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Governo completo, adesso si vedrà qualcosa anche sulle strategie digitali. Vero?

Sciolte anche le riserve su vice-ministri e sottosegretari, il governo Monti proseguirà il suo cammino al completo. Interessante la sottolineatura dell’amico Ferd sull’assenza di un ministro, vice ministro o sottosegretario con delega “a Internet” e su un possibile e plausibile fraintendimento:

Non tragga in inganno l’incarico “Informazione e Comunicazione” assegnato a Paolo Peluffo, sottosegretario alla presidenza del consiglio: consulente del presidente del Consiglio per il 150º anniversario dell’unità d’Italia, nel suo curriculum vitae spiccano incarichi quali consigliere della Corte dei Conti, giornalista, capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi con il Governo Ciampi (1993). Nel 1999 è stato nominato, sempre da Ciampi ma in veste di Presidente della Repubblica, “Consigliere per la Stampa e l’Informazione” del Presidente e si è dedicato al rilancio dell’identità nazionale, delle ritualità civili della Repubblica, della conservazione della memoria storica. L’incarico attuale potrebbe consistere in una prosecuzione di tale attività.

Chiarito che Paolo Peluffo non si occuperà di strategie digitali, se non dandone informazione sul fronte istituzionale, rimarrà la delusione di tutti coloro che auspicavano l’introduzione di un Ministro ad Internet. Ciò non deve significare che questo esecutivo eluderà la necessità di dare al Paese una strategia digitale: è semplicemente inverosimile pensare che questo governo non farà nulla per seguire l’agenda digitale europea, ignorando le indicazioni e i rimproveri di Neelie Kroes, commissario europeo per l’agenda digitale.

Se in Europa c’è un commissario europeo dedicato a questi argomenti, il governo non può che farli propri. Anche perché – come ricorda la stessa Kroes – non ci si può permettere di ignorare i benefici dello sviluppo della Rete e della banda larga: ”Aumentare la penetrazione del 10% puo’ corrispondere ad un aumento della crescita tra lo 0,9% e l’ 1,5%”.

L’Italia deve progredire su questo fronte per il proprio bene economico, altrimenti si darà ragione alle convinzioni di coloro che vedono la Rete come un passatempo e poco più. Non dimentichiamoci che, nel mondo, tra i Paesi che al 2010 avevano già (o stavano sviluppando) programmi e strategie sul digitale, l’Italia non figurava proprio (fonte).

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Internet, istituzioni, Mondo, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

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Londra, tutti i cellulari sotto controllo

Quando entrate nell’area metropolitana di Londra, se siete persone attente alla privacy, tenete sempre presente che Scotland Yard è in grado di localizzare, monitorare, intercettare e disabilitare tutti i telefoni cellulari attivi nella propria giurisdizione e che non c’è nessun cartello di preavviso:

Londra, cellulari sotto il controllo di Scotland Yard – The New Blog Times

In capo al Metropolitan Police Service di Londra, meglio noto con il nome della sede di Scotland Yard di Westminster, sta piombando una vera e propria accusa di violazione della privacy, da quando si è scoperto che è in grado di esercitare un controllo pressoché totale sui cellulari attivi nella propria giurisdizione.

 

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2011 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, news, privacy, tecnologia, telefonia, TLC

 

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Metterci la faccia

 

 

Il messaggio di Mike Lazaridis alla popolazione mondiale dotata di BlackBerry.

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2011 in Ipse Dixit, news, News da Internet, tecnologia, telefonia, TLC

 

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Stringere la cinghia, poi la banda

Ecco, ora spariranno anche i fondi destinati alla banda larga:

Legge di Stabilità, strappati i fondi per la banda larga

In seguito al sorprendente esito dell’asta per le frequenze 4G – che fruttò allo Stato quasi quattro miliardi di euro – il ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani aveva assicurato: “Il 50% dei proventi aggiuntivi della gara LTE sarà destinato al settore da cui provengono, al comparto dell’ICT”. A distanza di due sole settimane, invece, la prospettiva più verosimile è che quell’intento venga stroncato.

