RSS

Archivi tag: google

Ripartire dall’ABC

imageAll’indirizzo http://abc.xyz/ da oggi c’è Alphabet, la nuova holding creata dai fondatori di Google per gestire il pacchetto completo di tutte le attività del gruppo, dal motore di ricerca alle applicazioni, dalle mappe alle ricerche in campo tecnologico. Invece di creare tanti spin-off di Google, ci saranno tante aziende poste allo stesso livello, ognuna con i propri dirigenti, ma tutte sotto l’ombrello di Alphabet. In pratica uno spin-on, che sottolinea un cambio di passo. Con il tempo si capirà quanto sia epocale o gestionale.

Qui due passaggi “societari” nell’annuncio:

Gestiremo con rigore la destinazione dei capitali, così che ogni azienda cammini bene.

Alphabet Inc. sostituirà Google come azienda quotata e tutte le azioni di Google saranno convertite automaticamente nello stesso numero di azioni di Alphabet, con gli stessi diritti. Google diventerà una società controllata di Alphabet; le nostre due classi di azioni continueranno ad essere quotate al Nasdaq come GOOGL e GOOG.

 

P.S.: presumo che poi si vedrà come gestire il discorso legato al sito alphabet.com che da anni è di BMW.

 
1 Commento

Pubblicato da su 11 Agosto 2015 in business, news

 

Tag: , , , ,

La cucina è una scienza, ma Google News ha preso un altro granchio

CraccoScienzaTecnologiaQualcuno è in grado di spiegarmi perché Google News inserisce in Scienze e tecnologia l’apertura del ristorante di Carlo Cracco in Galleria a Milano?

Un granchio può sempre capitare, lo so… ciò non toglie che Google News rimarrà sempre beta nell’anima.

 
Commenti disabilitati su La cucina è una scienza, ma Google News ha preso un altro granchio

Pubblicato da su 16 Luglio 2015 in news, News da Internet

 

Tag: , , , , , ,

Google Plus, Google Minus

Immagine originale tratta da: http://smallbiztrends.com

Nemmeno a Google tutte le ciambelle riescono col buco e il social network Google+ (Google Plus) non risulta appunto tra i progetti meglio riusciti del gruppo di Mountain View. i continui rimaneggiamenti del servizio ne sono la prova, ma le ultime notizie – a conferma di alcuni rumors in circolazione da tempo – sembrano preannunciarne la morte: le tre componenti Stream, Foto e Hangouts verranno presto scorporate per costituire servizi indipendenti.

Poco manca ad un annuncio di morte clinica di Google+. E non per dire ve l’avevo detto, ma in effetti ve l’avevo detto: è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader, nonostante vanti comunque ammiratori che ne decantano intuitività e immediatezza (senza considerare che sono moltissimi gli utenti che risultano iscritti a Google+ senza nemmeno conoscerne l’esistenza, perché in molti si iscrivono ad un qualunque servizio Google acconsentendo ad agganciare il proprio account al social network).

 
Commenti disabilitati su Google Plus, Google Minus

Pubblicato da su 12 Marzo 2015 in news

 

Tag: , , ,

Twitter rientra nelle ricerche di Google

twitter-integration[1]

Accordo siglato tra Twitter e Google: Bloomberg News lo rivela prima della sua ufficializzazione spiegando che presto i tweet potranno comparire tra i risultati delle ricerche effettuate attraverso Google. La visualizzazione potrà avvenire as soon as they’re posted, quindi subito dopo la pubblicazione.

La partnership ripete una collaborazione già aperta nel 2009 e chiusa per insoddisfazione due anni dopo, mirata a veicolare i messaggi anche al di fuori da Twitter e che, a seconda dei punti di vista, per i risultati ottenuti nelle ricerche potrebbe essere sia una contaminazione che un arricchimento. Dal mio punto di vista non arricchiranno niente, solo Twitter, che verrà pagato da Google per l’accesso al database.

 
Commenti disabilitati su Twitter rientra nelle ricerche di Google

Pubblicato da su 5 Febbraio 2015 in news

 

Tag: , , , ,

Google+, miliardi di utenti a loro insaputa?

social-google-plus-square-button_318-25250[1]

2,2 miliardi di utenti iscritti, oltre un miliardo di utenti attivi. Sono i numeri che Google snocciola per il suo social network Google+ (Google Plus) che – secondo un’analisi condotta dall’utente Edward Morbius e rilanciata da molte testate – potrebbe invece vantare solamente sei milioni di utenti realmente attivi.

