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Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Google Plus è ancora vivo, per chi non lo ricordasse

googleplus2017

E’ meraviglioso pensare all’affetto con cui viene tenuto in vita Google Plus (Google+), il social network di casa Google che vanta miliardi di membri (secondo alcuni si tratterebbe di oltre tre miliardi di account), molti dei quali inconsapevoli (avendo accettato l’iscrizione mentre configuravano il proprio account Android su tablet o smartphone, oppure mentre aderivano ad altri servizi del gruppo, da Gmail).googleunicoaccount

Nelle scorse ore sono state annunciate alcune novità: torneranno gli Eventi (ma solo al di fuori della G Suite dedicata al mondo business), i “commenti responsabili” (quelli ritenuti inutili verranno nascosti), la possibilità di applicare nuovi filtri alle immagini. A parte quest’ultima caratteristica, nulla di realmente sostanzioso, e d’altronde è già molto ricordarsi dell’esistenza di questo social network lasciato alla deriva (non sono parole mie, le ha scritte Chris Messina, uno dei suoi “padri”, avendovi lavorato come user experience designer).

Mi era già capitato di scriverne e lo ribadisco:

è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader

 

 
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Pubblicato da su 20 gennaio 2017 in news

 

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May be free, Manning

Pena commutata da parte di Barack Obama per Chelsea Manning, che verrà rilasciata il 17 maggio 2017. L’ex militare americano – prima di iniziare il percorso per cambiare sesso si chiamava Bradley Manning – era stato condannato a 35 anni di carcere per reati contro la sicurezza nazionale: aveva consegnato a WikiLeaks (che poi li aveva divulgati) centinaia di migliaia di documenti classificati “top secret” dal Dipartimento di Stato e della Difesa USA, tra cui molto materiale relativo ai conflitti in Iraq e Afghanistan. Molti ricorderanno Collateral Murder, che documenta un’azione militare a Baghdad avvenuta nel 2007 in cui morirono undici persone (tra esse, un fotografo e un autista dell’agenzia di stampa Reuters) e furono feriti molti altri civili, anche bambini.

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in news

 

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Sicurezza digitale a rischio senza consapevolezza

“Vi dico una cosa: nessun computer è sicuro. Non mi importa di quello che dicono gli altri. Nessun computer è sicuro. Quando devo mandare un messaggio importante, non uso l’email. Lo scrivo e lo mando con un corriere”.

Nell’arco di pochi giorni da quando Donald Trump ha pronunciato queste parole – mentre si trovava in Florida ad un party il 31 dicembre 2016 – la cronaca ha fatto emergere da questa parte dell’oceano un’inattesa vicenda di cyber-spionaggio. e, proprio in queste ore, viene svelata una vulnerabilità che potrebbe mandare al tappeto le cosiddette “chat segrete” di WhatsApp, e leggiamo un articolo davvero interessante di Rosita Rijtano che spiega quanto siano abbordabili le tecnologie di controllo o spionaggio, con buona pace di chi è convinto che ci siano “tanti modi per non lasciare traccia sul web” (in questo paragrafo trovate due concetti che ho messo tra virgolette perché non sono parole mie).

Non mi interessa dare ragione a Trump, ne’ dargli torto con argomenti infondati. Credo solo sia importante ricordare, ancora una volta, che nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste: non condividete con troppa disinvoltura e superficialità informazioni personali con altre persone, soprattutto quando non è necessario. Scegliete gli strumenti adeguati per comunicare con altre persone e agite con ragionevole prudenza. Esserne consapevoli aiuta a ridurre rischi ed effetti collaterali.

Questo vale anche per la conservazione di dati e informazioni a cui tenete. Un backup in più è sempre meglio di un backup in meno. E ve lo dico a ragion veduta, dopo qualche giornata di passione trascorsa ad estirpare gli effetti di un aggressivo ransomware.

 

 
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Pubblicato da su 13 gennaio 2017 in news

 

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Authority antibufala per tutti (non solo per Internet)

informazioneverificataattendibile

Mi fa piacere che il contrasto alla diffusione delle notizie false stia diventando (finalmente) d’attualità. Però va trattato cum grano salis.

