Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali).
Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale.
Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.
…ma autoritratto. L’autoscatto è un automatismo che attiva l’otturatore entro un numero di secondi predefinito. Permette sicuramente a chi fotografa di entrare nell’inquadratura in tempo utile prima dello scatto, ma può essere anche utilizzato – ponendo l’apparecchio in posizione stabile – per scattare immagini in condizioni di luce scarsa e per ridurre il rischio di ottenere immagini mosse, senza far subire alla macchina fotocamera movimenti indesiderati che derivano dalla pressione del pulsante di scatto. E’ uno scatto che avviene in modo automatico, non comandato istantaneamente. E’ la stessa macchina fotografica ad effettuare lo scatto, lo indica quel auto prima di scatto.
L’autoritratto (in inglese self-portrait) è un ritratto che una persona fa da se’. Il selfie è un autoritratto fotografico, effettuato scattando la foto istantaneamente. Il termine fa parte dal 2013 dell’Oxford Dictionary online, con questa definizione:
“Una fotografia che una persona ha scattato a se stessa, tipicamente ripresa con uno smartphone o una webcam e caricata sul sito di un social media”
Internet offre enormi possibilità di comunicazione ed è un eccellente veicolo pubblicitario, eppure in Italia – il cui tessuto economico è costituito in prevalenza da piccole e medie imprese – è decisamente sottosfruttato: secondo quanto rilevato da Google, solo il 34% delle PMI ha un sito web e tre su dieci si avvalgono di soluzioni di e-commerce. Niente di nuovo, quel 34% corrisponde a dati diffusi ad ottobre 2013 dopo un’indagine svolta da Doxa Digital per Google.
Poco importa che le PMI attive sul web siano un terzo o la metà, come invece è stato calcolato a fine 2013 sempre da Doxa per Groupon (il cui sondaggio non ha però coinvolto aziende di produzione), e credo sia poco rilevante che, pochi mesi fa, secondo Eurostat le PMI con un proprio sito web fossero il 63% (dato quasi specularmente opposto a quello indicato da Google). Questo dimostra solo che ogni indagine fa emergere risultati che sono conseguenza del campione preso in esame, al netto del punto di vista di chi la conduce.
Al di là di quanto ha indicato Google e che molte testate riprendono – modificando qualche parola rispetto a ciò che somiglia molto ad un comunicato stampa – è importate rilevare che esiste un potenziale da sfruttare per il Made in Italy. Lo dimostrano aziende che hanno saputo cogliere questa occasione con una strategia vincente che ha permesso loro di incrementare produzione e fatturato e questo non riguarda solamente grandi nomi o aziende multinazionali. In questo senso sono molto interessanti, ad esempio, le storie di YourMurano (sito di e-commerce per il ricercato vetro di Murano certificato col marchio d’origine garantita, descritto in questo articolo con data futuribile) o della Torrefazione Caffè Carbonelli (passata da un mercato pressoché locale al mondo intero, moltiplicando il fatturato, grazie al commercio elettronico), che dimostrano che anche le realtà artigiane possono trovare spazio di crescita al di fuori dei loro confini.
Lo scorso venerdì 13 giugno, gli utenti di Wind hanno subìto numerosi disservizi pressoché globali (assenza di connessione Internet e impossibilità ad effettuare conversazioni telefoniche ed SMS). L’azienda, dopo aver informato gli utenti di aver fatto il possibile per ripristinare la normalità, spiega così il problema:
Wind sottolinea che il disservizio, verificatosi il 13 giugno, sulla rete fissa e mobile, è stato un evento anomalo di carattere eccezionale, durato poche ore e che non ha mai interessato l’intero territorio nazionale.