In breve: dei 2,2 miliardi di iscritti, solamente il 9% avrebbe condiviso un contenuto pubblico sulla piattaforma. Di quel 9%, solamente il 6% avrebbe pubblicato qualcosa nel 2015. Metà di queste pubblicazioni sarebbero in realtà commenti a video pubblicati su YouTube, mentre la rimanente metà sarebbe per Morbius il volume di utenti effettivamente attivi del social network. In quest’ottica, ottimisticamente, non si andrebbe oltre i sei milioni.

L’analisi è dichiaratamente superficiale (non considera commenti o post di tipo non-public), ma l’autore la ritiene abbastanza indicativa dell’ordine di grandezza del volume di utenti. 

In realtà l’insieme degli utenti reali di Google+ è un’entità particolarmente difficile da quantificare, dal momento che esiste un profilo Google+ pronto (e spesso attivato inconsapevolmente) per ogni utente di ogni servizio Google, a partire da Gmail. Consideriamo inoltre che ogni utente Android – per sfruttare il marketplace Google Play Storedeve possedere un account Gmail e viene garbatamente invitato a far parte di Google+ (memtre configura lo smartphone e in altre occasioni).

Google+, semplicemente, potrebbe quindi rappresentare solo l’area social di un mondo effettivamente affollato di utenti. Ma, tra questi, è molto difficile identificare i dormienti e distinguerli dagli attivi.

 
1 Commento

Pubblicato da su 27 Gennaio 2015 in business, social network

 

Tag: , , , , , ,

Google è pronto a diventare operatore virtuale di telefonia mobile (negli USA)

Googlesim

Google sta per diventare MVNO (operatore virtuale di telefonia mobile) negli USA. Tecnicamente utilizzerà le reti mobili Sprint T-Mobile, ampliando la copertura offerta dai due network reali con l’appoggio delle reti WiFi pubbliche.

Secondo quanto riportano il Wall Street Journal e The Information l’ingresso nel mercato dei servizi di telefonia mobile (il progetto condotto da google in questo senso si chiama Nova) potrebbe avvenire entro fine anno. L’ampliamento telefonico del business di Google, ovviamente, ha altre implicazioni: oltre alla geolocalizzazione attraverso i dispositivi Android, le azioni di monitoraggio e profilazione degli utenti potranno avvenire anche in base ai dati delle conversazioni telefoniche (durata, destinazione, orario e altre informazioni caratteristiche). D’altronde, big data means big business.

Google sarà interessata a valutare questa possibilità su altri mercati nazionali? Assolutamente sì, sicuramente nei Paesi in cui è già presente ed esistono ulteriori possibilità di sviluppo. Guardando dentro casa nostra, ad oggi il mercato italiano degli operatori alternativi potrebbe essere definito diversamente florido (consultando l’elenco degli operatori si nota che il numero delle cessate attività non è affatto trascurabile). Verosimilmente, l’interesse verso un Paese in cui il numero degli smartphone accesi si avvicina sempre più a quello dei residenti è alto e un’azienda come Google ha sicuramente qualche marcia in più per muoversi bene in questo settore.

 
Commenti disabilitati su Google è pronto a diventare operatore virtuale di telefonia mobile (negli USA)

Pubblicato da su 23 Gennaio 2015 in cellulari & smartphone, news, telefonia

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Dimmi cosa cerchi e ti dirò chi sei

ClassificheSearch2014

Dicembre, tempo di bilanci e di classifiche. Questi sono i risultati – provvisori – dei termini più ricercati dagli utenti italiani nel 2014.

 

 

 

 
Commenti disabilitati su Dimmi cosa cerchi e ti dirò chi sei

Pubblicato da su 5 Dicembre 2014 in curiosità, news

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Microsoft chi?

”Molti pensano che i nostri più grandi concorrenti siano Yahoo! o Bing. Ma il nostro più grande rivale nel settore dei motori di ricerca è effettivamente Amazon”

È quanto ha dichiarato Eric Schmidt – presidente di Googke – in occasione di un evento dedicato alle startup a Berlino.

Considerando che i due gruppi si sfidano anche nella logistica, la contrapposizione non potrà che ampliarsi…

 
Commenti disabilitati su Microsoft chi?

Pubblicato da su 14 Ottobre 2014 in business, news

 

Tag: , , , , , , , ,

Password Gmail trafugate, un altro caso per riflettere

isleaked-com

Da ieri circola la notizia di un clamoroso furto di password ai danni degli utenti di Gmail: si parla di circa 5 milioni di utenze, i cui dati di accesso sarebbero stati pubblicati da un utente del forum russo Bitcoin Security.