Ho letto l’articolo del Financial Times che descrive la proposta formulata da Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, o Antitrust), di sollecitare i Paesi UE all’istituzione di una rete di agenzie statali che, sotto il coordinamento di Bruxelles, siano in grado di identificare agevolmente manipolazioni e notizie fasulle, farle rimuovere e applicare sanzioni laddove necessario. Pitruzzella ritiene che debba essere lo Stato ad occuparsi del problema delle false informazioni su Internet, anziché i social media come Facebook. In pratica la sua proposta consisterebbe nella costituzione di una rete di Authority – potremmo chiamarli Garanti dell’Informazione – con l’attribuzione di determinati poteri che oggi, per quanto riguarda il settore dell’informazione, sono già esercitati da forze dell’ordine e autorità giudiziaria.

A me non dispiacerebbe un ente in grado di controllare l’attendibilità delle informazioni, purché la sua sfera di competenza potesse includere non solo Internet, ma tutti i media, indipendentemente da ciò che dichiara beppegrillo.it, ossia che i giornali e i tg siano davvero i primi fabbricatori di notizie false nel Paese. Perché una notizia falsa è falsa, quando viene diffusa da un giornale, un tg, un blog, un social network o qualunque altro mezzo di comunicazione. Pertanto troverei corretto che questo Garante dell’Informazione potesse avere facoltà di rendere pubblico, con il massimo risalto possibile, il risultato delle proprie analisi sull’attendibilità delle notizie esaminate, mentre troverei inappropriato che avesse potere di imporre la rimozione di contenuti – quindi esercitare una censura foriera di molti falsi martiri – ed applicare sanzioni. Eventualmente si potrebbe pensare all’assegnazione di un ranking reputazionale (come la patente a punti per gli automobilisti).

Non troviamo traccia di queste funzioni censorie nemmeno tra i compiti dell’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che anzi è l’organo di vigilanza per quanto riguarda l’art. 21 della Costituzione, che sta lì proprio perché “tutti godano del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e affinché “la stampa non venga ad essere soggetta ad autorizzazioni o censura”. Non va inoltre dimenticato che l’Agcom ha anche il compito di difendere i principi della comunicazione tramite internet (art. 4 del D.L. n. 259/2003).

Eventualmente si potrebbe pensare all’assegnazione di un ranking reputazionale (come la patente a punti per gli automobilisti). Impraticabile, invece, la soluzione proposta da Grillo di “una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”. La sorte potrebbe anche scegliere i creduloni che rilanciano tutto ciò che capita loro a tiro, magari leggendo solo i titoli.

Conoscete la mia posizione su questo argomento, io non sopporto che si diffondano notizie false, ne’ che vengano condivise in modo acritico sui social network. Chi ha il cervello per utilizzare un computer o uno smartphone e vuole condividere notizie, può usarlo benissimo per sincerarsi della loro attendibilità. Gli strumenti oggi non mancano e i motori di ricerca sono molto d’aiuto: esistono Google, Bing e altri servizi, tra cui vi consiglio molto volentieri DuckDuckGo (che non traccia gli utenti, non ne memorizza le informazioni personali e non contamina i risultati delle ricerche con la pubblicità). Chi condivide senza approfondire pecca di superficialità, avvantaggia altre persone (anche economicamente) e contribuisce a impoverire l’informazione e il suo valore.

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2017 in (dis)informazione, truffe&bufale

 

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Buon anno!

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Delusi da L’anno che verrà, la festa televisiva di fine anno della Rai? Abbacchiati dopo aver visto Gigi and friends su Canale 5? Sconcertati dalla debacle di Mariah Carey al festone di Times Square a New York? Su con la vita! Prendetevi un minuto (anzi, 55 secondi) e godetevi l’allegria di questo spumeggiante conto alla rovescia andato in onda in Australia nella trasmissione The Loop su Channel 11:

E’ davvero andata in onda? Assolutamente sì! E chissà per quanto tempo verrà visto e condiviso come un flop o un epic fail!

Ma come ha spiegato Scott Tweedie, che conduce The Loop con Olivia Phyland, è stato del tutto tutto intenzionale: il conduttore, una settimana prima, ha chiamato alcuni amici in studio per registrare lo show, chiedendo loro di apparire nel modo più impassibile e triste possibile. Il risultato? Il video del countdown è diventato virale e tutti ne parlano!

