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Zoom, abbiamo un problema…

Molti utenti in questo periodo di isolamento o quarantena hanno conosciuto Zoom, una soluzione per videochiamate di gruppo che viene utilizzata da molti insegnanti per lo svolgimento di videolezioni, ma non è solo per la didattica, viene utilizzato anche a livello sportivo e professionale, contesto per il quale è stato pensato (è uno degli strumenti di cui parlavo un mese fa nel post su telelavoro, smart working e didattica a distanza). Gli utenti giornalieri attualmente sono circa 200 milioni, ma fino a dicembre non superavano i 10 milioni. L’impennata ha catturato l’attenzione di alcuni esperti di sicurezza, che si sono preoccupati di analizzarla. Risultato: bene, ma non benissimo.

Il Washington Post ha scoperto che su servizi come Amazon Web Services, Youtube e Vimeo si possono trovare moltissimi video di videochiamate registrate. Zoom permette infatti la registrazione dei meeting e in tal caso ogni partecipante viene avvisato dall’applicazione, quindi è all’utente che spetta gestire se mantenere la registrazione sul proprio computer oppure online e nulla gli impedisce di caricare i video su una piattaforma di suo gradimento. L’azienda si limita a raccomandare estrema cautela e chiede agli utenti di essere “trasparenti” con i partecipanti alle videochiamate (“ah tizio, ti avviso che la registrazione della nostra conversazione vorrei caricarla su Youtube”).
Da una ricerca di The Intercept emerge inoltre che in Zoom la crittografia sarebbe implementata solo tra utente e server della piattaforma, non tra gli utenti. E non è finita: The Verge ci informa che con il software zWarDial è stato possibile scovare in un giorno almeno 2.400 indirizzi di meeting organizzati con Zoom, e se per il meeting non è stata impostata una password… ci si può imbucare (da cui è nato il termine zoombombing). Niente di male per una trasmissione per cui si vuole intenzionalmente avere il maggior numero di partecipanti possibile, ma sarebbe una bella “scocciatura” per un meeting con scambio di informazioni riservate.
I vertici dell’azienda hanno dichiarato di voler risolvere tutti i problemi legati alla privacy, riconoscendo di non essere stati all’altezza delle aspettative degli utenti e di quanto richiesto in termini di sicurezza. Doveroso, ma questo tradisce la superficialità dell’approccio adottato per una piattaforma che si dichiara nata per il mondo enterprise, ma che ha un’intuitività di utilizzo che la rende adatta per il mondo dell’istruzione, oltre che per community di utenti privati.
In ogni caso, due raccomandazioni per quando si crea un meeting con Zoom:
  • se lo registrate, mantenetelo sul vostro computer e non salvatelo online (a meno che non si tratti di uno storage in cloud, vostro e adeguatamente protetto);
  • impostate una password per l’accesso al meeting (quest’ultima indicazione dovrebbe diventare o già essere un default, dato che Zoom pare aver recepito le numerose segnalazioni e lamentele)
 
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Pubblicato da su 6 aprile 2020 in news

 

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Bravata anti-decreto pubblicata sui social? Allora te la cerchi (la denuncia)

Sto cercando di andare a prendere la mia ragazza che è in quarantena… Ce la farò! Ho già preparato tutte le scuse di sto mondo… #Coronavirus!”

Pubblicare un post del genere sui social network dimostra solo dabbenaggine. Eppure un 30enne residente in Valtellina lo ha scritto, riprendendosi in un video postato su Instagram e Facebook, e ha orgogliosamente messo in atto il suo proposito.

Con la pubblicazione del post, oltre a dare visibilità al suo obiettivo, ha anche dato alle forze dell’ordine le informazioni necessarie a identificarlo. Risultato: i carabinieri lo hanno rintracciato, scoprendo così che effettivamente lui e la sua ragazza avevano violato il decreto ministeriale che impone restrizioni sugli spostamenti. E poco importa che la ragazza non fosse in quarantena, né risultata positiva al coronavirus. Entrambi sono stati denunciati per inosservanza ai decreti emanati in questo periodo e l’uomo ha ricevuto una denuncia anche per procurato allarme: ai Carabinieri avrebbe infatti motivato la pubblicazione del video con l’intenzione di farsi pubblicità per diventare un personaggio e spingere la propria carriera artistica. Ma forse anche questa spiegazione fa parte di “tutte le scuse di sto mondo”.

Video rimosso e denuncia da incorniciare. Ignoto il genere artistico in cui possa essere inquadrato l’impavido cavaliere. Vorrà dire che sentiremo parlare di lui per altri motivi. Forse.

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2020 in news

 

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