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Il programmatore oggi tra clichè e forward thinking

24 Apr

Programmatori HTML, programmatori java, programmatori  C, programmatori PHP… Oggi diventa difficile citare tutte le tecniche di programmazione esistenti. La figura del programmatore è sempre stata soggetta a clichè e luoghi comuni vari, ma dove saremmo noi oggi senza il loro lavoro?

Mentre gli altri bambini giocavano con le macchinine il futuro programmatore volava con l’immaginazione e programmava con il Commodore 64, niente super processori, la grafica mancava decisamente di definizione, un solo chip sonoro eppure ci si poteva perdere delle ore a giocare.  Se è vero che è sempre necessario mettere della passione nel proprio lavoro per svolgerlo al meglio, per la professione del programmatore questo è ancora più vero:  un bravo programmatore svolge il suo lavoro come se fosse un hobby.  Oggi la nostra vita ruota attorno al computer e ad Internet per non parlare degli smartphone il cui impatto sulla nostra routine giornaliera è stato devastante.  Ma quanti di noi sanno davvero come fuzionano queste tecnologie? Fortunatamente esistono i programmatori abbastanza creativi e preparati da poter sviluppare e far funzionare tutte queste tecnologie. Bisogna poi tenere a mente che solo i programmatori migliori, dotati di avanzate capacità di codificazione sono in grado di creare certi prodotti rivoluzionari.

Un programmatore Java, HTML, PHP o C che sia, può lavorare da casa come freelance o all’interno di un’azienda come membro di un team;  riuscire a procurarsi i progetti più interessanti poi dipende dalle competenze di  codifica e sviluppo del programmatore e alle sue capacità di combinare l’esperienza maturata con le specificità del progetto in maniera efficiente. La figura del programmatore nell’immaginario collettivo poi, è una delle figure più soggette a clichè e luoghi comuni. Il programmatore è un ragazzo molto giovane che non riuscendo a relazionarsi con successo con i suoi coetanei, dedica tutto il suo tempo alla tecnologia e ai computer :  niente di più sbagliato! Tutti i programmatori che ho avuto il piacere di incontrare infatti non sono affatto asociali e l’idea del programmatore pigro seduto tutto il giorno davanti al suo computer non potrebbe essere più lontana dalla realtà, dato che per diventare un esperto programmatore ci vogliono anni di dedizione, studio e duro lavoro.  Il modo di fare programmazione sta cambiando e ad esempio molte donne cominciano ad entrare nel mondo della programmazione nella scena internazionale, per non parlare del crescente bisogno di programmatori nell’industria  cinematografica per lo sviluppo di nuove tecnologie cinematografiche come ad esempio il cinema 3D.

Parlando di clichè, se il programmatore lavora anche da freelance allora il numero di stereotipi al proposito aumenta: a quelli del programmatore nerd, pigro e asociale sia aggiungono quelli del fannullone che lavora da casa. Decidere di lavorare da freelance tuttavia non è esattamente una pacchia. Il professionista che decide di esser boss di se stesso si assume la responsabilità di gestire in completa autonomia il proprio lavoro, perchè grandi libertà comportano sempre anche grandi responsabiltà.

Programmare vuol dire sempre pensare avanti ed è grazie alla creatività dei programmatori che possiamo beneficiare dell’introduzione continua di nuove tecnologie che contribuiscono decisamente a semplificare la nostra vita.

Giovanna Avino web writer freelance della piattaforma di lavoro online twago

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Ringrazio molto Giovanna Avino per aver voluto condividere questo articolo – un interessante spunto di riflessione – su un tema spesso non considerato nella giusta misura. DB

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2012 in contributi

 

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