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2017 in news

 

Per i vostri auguri, mandate “Palle di Natale”

Se volete mandare degli auguri natalizi via social network, sistemi di messaggistica o qualsiasi altro mezzo digitale, ecco un’idea costruttiva: condividete questo video intitolato “PALLE DI NATALE (SMILE! IT’S CHRISTMAS DAY)”. E’ la canzone di Natale realizzata dagli adolescenti de “Il Progetto Giovani” della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed è acquistabile su iTunes.

Anziché condividere stupidaggini e bufale (che su Internet girano in quantità esagerata), clicchiamo sui link, informiamoci e condividiamo qualcosa per cui valga davvero la pena!

Buone Feste!!!

 
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Pubblicato da su 23 dicembre 2016 in news

 

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Unfair Vanity

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Sono sconcertato dall’idea di Vanity Fair, che ha chiesto su Facebook ai propri lettori quale fosse “la fotografia più giusta per accompagnarci nella settimana di Natale 2016”, proponendo loro di “scegliere tra una tragica immagine della fuga da Aleppo e uno splendido scatto del monte Cervino”.

Probabilmente una simile questione sarebbe stato argomento appropriato nell’ambito ristretto di una riunione di redazione, con l’obiettivo di scegliere un’immagine da mettere in copertina. Proporre al pubblico un simile infelice accostamento, in una sorta di like-contest (versione social del televoto), induce a credere che l’unica priorità sia inseguire il gradimento della maggioranza del pubblico, anziché informare e documentare. Che è un po’ la deriva presa da alcune agenzie di stampa e che mostra un livello di informazione sempre più superficiale ed effimero, vincolato alle logiche di un business basato solo sulla quantità (di lettori, di click) e non sulla quantità.

Eppure rimango convinto che la buona informazione possa comunque avere un mercato sostenibile. Sarebbe sufficiente impegnarsi.

UPDATE: La rara indelicatezza della proposta è stata riconosciuta con onestà dal direttore Luca Dini.

Care lettrici, cari lettori,
stasera abbiamo pubblicato un post di rara indelicatezza: https://www.facebook.com/vanityfairitalia/posts/1325610444125873.
Potrei dirvi che è stato fatto in buona fede, e sarebbe la verità: che interesse avremmo, secondo voi, a metterci alla gogna così? Ma la buona fede non equivale al tasto rewind.
Potrei farlo togliere, come alcuni di voi chiedono. Ma ritengo che sarebbe scorretto. Delle cose fatte bisogna rispondere, non metterle sotto il tappeto.
Non era nostro intento offendere nessuno, e speriamo di essere giudicati dal lavoro che facciamo ogni giorno, non solo da questo momento di imbecillità. Però è mio dovere chiedervi scusa.
Luca Dini

UPDATE nr. 2: Non sarebbe stato male che la questione venisse chiusa con le scuse del direttore. Però quest’ultimo ha poi deciso di completare l’opera in un’articolata spiegazione con il contributo dell’ideatore, nell’intento di restituire dignità all’iniziativa e a chi l’ha concepita. Su cui però pende ormai un’etichetta ben definita:

lucadinivanityfairgigantescacazzata

In ogni caso, in bocca al lupo!

 
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Pubblicato da su 21 dicembre 2016 in news

 

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Non solo GPS: benvenuto, Galileo!

VA 233 / Galileo M-6

Forse la frase “Addio GPS” che ho letto su un articolo di International Business Times è prematura, ma apre a una possibilità non troppo remota: quella dell’abbandono, da parte dell’Europa, del sistema di posizionamento globale GPS – gestito dal governo USA – a favore di Galileo, il nuovo sistema sviluppato dall’ESA (European Space Agency – Agenzia Spaziale Europea) per l’Unione Europea, nell’ambito di un progetto che ha richiesto 17 anni e 10 miliardi di euro di finanziamenti e che debutterà domani, giovedì 15 dicembre 2016.

Il sistema, che si baserà sul supporto di 30 satelliti (24 operativi e 6 di backup, pronti ad intervenire in caso di malfunzionamenti), promette una precisione di posizionamento entro il metro, che oggi non viene garantita ne’ da GPS, ne’ da GLONASS (il competitor russo), a meno che – parlando di GPS – non si parli di dispositivi che sfruttano entrambi i canali L1 (servizio SPS per uso civile) e L2 (PPS per uso militare).

