Utenti allarmati, stamattina, nel vedere su Facebook la sospensione della pagina Le più belle frasi di Osho. Molti hanno pensato a un caso di censura, visti alcuni precedenti illustri dei giorni scorsi (certo che il paragone con Donald Trump stride un po’, eh). Comunque, a quanto pare, a tutto c’è una spiegazione:
Una segnalazione da parte di qualche utente probabilmente infastidito dall’uso del nome di “Osho”.
Tutto a posto, dunque, o quasi! Sulla pagina Facebook, prima della disattivazione, c’era questa che ora si trova solo su Twitter:
La “satira” deve pungere e far riflettere sull’argomento che colpisce (Lercio e Spinoza sono due ottimi esempi). Quando qualcuno, però, definisce “satira” una presunta notizia che si rivela poi falsa, diffamatoria o denigratoria, vi sta mentendo spudoratamente perché in realtà utilizza uno strumento ingannevole (la “bufala”) a proprio esclusivo vantaggio, ossia per guadagnare visibilità oppure denaro, grazie alle inserzionisti delle pubblicità online che pagano per ogni click ottenuto. Obiettivo facilmente raggiungibile quando la “notizia” cavalca argomenti come il gossip, la cronaca giudiziaria, la politica, l’odio razziale.
Quelli che vedete sopra sono quattro disclaimer che potete trovare in calce ad altrettanti siti web che pubblicano notizie fasulle e che nascondono la propria inattendibilità con uno scopo presuntamente satirico. Potreste trovarli quando vi imbattete in “notizie” dal contenuto di dubbia fondatezza. L’unico reale obiettivo del loro autore è quello di ottenere il maggior numero di click, e poco importa se una parte (cospicua) del pubblico condivide dopo aver letto solamente il titolo o osservato un’immagine, anzi: ogni approfondimento in merito potrebbe portare ad essere smascherati come spacciatori di bufale e diffamatori, quindi l’obiettivo ideale è intercettare i lettori superficiali, perché più sono superficiali e ignoranti e meglio è.
Questi siti di satirico non hanno nulla, ma non si può escludere che gli autori soffrano di una forma particolarmente acuta (e insoddisfatta) di satiriasi, termine di cui vi invito – se non lo conoscete – a cercare il significato, dal momento che il mio intento è intercettare lettori non superficiali 😉
Ecco qualche esempio fresco-fresco di bufale agevolate da siti-civetta e propaganda social:
Naturalmente, anche a livello internazionale, molte testate giornalistiche parlano del sanguinario attacco alla sede di Charlie Hebdo mostrando su prime pagine e homepage le immagini dell’uccisione dell’agente di polizia. Immagini di impatto sul lettore, utilizzate per fare leva sulla sua emotività e catturarne l’attenzione in modo più efficace.
Peccato, perché le alternative erano e sono moltissime. Anziché cedere alla strumentalizzazione mascherata da diritto di cronaca, ad esempio, sarebbe stato sufficiente attingere alle copertine della rivista e dare a molti lettori – soprattutto a coloro che da ieri ne leggono e parlano senza nemmeno capire cosa sia realmente accaduto – l’occasione di iniziare a conoscere e capire meglio l’entità della vicenda. Dico “iniziare a capire”, perché al momento la verità su cosa abbia spinto quelle persone a causare una simile tragedia è intuibile, ma non è affatto stabilita.
Naturalmente quella del sensazionalismo è solo la forma più immediata di strumentalizzazione di questa vicenda, a cui si agganciano e agganceranno altre categorie, con argomentazioni più subdole e altri fini.