Trovo molto interessante la nuova gamma di smartphone dual sim denominata Nokia X: si tratta di una famiglia che, per caratteristiche e prezzo, si pone sul mercato su un gradino inferiore ai Lumia ed è composta dai primi apparecchi Android della casa finlandese ormai vicina alla definitiva acquisizione da parte di Microsoft.
Il sistema operativo a bordo di questi dispositivi, però, non sarà identico a quello che siamo abituati a vedere su altri smartphone: è una versione di Android con interfaccia grafica personalizzata (con molti punti in comune con quella chiamata Metro di Windows Phone) e da cui Nokia ha scorporato alcune feature di Google, per favorire l’utilizzo delle proprie e di quelle targate Microsoft.
Niente Play Store (c’è già il Nokia Store) o Google Maps (c’è Here), per capirci, ma rimarrà la possibilità di utilizzare applicazioni di sviluppatori indipendenti installate da file APK (ma sempre al netto di servizi made by Google). E sarà possibile pagare utilizzando il credito telefonico della SIM. Vedremo come sarà accolto dal mercato…
Facebook si fa un bel regalo, per il suo decimo compleanno, comprandosi WhatsApp, come si può leggere nel report pubblicato dal sito web del social network, sezione Investor relations. Il valore dell’operazione pare si aggiri attorno ad una cifra complessiva di 19 miliardi di dollari. Una bella soddisfazione per chi ha fondato WhatsApp dopo aver ricevuto – nel 2009 – un due di picche da Zuckerberg…
Con WhatsApp entra nella famiglia Facebook, oltre a chi è già iscritto ad entrambi i servizi, anche quella fascia di utenti che, invece di condividere informazioni personali sul social network più popoloso del mondo, preferisce scrivere messaggi e condividere informazioni a livello più ristretto. Conferendo anche il proprio numero di telefono (che è legato all’account WhatsApp), informazione che Facebook chiede spesso ai propri utenti, mai obbligati a darlo (ma sottolineo: se siete utenti di entrambi, ora gliel’avete consegnato, vostro malgrado).
Ora gli ipotetici scenari che si possono aprire sono molti: dai “mi piace” sui messaggini di WhatsApp, ad una messaggistica direttamente integrata in Facebook, alle dinamiche pubblicitarie (magari geo-localizzate) che potrebbero diventare un fattore comune… possono accadere queste e moltre e altre cose. Ma un fatto è certo: Internet viene sempre più utilizzato dagli smartphone e in mobilità. E Facebook si è assicurata il controllo dei due servizi più utilizzati su questi dispositivi. E dei loro utenti.
Poi ogni utente è libero di scegliere l’app che preferisce, per proprie convinzioni in tema di privacy o per migliore user experience personale (io preferisco BBM). L’importante è avere la consapevolezza della portata di queste operazioni, e delle possibili evoluzioni che possono avere…
Tanti auguri di buon anno a tutti e un messaggio di solidarietà ai titolari delle 220mila utenze Bip Mobile rimaste mute in queste festività natalizie (e con la possibilità di non essere più riattivate, stando a quanto riferisce la stampa).
Quando Bip Mobile è stata presentata (luglio 2012) avevo manifestato scetticismo: gli obiettivi dichiarati dall’azienda fondata da Fabrizio Bona apparivano troppo ambiziosi (“un milione di clienti entro l’estate 2013” era esorbitante, ma anche quello di 700mila clienti necessari a raggiungere il break-even point era un goal molto difficile) e le condizioni del mercato non erano favorevoli (non lo sono nemmeno ora). Purtroppo le notizie di questi giorni sembrano riportare la naturale evoluzione di un business nato in condizioni difficili e ora, per chi ha un numero telefonico di Bip Mobile, potrebbe essere difficoltoso anche recuperarlo per migrarlo ad un altro operatore mobile.
Se poi – leggo da Max – venissero confermate le indiscrezioni che parlano di Fabrizio Bona in volo verso la direzione generale di Alitalia, le prospettive peggiorerebbero ulteriormente.
AGGIORNAMENTO: Oggi il Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato un articolo di Alessandro Longo che rivela come Bona, in realtà, sia uscito da Bip Mobile (per approdare davvero ad Alitalia) già subito dopo l’estate, deluso e amareggiato per la situazione in cui versa il mercato delle telecomunicazioni e le difficoltà incontrate da Bip Mobile nella sua veste di operatore alternativo.
