gestione.
Ricordate di sistemare gli orologi…
Sì, “un’ora indietro”.
Sì, “si dorme un’ora in più”.
Sì, si torna all’ora solare. Quella “estiva” (da fine marzo a fine ottobre) è l’ora legale.
Sì, la sera farà buio prima.
TIM e Vodafone da oggi inizieranno a far pagare alcuni servizi che fino ieri erano a costo zero. Si tratta di LoSai e ChiamaOra per TIM, e di Chiamami e Recall per Vodafone. Sicuramente le due compagnie telefoniche hanno avvisato tempestivamente i propri utenti, ma è bene ricordarlo perché questi servizi generalmente sono attivi per default.
L’introduzione del servizio a pagamento è a tutti gli effetti una modifica contrattuale legittima – se avviene con opportuno preavviso – ma da parte del cliente è altrettanto legittimo poter disattivare a costo zero un’opzione che diventa per lui onerosa: TIM addebiterà al cliente 1,90 centesimi a quadrimestre, quindi 5,70 euro all’anno. Vodafone chiede un po’ di più: 6 centesimi di euro per ogni giorno di utilizzo. Quindi, in caso di utilizzo giornaliero, in un anno si potrà arrivare a pagare fino a 21,90 euro.
Per disattivare questi servizi, il cliente TIM deve rivolgersi al numero 40920 (attenzione: i servizi viaggiano in coppia e non possono essere disabilitati disgiuntamente), mentre il cliente Vodafone può scegliere cosa disattivare chiamando il 42070 (per disattivarli entrambi, chiamare il 42593) o utilizzando l’area Fai da te del sito web di Vodafone.
Mentre Vodafone attiverà gli addebiti a partire da oggi senza distinzioni, TIM ha previsto cinque scaglioni differenziati , fissando altrettanti appuntamenti per l’attivazione del pagamento dei servizi. Questo significa che, per i clienti prepagati o ricaricabili, il servizio diventa a pagamento da oggi, mentre per altri la data di partenza potrebbe essere 4 agosto, 18 agosto o 1 settembre (l’informativa ricevuta da ogni utente dovrebbe chiarirlo). I titolari di un contratto con abbonamento si vedranno addebitare questi servizi a partire dal 7 settembre (per loro l’addebito sarà mensile e pari a 48 centesimi di euro).