L’anomalia è stata causata dal blocco progressivo, per problemi di configurazione, degli apparati (router IP) dell’esteso backbone internet di collegamento tra i nodi delle reti fissa e mobile: si tratta di un evento unico ed irripetibile. L’azienda si è immediatamente messa in moto, grazie all’intervento tempestivo della propria macchina operativa e dei propri tecnici di rete che hanno individuato l’anomalia, ne hanno verificato gli impatti sulle tratte geografiche della rete per bloccarne la diffusione. Solo a quel punto, si è potuto procedere alla graduale, ma veloce, eliminazione del problema ed al ripristino della piena funzionalità del servizio nelle diverse aree territoriali. Queste azioni, unitamente al fatto di disporre di tecnologie sofisticate e all’avanguardia, hanno consentito di ridurre il tempo del guasto solo a poche ore.
Per incidenti di simile natura, verificatisi su reti di telecomunicazioni che hanno dimensioni analoghe nel mondo, i tempi di risoluzione sono stati molto più lunghi con impatti decisamente più pesanti.
Nei confronti di questa eccezionale anomalia sono state poi intraprese tutte le azioni necessarie per prevenire l’eventuale ripetersi di casi simili.
Wind, inoltre, ha fornito, con tempestività e trasparenza, una corretta informazione ai 25 milioni di clienti (22 di telefonia mobile, 3 per il fisso) con progressivi aggiornamenti sui vari canali di comunicazione e attraverso le proprie strutture che gestiscono la relazione con il cliente: customer care, negozi, agenzie e social media.
È opportuno ricordare, infine, che la rete fissa di Wind è composta da asset di notevole importanza: oltre 21.600 km di backbone in fibra ottica, circa 4.900 km di anelli urbani (MAN) e oltre 400 nodi di rete IP. La rete mobile, capillare e tecnologicamente all’avanguardia, comprende circa 13.600 stazioni radio, di cui 12.000 relative alla copertura 3G. Per quanto riguarda la rete di nuova generazione 4G, il servizio è stato già lanciato nelle principali città italiane.
Wind si scusa ancora per il disagio.
La considerazione centrale ha un sapore di “siamo stati rapidissimi” (“Per incidenti di simile natura, verificatisi su reti di telecomunicazioni che hanno dimensioni analoghe nel mondo, i tempi di risoluzione sono stati molto più lunghi con impatti decisamente più pesanti”), ma chi legge non ha argomenti per confermare o smentire, quindi la annullo.
Un problema può sempre verificarsi e chi si occupa di telecomunicazioni in Italia lo sa bene, perché le condizioni della rete non sono esattamente eccezionali. L’importante è che il problema venga risolto nel minor tempo possibile e che vengano messe in atto tutte le misure preventive per evitare che si ripeta.
Il disagio patito dagli utenti è innegabile, ma l’azienda potrebbe attenuarlo con qualche iniziativa a valore aggiunto e senza scadenza… 😉
Lo sento ogni giorno a sproposito, ma negli ultimi tempi – per una straordinaria serie di coincidenze – ne ho patito una vera e propria saturazione. Parlo dell’utilizzo spropositato di vàdi e vàdino (specifico anche l’accento) intese come coniugazioni al congiuntivo del verbo andare. A beneficio di chi serenamente ne fa uso a tale scopo, a questo proposito ricordo innanzitutto che vàdi non esiste , così come il plurale vàdino.
Al di fuori di scherzi intenzionali, Vadi e Vadino possono essere citati essendo cognomi o nomi di persone o località. È quindi errato dire vadi anziché vada, così come vadino al posto di vadano.
La questione dell’abuso di vadi e vadino (così come di altre coniugazioni errate e cacofoniche) ha radici storiche di difficile estirpazione, tanto che nemmeno i media sono riusciti nell’ardua impresa. Persino il cinema ha tentato invano di espletare l’ingrata missione: la saga di Fantozzi – iniziata nel 1975, quasi quarant’anni or sono – era riccamente farcita di scene in cui questa nefasta pratica veniva esposta al pubblico ludibrio nei toni più ridicoli. Anzi, forse l’effetto ottenuto è stato contrario: a furia di utilizzarlo scherzosamente, questo vadi si è diffuso a dismisura…
La rivelazione di Vodafone: «I governi hanno accesso diretto alle telefonate»
L’operatore britannico esce allo scoperto: «Cavi associati alle reti per ascoltare le conversazioni senza mandato». Dall’Italia il maggior numero di richieste di dati
L’Italia è il Paese che ha inoltrato a Vodafone il maggior numero di richieste di informazioni su indirizzi e numeri di telefono e su luogo, orario e contenuto di chiamate e messaggi nel 2013: 605mila. Il dato è stato pubblicato inizialmente dal Guardian, che ha contestualmente riportato come l’operatore britannico abbia rivelato l’esistenza di cavi associati alle sue reti che permettono alle agenzie governative di ascoltare le conversazioni e controllare gli scambi degli utenti in 6 dei 29 Paesi in cui opera. Accesso permanente e senza mandato alcuno, quindi […]
Seguono altri dettagli (tra cui il grafico che segue, relativo alle richieste ricevute da Vodafone dai vari Paesi). L’azienda a questo proposito ha pubblicato un report.
