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Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Clickbaiting, uno sport che non tramonta

Con questo post rimango in tema “spaziale” solo perché mi viene offerta l’occasione di evidenziare un esempio di clickbait, termine che “indica un contenuto web la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile d’internauti, per generare rendite pubblicitarie online” (definizione wikipedica).

L’acchiappaclic in questo caso è un articolo pubblicato ieri online dal Corriere dello Sport, che legittimamente estende la propria funzione di informazione anche ad altri ambiti. Ed effettivamente, parlando di un satellite che “sfiorerà la terra”, precisando con enfasi apocalittica “la data è vicina, c’è un pericolo”, il giornale diretto dall’eclettico e professionale Ivan Zazzaroni sembra adempiere alla sua vocazione di fornire anche informazioni di pubblico interesse. E invece no.

Lì c’è un articolo che dice poco o niente, perché annuncia un “pericolo” senza minimamente descriverlo, ne’ motivarlo. “C’è un pericolo” significa “preoccupatevi”. Di cosa? Silenzio cosmico. Eppure chi dà un’informazione, soprattutto di questo tenore, dovrebbe farlo in modo completo. Magari non esaustivo – non si tratta di una testata scientifica – ma con un articolo che abbia sia capo che coda.

E che dica, ad esempio, che asteroidi come quello descritto – identificato come 231937 (2001 FO32) – vengono classificati dalla Nasa come “potenzialmente pericolosi” perché hanno orbite che si avvicinano a quella della Terra: a motivo dell’attrazione gravitazionale di diversi pianeti, i percorsi seguiti dagli asteroidi sono in continua evoluzione ed esiste la possibilità che, nel corso dei secoli e dei millenni, questi cambiamenti di orbita possano portarli a incrociare l’orbita del nostro pianeta.

Un giorno lontano. Ma per ora, come dicono la Nasa e altre testate specializzate, niente panico.

 

 
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Pubblicato da su 25 febbraio 2021 in (dis)informazione, news

 

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Perché Marte? Per andare oltre, anche sulla Terra

Il rover Perseverance su Marte

Il rover Perseverance su Marte – Fonte: NASA via Astronautinews.it

Ogni missione spaziale compiuta dall’uomo, parallelamente a reazioni di emozione ed entusiasmo, suscita in molte persone perplessità sull’utilità e sull’opportunità degli investimenti – sempre considerevoli – profusi in queste iniziative. La sintesi di questo scetticismo è ben riassunta in una domanda che ho sentito, ancora una volta, questa mattina: “Non sarebbe più opportuno destinare altrove il denaro investito in queste missioni, con tutti i problemi che ci sono nel mondo, come la fame, l’inquinamento, eccetera?”

Massimo Russo, in questo articolo su Esquire, sintetizza – in modo diretto ed efficace – il motivo per cui anche la nuova missione su Marte non deve essere considerata solamente per gli obiettivi legati all’esplorazione del “pianeta rosso”:

Ancora più importante, tuttavia, è l’onda lunga dei dividendi che verranno dai progressi della scienza e della tecnologia legate alla missione. Per capirci, dalla stagione delle esplorazioni lunari di Apollo, negli anni ‘60 del secolo scorso, sono derivate la tomografia assiale computerizzata (Tac), che ha portato enormi benefici alla diagnostica medica; progressi nelle batterie, a cominciare da quelle che equipaggiano gli utensili senza filo che abbiamo a casa; l’accelerazione nello sviluppo dei chip, che ha portato alla nascita dei personal computer e degli smartphone. E, ancora, tessuti isolanti e teflon, fertilizzanti, videocamere ad alta risoluzione, cibo liofilizzato, alcune tipologie di calcestruzzo, materiali plastici e ignifughi. Sono oltre 30mila gli oggetti e le tecnologie che hanno un debito con quelle missioni. Il ritorno, in alcuni casi, è stato pari a sette volte l’investimento.

Ernst Stuhlinger – direttore scientifico associato del Marshall Space Flight Center dal ’68 al ’75 – nel 1970 ricevette una lettera da una religiosa in missione in Zambia, Suor Mary Jucunda, che gli chiedeva come fosse possibile proporre progetti che puntavano allo Spazio, mentre nel mondo milioni di persone morivano di fame. Stuhlinger – che proprio in quell’epoca lanciò la proposta di effettuare alcune ricerche sulla possibilità di arrivare su Marte – sinceramente colpito dalla richiesta, le scrisse una lettera molto argomentata, che ancora oggi viene citata per rispondere a domande dello stesso tenore.

Indipendentemente dal concordare o meno con quanto spiega, merita di essere letta. Ne riporto una traduzione, il testo originale lo potete ottenere da varie fonti, tra cui il libro Space_among_us, di pubblico dominio. Potete scaricarlo cliccando sul titolo, la lettera inizia a pag. 120 (pag. 132 del file pdf).

Cara Suor Mary Jucunda,

la sua lettera è una delle tante che mi giungono ogni giorno, ma mi ha toccato più profondamente di tutte le altre, perché proviene dal profondo di una mente che cerca e di un cuore compassionevole. Cercherò di rispondere alla sua domanda nel miglior modo possibile.

Prima, però, vorrei esprimere la mia grande ammirazione per lei, e per le molte sue consorelle coraggiose, perché sta dedicando la sua vita alla causa più nobile dell’uomo: l’aiuto al prossimo che si trova nel bisogno.

Nella sua lettera mi ha chiesto come abbia potuto suggerire la spesa di miliardi di dollari per un viaggio su Marte, in un momento in cui molti bambini di questa Terra stanno morendo di fame. So che non si aspetta una risposta del tipo: “Oh, non sapevo che ci fossero bambini che muoiono di fame, ma d’ora in poi desisterò da qualsiasi tipo di ricerca spaziale finché l’umanità non avrà risolto questo problema!” In effetti, ho saputo di bambini affamati molto prima di sapere che un viaggio sul pianeta Marte fosse tecnicamente fattibile. Tuttavia, come molti dei miei amici, credo che viaggiare verso la Luna, ed eventualmente verso Marte e altri pianeti, sia un’impresa che dovremmo intraprendere ora, e credo persino che questo progetto, a lungo termine, contribuirà maggiormente alla soluzione dei gravi problemi che stiamo affrontando qui sulla Terra rispetto a molti altri potenziali progetti di aiuto che vengono dibattuti e discussi ,anno dopo anno, e che sono così estremamente lenti nel dare risultati tangibili.

