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“Truffa del contactless”: allarmismo infondato

Un nuovo allarme – diffuso via Internet, via social, via messaggini – preoccupa gli utenti per la presunta pericolosità della tecnologia contactless. Veicolo dei messaggio allarmistico, un video di una truffa “che sta girando in metro” (nella metropolitana di Milano), un “esperimento sociale” con l’obiettivo di dimostrare la facilità di ottenere denaro da transazioni effettuate attraverso l’uso di carte contactless all’insaputa dei titolari.

Precisazioni: innanzitutto per mettere in atto la truffa (come quella illustrata nel video) è necessario avere un dispositivo POS, uno strumento che va acquistato dietro presentazione di documenti (la vostra carta di identità, i documenti della vostra attività). Questo strumento per funzionare online ha bisogno di un collegamento, proprio (con una sim registrata a nome di qualcuno) o derivante da uno smartphone (stesso discorso). Da qui si comprende quanto l’utilizzo di questo strumento sia tracciabile. Se legge dati con tecnologia NFC deve avere chiavi crittografiche della banca, e se la transazione va a buon fine anch’essa è tracciabile. Tecnicamente, infine, la distanza massima per queste operazioni “contactless” è di 3 cm.

Ora io non so se per truffe da 25 euro (importo massimo di una transazione che non richiede il codice PIN) valga la pena di attrezzarsi in questo modo, considerando che avere e mantenere un POS costa qualche decina di euro

 

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2020 in news, tecnologia

 

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POS obbligatorio, alcuni chiarimenti

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Il 30 giugno è arrivato, ma restano i dubbi legati all’introduzione dell’obbligo di accettazione dei pagamenti con carta di debito tramite POS, che scatta appunto da domani, per commercianti, professionisti e artigiani, per importi superiori ai 30 euro.

In sintesi: da domani, per tali importi (da Eur 30,01 in su), il cliente di un attività commerciale, di un artigiano (anche un riparatore di elettrodomestici), di un professionista o di un’impresa avrà la possibilità di chiedere di effettuare il pagamento con carta di debito, come la tessera bancomat, che comporta l’adozione di un POS. Nella formulazione iniziale (poi modificata) la legge prevedeva questo onere per chi aveva un fatturato annuo superiore ai 200mila euro, ma ora non esistono più soglie minime.

In realtà non esiste l’obbligo di pagare con bancomat tramite POS ogni importo superiore di 30 euro: per essere precisi, la legge impone di accettare pagamenti di questo tipo se il cliente lo richiede. Ma se il cliente non lo chiede ed è disponibile a pagare in altro modo, non esiste alcun problema. La legge consente ancora pagamenti in contanti fino ad importi pari a 999,99 euro.

Fermo restando il principio secondo il quale il cliente deve sempre avere la possibilità di scegliere come pagare, è opportuno che sia debitamente informato delle modalità di pagamento disponibili prima che l’obbligazione si costituisca. Più o meno come quando, entrando in un ristorante, l’avventore vede sulla porta di ingresso le indicazioni sulle carte di credito o di debito accettate nel locale. Si tratta di un’informativa molto essenziale, ma chiarificatrice. Se vede il logo del bancomat o della propria carta di credito ha la certezza he quei determinati strumenti di pagamento siano accettati.

Tuttavia, chi non si dota di POS non incorre in alcuna sanzione, perché al momento la Legge non le prevede. Naturalmente il debito del cliente deve sempre essere saldato (nessuna legge lo esclude), ma se il cliente pretendesse di pagare con carta di debito (o non avesse altra possibilità in quanto perché sprovvisto di contanti), la conseguenza sarebbe un caso di mora del creditore (impossibile chiedere interessi per il pagamento effettuato in ritardo). 

Il problema di adozione del POS non è tanto tecnico – sul mercato esistono soluzioni di POS fisso e mobile offerte da compagnie telefoniche e istituti bancari – quanto economico. La gestione degli incassi tramite POS, soprattutto nel nostro Paese e non altrove, ha un costo rilevante a causa dei costi di attivazione, delle commissioni mensili e di quelle applicate su ogni transazione (al netto dei costi di comunicazione: le transazioni vengono veicolate da chiamate telefoniche). Il nuovo obbligo entra quindi in vigore incompleto, dopo una gestazione supplementare di due anni, durante i quali nessuno ha pensato ad una ragionevole rivoluzione di questi servizi, ad una regolamentazione oculata delle tariffe e – soprattutto – ad emanare un provvedimento completo e privo di lacune strutturali.

 

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2014 in news

 

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