Nel comunicare la notizia, molte fonti indicano di rivolgersi al sito isleaked.com, per le opportune verifiche. Il sito è stato messo online a nome di Egor Buslanov, con un dominio registrato in data 8 settembre 2014, proprio due giorni prima della pubblicazione su Bitcoin Security (dati verificabili attraverso qualunque servizio whois disponibile in rete). Non fornisce alcun elenco, ma chiede all’utente di inserire il proprio indirizzo e-mail promettendo un celere responso. La homepage di default è scritta in russo, con versioni in inglese e spagnolo.

Questi presupposti – insieme a quanto sto per aggiungere – mi sembrano sufficienti ad essere guardingo e a non affrettarmi a sfruttare questo servizio. Per consapevole autolesionismo tecnologico ho inserito personalmente i dati di un account Gmail. Il responso è stato positivo, tanto che isleaked.com – per dimostrarsi attendibile – mi ha anche indicato i primi due caratteri della password che gli risulta trafugata. Peccato che non fossero affatto corrispondenti a quelli della password reale (ne’ attuale, ne’ precedente).

Questo risultato inattendibile, insieme al fatto che la verifica si basa sul fatto che un utente debba comunicare il proprio indirizzo e-mail ad uno sconosciuto, suggerisce di utilizzare la dovuta cautela e di rivolgere attenzione altrove. Certo, il rischio più immediato potrebbe essere limitato a ricevere un po’ di spam aggiuntivo, ma personalmente penso di poterne comunque fare a meno.

L’Online Security Blog di Google ieri ha pubblicato un articolo in cui si spiega che, fra tutti i dump pubblicati in rete (ottenuti dalla combinazione di dati provenienti da fonti esterne a Google), le combinazioni username+password che possono realmente consentire l’accesso ad un account altrui sono meno del 2% e, in ogni caso, i sistemi anti-hijacking di Google sono in grado di bloccare buona parte dei tentativi di accesso fraudolento. Considerando che l’ecosistema Google in fatto di privacy è imbattibile (nel senso che loro sono maestri assoluti nel raccogliere ed elaborare informazioni personali altrui), penso che l’affidabilità di questi sistemi sia quantomeno verosimile.

Avete il dubbio che il vostro account possa essere stato compromesso? Non pensateci due volte: cambiate password, scegliendone una forte e sicura (come ricordavo qualche giorno fa), perché…

Il rischio aumenta quando la password è semplice e non è stata generata con gli opportuni criteri di complessità (ad esempio quelli illustrati nell’articolo Scegliere password più sicure su Mozilla Support, oppure in Creazione di una password forte a cura di Google Support). Oppure se il servizio di password reset è impostato con risposte prevedibili o facilmente reperibili.

 
Commenti disabilitati su Password Gmail trafugate, un altro caso per riflettere

Pubblicato da su 11 Settembre 2014 in security

 

Tag: , , , , , , , ,

Google Glass in Italia (ma la vendita non è ancora autorizzata)

SaturnGoogleGlassNotOnline

Pare che gli attesi Google Glass siano arrivati anche in Italia, commercializzati dalla Mediamarket, non online (come vedete nella figura sopra), ma solo in alcuni dei suoi punti vendita MediaWorld e Saturn. AndroidWorld ha pubblicato le immagini degli occhiali esposti per la vendita al pubblico al modico prezzo di 1.999,99 euro. Un prezzo esoso, considerando che negli USA la versione Explorer Edition viene venduta a 1.500 dollari (1.110 euro) e nel Regno Unito a 1.000 sterline (1.265 euro)

Google-Glass-Saturn[1]

Anche se a vederli esposti così sembrano davvero in vendita, una comunicazione di Google Italia ripresa dall’Ansa apre qualche dubbio:

Non abbiamo autorizzato la vendita dei Glass nel nostro paese. I Google Glass sono al momento acquistabili solo attraverso il programma Explorer e solo in US e UK, al momento non è nemmeno stato definito un prezzo per il nostro paese.

Vendita? Anteprima con prezzo azzardato? Certamente il dispositivo suscita curiosità e quindi… attendiamo.

UPDATE: nei commenti a questo post, Alessandra ci anticipa un’anteprima italiana per i Google Glass. Il 30 luglio, al Teatro Lirico di Cagliari, alcuni attori in scena indosseranno i Google Glass durante la Turandot di Puccini. L’opera interattiva sarà visibile dai profili social del teatro legati all’evento, dal punto di vista degli attori.

 
2 commenti

Pubblicato da su 22 Luglio 2014 in news

 

Tag: , , , ,

Nokia X2: un colpo al cerchio, uno alla botte

Nokia-X2_feat[1]

Microsoft ha presentato il nuovo Nokia X2, dotato di sistema operativo Android. A bordo sono presenti servizi e app come Outlook.com, Skype e OneDrive. Non potendo integrare Explorer nel sistema operativo di casa Google, come browser offre Opera.