Prima di cercare di descrivere più in dettaglio come il nostro programma spaziale stia contribuendo alla soluzione dei nostri problemi terrestri, vorrei raccontare brevemente una storia presumibilmente vera, che può aiutare a sostenere l’argomento. Circa 400 anni fa, in una piccola città della Germania viveva un conte. Era un nobile benevolo, che dava gran parte del suo reddito ai poveri della sua città. Questo era molto apprezzato, perché la povertà era abbondante durante il Medioevo, e c’erano epidemie di peste che devastavano frequentemente il paese. Un giorno, il conte incontrò un uomo strano. Aveva un banco di lavoro e un piccolo laboratorio nella sua casa, e lavorava duramente durante il giorno per potersi permettere qualche ora ogni sera per lavorare nel suo laboratorio. Macinava piccole lenti da pezzi di vetro; montava le lenti in tubi, e usava questi aggeggi per guardare oggetti molto piccoli. Il conte era particolarmente affascinato dalle piccole creazioni che si potevano osservare con il forte ingrandimento, e che non aveva mai visto prima. Lo invitò a trasferirsi con il suo laboratorio al castello, a diventare un membro della sua famiglia e da quel momento in poi gli consentì di dedicare tutto il suo tempo allo sviluppo e al perfezionamento dei suoi strumenti ottici come dipendente speciale del conte.

I cittadini, tuttavia, si arrabbiarono quando si resero conto che il conte stava sprecando il suo denaro, come pensavano, per un capriccio senza un obiettivo. “Noi soffriamo per la peste”, dissero, “mentre lui paga quell’uomo per un passatempo inutile! Ma il conte rimase fermo sulla sua posizione. “Vi do quanto posso permettermi”, disse, “ma sosterrò anche quest’uomo e il suo lavoro, perché sono convinto che un giorno ne verrà fuori qualcosa di interessante!”

Infatti, qualcosa di interessante uscì da quel lavoro, e anche da un lavoro simile fatto da altri in altri posti: il microscopio. È noto che il microscopio ha contribuito più di qualsiasi altra invenzione al progresso della medicina, e che l’eliminazione della peste e di molte altre malattie infettive dalla maggior parte del mondo è in gran parte un risultato degli studi resi possibili dall’utilizzo del microscopio.

Il conte, conservando parte del suo denaro per la ricerca e la scoperta, ha contribuito molto di più al sollievo della sofferenza umana di quanto avrebbe potuto fare dando tutto quello che poteva risparmiare alla sua comunità afflitta dalla peste.

La situazione che affrontiamo oggi è simile sotto molti aspetti. Il presidente degli Stati Uniti spende circa 200 miliardi di dollari nel suo bilancio annuale. Questo denaro è destinato alla salute, all’educazione, al benessere, al rinnovamento urbano, alle autostrade, ai trasporti, agli aiuti esteri, alla difesa, alla conservazione del territorio, alla scienza, all’agricoltura e a molte installazioni dentro e fuori il paese. Circa l’1,6% di questo budget nazionale è stato assegnato all’esplorazione spaziale quest’anno. Il programma spaziale comprende il Progetto Apollo e molti altri progetti minori in fisica spaziale, astronomia spaziale, biologia spaziale, progetti planetari, progetti sulle risorse della Terra e ingegneria spaziale. Per rendere possibile questa spesa per il programma spaziale, il contribuente americano medio con 10.000 dollari di reddito all’anno paga circa 30 dollari di tasse per lo spazio. Il resto del suo reddito, 9.970 dollari, rimane per la sua sussistenza, il suo tempo libero, i suoi risparmi, le sue altre tasse e tutte le altre spese.

Probabilmente ora chiederà: “Perché non prendete 5 o 3 o 1 dollaro da quei 30 dollari spaziali che il contribuente medio americano paga, e mandate questi dollari ai bambini affamati?” Per rispondere a questa domanda, devo spiegare brevemente come funziona l’economia di questo Paese. La situazione è molto simile in altri paesi. Il governo è composto da una serie di dipartimenti (Interni, Giustizia, Salute, Educazione e Benessere, Trasporti, Difesa e altri) e da uffici (National Science Foundation, National Aeronautics and Space Administration e altri). Tutti loro preparano i loro bilanci annuali in base alle missioni loro assegnate, e ognuno di loro deve difendere il suo bilancio dal controllo estremamente severo delle commissioni del Congresso, e dall pesante pressione per l’economia da parte dell’Ufficio del Bilancio e del Presidente. Quando i fondi vengono finalmente stanziati dal Congresso, possono essere spesi solo per le voci specificate e approvate nel bilancio.

Il bilancio della National Aeronautics and Space Administration, naturalmente, può contenere solo voci direttamente collegate all’aeronautica e allo spazio. Se questo bilancio non fosse approvato dal Congresso, i fondi proposti per esso non sarebbero disponibili per qualcos’altro; semplicemente non sarebbero prelevati dai contribuenti, a meno che uno degli altri bilanci non abbia ottenuto l’approvazione per un aumento specifico che assorbirebbe quindi i fondi non spesi per lo spazio. Da questa breve spiegazione, si renderà conto che il sostegno ai bambini affamati, o meglio un sostegno in aggiunta a quello alla degnissima causa a cui gli Stati Uniti stanno già contribuendo sotto forma di aiuto estero, può essere ottenuto solo se il dipartimento appropriato presenta una voce di bilancio per questo scopo, e se questa voce viene poi approvata dal Congresso.

Potrebbe ora chiedermi se io personalmente sia a favore di una tale mossa da parte del nostro governo. La mia risposta è un enfatico sì. Infatti, non mi dispiacerebbe affatto che le mie tasse annuali fossero aumentate di un certo numero di dollari allo scopo di nutrire i bambini affamati, ovunque essi vivano.

So che tutti i miei amici la pensano allo stesso modo. Tuttavia, non potremmo dar vita ad un tale programma semplicemente desistendo dal fare progetti per missioni su Marte. Al contrario credo addirittura che, lavorando per il programma spaziale, possa dare qualche contributo per alleviare ed eventualmente risolvere problemi così gravi come la povertà e la fame sulla Terra. Alla base del problema della fame ci sono due funzioni: la produzione di cibo e la distribuzione del cibo. La produzione di cibo – attraverso l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, la pesca oceanica e altre operazioni su larga scala – è efficiente in alcune parti del mondo, ma drasticamente carente in molte altre. Per esempio, grandi aree territoriali potrebbero essere utilizzate molto meglio se venissero applicati metodi efficienti di controllo degli spartiacque, uso di fertilizzanti, previsioni meteorologiche, valutazione della fertilità, programmazione delle piantagioni, selezione dei campi, abitudini di semina, tempi di coltivazione, rilevamento delle colture e pianificazione del raccolto.

Lo strumento migliore per il miglioramento di tutte queste funzioni, senza dubbio, è il satellite artificiale. Girando intorno al globo ad alta quota, può schermare ampie aree di terreno in breve tempo; può osservare e misurare una grande varietà di fattori che indicano lo stato e le condizioni delle colture, del suolo, della siccità, delle piogge, della copertura nevosa, ecc. e può trasmettere via radio queste informazioni alle stazioni a terra, per un uso appropriato. È stato stimato che anche un modesto sistema di satelliti equipaggiati con risorse terrestri e sensori, lavorando all’interno di un programma di miglioramento agricolo mondiale, aumenterebbe i raccolti annuali di un equivalente di molti miliardi di dollari.