Il borseggio di quei fondi potrebbe infatti avvenire ad opera della Legge di Stabilità, attualmente in bozza: il suo contenuto, nella versione attuale, prevede proprio che quei proventi aggiuntivi – una cifra che ammonta a circa 1,6 miliardi – debbano essere destinati per una metà al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per l’altra metà  al fondo a favore dell’istruzione previsto nel decreto 5/2009.

Si prevede che il testo provochi scintille nel Consiglio dei Ministri tra il ministro Romani e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, autore della nuova norma con cui i fondi per la banda larga vengono sacrificati al finanziamento del fondo per le esigenze indifferibili.

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2011 in news, News da Internet, telefonia, TLC

 

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Asta tosta

Si prevedeva di raccogliere 2,4 miliardi di euro, ma si sono sfiorati i 4 miliardi: l’asta per le frequenze 4G – che permetteranno alle reti di telefonia mobile italiana di allargare la banda disponibile – porterà nelle casse dello Stato un po’ di risorse finanziarie in più. E speriamo che vengano davvero impiegate nelle tecnologie che spingeranno la crescita.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2011 in cellulari & smartphone, Internet, news, News da Internet, tecnologia, telefonia, TLC

 

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iDate

La chiamata è precisa: martedì 4 ottobre, ore 10 al nr. 1 di Infinite Loop a Cupertino (California – USA, quindi alle 19 ore italiana). Tema: iPhone.

 

 

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2011 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia, TLC

 

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Google+, pronto al social entertainment

Dopo dodici settimane, la fase sperimentale – o meglio, di field trial – è terminata: Google+, il social network lanciato da Mountain View per contrastare Facebook, da oggi è aperto al pubblico e non è più necessario accedervi attraverso il meccanismo degli inviti. I nuovi utenti beneficeranno dgli oltre 100 aggiornamenti apportati dallo staff di sviluppo in questo periodo, che suggellano l’ultima novità relativa a gli hangouts, cioè all’applicazione Videoritrovi.

La feature ora è pronta per smartphone e tablet, è già disponibile per quelli dotati di sistema operativo Android, (dalla versione 2.3), ma lo sarà a breve anche per iOS. Ma di cosa si tratta? A spiegarlo è Vic Gundotra, che a Mountain View ricopre la carica di Senior Vice President of Engineering e può essere considerato il papà di Google+:

I videoritrovi avvicinano le persone, facendole incontrare faccia faccia attraverso le videochiamate dal vivo. Fin dal primo giorno la community ha ridefinito e superato i limiti di questa funzionalità in modi strabilianti, offrendo lezioni di cucina, quiz o concerti. È nostra intenzione mantenere questo slancio e continuare a sviluppare nuovi modi di comunicare, pertanto ci auguriamo che apprezzerete la serie di novità apportate ai videoritrovi.

 Si tratta di una videochat multiutente, ma che – grazie ai nuovi videoritrovi in diretta – offre in più la possibilità di aprire la propria trasmissione ad una platea ancor più ampia di quella rappresentata dalle cerchie dell’utente. In pratica in Google+ ora è possibile aprire un canale visibile al pubblico e ciò significa che la piattaforma è pronta a fare il salto verso il social entertainment.

E’ verosimile immaginare, infatti, che questa funzione – oltre agli utilizzi domestici e familiari – possa essere vista con particolare interesse dalle community e dal mondo del business: la sua versatilità apre a vari impieghi, dalle videoconferenze aziendali alla trasmissione di contenuti multimediali.

Già mi sembra di intravedere all’orizzonte nuovi programmi televisivi (dai più casti ai più hot), ovviamente corredati da infiniti rulli di spot pubblicitari, e dal momento che esistono API (Application Program Interface) disponibili agli sviluppatori, sui Videoritrovi c’è la possibilità di costruire molto.

Lo sviluppo di Google+, quindi, è sempre in corso e in corsa. E solo ora si cominciano a vedere le prime vere innovazioni, che potrebbero dare seriamente fastidio alla concorrenza.