Il debutto del sistema europeo avverrà con i primi servizi e l’operatività a regime è prevista entro il 2020. Alcuni dispositivi come smartphone o tablet potranno essere resi compatibili con Galileo applicando un aggiornamento via software, dal momento che i produttori di processori sono già all’opera in questo senso: secondo Qualcomm, ad esempio, ciò riguarda già i dispositivi dotati di processori Snapdragon 427, 435, 617, 625, 626, 650, 652, 653, 820, 821 e 835, Wear 1100 e 820 Automotive. Verosimilmente, la possibilità di utilizzare Galileo verrà estesa come standard a tutti i nuovi prodotti mobili dotati di sistema di localizzazione.

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2016 in news

 

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Nokia, il ritorno nel 2017 con nuovi smartphone e tablet

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Uscita dalla porta del mercato della telefonia mobile dopo la cessione della divisione mobile a Microsoft, ora Nokia annuncia che rientrerà in quel mercato dalla finestra, aperta grazie alla partnership con HMD Global, azienda finlandese in cui sono confluiti molti personaggi chiave provenienti da Nokia, sia a livello di management che di consiglio di amministrazione. Come riferito da alcune anticipazioni diffuse la scorsa primavera, ad occuparsi della produzione dei nuovi dispositivi sarà FIH Mobile, società controllata dal colosso Foxconn. Il sistema operativo sarà Android, ma non poteva essere altrimenti, dopo la presa di distanze dal mondo Microsoft e la presa di coscienza di non avere più possibilità di sviluppare soluzioni “proprietarie”.

Nokia tornerà nel corso del 2017 e lancerà sul mercato nuovi telefonini e smartphone. E il ritorno del telefonino Nokia sarà un’ottima notizia per chi rimpiange il marchio e non ha ancora digerito di dover utilizzare un telefono esclusivamente da un display touchscreen. nokia_5_phones_4-compressor

 
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Pubblicato da su 2 dicembre 2016 in news

 

San Francisco, trasporti pubblici sotto attacco informatico: “Si viaggia gratis”, ma i problemi sono altri

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Il sistema elettronico di ticketing della metropolitana leggera MUNI di San Francisco è stato attaccato nei giorni scorsi a colpi di ransomware (un software creato allo scopo di bloccare l’accesso a sistemi e informazioni) e l’autore che l’ha preso in ostaggio dichiara che non lo libererà se non riceverà il riscatto richiesto (una cifra intorno ai 70mila dollari). Nel frattempo l’azienda di trasporti permette ai passeggeri di viaggiare gratuitamente, una misura precauzionale che però i titoli dei media evidenziano con enfasi, come se fosse la conseguenza più importante di questo incidente. In realtà è solo la più diretta e si tratta letteralmente del “minore dei mali”: se un criminale, anziché il servizio di biglietteria, prendesse di mira il sistema di gestione della viabilità di treni e tram, la città potrebbe finire nel caos in pochi attimi, con conseguenze pericolosissime per l’ordine cittadino e l’incolumità della popolazione.

La pericolosità di attacchi come questo è evidentissima se si pensa a quelli subìti, alcuni mesi fa, da tre istituti ospedalieri negli Stati Uniti. Giova ricordare ciò che scrivevo il mese scorso a proposito dello spettro ricorrente di una cyber-guerra:

Ricordiamoci, comunque, che nel digitale la sicurezza assoluta non esiste (mentre il business correlato alla cyber security è in crescita) e teniamolo presente quando si parla di Internet of Things, l’Internet delle cose: alla rete è possibile collegare gli elettrodomestici, la tv e altri dispositivi, ma anche elementi e componenti degli impianti di una utility. Pensiamo a cosa potrebbe accadere se un attacco informatico avesse per obiettivo il sistema di gestione di una rete di trasporto pubblico, un acquedotto, un metanodotto, la rete elettrica.

In virtù della crescente tendenza a ricorrere a soluzioni cloud e a collegare in Rete ogni genere di dispositivo, se parallelamente non si provvede all’adozione di adeguate soluzioni di sicurezza, il rischio di ritrovarsi un’azienda o una cittadinanza in ginocchio è maledettamente concreto.