Così sembrava, così è stato.
I nuovi modelli iPhone saranno venduti in Italia da venerdì 25 ottobre, ma c’è già chi lancia pronostici sul prossimo modello (sì, quello che uscirà tra un anno), che qualcuno prevede dotato di un display più ampio, come quello di alcuni modelli di smartphone di Samsung, Nokia, LG, Sony eccetera.
Per la prossime settimane si attendono indiscrezioni centellinate su altre caratteristiche: risoluzione del display e/o della fotocamera e/o del proiettore integrato, spessore, altezza, durata della batteria, impermeabilità e proprietà ignifughe della scocca, tasto rosso “help” per utenti non autosufficienti, capacità del serbatoio dell’acqua per la mini-macchinetta del caffé con slot per minicialde, eccetera.
Arriva in Italia Orange, la compagnia di telecomunicazioni francese. Il primo passo nel Belpaese consiste nell’apertura di un negozio on-line con articoli di elettronica e prodotti tecnologici che vanno dai telefoni agli accessori, con il plus di un diritto di recesso entro 30 giorni e della consegna a domicilio a costo zero per spese superiori ai 100 euro.
Un concorrente in più per i vari negozi online già esistenti, magari in attesa di comparire tra i competitor delle compagnie telefoniche attive sul “libero” mercato italiano.
Si chiama Galaxy Round il primo smartphone Samsung con display curvo Full HD (1080p) Super AMOLED. L’annuncio è stato pubblicato sul blog aziendale Samsung Tomorrow.
In verità il Round sembra un phablet (termine che indica l’anello di congiunzione tra lo smartphone e il tablet), vista la diagonale da 5,7 pollici. Oltre ad un ottimo grip, il produttore coreano ne decanta il Roll Effect, che consente all’utente di vedere, anche quando lo smartphone è in stadby, alcune “informazioni base” (ad esempio data, ora, chiamate perse, carica residua della batteria).
Interessanti le altre caratteristiche: processore quad core da 2,3 GHz, 3 GB di RAM, memoria interna da 32 GB, fotocamera principale da 13 Megapixel, batteria da 2.800mAh.
Verrà lanciato domani in Corea del Sud con Android 4.3 ad un prezzo sconosciuto.
BlackBerry ha annunciato di aver siglato un accordo – una lettera di intenti – con un consorzio che ha come capofila Fairfax Financial Holdings, investitore intenzionato a rilevare il controllo della società (di cui oggi detiene una quota azionaria del 10%).
L’operazione è condizionata all’esito favorevole della due diligence che dovrebbe essere ultimata entro il 4 novembre. Se tutto andrà come previsto, l’azienda rimarrà canadese e il valore della transazione ammonterà a circa 4,7 miliardi di dollari USA.
Quando è stato lanciato il nuovo iPhone 5S dotato di Touch ID – il lettore di impronte digitali – Apple ha garantito la sicurezza del dispositivo, al punto che sarebbe stato inutile anche l’utilizzo di un dito mozzato.
Ma per aggirare l’ostacolo non serve arrivare a tanto: quei precisini del Chaos Computer Club, infatti, sono riusciti ad ingannare il touch id senza far male a nessuno. Certo, la tecnica utilizzata per la riproduzione dell’impronta non è alla portata di tutti, ma dimostra – ancora una volta – che nel mondo digitale (!), la sicurezza al 100% non esiste.
Il Google Play Store ha aperto sulla localizzazione italiana la sezione Dispositivi, in cui al momento vende solo il tablet Nexus 7, che però verosimilmente verrà affiancato da altri prodotti. Prima rimpingueranno gli scaffali, meglio sarà per loro: un negozio che vende un solo dispositivo (sebbene il negozio sia virtuale e il dispositivo esista in tre versioni) mette un po’ tristezza.
Tutti in queste ore mostrano grande stupore nel leggere dal New York Times che Nokia, prima di diventare una divisione mobile di Microsoft, avesse valutato la possibilità di adottare Android – anziché Windows Mobile – sui propri smartphone, nonostante un accordo che prevedeva appunto l’utilizzo del sistema operativo di Microsoft. Accordo che però – prima dell’operazione di acquisto di Nokia da parte dell’azienda americana – era a termine, con scadenza prevista nel 2014.