 

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Internet, diritto umano

Attaccato a computer, tablet o smartphone per tutta la settimana, spesso nei week-end rimango offline (non proprio del tutto, ma quasi) per una forma di disintossicazione. E’ una scelta personale: decido io quando connettermi, quando essere attivo (ad esempio scrivendo, come ora) e quando staccare la spina (mantenendo però il contatto con e-mail e notizie), ma fondamentalmente mantengo sempre la possibilità di connettermi a qualunque ora del giorno o della notte, se necessario, perché trovo che Internet sia uno strumento importante, di enorme utilità, a cui tutti dovrebbero avere accesso.

Per questo motivo ritengo che ogni istituzione dovrebbe fare propria questa convinzione: è l’argomento di un recente rapporto delle Nazioni Unite, che include l’accesso a Internet nei diritti umani e, su questi presupposti, bolla come violazioni dei diritti umani i provvedimenti di disconnessione previsti dalle leggi varate da Francia e Regno Unito a contrasto delle attività di violazione di copyright e di pirateria.

Come evidenzia Wired.com, oltre a soluzioni di blocco e filtraggio per negare l’accesso degli utenti a contenuti specifici su Internet, questi Stati hanno inoltre adottato misure per tagliare completamente l’accesso a Internet, provvedimento che il Relatore Speciale ritiene sproporzionato, a prescindere delle motivazioni addotte, ravvisando quindi una violazione dell’articolo 19, paragrafo 3, della International Covenant on Civil and Political Rights. Nel rapporto, inoltre, il relatore invita tutti gli Stati a garantire in ogni momento la possibilità di accedere a Internet, “anche durante i periodi di agitazione politica” e li esorta “ad abrogare o modificare le leggi vigenti sul copyright intellettuale che permettono le disconnesso degli utenti da Internet, e ad astenersi da tali leggi”.

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2011 in computer, diritto, Internet, Life, Mondo, Net neutrality, news, News da Internet, TLC

 

Certezze potenziali (mah)

E’ allarme nel mondo wireless: da ieri sera le testate giornalistiche (televisive e non) ci stanno dicendo, con una certa perentorietà, che “i cellulari e il WiFi possono causare il cancro”, aggiungendo benzina su un fuoco acceso da anni su un argomento del quale si è detto tutto e il contrario di tutto

Tuttavia, lo studio dell’International Agency for Research on Cancer di cui si parla – partendo da risultanze e informazioni contenute in ricerche già condotte – suggerisce solo precauzioni note da tempo (hands-free device or texting, ma io da questi – tanto per aggiungere un’ulteriore elemento – escluderei gli auricolari bluetooth) e conclude che è necessario approfondire la questione, perché i dispositivi wireless potrebbero rientrare nel gruppo 2B della classificazione IARC degli agenti di rischio, in cui rientrano anche l’esposizione ad agenti chimici specifici, ma anche ad agenti legati ad alcune professioni, come quelli a cui sono soggetti i vigili del fuoco o chi lavora in particolari impianti di lavaggio a secco.

Pertanto è necessario stare attenti con certe parole e concordo con quanto sottolineato da Guido Romeo: “Ma soprattutto ci vuole cautela perché anche le istituzioni di ricerca non sono prive di interessi (uno per tutti: avere più fondi di ricerca…) e la storia di cosa è uscito dall’Iarc sulla relazione tra tumori e cellulari è perlomeno controversa come ha scritto L’Economist qualche anno fa nel suo “Mobile Madness” (qui una copia pdf) a seguito della pubblicazione dello studio Interphone, uno studio longitudinale drato 6 anni su 14mila pazienti”.

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2011 in cellulari & smartphone, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, tecnologia, telefonia, TLC

 

Non è un Paese per utenti esperti

Mi trovo, purtroppo per la realtà dei fatti, assolutamente d’accordo con il post Un paese di cretini scritto da Stefano, dove – tra l’altro – si evidenzia come, per un’installazione anche domestica di un apparato connesso alla rete (come un router o uno switch) la legge imponga l’intervento di un installatore iscritto all’albo, pena una sanzione da 15mila a 150mila euro.