La distribuzione del cibo ai bisognosi è un problema completamente diverso. La questione non è tanto quella del volume delle spedizioni, ma quella della cooperazione internazionale. Chi governa una piccola nazione può sentirsi molto a disagio alla prospettiva di avere grandi quantità di cibo spedite nel suo paese da una grande nazione, semplicemente perché teme che insieme al cibo ci possa essere anche un’importazione di influenza e potere straniero. Un efficace sollievo dalla fame, temo, non arriverà prima che i confini tra le nazioni siano diventati meno divisivi di quanto lo siano oggi. Non credo che il volo spaziale realizzerà questo miracolo in una notte. Tuttavia, il programma spaziale è certamente tra gli agenti più promettenti e potenti che lavorano in questa direzione.

Mi lasci solo ricordare la recente tragedia mancata dell’Apollo 13. Quando si avvicinò il momento del cruciale rientro degli astronauti, l’Unione Sovietica interruppe tutte le trasmissioni radio russe nelle bande di frequenza utilizzate dal progetto Apollo per evitare ogni possibile interferenza, e le navi russe stazionarono nel Pacifico e nell’Oceano Atlantico nel caso fosse stato necessario un salvataggio di emergenza. Se la capsula dell’astronauta fosse ammarata vicino ad una nave russa, i russi si sarebbero indubbiamente adoperati nel salvataggio come se si fosse trattato di cosmonauti russi tornati da un viaggio nello spazio. Se astronauti russi dovessero mai trovarsi in una situazione di emergenza simile, gli americani farebbero lo stesso senza alcun dubbio.

Una maggiore produzione di cibo grazie al rilevamento e alla valutazione effettuate in orbita, e una migliore distribuzione del cibo grazie al miglioramento delle relazioni internazionali, sono solo due esempi di quanto profondamente il programma spaziale possa avere un impatto sulla vita sulla Terra. Vorrei citare altri due esempi: la stimolazione dello sviluppo tecnologico e la generazione di conoscenza scientifica.

I requisiti di alta precisione e di estrema affidabilità che devono essere imposti ai componenti di un veicolo spaziale diretto sulla Luna non hanno precedenti nella storia dell’ingegneria. Lo sviluppo di sistemi che soddisfano questi severi requisiti ci ha fornito un’opportunità unica per trovare nuovi materiali e metodi, per inventare sistemi tecnici migliori, per le procedure di fabbricazione, per allungare la vita degli strumenti e persino per scoprire nuove leggi della natura.

Tutte queste nuove conoscenze tecniche acquisite sono disponibili anche per l’applicazione alle tecnologie terrestri. Ogni anno, circa un migliaio di innovazioni tecniche generate nel programma spaziale trovano il loro destino nella nostra tecnologia terrestre, portando a realizzare migliori elettrodomestici da cucina e attrezzature agricole, migliori macchine da cucire e radio, migliori navi e aeroplani, migliori previsioni del tempo e avvisi di tempesta, migliori comunicazioni, migliori strumenti medici, migliori utensili e strumenti per la vita quotidiana. Presumibilmente, si chiederà ora perché dobbiamo sviluppare prima un sistema di supporto vitale per i nostri astronauti che vanno sulla Luna, prima di poter costruire un sistema di sensori di lettura a distanza per i malati di cuore. La risposta è semplice: un progresso significativo nella soluzione dei problemi tecnici è spesso realizzato non con un approccio diretto, ma fissando prima un obiettivo di alta sfida che offre una forte motivazione per il lavoro innovativo, che accende l’immaginazione e sprona gli uomini a spendere i loro migliori sforzi, e che agisce come un catalizzatore includendo catene di altre reazioni.

Il volo spaziale, senza alcun dubbio, svolge esattamente questo ruolo. Il viaggio verso Marte non sarà certamente una fonte diretta di cibo per gli affamati. Tuttavia, porterà a così tante nuove tecnologie e capacità che le ricadute di questo progetto da sole varranno molte volte il costo della sua realizzazione.

Oltre alla necessità di nuove tecnologie, c’è un continuo bisogno di nuove conoscenze di base nelle scienze se vogliamo migliorare le condizioni della vita umana sulla Terra. Abbiamo bisogno di più conoscenze nella fisica e nella chimica, nella biologia e nella fisiologia, e in particolare nella medicina, per far fronte a tutti questi problemi che minacciano la vita dell’uomo: fame, malattie, contaminazione del cibo e dell’acqua, inquinamento dell’ambiente.

Abbiamo bisogno di più giovani uomini e donne che scelgano la scienza come carriera e abbiamo bisogno di un sostegno migliore per quegli scienziati che hanno il talento e la determinazione per impegnarsi in un lavoro di ricerca fruttuoso. Devono essere disponibili obiettivi di ricerca stimolanti e deve essere fornito un sostegno sufficiente ai progetti di ricerca. Di nuovo, il programma spaziale con le sue meravigliose opportunità di impegnarsi in studi di ricerca veramente magnifici su lune e pianeti, di fisica e astronomia, di biologia e medicina è un catalizzatore quasi ideale che induce la reazione tra la motivazione per il lavoro scientifico, le opportunità di osservare fenomeni eccitanti della natura e il supporto materiale necessario per portare avanti lo sforzo di ricerca.

Tra tutte le attività dirette, controllate e finanziate dal governo americano, il programma spaziale è certamente la più visibile e probabilmente la più discussa, sebbene consumi solo l’1,6% del bilancio nazionale totale e il 3 per mille (meno di un terzo dell’1%) del prodotto nazionale lordo. Come stimolo e catalizzatore per lo sviluppo di nuove tecnologie, e per la ricerca nelle scienze di base, non è paragonabile a nessun’altra attività. In questo senso, possiamo dire che il programma spaziale sta assumendo una funzione che per tre o quattromila anni è stata la triste prerogativa delle guerre.

Quanta sofferenza umana potrebbe essere evitata se le nazioni, invece di investire in aerei e razzi che sganciano bombe, si mettessero in competizione con le loro navi spaziali per andare sulla Luna! Questa competizione è piena di promesse di brillanti vittorie, ma non lascia spazio all’amaro destino dei vinti, che non genera altro che vendetta e nuove guerre.

Anche se il nostro programma spaziale sembra portarci lontano dalla nostra Terra e verso la luna, il sole, i pianeti e le stelle, credo che nessuno di questi oggetti celesti troverà tanta attenzione e studio da parte degli scienziati spaziali quanto la nostra Terra. Diventerà una Terra migliore, non solo per tutte le nuove conoscenze tecnologiche e scientifiche che applicheremo per migliorare la vita, ma anche perché stiamo sviluppando un apprezzamento molto più profondo della nostra Terra, della vita e dell’uomo.