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2016 in news

 

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Leoni da tastiera, imparate a difendervi. Da voi stessi

Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneLaura Boldrini – attuale presidente della Camera – ha esemplificato la violenza riunendo in un tweet alcune tra le peggiori violenze verbali ricevute tramite social network nell’ultimo mese. Insulti senza senso che non necessitano di commento, scritti da persone che in propria difesa non possono addurre oggettivamente alcun tipo di giustificazione, indipendentemente dalla stima o dal disprezzo che possono nutrire verso la persona a cui sono rivolti. Nell’esporre quei messaggi così brutalmente offensivi, Laura Boldrini ha chiesto “Secondo voi questa è libertà di espressione?”

Dall’intervista all’autrice di uno di quei commenti emerge che gli insulti scritti con tanta ferocia erano uno “sfogo”:

boldrini25nov2016-c1

A tale proposito, questo problema mi ricorda il trattamento che Selvaggia Lucarelli riserva ad alcuni dei leoni da tastiera che la insultano su Facebook per ciò che scrive: li rintraccia telefonicamente e chiede loro conto di ciò che hanno scritto, mandando in onda la conversazione nella trasmissione radiofonica che conduce. Spesso la reazione dei malcapitati non è molto diversa da quella riportata sopra, ma questa è la realtà di molti fra quelli che vengono indicati come haters, quegli odiatori che esprimono il proprio astio verso persone che per loro rappresentano o impersonano il motivo della loro insoddisfazione: gente che non è in grado di cogliere la differenza tra uno sfogo inappropriato (quando non deprecabile) espresso in un contesto limitato come una chiacchierata tra quattro amici al bar, e un commento con le stesse parole scritte direttamente ad una persona tramite social network, quindi amplificato da uno strumento di comunicazione che offre una visibilità globale e scatena un effetto branco.

La domanda di Laura Boldrini “Secondo voi questa è libertà di espressione?” fa riferimento agli insulti, ma può anche essere riferirla a quello stesso tweet. E la risposta è no, per entrambe le chiavi di lettura. Libertà di espressione non è, ovviamente, avere la possibilità di scrivere insulti a chi pare a noi. Ma nemmeno mettere alla gogna gli autori di quelle violenze verbali lo è, nonostante sia un fenomeno da contrastare con fermezza e chi se ne rende colpevole meriti di comprendere la reale entità e pesantezza della violenza che commette. Si potrebbe pensare che mettere in mostra i loro nomi e cognomi, con ciò che hanno scritto, possa essere utile a questo obiettivo e in un certo senso lo è, perché quelle persone esprimeranno pentimento e vergogna. Ma questa reazione non avrà effetto su altri che continueranno a comportarsi nello stesso modo, eventualmente protetti da uno pseudonimo che ne renderà meno immediato il riconoscimento, comunque possibile alle forze dell’ordine che hanno facoltà di intervenire dopo aver ricevuto segnalazioni a questo proposito. E non frenerà lo spargimento di odio in Rete o il cyberbullismo.

Con queste reazioni, soprattutto, viene meno l’aspetto educativo: chi si rende colpevole di queste violenze trasmesse attraverso un social network non è altro che l’ennesimo esempio di utente ignaro che utilizza la Rete senza conoscerne tutti gli aspetti, senza consapevolezza alcuna delle conseguenze che possono avere le proprie azioni. Conseguenze che possono colpire altre persone in modo più feroce di quanto non si creda, ma che possono colpire come un boomerang anche lo stesso utente ignaro, nella sua veste di utonto, webete o leone da tastiera, che si espone con leggerezza e non pensa che potrebbe essere denunciato o esposto a sua volta al pubblico ludibrio. Perché nei social network, che sono sottoinsieme di Internet e – ancor più globalmente – del mondo concreto, ognuno è responsabile delle proprie azioni. Mai dimenticarlo.

Sopra ogni altra considerazione andrebbe sempre tenuto ben presente che chi sparge odio (in rete, ma non solo) non rispetta gli altri e non rispetta se stesso. Educhiamo chi ci sta vicino al rispetto. Cominciamo dalle piccole cose e non dimentichiamo di farlo sempre.