Secondo quanto dispone la bozza del decreto attuativo pubblicata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, se disponete di un router con al massimo 10 porte siete salvi, purché non abbiate anche un access point per la connettività WiFi:

1 (…) gli utenti possono provvedere autonomamente all’esecuzione dei lavori di cui all’articolo 2, comma 2, quando l’impianto interno di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla sua complessità e dalla larghezza di banda offerta dall’operatore di rete, ha una capacità non superiore a dieci punti di utilizzo finale e l’allacciamentodell’impianto stesso alla rete pubblica di comunicazione elettronica richiede il solo inserimento del connettore nel relativo punto terminale di rete.

2. Il solo allacciamento diretto di un terminale ad un punto di utilizzo finale non richiede l’intervento di imprese di cui all’articolo 2, comma 2.

Se aveste ad esempio un accesso WiFi, i punti di utilizzo finale (il numero di connessioni che fanno capo a quell’access point) potrebbero anche essere più di dieci e, quindi, non potreste installarvi da soli l’apparato.
La legge non vuole utenti, ma utonti…
 
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Pubblicato da su 4 aprile 2011 in Internet, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

Un falso messaggio di allarme da Gmail

Se siete utenti di Gmail e avete ricevuto – o riceverete – un messaggio sostanzialmente simile a quello che vi riproduco qui sotto, cestinatelo: non proviene affatto da Google.

Gli elementi del falso ci sono tutti: dall’oggetto “Gmail! Active Alert ..” scritto con un punto esclamativo e due puntini assolutamente fuori luogo, alla domanda “Is your Gmail Account Active. Yes/No.” senza punto interrogativo. Ma soprattutto: che senso avrebbe, da parte del Team di Gmail, spedire un messaggio agli utenti Gmail per chiedere loro se l’account è attivo? Ne sono già perfettamente a conoscenza!

Probabilmente è solo un espediente per accertare l’effettiva esistenza del nostro indirizzo e-mail.

Una qualunque risposta al messaggio costituirebbe una conferma. Da lì al successivo bombardamento di posta indesiderata il passo è davvero breve…

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2011 in Buono a sapersi, Internet, security, TLC

 

Concentrazioni: AT&T mette le mani su T-Mobile USA

A volte, quando mi lamento della situazione del mercato italiano delle TLC, mi dimentico che non è detto che altrove le cose vadano meglio.

Da wpcentralAT&T buys T-Mobile US for $39 billion

Con questa operazione, sul mercato GSM d’oltreoceano, AT&T assume praticamente un ruolo da monopolista e, oltre ad estendere il proprio bacino di utenza da 95,5 a 129 milioni di abbonati (in valore assoluto supera anche Verizon Wireless che ne ha 102 milioni), diventa sostanzialmente anche l’operatore di riferimento per il roaming GSM degli utenti europei in viaggio negli USA.

Al fiducioso commento di Federico Rampini fanno eco i post di un forum dedicato agli utenti T-Mobile, dalla cui lettura si possono constatare l’evidente soddisfazione e le speranzose aspettative espresse dai clienti in seguito a questa operazione:

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2011 in Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia, TLC

 

Cellulari: la Tassa di Concessione Governativa c’è ancora

Corre voce, da alcuni giorni, che sia possibile chiedere il rimborso della Tassa di Concessione Governativa applicata sui contratti di telefonia mobile. Fermo restando che chiedere è sempre lecito, allo stato attuale è opportuno tenere presente che la richiesta potrebbe verosimilmente cadere nel vuoto perché la TCG non è mai stata abolita e va tuttora corrisposta.

Gli utenti di telefonia cellulare titolari di un contratto di abbonamento sono tenuti a pagare un balzello mensile di importo fisso, pari a 5,16 euro per i privati e 12,91 euro per le imprese (anche individuali; quest’ultima è deducibile all’80%). La tassa fu introdotta nel 1995 (ma già esisteva, per gli apparecchi radiomobili) per colpire i consumi legati ad uno status symbol: all’epoca, infatti, il telefono cellulare aveva appena cominciato a diffondersi nel mondo italiano delle TLC ed era considerato un bene voluttuario, anziché uno strumento di comunicazione. E’ per questo motivo che in Italia prosperano le utenze prepagate, su cui non grava alcuna tassa (in virtù di una presunta assenza di vincoli tra utente e operatore di telefonia mobile).