Il display è WGVA da 4,3 pollici , il processore è dual core (Qualcomm Snapdragon da 1,2 GHz), ha 1 GB di RAM, fotocamera frontale VGA e posteriore con sensore da 5 Megapixel, batteria da 1800 mAh e supporto al dual-SIM. Se è vero che costerà 99 euro, è altrettanto vero che – per essere uno smartphone low cost – si presenta con caratteristiche interessanti. Nella speranza che il prezzo accessibile non pregiudichi la qualità

 
Commenti disabilitati su Nokia X2: un colpo al cerchio, uno alla botte

Pubblicato da su 24 Giugno 2014 in cellulari & smartphone

 

Tag: , , , , , , ,

Google entrerà nelle nostre case. Senza bussare

DropCam-PRO_Front_72dpi[1]A inizio anno Google aveva messo le mani su Nest Labs per 3,2 miliardi di dollari. Ora è disposta a sborsare 555 milioni di dollari per Dropcam (nell’operazione, però, l’acquisitore risulta essere proprio Nest Labs).

Nest Labs si occupa di rilevatori e termostati controllati in rete, Dropcam è sul mercato dei sistemi di sorveglianza tramite telecamere e sensori di movimento. Le due operazioni sembrano complementari e dimostrano l’interesse di Google per la domotica e la sicurezza domestica. Guardando il tutto un po’ più dall’alto, appare sempre più evidente che l’obiettivo del gruppo sia un ulteriore allargamento del mercato, naturalmente in settori di particolare interesse per gli utenti, che presto potrebbero essere in grado di utilizzare soluzioni targate Google per sorvegliare e controllare la propria abitazione – con i dispositivi che vi sono installati – da smartphone e tablet.

Di termostati e telecamere abbiamo già parlato, è noto a cosa servano, ma è da capire che potenzialità offrono in termini di raccolta e trasmissione di informazioni. Ma anche i rilevatori di fumo di Nest Labs sono in grado di rilevare e comunicare dati utili ad elaborare statistiche, così come i Tabs di Dropcam. Pertanto non è inverosimile pensare che a Google – ormai leader nell’attività di profilazione degli utenti a scopo di marketing e pubblicità – possano interessare i dati raccolti a casa nostra da questo tipo di dispositivi.

 
Commenti disabilitati su Google entrerà nelle nostre case. Senza bussare

Pubblicato da su 24 Giugno 2014 in news

 

Tag: , , , , , , , ,

In Internet c’è poco “Made in Italy” (ma molto spazio per crescere)

Internet offre enormi possibilità di comunicazione ed è un eccellente veicolo pubblicitario, eppure in Italia – il cui tessuto economico è costituito in prevalenza da piccole e medie imprese – è decisamente sottosfruttato: secondo quanto rilevato da Google, solo il 34% delle PMI ha un sito web e tre su dieci si avvalgono di soluzioni di e-commerce. Niente di nuovo, quel 34% corrisponde a dati diffusi ad ottobre 2013 dopo un’indagine svolta da Doxa Digital per Google.

Poco importa che le PMI attive sul web siano un terzo o la metà, come invece è stato calcolato a fine 2013 sempre da Doxa per Groupon (il cui sondaggio non ha però coinvolto aziende di produzione), e credo sia poco rilevante che, pochi mesi fa, secondo  Eurostat le PMI con un proprio sito web fossero il 63% (dato quasi specularmente opposto a quello indicato da Google). Questo dimostra solo che ogni indagine fa emergere risultati che sono conseguenza del campione preso in esame, al netto del punto di vista di chi la conduce.

Al di là di quanto ha indicato Google e che molte testate riprendono – modificando qualche parola rispetto a ciò che somiglia molto ad un comunicato stampa – è importate rilevare che esiste un potenziale da sfruttare per il Made in Italy. Lo dimostrano aziende che hanno saputo cogliere questa occasione con una strategia vincente che ha permesso loro di incrementare produzione e fatturato e questo non riguarda solamente grandi nomi o aziende multinazionali. In questo senso sono molto interessanti, ad esempio, le storie di YourMurano (sito di e-commerce per il ricercato vetro di Murano certificato col marchio d’origine garantita, descritto in questo articolo con data futuribile) o della Torrefazione Caffè Carbonelli (passata da un mercato pressoché locale al mondo intero, moltiplicando il fatturato, grazie al commercio elettronico), che dimostrano che anche le realtà artigiane possono trovare spazio di crescita al di fuori dei loro confini.