La fotografia che allego a questa lettera mostra una veduta della nostra Terra vista dall’Apollo 8 quando orbitò intorno alla Luna nel Natale del 1968. Di tutti i meravigliosi risultati del programma spaziale fino ad ora, questa foto è forse la più importante. Ci ha aperto gli occhi sul fatto che la nostra Terra è una bellissima e preziosissima isola in un vuoto sconfinato, e che non c’è altro posto in cui vivere se non il sottile strato superficiale del nostro pianeta, delimitato dal tetro nulla dello spazio. Mai prima d’ora così tante persone avevano riconosciuto quanto limitata sia la nostra Terra, e quanto pericoloso sarebbe manomettere il suo equilibrio ecologico. Da quando questa immagine è stata pubblicata per la prima volta, molte voci si sono fatte più forti per avvertire dei gravi problemi che l’uomo dei nostri tempi deve affrontare: inquinamento, fame, povertà, vita urbana, produzione di cibo, controllo delle acque, sovrappopolazione. Non è certo un caso che ora si comincino a vedere i tremendi compiti che ci aspettano in un momento in cui la giovane era spaziale ci ha fornito il primo sguardo buono sul nostro pianeta.

Molto fortunatamente, però, l’era spaziale non solo ci offre uno specchio in cui possiamo vedere noi stessi, ma ci fornisce anche le tecnologie, la sfida, la motivazione e persino l’ottimismo per affrontare questi compiti con fiducia. Ciò che impariamo nel nostro programma spaziale, credo che sostenga pienamente ciò che Albert Schweitzer aveva in mente quando disse: “Guardo al futuro con preoccupazione, ma con buona speranza”.

I miei migliori auguri saranno sempre con lei e con i suoi bambini.

Con sincera cordialità,

Ernst Stuhlinger

 
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Pubblicato da su 19 febbraio 2021 in news

 

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Facebook, multa di 7 milioni di euro: solletico

Fa piacere sapere che l’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – AGCM) eserciti la sua vigilanza sulle multinazionali IT bacchettandole in caso di scorrettezze. Ed è giusto che un’azienda venga sanzionata per aver indotto “ingannevolmente gli utenti a registrarsi sulla sua piattaforma non informandoli subito e in modo adeguato – durante l’attivazione dell’account – dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, enfatizzandone viceversa la gratuità”.

Ma se quell’azienda è Facebook, che ha un fatturato annuo di oltre 70 miliardi di dollari e un utile di oltre 18 miliardi (dati 2019, il consuntivo 2020 non è ancora noto), sapere che a causa di tale comportamento ingannevole è stata multata per 7 milioni di euro (8,4 milioni di dollari) non è consolante, dal momento che siamo intorno allo 0,012% del fatturato e allo 0.05% dell’utile. Anzi, constatando che l’Antitrust aveva già vietato la pratica definita ingannevole e ammonito l’azienda invitandola a provvedere a una rettifica mai realizzata, il tutto ha un sapore di una beffa bella e buona.

Dal Comunicato Stampa dell’Autorità:

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per complessivi 7 milioni di euro Facebook Ireland Ltd. e la sua controllante Facebook Inc., per non aver attuato quanto prescritto nel provvedimento emesso nei loro confronti nel novembre 2018.

In particolare, con tale decisione, l’Autorità aveva accertato che Facebook induceva ingannevolmente gli utenti a registrarsi sulla sua piattaforma non informandoli subito e in modo adeguato – durante l’attivazione dell’account – dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, enfatizzandone viceversa la gratuità.

Per l’Antitrust, inoltre, le informazioni fornite da Facebook risultavano generiche e incomplete e non fornivano una adeguata distinzione tra l’utilizzo dei dati necessario per la personalizzazione del servizio (con l’obiettivo di facilitare la socializzazione con altri utenti) e l’utilizzo dei dati per realizzare campagne pubblicitarie mirate.

Oltre a sanzionare Facebook per 5 milioni di euro, l’Autorità aveva vietato l’ulteriore diffusione della pratica ingannevole e disposto la pubblicazione di una dichiarazione rettificativa sulla homepage del sito internet aziendale per l’Italia, sull’app Facebook e sulla pagina personale di ciascun utente italiano registrato.

La presente istruttoria ha permesso di accertare che le due società non hanno pubblicato la dichiarazione rettificativa e non hanno cessato la pratica scorretta accertata: pur avendo eliminato il claim di gratuità in sede di registrazione alla piattaforma, ancora non si fornisce un’immediata e chiara informazione sulla raccolta e sull’utilizzo a fini commerciali dei dati degli utenti. Secondo l’Autorità, si tratta di informazioni di cui il consumatore necessita per decidere se aderire al servizio, alla luce del valore economico assunto per Facebook dai dati ceduti dall’utente, che costituiscono il corrispettivo stesso per l’utilizzo del servizio.

Continuando di questo passo, motiveremo queste grandi aziende a proseguire con la loro condotta e sanzioni irrisorie come questa, per loro, saranno tranquillamente registrabili alla voce spese pubblicitarie. Niente male per un gruppo che ha nell’advertising il proprio core business, dal momento che costituisce il 98% del suo fatturato.

 
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Pubblicato da su 17 febbraio 2021 in social network

 

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Parler cerca di cambiare immagine

Espulso a gennaio dalla piattaforma AWS (Amazon Web Services) in seguito all’accusa di essere uno dei principali canali di comunicazione utilizzati nell’organizzazione dell’attacco a Capitol Hill,  ecco di nuovo online il social network Parler, almeno come sito web: la app, infatti, non è ancora stata riammessa dall’App Store di Apple , né dal Play Store Google. L’inserimento nella lista nera delle big tech ha costretto l’azienda al trasloco – dai server Amazon a quelli di SkySilk – ma la nuova vita del social si annuncia anche con un logo completamente diverso e con una nuova guida, quella di Mark Meckler, che ha assunto la carica di CEO.

Un articolo del New York Times riferisce che il ritorno online di Parler è stato possibile grazie al supporto di un’azienda russa e di un partner di Seattle, già indicato come sostenitore di un sito neonazista. Piuttosto simile a Twitter, non ha però la stessa fluidità, anzi: dal momento che già quando si trovava su AWS si era rivelato alquanto lento, c’è da capire come sarà con il nuovo provider, un’azienda con dimensioni e risorse inferiori a quelle assicurate da Amazon.

Ferma restando la validità del principio di libertà di espressione, vedremo se il nuovo corso di Parler sarà veramente nuovo.