Da tempo il presupposto di esazione della TCG è decaduto, giacché il telefonino non può più essere considerato un lusso, e da tempo si parla della necessità di abolirla: da parte delle istituzioni, l’intenzione dichiarata di eliminarla è stata espressa in più occasioni. Quando nel 2007 sono stati aboliti gli odiati costi di ricarica applicati dagli operatori sulle utenze prepagate, il tema guadagnò l’attenzione del Parlamento (a partire da un’interrogazione parlamentare) e dell’Agcom (l’abolizione fu esplicitamente chiesta anche dal commissario Enzo Savarese all’allora ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani,  esortato ”a trovare il modo di eliminare la tassa di concessione governativa, che non favorisce un sano equilibrio del mercato”).

Intenti dichiarati e rimasti senza seguito, ma per un motivo intuibilmente semplice e più che mai d’attualità: lo Stato non ha interesse ad abolire questa entrata che vale centinaia di milioni di euro, esattamente come non ha mai eliminato l’imposizione di accise dell’anteguerra sul prezzo della benzina. Da cosa sono state originate, dunque, le voci della possibilità di abolire l’odiata TCG? Alcune recenti sentenze della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (che, a onor del vero, sono state precedute da altre sentenze analoghe emesse da altre Commissioni) hanno confermato l’illegittimità dell’applicazione della tassa per i comuni in quanto Amministrazioni pubbliche, in virtù di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni che ha abrogato la licenza di esercizio (art 218).

Si tratta di sentenze, che valgono per i casi per cui sono state emesse: non costituiscono norma per tutte le fattispecie analoghe, dal momento che nell’ordinamento giuridico italiano un precedente giurisprudenziale non è assolutamente vincolante per un giudice.

Tutto ciò, comunque, non toglie valore alla campagnapromossa da ADOC contro l’applicazione della TCG, avviata proprio in seguito a tali sentenze. Nell’ambito dell’iniziativa, l’associazione invita i consumatori ad inviare al proprio gestore di telefonia mobile – che riscuotendo la tassa agisce da sostituto di imposta – una lettera di diffida con cui chiedere il rimborso della TCG corrisposta negli ultimi tre anni (per un massimo di 185,76 euro per i privati e di 464,76 per i titolari di contratti aziendali), scaricando di fatto sulle compagnie telefoniche l’incombenza di rivalersi sullo Stato.

A livello commerciale, per iniziativa unilaterale di operatori di telefonia mobile, esistono già piani tariffari (denominati ad esempio Tasso zeroNo Tax) che, nominalmente, prevedono uno sconto pari all’importo della TCG, che al cliente è certamente gradito, ma non c’è nessun regalo: dal momento che la compagnia è sempre obbligata a girare allo stato l’importo della tassa per ogni abbonamento sottoscritto, verosimilmente il piano tariffario ha una composizione tale da garantire comunque, con i consumi addebitati al cliente, la copertura dell’importo che viene formalmente defalcato a titolo di sconto.

Non esistendo oggi una norma che assicuri anche ad aziende e privati l’inapplicabilità di tale tassa, è facile prevedere che gli operatori lascino cadere nel vuoto ogni richiesta, nella certezza di non incorrere in alcuna illegittimità. Tuttavia è auspicabile, da parte loro, un impegno congiunto con le associazioni di difesa dei consumatori presso le istituzioni, affinché l’ingiustificata TCG venga definitivamente eliminata.

Inutile illudersi che ciò possa avvenire in tempi brevi, ma nella prospettiva che il sogno si possa concretizzare, è necessario fin da subito lavorare in previsione di una contromossa: l’eventualità di una rimodulazione fiscale (l’introduzione di una nuova imposta in seguito al contentino dato dall’eliminazione della TCG) è ampiamente prevedibile.