 

 
Commenti disabilitati su In Internet c’è poco “Made in Italy” (ma molto spazio per crescere)

Pubblicato da su 20 Giugno 2014 in business, news

 

Tag: , , , , , , , ,

Occhio al futuro

GoogleGlassOculus

In questi ultimi tempi, nel settore della tecnologia, spiccano i business orientati alla wearable technology, la tecnologia indossabile che oggi è già realtà di serie per quanto riguarda gli smartwatch e altri accessori in uso da tempo, e che ora sta puntando dritta agli occhi degli utenti. In particolare si parla molto di due operazioni:

  • l’accordo siglato tra Luxottica e Google per il design dei Google Glass;
  • l’acquisto di Oculus da parte di Facebook.

I primi, per chi non ne avesse ancora sentito parlare sono occhiali per la realtà aumentata, con un piccolo display HD posto in prossimità dell’occhio (che equivale ad uno schermo da 25 pollici visto a due metri di distanza), audio a conduzione ossea, una fotocamera da 5 Megapixel (che può scattare foto e registrare video a 720p), connettività WiFi e Bluetooth e una memoria da 12 GB. Permettono di utilizzare funzionalità simili a quelle degli smartphone (chi li indossa può fare compiere le azioni più svariate). L’accordo con Luxottica rappresenta un matrimonio tra la loro tecnologia e il design, quindi presto potremmo vedere questa tecnologia su occhiali Ray-Ban o Oakley (marchi di proprietà di Luxottica), solo per citare i più sportivi.

Oculus ha progettato un visore per la realtà virtuale, apparentemente ideale per i videogame: indossato, il visore mostra due diverse immagini agli occhi dell’utilizzatore, offrendogli una visione 3D. Il dispositivo è dotato di sensori per rilevare e riprodurre gli eventuali movimenti della testa, e far reagire il “mondo virtuale” di conseguenza. Zuckerberg in questo visore ha visto altro, ossia la possibilità di immergere l’utente nel suo social network per trasformarne l’esperienza per quanto riguarda ogni forma di intrattenimento (per dare all’utente la sensazione di trovarsi dentro un film, nel mezzo di un evento sportivo, o di fronte al docente in un’aula universitaria).

Mirabolanti possibilità per gli utenti, ma soprattutto per le due aziende in campo, che negli ultimi tempi hanno fatto scuola in materia di invasione nella privacy degli iscritti ai loro servizi: questi attraenti dispositivi ampliano a dismisura le loro possibilità di business (e quelle dei loro inserzionisti). Se oggi ci profilano – mediante smartphone o computer – memorizzando i dati delle nostre ricerche, della navigazione e della nostra localizzazione per incrociarli al meglio con le offerte dei loro inserzionisti, domani – mediante un wearable device, dispositivo indossabile – potranno essere ancora più mirati, puntuali e precisi, perché godranno della massima attenzione dell’utente, ancor meno distratto da fattori esterni e quindi più concentrato su quanto percepisce. Il business non è (solo) nella vendita del dispositivo, ma si alimenta con l’indotto dei servizi accessori che gravitano attorno al dispositivo; il legame tra le due entità può non essere immediatamente visibile, ma in realtà è saldo e iindispensabile al buon andamento del mercato in cui si muovono queste grandi aziende.

Come ho avuto modo di dire in passato, la tecnologia non va frenata, ma è necessario conoscerne tutti gli aspetti affinché ognuno possa sfruttarla per perseguire i propri interessi e appia piena consapevolezza tanto dei rischi quanto delle opportunità derivanti dalle innovazioni.

 
Commenti disabilitati su Occhio al futuro

Pubblicato da su 26 Marzo 2014 in business, Life, news, wearable

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Google pensa alle password audio

Google ha messo le mani su SlickLogin, azienda israeliana specializzata in applicazioni che permettono il login – ossia l’accesso – attraverso password audio o sonore.

Il funzionamento di una password audio è abbastanza semplice: da un’app installata su un dispositivo mobile (smartphone o tablet) si analizza un segnale audio emesso da un computer dotato di altoparlanti. Quello specifico segnale deve corrispondere a quello generato dinamicamente da un altro computer in un preciso istante. In pratica il procedimento è simile a quello che, ad esempio, genera certe password temporanee emesse da una banca per confermare le operazioni di Internet Banking, la differenza è che – invece di inserire un codice alfanumerico, ricevuto via SMS o ottenuto da un token – si deve confermare un suono.

 
Commenti disabilitati su Google pensa alle password audio

Pubblicato da su 17 Febbraio 2014 in Internet, security

 

Tag: , , , , , ,