Ma di cosa ci si stupisce? Questa stessa notizia circola da oltre un anno, come testimoniato ad esempio dall’italiano HDBlog (da cui ho preso l’immagine) e ribadito da Forbes. Quindi dov’è lo scoop? Di che novità stiamo parlando?
I nuovi iPhonepresentati ieri rappresentano una vera svolta per Apple: non più un solo nuovo modello all’anno, ma addirittura due, quindi ormai si può parlare di offerta di gamma, con il modello 5S che introduce il touch id, lettore di impronte digitali (per sostituire l’uso delle password, anche per accedere agli account dei sistemi di pagamento) e il colorato 5C (che viene definito low cost in modo molto fuorviante, eventualmente è lower priced).
Proseguono le spese pazze, in questo caso da parte di Google, che conferma di aver acquistato la startup WIMM Labs. In realtà l’operazione risale all’anno scorso, ma Google non aveva mai diffuso la notizia, probabilmente per guadagnare tempo e giocare sull’effetto sorpresa senza ispirare altri concorrenti: WIMM Labs, infatti, ha sviluppato uno smartwatch – ossia un orologio, in questo caso da polso – dotato di sistema operativo Android. Da parte di Google, quindi, è lecito attendersi novità in questo settore emergente.
Microsoft ha messo le mani su Nokia: l’annuncio ufficiale è di poche ore fa e formalizza una partnership destinata ad evolversi in questi termini.
In realtà il colosso americano non rileva tutta l’azienda finlandese, ma ciò per cui è conosciuta al grande pubblico con il suo marchio, cioè tutte le attività legate al settore della telefonia mobile, con licenze e brevetti, acquisendo – al momento per quattro anni – i diritti di utilizzo dei servizi di mappe e navigazione Cloud HERE. Rimarranno sotto il cappello Nokia il team di ricerca e sviluppo Advanced Technologies, la divisione Solutions and Networks (già “Nokia Siemens Networks”) e la titolarità dei servizi di mappe e navigazione Cloud HERE (in cui rientrano le attività di Navteq, noto produttore di mappe e sistemi informativi geografici utilizzati da molti navigatori satellitari).
Il valore dell’operazione di acquisto da parte di Microsoft è di 7,2 miliardi di dollari (5,4 miliardi di euro), una cifra decisamente inferiore ai 19 miliardi sparati un paio di anni fa da alcuni rumors che preannunciavano le intenzioni di acquisto su Nokia.
E’ verosimile ipotizzare che il brand Nokia sparisca gradualmente dal mercato della telefonia mobile, a favore del logo Microsoft, che potrebbe essere affiancato al nome della gamma di prodotti (Lumia e Asha). I mercati cambiano velocemente: fino a pochi anni fa Nokia era leader nel mondo dei telefoni cellulari, esattamente come, tempo addietro, lo fu Motorola. Le difficoltà sono iniziate con le evoluzioni del settore: da qualche anno, il cellulare non è più semplicemente un apparecchio telefonico, ma è un computer tascabile pieno zeppo di funzioni e accessori.
Da quando sul mercato sono arrivati gli smartphone, essere produttori di ottimi telefonini non è più stato sufficiente. I cellulari di Motorola sono stati acquistata da Google, quelli di Nokia da Microsoft. I colossi del software si aggiudicano l’hardware.
È una convergenza di business e di interessi. Come quella di Apple, che progetta in casa sia l’hardware che il software.
Post scriptum: altre novità potrebbero arrivare in Microsoft molto presto, considerando che Steve Ballmer è in procinto di abbandonare la sua poltrona di CEO, e che Stephen Elop sta facendo lo stesso passo, uscendo da Nokia per entrare in Microsoft come vice presidente esecutivo della divisione Devices & Services.
Vedo il nuovo smartphone Nokia Lumia 1020 appena presentato con la sua portentosa fotocamera – con sensore da 41 Megapixel – e mi chiedo: ma dopo aver scattato un poster, con questo photophone almeno si riuscirà a telefonare?
I tablet stanno sempre più affiancando gli smartphone nella loro nuova funzione di portare le notizie agli utenti in tempo reale. Lo zoccolo duro costituito da chi preferisce la TV si sta assottigliando. La conferma arriva dall’ultimo Digital News Report pubblicato dal Reuters Institute, realizzato conducendo una ricerca basata su un campione di lettori online in Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna, Brasile, Giappone e Danimarca.