[pubblicata oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]

 

Agendadigitale.org

Nonostante in questo blog si parli spesso di tematiche tecniche, so per certo di avere lettori non tecnici. A qualcuno di loro, il termine agenda digitale farà venire in mente un organizer elettronico o un altro dispositivo simile. Ma visto che questo tema ieri si è guadagnato un’intera pagina sul Corriere della Sera e la distratta attenzione di un certo numero di lettori (anche di questo blog), è bene spiegare in poche parole di cosa si tratta.

L’agenda digitale è un programma strategico di obiettivi da seguire per eliminare il digital divide (il divario tecnologico esistente tra popolazioni di differenti aree geografiche, ma anche il gap culturale tra utenti avanzati e non) e favorire – in tutto il tessuto sociale – lo sviluppo della cultura digitale, l’applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, per aprire nuove opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali, per l’intero Paese.

Quella partita ieri è una campagna di sensibilizzazione su questo tema. Ce n’è bisogno, perché – come si legge nella presentazione – la politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia. Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Da parte mia, la dimostrazione che in Italia c’è molto da lavorare in questo senso, la colgo in molti aspetti della vita quotidiana, di cui si sente parlare ultimamente anche attraverso gli organi di informazione. Ecco tre esempi di iniziative che ritengo molto opportune, nate con ottime intenzioni, ma frenate da una realtà italiana fatta di digital divide tecnologico e sociale:

  • 01/02/2011 Certificati online, il server già in tilt – Obbligatorio l’invio telematico all’Inps. Ma i medici insorgono: il sistema non è ancora a posto. Nella prima giornata moltissimi medici hanno denunciato l’impossibilità di accedere al sistema.
  • 28/12/2010 Fotovoltaico, impossibile la comunicazione telematica di fine lavori – Il portale del GSE risulta inaccessibile per molti operatori obbligati a trasmettere la comunicazione di fine lavori entro il 31 dicembre. Il GSE ripristina la modalità di comunicazione dei dati tramite posta raccomandata.
  • 01/10/2010 Il SISTRI non riesce ad entrare in vigore – Il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti doveva entrare in vigore il primo ottobre 2010 (data già derivante da una proroga), termine slittato al primo gennaio 2011. A tutt’oggi (febbraio 2011), numerosissimi operatori lamentano l’impossibilità di accedere correttamente al sistema per gestire le pratiche (chiavette USB non funzionanti, sito web inaccessibile). L’avvio a regime è ora previsto per maggio. Salvo ulteriori rinvii.

L’approssimazione va bene all’inizio, quando si organizzano le idee, non a fine progetto per gestire idee già realizzate.

 

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2011 in computer, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

La lunga mano del web

Non è certo con notizie come queste che il web guadagna punti di fronte ai detrattori che lo demonizzano, ma si tratta pur sempre di esempi di utilizzo di un utile strumento di comunicazione:

AGI – Trova uomo in camera e chiede aiuto al fidanzato via Facebook

Quando erano da poco passate le 5 del mattino, la giovane si e’ svegliata di soprassalto, accorgendosi della presenza di un uomo sdraiato accanto a lei nel letto, che aveva iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. A quel punto, opponendosi con forza, la donna ha cercato di fuggire dalla stanza trovando pero’ la porta chiusa.
Grazie alle urla della giovane pero’, l’uomo ha desistito dai suoi intenti e ha aperto la porta della camera. E’ a questo punto che la donna, rientrata in stanza, dopo aver visto l’uomo uscire, in stato di shock ha contattato su Facebook il suo fidanzato in Cile, il quale e’ riuscito a mettersi in contatto tramite Skype con la Polizia Municipale di Roma che ha immediatamente girato la richiesta d’aiuto alla Sala Operativa della Questura […] I poliziotti, grazie alla descrizione fornita dalla ragazza, si sono messi subito sulle tracce dell’uomo, riuscendo nel giro di pochi minuti ad individuarlo.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, TLC

 
 
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