Teniamo presente che questi dati riguardano solamente una compagnia telefonica. Prepariamoci, potrebbe trattarsi dell’inizio di un nuovo diluvio estivo.
Nel caso siate utenti dei servizi mail di ItaliaOnLine gestiti su Libero.it e vi capitasse di dover impostare una nuova password, tenete presente che le indicazioni sul numero di caratteri non sono precisissime (comunque, fa fede la scritta in rosso).
La scorsa settimana, sulla ISS – Stazione Spaziale Internazionale – è stato attivato HDEV (High Definition Earth Viewing), un sistema di videotrasmissione basato sull’utilizzo di quattro telecamere HD (720p) collocate nel modulo ESA Columbus della ISS. Il sistema permette la visione di immagini stupende del nostro pianeta, nell’ambito di un progetto condotto con la collaborazione del network scolastico HUNCH, formato da scuole che partecipano ad alcuni progetti dell’ente spaziale americano.
In ogni esperimento degno di questo nome si possono avere inconvenienti: in questo caso alcuni giorni fa si è verificato un imprevisto spegnimento delle telecamere, riattivate non senza fatica dalla NASA. Il problema è stato risolto e ora è tutto ok, per questo motivo non condivido quanto scritto da Il Sole 24 Ore che – parlandone – usa il termine flop (iniziale) in relazione ad un progetto che, al contrario, sta proseguendo con successo offrendo immagini spettacolari a chiunque possa collegarsi via Internet. La trasmissione viene effettuata in modo continuativo, ma via Internet non sempre è possibile vedere immagini del nostro pianeta: la stazione compie un’orbita ogni 90 minuti, quindi è possibile visualizzare immagini della Terra al buio, in cui potrebbero spiccare le luci di qualche città. Non è inoltre escluso che si possano verificare momenti di perdita del segnale (schermata blu).
La definitiva acquisizione di Nokia da parte di Microsoft, che sarà perfezionata in questi giorni, porterà alla ridenominazione di tutte le attività legate a Nokia Oy (Nokia Corporation), che prenderà il nome di Microsoft Mobile Oy.
Alcuni rumorsprevedono però anche il brand Nokia possa presto scomparire completamente dal mercato, lasciando il posto – su cellulari e smartphone – a Microsoft Mobile. Se anziché un avvicendamento graduale scegliesse un cambio repentino, Microsoft sacrificherebbe un nome storico per segnare il territorio nel mondo della comunicazione mobile. Nei mercati consolidati non sono pochi gli utenti fidelizzati che continuano ad apprezzare le qualità telefoniche dei dispositivi Nokia e in quelli in via di sviluppo il marchio finlandese è molto diffuso. Farlo sparire, scommettendo e puntanto tutto sul marchio Microsoft, potrebbe essere una mossa azzardata.
C’è chi l’ha sostituito subito e chi l’ha mantenuto immutato, per dodici anni, ad ospitare collegamenti, file e cartelle: è Bliss, lo sfondo predefinito del desktop di Windows XP, un’immagine che molti hanno pensato fosse artificiale, di fantasia, o ritoccata.
L’autore della foto, Chuck O’Rear , racconta di averla scattata nella Napa Valley nel 1996, su pellicola Fuji e con tecnologia analogica. Se la storia di questa immagine vi incuriosisce – e avete circa 9 minuti di tempo per soddisfare tale curiosità – potete scoprirla in un video (in inglese) realizzato da Microsoft.