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2021 in news

 

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Clubhouse nel mirino di Facebook e Twitter

Quando una piattaforma tecnologica sembra funzionare, Mark Zuckerberg inizia a puntare i piedi e a volerla acquistare per inglobarla nella famiglia Facebook. Era accaduto con Instagram, si è ripetuto con WhatsApp e con Oculus. Ora – stando a quanto riferisce il New York Times – sarebbe il turno di Clubhouse, il social network “solo audio”, che sta acquistando popolarità mondiale grazie all’ingresso – registrato nei giorni scorsi – di vari nomi illustri (tra cui Elon Musk, ma anche personaggi come Drake, Tiffany Haddish e Jared Leto), che hanno contribuito a solleticare l’interesse di molti investitori. Clubhouse sarebbe però nel mirino anche di Twitter: entrambi i gruppi, infatti, avrebbero in cantiere soluzioni concorrenti (quella a cui sta lavorando Twitter si chiamerebbe Spaces).

Che l’evoluzione dei social network vada in questa direzione? Possibilissimo. Nel frattempo, però, l’impegno al rispetto degli utenti e delle loro informazioni personali deve essere mantenuto e il fatto che il “pioniere” Clubhouse, nelle proprie condizioni d’uso, non abbia previsto nessuna conformità alle regole previste dal GDPR lascia aperti ancora molti dubbi, insieme a quelli dei possibili utilizzi dei contenuti delle conversazioni. Ma è ormai certo che presto ne sentiremo parlare nuovamente.

Anziché fermarsi al lato social, i big potrebbero però guardare oltre e in altre direzioni, ad esempio verso una declinazione più social di soluzioni come Robinhood, la piattaforma di trading senza intermediazione, destinata ai piccoli investitori interessati alle criptovalute o a pacchetti di titoli quotati a Wall Street, gratuita per chi sceglie di sorbirsi inserzioni pubblicitarie, a pagamento per chi preferisce abbonarsi. Ma in entrambe le versioni rischiosa, per chi si avventura da solo in operazioni finanziarie senza alcun supporto. Questa è una boutade provocatoria ovviamente, ma non è detto che il futuro di questo settore non contempli questa possibilità.

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2021 in news

 

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Twitter, cartellino rosso per Trump. “Per sempre”?

Dopo aver esclamato molte volte “You’re fired!” nello show The Apprentice, tocca a Donald Trump essere… “sbattuto fuori”. Definitivamente, da Twitter, come ha confermato ieri Ned Segal (CFO della piattaforma social) in un’intervista concessa a CNBC. :

“Per come funzionano le nostre politiche, quando vieni rimosso dalla piattaforma… sei rimosso dalla piattaforma, sia che tu sia un commentatore, che tu sia un CFO o che tu sia un ex o attuale funzionario pubblico”

La sospensione dell’account – annunciata e attuata l’8 gennaio, in seguito all’assalto a Capitol HIll – viene quindi ufficialmente confermata come irreversibile. L’account, però, non è stato esattamente eliminato: è online e rimane nella condizione di sospeso, un monito che viene mantenuto per trasmettere a tutti il messaggio che chi non rispetta le condizioni che ogni utente ha sottoscritto, è fuori dalla piattaforma. E in questo caso per sempre.

Una distorsione c’è: ciò che un utente condivide pubblicamente su Twitter non è a circuito chiuso, non è riservato ai soli iscritti (pochi o tanti che siano), è pubblico e potenzialmente visibile a tutto il mondo senza la necessità di essere iscritti alla piattaforma. Si tratta comunque di un’azienda privata, che ha sicuramente tutto il diritto di concedere agli utenti il proprio spazio alla condizione che vengano rispettale le regole di utilizzo richiamate al momento dell’iscrizione. E proprio nelle righe iniziali delle Regole di Twitter si legge:

Sicurezza

Violenza: non puoi minacciare di ricorrere alla violenza contro un individuo o un gruppo di persone. Anche l’esaltazione della violenza è un comportamento proibito. Per saperne di più, leggi le nostre norme sulle minacce di violenza e sulla esaltazione della violenza.

Nelle norme sull’esaltazione della violenza si legge:

Che cosa succede in caso di violazione di queste norme?

Le conseguenze della violazione delle nostre norme sull’esaltazione della violenza variano in base alla gravità della violazione e ai precedenti dell’account sulla nostra piattaforma.

Alla prima violazione ti chiederemo di rimuovere il contenuto e bloccheremo temporaneamente l’accesso all’account per impedirti di twittare di nuovo finché non avrai provveduto alla rimozione. Se continui a violare queste norme dopo aver ricevuto un avviso, il tuo account verrà sospeso in modo permanente. Se ritieni che il tuo account sia stato sospeso per errore, puoi inviare una contestazione.

Al netto dell’opportunità di inviare una contestazione, dal punto di vista di Twitter l’applicazione del regolamento è stato puntuale: Donald Trump è stato ritenuto l’istigatore dell’assalto al Congresso. Aveva già ricevuto avvisi in precedenza? Sì, anche se riferiti alla diffusione di informazioni riscontrate come non veritiere.

I presupposti indicati da Twitter consegnano al mondo un verdetto ritenuto accettabile dall’opinione pubblica. Nonostante però l’enormità della responsabilità e del “capo di imputazione”, importante pensando che Trump con quell’account aveva 88 milioni di persone a seguirlo (un numero considerevole, all’interno del quale non è improbabile trovare sciamani o facinorosi), si tratta di un verdetto arbitrario in quanto deciso e attuato unilateralmente dal titolare della piattaforma, che crea in tal modo un precedente che potrebbe avere strascichi pericolosi e innescare altre “sospensioni”, su Twitter come su altre piattaforme social.

Sanzioni soggettive, che per non esserlo richiederebbero anch’esse una regolamentazione, e – proprio per questo motivo – simili provvedimenti dovrebbero essere competenza di un organismo indipendente o un’Authority, e non lasciati alla discrezione di aziende private che in questa visione rivestono una funzione di pubblico ufficiale. Il succo del discorso è: non discutiamo del fatto che Twitter abbia fatto bene o male a sospendere a vita l’account di Trump. Discutiamo invece del fatto che questa responsabilità debba essere attribuita a un organismo indipendente e auspicabilmente super partes.

Altrimenti andrebbe rivisto un principio a monte, come ha osservato del New York Times, i politici, con particolare riguardo a capi di stato e di governo, venga proibito l’utilizzo dei social network a titolo personale?

Una persona a capo di uno Stato dovrebbe avere cose migliori da fare. Se il presidente vuole parlare, dovrebbe salire su un podio, pubblicare un comunicato stampa, parlare con un giornalista, comprare un annuncio o convocare i media allo Studio Ovale. La possibilità di scrivere i propri pensieri sulla guerra mentre si guarda la TV forse andrebbe lasciata a persone che non possono mettere fine al mondo premendo un pulsante.

Joe Biden sta sicuramente facendo uso di Twitter anche a livello istituzionale, ma la prassi che sta seguendo rende il social network non indispensabile: contrariamente al suo predecessore, si avvale di una portavoce che ogni giorno in conferenza stampa rende noti i suoi impegni. Certamente può apparire distante da chi fa uso (e abuso) dei social network, ma è senz’altro meno attaccabile sotto molti fronti.