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2016 in news

 

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Informarsi (solo) dai social è come credere al primo che passa

keepwiseanddontclickthebait

Oggi l’Ansa è uscita con una notizia-rivelazione:

Su web giovani non distinguono news vere

Maggioranza crede a tutto quello che legge su social

Dalla ricerca – condotta a Stanford su un campione di 7.804 studenti – sono emersi dati “sconcertanti”:

l’82% degli studenti non è in grado di distinguere tra una vera notizia e un contenuto sponsorizzato, mentre il 40% ha legato automaticamente una foto di un cerbiatto con malformazioni a una notizia su Fukushima, anche se nell’immagine non c’era nessun accenno a dove fosse stata scattata. Più di due terzi degli intervistati non ha trovato nessun motivo di dubitare di un post scritto da un dirigente bancario che affermava che i giovani hanno bisogno di piani finanziari, mentre solo un quarto del campione è stato in grado di distinguere il vero profilo Facebook di Fox News da uno fittizio.

Questa ricerca pubblicata dall’Università di Stanford non fa altro che confermare concetti ormai noti e consolidati, e non solo relativi ai giovani:

  1. è enormemente sbagliato e dannoso leggere e condividere in modo acritico
  2. è necessario porre attenzione a ciò che si legge su Internet. Sempre.
 
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Pubblicato da su 24 novembre 2016 in news

 

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Fiat, una vetrina su Amazon più trasparente di quella dell’autosalone

fiatstoreamazon

Non so quanto sia rivoluzionario scegliere un’auto tramite Amazon per poi ultimarne l’acquisto e ritirarla presso l’autosalone del concessionario scelto dall’acquirente (ovviamente non era pensabile che le auto partissero da quel magazzino da alta pressione che inibisce i lavoratori di Amazon all’uso della toilette). Sicuramente si tratta di una novità – anche se poi, si tratta di acquistare un’auto a prezzo scontato grazie ad un coupon – ma rimango leggermente perplesso da questa dichiarazione:

“Assieme ad Amazon innoviamo perché crediamo necessario un nuovo modo di vendita più trasparente e chiaro per i clienti”
(Gianluca Italia, responsabile FCA per il mercato italiano)

Quindi FCA ritiene sia meglio acquistare via web perché il tradizionale rapporto tra cliente e concessionario in autosalone non è abbastanza trasparente e chiaro? Questa è (s)fiducia 🙂

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2016 in news

 

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Phishing poco furbo: l’account della procace ragazzotta

invitoinstagram

Da qualche tempo non passa giorno senza che Instagram mi segnali l’account di una presunta procace ragazzotta che avrebbe iniziato a seguirmi. Parlo di persone a me completamente sconosciute, con nomi probabilmente inventati di sana pianta da persone che creano account ad hoc con foto ammiccanti – quando non provocanti – allo scopo di catturare a loro volta il maggior numero possibile di follower.

Non riesco a capire quanto sia vincente questa tattica di phishing, dal momento che nel giro di pochi minuti scopro che l’account non esiste più (nemmeno nella mia lista di follower), ma – se ne riceveste anche a voi – suggerisco di cancellare senza remore, prima di scoprire di aver seguito qualche account poco raccomandabile.

Forse è la declinazione social dei vecchi tentativi di aggancio via mail, che però – a mio avviso – potevano essere leggermente più efficaci:

Ciaoooo !! Mi chiamo *****a! Hai ricevuto le mie immagine? Ho letto il tuo lettera e ti replico subito. 
Spero che mi ricordi??? attendo una responso  con impazienza. Ho mandato a te qualche nuove foto. Esse ti sono piaciute? 
Saro contenta se mi manderai le tue nuove foto. Ho 35 anni, lo sai? Sono una donna sola e nubile. Non ho figli. 
abito con i genitori. Vorrei trovare l.altra meta per costituire una focolare... 

Ho cancellato il mio profile dal sito di amicizia.  Se mi risponderai, ti inviero piu mie foto. 
Aspetto una risposta  con impazienza.

Se mi risponderai, ti inviero piu mie foto. Scrivi a me la mia e-mail personale, che ho inviato la foto - 
r********@*****.com !!

Buona serata!! La tua *****a!!
 
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Pubblicato da su 22 novembre 2016 in truffe&bufale

 

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