Con tutti i limiti che può avere un prototipo, tra cui dimensioni non proprio tascabili e il funzionamento solo con alcuni dispositivi Samsung, questo caricabatteria fa sognare: impiega meno di un minuto per ricaricare uno smartphone. Prefigura un must-have che – stando alle promesse di chi lo presenta – dovrebbe comparire sul mercato dal 2016.
Lo ha realizzato l’azienda israeliana StoreDot. Prendiamo nota.
Intanto, un suggerimento adottabile fin da ora: la batteria del vostro smartphone è a secco e volete ricaricarla il più velocemente possibile? Prima di collegarlo all’alimentatore, impostate la modalità aereo. Il dispositivo rimarrà sconnesso dalla rete, disperdendo meno energia, e la ricarica sarà più rapida 😉
Confesso di essere molto incuriosito da Amazon Dash, che non è un detersivo personalizzato, ma un dispositivo WiFi per fare acquisti online, ovviamente tramite Amazon. Si tratta di un lettore di codici a barre dotato di microfono e scheda WiFi, utilizzabile da chi possiede un account AmazonFresh, un servizio per acquistare da casa generi alimentari su Amazon.
La funzione del Dash si concretizza nella compilazione automatica di una lista della spesa, da inoltrare ad Amazon sotto forma di ordine di acquisto, per poi ricevere – se possibile in giornata – i prodotti indicati. L’utente può farne uso a casa propria: per ogni prodotto che vuole acquistare, ne legge il codice a barre (se ne ha una confezione), oppure utilizza il microfono per dettarne il nome (se non lo ha a portata di mano). Una volta memorizzati dal Dash – e visionati dall’utente su AmazonFresh da computer, tablet o smartphone – i prodotti possono essere ordinati direttamente online.
AmazonFresh permette consegne in giornata (o nella prima mattinata del giorno successivo), al momento è disponibile al costo di 299 dollari solo in alcune zone occidentali degli USA (California del sud e le aree metropolitane di San Francisco e Seattle) e prevede la consegna gratuita per ordini superiori ai 35 dollari.
Il mercato dei periodici cartacei non gode da tempo di buona salute e il mondo dell’editoria si vede ogni giorno sempre più costretto a cogliere nuove sfide nel digitale. Alberto Peruzzo Editore tenta un percorso contrario e lancia la rivista Like, un mensile-guida dedicato ai social media. Il direttore Alessandro Peruzzo motiva così la scelta editoriale:
“Un italiano su due è sui social, ma non tutti ne conoscono il funzionamento, i rischi, le potenzialità. Con la nuova rivista ogni mese garantiremo le notizie più rilevanti e i migliori suggerimenti per approcciare in modo entusiasmante e curioso la vita social degli utenti”.
La tiratura della rivista è di 60mila copie, il prezzo è di 3,90 euro. Il logo ricorda quello di riviste come Life o Epoca, e lo slancio creativo si esaurisce lì. A mio parere la strategia alla base di questa scelta editoriale appare tanto spavalda quanto mal supportata. A conforto della mia opinione, il poco percettibile squilibrio tra la promessa che si legge in copertina “Ti aiutiamo a mettere on line il tuo sito” e ciò che si trova su http://www.peruzzo.com.
Nove anni fa ho scritto il mio primo articolo sui RAEE (“Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”, altrimenti definiti WEEE, “Waste from Electrical and Electronic Equipment”, oppure E-waste) in cui parlavo delle direttive europee del 2002 sulla raccolta differenziata di apparecchiature ed elettrodomestici, le prime ad affidare a produttori, importatori e rivenditori il compito di organizzare i servizi di “raccolta, trattamento, recupero, reimpiego, riciclaggio e smaltimento” dei RAEE.