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2021 in news

 

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Safer Internet Day, per una rete più sicura

Si celebra oggi la diciottesima edizione del Safer Internet Day per sensibilizzare tutti ad impegnarsi per “rendere Internet un luogo migliore e più sicuro per tutti, soprattutto per i bambini e i giovani”. Moltissime le iniziative promosse a tutti i livelli, da quelle locali a quelle nazionali. L’obiettivo di focalizzarsi soprattutto sugli utenti più giovani è motivato dai numeri, resi più indicativi dall’emergenza sanitaria che ha modificato usi e costumi di tutti noi:

1 su 5 si definisce praticamente sempre connesso, 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno, complici anche i periodi passati a casa, lontano da scuola o da altre attività di socializzazione, durante la pandemia. Per il 59% gli episodi di cyberbullismo sono aumentanti. (fonte: miur.it – generazioniconnesse.it)

Come per la giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo (domenica 7 febbraio), è bene ricordare che i principi e i valori che ci “ricordano” devono valere sempre e non solo in occasione delle giornate dedicate a questi argomenti. Altro aspetto da non ignorare è che si tratta di tematiche particolarmente interessanti per i giovani e per questo l’attenzione è particolarmente rivolta all’ambiente scolastico e il Ministero dell’Istruzione si fa promotore di molte iniziative in questo senso.

Bullismo e cyberbullismo, insieme alla necessità di avere in Internet un luogo migliore e più sicuro, non riguardano tuttavia solo la scuola e questo va tenuto presente soprattutto per quei giovani che in rete si rifugiano per trovare occasioni di socializzazione o di sfogo di cui difficilmente riescono a fare esperienza di persona, senza avvedersi di situazioni potenzialmente rischiose o pericolose.

E anche in questo caso, a costo di essere ripetitivo, torno su quanto scritto in alcuni post precedenti in merito all’uso di Internet da parte dei minori: il compito di chi ha la responsabilità genitoriale è importante, non lasciamoli soli in un cammino “da autodidatta”, ma aiutiamoli e affianchiamoli, anche nel loro percorso di conoscenza delle tecnologie di comunicazione.

La necessità di non lasciarli soli, oltre ad una questione educativa, può anche nascere da aspetti puramente materiali come ha scoperto, letteralmente a proprie spese, la madre di un bambino tedesco di sette anni che – “giocando” con lo smartphone – ha effettuato acquisti online per oltre 2.700 euro.

Chissà che questo genere di rischio non possa generare qualche scrupolo in più, d’altronde alcune persone capiscono più rapidamente, se toccate nel portafogli. Perché le esigenze di una rete più sicura non sono legate solo a cyberbullismo, social network e isolamento sociale dei ragazzi, ma anche a tematiche relative a privacy, identità digitale, dipendenze digitali, truffe online.

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2021 in news

 

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TikTok: controlli (formali) maggiori sui minori

TikTok informa sull’accordo con il Garante della Privacy: dal 9 febbraio gli utenti italiani saranno chiamati ad aggiornare le informazioni personali del proprio profilo, confermando la propria data di nascita. Saranno sospesi gli account che dichiareranno un’età inferiore ai 13 anni:

TikTok è un’app riservata a persone di età pari o superiore a 13 anni e abbiamo già una serie di misure in atto per rilevare e rimuovere utenti di età inferiore ai 13 anni. Dal 9 febbraio, attraverso un aggiornamento della nostra app, faremo passare nuovamente ogni utente in Italia attraverso il nostro processo di verifica dell’età. Solo gli utenti di età pari o superiore a 13 anni potranno continuare a utilizzare l’app dopo aver eseguito questo processo. Gli utenti che hanno più di 13 anni ma che, per errore, potrebbero immettere accidentalmente un’età sbagliata, potranno presentare ricorso mentre il loro account rimane sospeso.

L’aggiornamento – non apportato ai requisiti di iscrizione, già definiti in tal senso, ma alla app – arriva in seguito ad una tragedia collegata all’utilizzo di TikTok che ha riportato d’attualità il tema dell’utilizzo di Internet e social network da parte dei minori, e della necessità di controlli adeguati sugli utenti che vi si iscrivono.

Basterà? Le dinamiche di controllo descritte da TikTok non sono realmente nulla di eccezionale: certo, prima non esistevano, ma non essendo nemmeno impossibili da aggirare, di fatto sono un “bastoncino tra le ruote” che rende ancor più intenzionale l’eventuale mancanza di rispetto delle regole sull’età minima degli iscritti. E’ come usare un lucchettino per chiudere un armadietto: forzarlo può essere un gioco da ragazzi, ma richiede volontarietà, perché rende impossibile un accesso inconsapevole e questo offre al social network la possibilità di dimostrare di aver adottato una soluzione per prevenirne l’utilizzo indebito.

A questa soluzione si potrebbe aggiungere quanto accennato in una nota dal Garante:

Per identificare con ragionevole certezza gli utenti sotto i 13 anni successivamente a questa prima verifica, la società si è impegnata a valutare ulteriormente l’uso di intelligenza artificiale.

La risposta a quel “basterà?” rimane “no”, poiché anche in questo contesto si parla di tecniche aggirabili e il motivo è molto semplice: non è raro che i minori utilizzino account aperti da figure più adulte in famiglia, come genitori o sorelle/fratelli maggiori. Per questo motivo, la campagna di sensibilizzazione che TikTok ha promesso di aprire a beneficio di genitori e figli è necessaria soprattutto per genitori e tutori: è compito loro – nostro – applicare i principi di responsabilità e consapevolezza su questi aspetti, delicati e rilevanti allo stesso tempo. Come dicevo in un precedente post su questo argomento: gli unici a fare davvero la differenza siamo noi.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2021 in news

 

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WindTre, risolti i problemi sulla rete

Se siete utenti WindTre e nelle scorse ore avete avuto difficoltà con chiamate telefoniche o connessione Internet, verosimilmente non si è trattato di un problema solo vostro: l’azienda ha confermato i disservizi (comunicando di aver risolto “un problema randomico sulla rete voce”) che sono stati segnalati da molti utenti da ieri pomeriggio intorno alle 16. Gli utenti che rilevano ancora problemi potrebbero risolverli riavviando il dispositivo (smartphone o tablet) per fare un refresh: poco dopo le 11 di oggi, mentre su Twitter compariva la comunicazione relativa al ripristino dei servizi voce, per molti dispositivi anche la connettività ha ripreso vita.

Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni, mentre in seguito al sintetico comunicato alcuni clienti hanno segnalato il persistere dei problemi, anche da rete fissa. Molto probabilmente anche questi disservizi sono in fase di risoluzione, ma sarebbe in ogni caso auspicabile una comunicazione tempestiva da parte dell’azienda, i cui clienti hanno ragionevolmente lamentato una mancanza di risposte già ieri. C’è da aggiungere che, molto probabilmente, gli stessi problemi hanno colpito anche i clienti degli MVNO (operatori virtuali) che si appoggiano all’infrastruttura di WindTre (PosteMobile, Very, ecc). A domanda specifica, WindTre ha risposto che “per il mobile sono in corso aggiornamenti su rete nazionale”.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2021 in cellulari & smartphone, telefonia, TLC

 

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La risposta di Mario Draghi

Da un simpatico siparietto datato marzo 2018, ecco la reazione di Mario Draghi a chi rispondeva di no alla domanda “Accetterebbe di essere Presidente del Consiglio?”.

In ogni caso… buon lavoro! 😉

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2021 in news

 

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Lotteria degli scontrini: 3… 2… 1… via!

Parte oggi la Lotteria degli Scontrini, in ritardo sulla tabella di marcia che ne prevedeva l’avvio a gennaio (dopo un primo rinvio la scorsa estate). Insieme al Cashback di Stato questa iniziativa fa parte del Piano Italia Cashless, che ha l’obiettivo dichiarato di incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e contrastare l’evasione fiscale. I rinvii sono stati decisi in seguito alle richieste degli esercenti, che hanno chiesto di avere più tempo di dotarsi del RT, il registratore di cassa telematico aggiornato. Sulla sua opportunità, o meglio sulla sua efficacia, mi sono già espresso e ne riparlerò tra qualche paragrafo.

Non tutte le attività commerciali sono però pronte ad aderire: il periodo in corso non è dei più semplici, esistono attività rimaste chiuse per via di Dpcm e ordinanze, così come ci sono esercenti che non sono ancora riusciti ad adeguarsi in tempo per questa partenza, senza trascurare chi lamenta di non aver avuto informazioni adeguate. L’avvio di oggi è stato confermato ufficialmente solo nelle scorse ore (la determinazione interdirettoriale che ne consente il via libera è datata 29 gennaio) e ai titolari delle attività commerciali è stato dato tempo fino al 1° aprile per provvedere l’adeguamento al nuovo tracciato. Di conseguenza, l’esordio di questa Lotteria sarà disomogeneo e non regolarmente diffuso sul territorio.

Il funzionamento lo avevo già spiegato nel post “Lotteria degli scontrini: tutto chiaro?“: si va sull’omonimo portale della Lotteria e si registra il proprio codice fiscale, ottenendo un codice lotteria. Prima di effettuate un pagamento in un negozio sarà necessario mostrare questo codice al negoziante (meglio quindi stamparlo o conservarne l’immagine sullo smartphone). Per ogni euro speso, l’acquirente otterrà un “biglietto virtuale della lotteria degli scontrini” per partecipare ad estrazioni che potranno essere settimanali, mensili e annuali, a beneficio sia di chi acquista che di chi vende: per i clienti sono previsti premi settimanali di 25mila euro e un premio annuale di 5 milioni di euro; per gli esercenti, premi settimanali da 5mila euro e premio annuale da un milione di euro. La prima estrazione mensile – recita la determinazione – “viene effettuata giovedì 11 marzo 2021 fra tutti i corrispettivi trasmessi e registrati al Sistema Lotteria dal 1° al 28 febbraio 2021 entro le ore 23:59”.

Ho già esposto i miei dubbi sull’efficacia effettiva di questa iniziativa. Il contrasto all’evasione fiscale è necessario, ma in Italia sono state già introdotte misure importanti in questo senso, come ad esempio la fatturazione elettronica, che ha portato un significativo aumento del gettito. Inoltre questa Lotteria sembra far leva sulla potenziale ludopatia dei cittadini, che lo Stato solletica attraverso una nuova forma di gioco, regolamentata – come tutti i giochidalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: non è affatto escluso, infatti, che coloro che sono già predisposti al gioco e all’acquisto compulsivo si lancino in acquisti sfrenati solamente per avere più “biglietti” e aumentare le possibilità di vincita. In nome di un obiettivo per il quale l’efficacia di questa idea, come dicevo sopra, resta tutta da verificare.

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2021 in news

 

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Clubhouse è “tutt’orecchi”

Io non so se Clubhouse sia l’evoluzione dei social network. Sicuramente il fatto che la comunicazione tra utenti avvenga solo via audio sovverte il paradigma classico delle piattaforme basate sulla condivisione di testi, link e immagini, che in questo periodo sono al centro dell’attenzione per questioni di moderazione o censura di contenuti se non di utenti. Disponibile (al momento) solo dall’App Store di Apple dalla scorsa primavera, ha cominciato ad “allargarsi” in questo inizio d’anno e la scorsa settimana nelle sue “stanze” erano presenti due milioni di utenti.

Riservato ai maggiorenni, prevede una registrazione da effettuare comunicando il proprio numero telefonico, ma l’account non viene attivato finché non si accetta l’invito di un utente già presente (che può inviarlo a due contatti) oppure su concessione della piattaforma. Una volta utenti si può accedere alle stanze o crearne di nuove, si tratta in pratica di chiamate di gruppo tematiche. Ci sono stanze open (aperte e tutti), social (accessibili da follower) o closed (su invito da parte di chi le ha aperte).

Niente di asincrono, niente podcast, tutto avviene solo in diretta e anche questo aspetto – che richiede disponibilità di tempo – lo distingue dagli altri social più visuali che permettono di consultare di nuovo, di riascoltare, leggere nuovi commenti, rispondere, eventualmente anche modificare quanto già scritto. Visto così, sembra un Discord in grado di farcela. L’impressione che ne traggo è quella di un palco con una platea dinamica: ok, la discussione può essere partecipata da tutti, ma un personaggio carismatico è sempre più attivo e ascoltato degli altri e tende ad essere protagonista nella stanza in cui si trova. Agli utenti, però, non è possibile conservare nulla perché non è possibile scaricare o condividere le conversazioni. Ovviamente non si può escludere che qualcuno possa registrarle con soluzioni esterne alla app.

A parte l’ultima osservazione personale, con questi presupposti la piattaforma appare privacy-friendly. Ma leggendone i terms of service (cosa che andrebbe sempre fatta) è possibile approfondire l’argomento scoprendo che:

Caricando qualsiasi Contenuto concedete e concederete ad Alpha Exploration Co. e alle sue società affiliate una licenza non esclusiva, mondiale, gratuita, interamente pagata, trasferibile, sublicenziabile, perpetua e irrevocabile per copiare, visualizzare, caricare, eseguire, distribuire, memorizzare, modificare e utilizzare in altro modo il vostro Contenuto in relazione al funzionamento del Servizio o alla promozione, pubblicità o marketing dello stesso, in qualsiasi forma, mezzo o tecnologia attualmente conosciuta o sviluppata successivamente.

Naturalmente la privacy policy va letta con attenzione perché, dopo aver chiarito tutte le varie tipologie di dati personali raccolti durante l’utilizzo da parte dell’utente, specifica il possibile utilizzo da parte dell’azienda (si noti l’assoluta mancanza di riferimenti al GDPR):

Possiamo aggregare i Dati Personali e utilizzare le informazioni aggregate per analizzare l’efficacia del nostro Servizio, per migliorare e aggiungere funzioni al nostro Servizio, e per altri scopi simili. Inoltre, di tanto in tanto, possiamo analizzare il comportamento generale e le caratteristiche degli utenti del nostro Servizio e condividere informazioni aggregate come le statistiche generali degli utenti con potenziali partner commerciali. Possiamo raccogliere informazioni aggregate attraverso il Servizio, attraverso i cookie e attraverso altri mezzi descritti nella presente Informativa sulla privacy.

E’ sicuramente verificabile che sui dispositivi degli utenti non venga memorizzato nulla, ma è altrettanto certo (in quanto è dichiarato) che Alpha Exploration – l’azienda che ha realizzato Clubhouse – raccolga tutte le informazioni possibili legate all’utilizzo della app (dati dell’utente, informazioni sullo smartphone, sulle interazioni con altre app, sulla geolocalizzazione dell’utente, eccetera), dati personali che – come si legge sopra – possono essere elaborati non solo ai fini del miglioramento del servizio, ma anche a scopi commerciali.

Non sembra quindi lontano dalla realtà la supposizione che gli audio possano essere ascoltati attentamente da sistemi di intelligenza artificiale in grado di analizzarne i contenuti con l’obiettivo di migliorare un altro servizio, ossia la profilazione dell’utente con finalità pubblicitarie o di indirizzamento delle opinioni. Sistemi molto simili a quelli che sono alle spalle dei numerosi assistenti vocali che ormai ben conosciamo.

In questo momento, però, vige una selezione all’ingresso determinata dal meccanismo su invito e, soprattutto, dalla disponibilità limitata solo agli utenti Apple. L’apertura verso Android cambierà tutto.

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2021 in news

 

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Il Portale dell’Automobilista, occhio a quello falso

E’ un perfetto esempio di sito truffaldino realizzato (quasi) a regola d’arte, questa versione fasulla del Portale dell’Automobilista. Quello vero è il sito web del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale, che cittadini e imprese possono utilizzare per consultazione e accesso  varii servizi online disponibili per autoveicoli, patenti e modulistica della circolazione. Quello falso – la cui homepage lo fa apparire pressoché identico al primo, ad eccezione di alcuni dettagli – è stato realizzato allo scopo di rubare all’utente le credenziali SPID, il Sistema Pubblico d’Identità Digitale utile per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione (ma anche dei privati che vi aderiscono).

La differenza nell’indirizzo è sostanziale per distinguerli: quello vero ha estensione .it, quello falso è stato registrato pochi giorni fa – in data 8 gennaio 2021 – con dominio di primo livello .net.

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2021 in truffe&bufale

 

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27 gennaio

Il Giorno della Memoria ricorre per commemorare le vittime dell’Olocausto. Sul perché sia necessario mantenerne la memoria – sempre e non solo un giorno – rimangono ferme le testimonianze di chi l’ha vissuto

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo” (Anna Frank)

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” (Primo Levi)

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2021 in news

 

Odio in rete, il “mandante” è responsabile

I leoni da tastiera ancora convinti che sui social network sia possibile offendere, insultare e minacciare – con nome e cognome, o nascondendosi dietro un presunto anonimato – si trovano ora a dover fare i conti con un ennesimo promemoria: una pesante sentenza per diffamazione che colpisce chi ha invitato (e incitato) gli utenti ad esprimere dissenso nei confronti di altre persone, in una vicenda che ha visto protagonisti tre personaggi dello spettacolo – il Trio Medusa composto da Gabriele Corsi, Giorgio Daviddi e Furio Corsetti – vincere una causa con un provvedimento di importanza storica perché costituisce un precedente di rilievo sul tema dell’odio in Rete.

Il fatto è ben spiegato dagli stessi interessati, con il supporto dell’avvocato Francesco Donzelli intervenuto nella loro trasmissione radiofonica (Chiamate Roma Triuno Triuno – Radio Deejay), che spiegano quanto avvenuto nel 2013: in una puntata del loro programma era stato citato (ironicamente, ma senza particolari commenti) il tema del signoraggio bancario. In seguito all’episodio, il titolare di blog che a quell’argomento ha dedicato molti post, aveva scritto:

Alcuni lettori ci hanno segnalato che il Trio Medusa in una rubrica trasmessa su Radio Deejay ha screditato il tema del signoraggio bancario […] inoltre hanno denigrato coloro che ne parlano: dipinti, in pratica, come poveri pirla”. “Invitiamo tutti i nostri lettori ad esprimere – in modo civile – dissenso per la trasmissione in questione allo staff del Trio Medusa, direttamente sulla loro pagina Facebook chiedendo al Trio Medusa di ‘rettificare’ in merito ad una questione sicuramente molto seria, sulla quale c’è ben poco da ridere.

L’effetto di quell’invito ad esprimere dissenso – e non l’invito stesso, espresso con termini moderati – ricorda da vicino l’incitazione “Al mio segnale scatenate l’inferno” pronunciata dal generale Massimo Decimo Meridio (Il Gladiatore): da quel momento gli utenti si sono mobilitati in massa scrivendo volgarità, offese, e minacce nei confronti dei conduttori (e delle loro famiglie) sulle loro pagine social. Una mole di fango che li ha spinti ad agire ricorrendo alle vie legali, non solo per tutelarsi, ma per incoraggiare tutte le vittime dell’odio in rete a non avere paura di denunciare. L’esito dell’azione legale non poteva essere più significativo: la decisione del giudice non si limita a riconoscere la responsabilità di chi offende direttamente sui social, ma la attribuisce al mandante, cioè a chi ha invitato gli utenti – anche in modo indiretto e apparentemente civile – ad esporsi, letteralmente, su suo mandato. In questo caso specifico,

Tutto questo riguarda anche chi – come accennavo inizialmente – pensa di potersi nascondere dietro un presunto anonimato: scrivere su social network post o commenti con uno pseudonimo non mette nessuno al riparo dalle proprie responsabilità. Non parliamo poi di chi – anziché con un nickname di fantasia – scrive sotto mentite spoglie, ossia con nomi di altre persone realmente esistenti e ignare dei fatti, configurando – oltre alla diffamazione – il reato di furto di identità. Le forze dell’ordine sono in grado di rintracciare i dati per ogni pubblicazione, anche dopo eventuali cancellazioni.

Congratulazioni al Trio e all’avvocato Francesco Donzelli, che in trasmissione ha ringraziato pubblicamente il collega Daniele Biancifiori per il supporto.

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2021 in news

 

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