In Italia il percorso di recepimento di questi provvedimenti – e quelli successivi – è stato lungo e non privo di intoppi e rallentamenti. L’ultima tappa è stata raggiunta con il decreto legislativo 49/2014 che sarà in vigore dal prossimo 12 aprile, particolarmente interessante (anche) perché introduce due novità importanti per la collettività:
i punti vendita con superficie totale di almeno 400 metri quadrati saranno obbligati a ritirare gratuitamente i RAEE di piccole dimensioni senza che l’utente sia tenuto all’acquisto di un nuovo prodotto; il limite di 25 cm di grandezza permette di includere in questa regola alcuni dispositivi molto diffusi come smartphone e tablet;
anche chi vende prodotti tecnologici ed elettronici on linedovrà garantire il ritiro dei RAEE ai propri clienti che acquistano un nuovo prodotto, offrendo loro la possibilità di consegnare l’apparecchiatura a fine vita in punti di raccolta messi a disposizione gratuitamente.
Novità non meno importanti riguardano l’inclusione immediata dei pannelli fotovoltaici nell’elenco dei RAEE, nuove regole per i controlli sulle gestioni illegali di rifiuti, nuovi incentivi al riutilizzo dei prodotti e altri provvedimenti in tema. Ma non tutti sanno o ricordano la possibilità di consegnarli ai punti vendita (già tenuti a farlo in caso di acquisto di un nuovo prodotto) e spesso, nei boschi o in altri luoghi imboscati, si trovano elettrodomestici o apparecchi elettronici.
Perché sforzarsi a depositarli abusivamente in quei posti? Perché non compiere uno sforzo identico (o inferiore) portandoli in un centro di raccolta rifiuti, o sforzarsi ancora meno e portarli in un punto vendita quando si acquista un apparecchio nuovo, viaggio che verosimilmente viene fatto comunque?
Chi invia mail di phishing a volte è talmente maldestro da tentare di ingannare gli utenti con mail improbabili, ma ora anche chi invia mail di marketing – soprattutto per promuovere attività di trading online – si sta infilando nella stessa scia… a meno che non si tratti anche qui di phishing, gli indizi che inducono a crederlo non mancano: dal mittente farlocco (chi ha scritto la mail? Serena o Laura?) alla cifra scritta a caso (prima sono 1945 euro, poi 1495). La mancanza di cura del dettaglio spesso denota approssimazione e dilettantismo.
E’ necessario tenere presente che, nell’ambito del mail marketing, operano professionisti e aziende affidabili che lavorano per clienti seri. L’esempio che ho presentato non rientra in questo ambito e questi “operatori” rischiano di minare la fiducia nella categoria.
Google ha lanciatoAuto Awesome Photobombs, applicazione per fare selfie con personaggi famosi, annunciatoGmail Shelfie, per personalizzare con autoscatti particolari i temi di Gmail e creato la Google Magic Hand, per smanettare sullo smartphone senza usare le (proprie) mani… senza contare l’invasione dei Pokemon su Maps per iOS e Android.
Nokia, che ha presentato un 3310 in versione smartphone, con display touchscreen al posto della nota tastiera e la fotocamera da 41 Megapixel
BMW ha presentato la serie ZZZ (una culla) e il Force Injection Booster, tecnologia che permette di percepire l’effetto dell’alta velocità anche se si va a meno di 30 km/h
Di quello della Ceres Soft Ale ho già parlato giorni fa: il pesce d’aprile più evidente e innocuo (l’inesistenza del prodotto) s’intravedeva dal countdown, la raccolta dei dati personali tramite Facebook è stato, a mio avviso, l’aspetto beffardo più nascosto.
Pesci degni di nota, in realtà, ne sono stati pubblicati a bizzeffe. Troppi per poterli elencare tutti, ma in effetti non sempre ne vale la pena: ormai, alla data 1 aprile, sempre più persone si alzano dal letto con la certezza di leggere o sentire qualcosa di assurdo. E l’effetto sorpresa ormai va svanendo.
UPDATE: in ogni caso devo formulare i miei complimenti alla redazione di Lecconotizie.com, che è riuscita a confezionare ben sei pesci d’aprile che, nonostante quanto detto sopra, hanno ugualmente riscosso notevole successo.